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Submansio XIV: Arbia


(14) Ponte d'Arbia





Ponte d'Arbia

(foto: © LigaDue, su licenza Creative Commons)



Ponte d'Arbia


Lasciata Torrenieri, la comitiva di Sigerico proseguì il suo percorso nel nord Italia lungo la Via Cassia, ed al termine del quattordicesimo giorno fece tappa ad Arbia, oggi Ponte d'Arbia, frazione del comune di Monteroni d'Arbia. L'ubicazione dell'antica stazione di sosta per pellegrini è stata identificata nei pressi del ponte sul fiume Arbia, dove le fonti riportano la presenza di alcune locande ed osterie a pagamento. L'edificio religioso più antico è la pieve di San Lorenzo a Sprenna, sita in località Serravalle, nel territorio di Buonconvento. Si tratta di un piccolo edificio a forma di capanna oggi notevolmente deteriorato e dichiarato inagibile.



Buonconvento



Buonconvento

(foto: © LigaDue, su licenza Creative Commons)



A circa metà strada, prima di arrivare a Ponte d'Arbia, si trova l'abitato di Buonconvento che già nel toponimo ricorda al pellegrino che si tratta di una località positiva: "Bonus Conventus", in latino, significa appunto "luogo felice", o "fortunato". Probabilmente deve la sua "fortuna" anche alla posizione felice, alla confluenza del fiume Arbia con l'Ombrone, in corrispondenza del km 200 della SR2, la Via Cassia. La località passò probabilmente inosservata al vescovo Sigerico, in quanto comincia ad apparire nominata nelle fonti a partire dal XII sec., cioè due secoli dopo il passaggio del prelato. L'evento di maggior rilievo accadde però nel 1313 quando nel suo territorio venne assassinato l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, che era disceso in Italia per ristabilire la sua autorità imperiale. Secondo la tradizione storica, l'imperatore venne avvelenato mentre riceveva la comunione da un frate di Buonconvento, e morì poco dopo lungo la Via Cassia, probabilmente presso l'abitato di Serravalle. Buonconvento fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia ed insieme ai comuni di Asciano, Monteroni d'Arbia, Rapolano Terme, San Giovanni d'Asso e Trequanda forma il Circondario delle Crete Senesi.



Lucignano d'Arbia



Pieve di San Giovanni Battista

Pieve di San Giovanni Battista, Lucignano d'Arbia

(foto: © Lforzini, su licenza Creative Commons)



Proseguendo verso nord s'incontra Lucignano d'Arbia, altra frazione di Monteroni di origine medievale. L'antica pieve romanica, documentata fin dall'XI sec., è dedicata a San Giovanni Battista.



Monteroni d'Arbia



Veduta di Monteroni d'Arbia

(foto: © Terre di Siena)



Monteroni d'Arbia si costituì comune autonomo a partire dal 1810, durante la dominazione napoleonica, mentre precedentemente il suo territorio era parte della podesteria di Buonconvento. Il nome deriva da quello di uno dei sette colli di cui è circondata, il Monte Roni, e dal fiume Arbia che vi scorre attraverso. Troviamo anche qui una pieve di San Giovanni Battista, ricordata fin dal 1031, edificata in località Corsano.



La Grancia di Cuna



La Grancia di Cuna

La Grancia di Cuna Grancia di Cuna - Visite guidate)



Poco prima di giungere a Siena, la meta successiva del cammino di Sigerico, s'incontra l'antica Grancia di Cuna, un tempo sede di una fattoria fortificata (grancia) posta alle dipendenze dello Spedale di Santa Maria della Scala. Le grance (o grange, termine derivato dal francese granche, che significa 'granaio') erano strutture agricole organizzate a livelli delle odierne aziende agricole, poste solitamente alle dipendenze di una qualche comunità monastica. La loro diffusione in Italia avvenne soprattutto ad opera dei monaci Cistercensi, che a partire dall'XI sec. si resero artefici di grandi opere di bonifica e di rivalorizzazione di terreni incolti ed acquitrinosi, trasformandoli in aziende produttive facenti capo ad un'abbazia. Il complesso di Cuna è uno dei meglio conservati che possiamo ammirare sul territorio italiano. Viene citato già in un documento di papa Eugenio III, come dipendente dall'Abbazia di Santa Mustiola a Torri, frazione di Sovicille (SI). Nel corso del XIII sec. la grancia entrò a far parte dei possedimenti del potentissimo Spedale senese, dando ricovero ed assistenza ai pellegrini. Nel XIV secolo, a causa della crescente e preoccupante instabilità politica e militare della zona, la fattoria venne fortificata, assumendo l'aspetto che ha ancora oggi. Nel corso dei secoli Cuna servì da rifugio sicuro per re e papi; tra essi ricordiamo Urbano VI, nel 1386, Martino V, nel 1420 e Paolo III, nel 1451. Nel 1640 qui morì Carlo di Guisa della famiglia dei Lorena.


Dal punto di vista simbolico è importante segnalare la pieve romanica di San Jacopo, a Cuna, all'interno della quale troviamo un piccolo affresco che raffigura il tema del "pellegrino impiccato", che rimanda ad un altro celebre cammino di pellegrinaggio, quello di Santiago di Compostela. Si tratta di una nota leggenda medievale, riportata nel Codex Calixtinus. Un pellegrino medievale, in seguito ad una sfortunata coincidenza, venne ingiustamente condannato per furto e messo a morte per impiccagione. Secondo il racconto di papa Callisto, il poverino, dopo essere rimasto sospeso alla forca per trentasei giorni, rimanendo illeso, venne salvato dalla morte per intercessione di San Giacomo il Maggiore. Da Tolosa, dove il fatto si svolse originariamente, nell'anno 1190, la leggenda venne trasportata in Spagna, in una delle località più famose sul Cammino di Santiago: Santo Domingo de la Calzada, dove si arricchì di un nuovo elemento (simbolico), quello del gallo. In questo caso, poiché il pellegrino rimaneva appeso alla forca senza morire, fu chiesto al giudice di liberarlo. Questi, incredulo, dichiarò che avrebbe liberato il condannato solo se il pollo che stava mangiando in quel momento avesse ripreso vita. Il fatto puntualmente avvenne, stavolta per intercessione di San Domenico eremita: il pollo si sollevò dal piatto, riprese le sue piume e se ne andò via. In ricordo di questo miracolo ancora oggi, all'interno della cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, è presente una stia contenente una coppia di polli, e sempre da questa leggenda derivò l'uso di appuntarsi sul cappello da pellegrino una penna di gallo da far benedire una volta giunti al santuario di Compostela, per poi riportarlo indietro a casa, una tradizione che è ben testimoniata dall'affresco presente nella chiesa-mitreo di Santa Maria del Parto, a Sutri.



Isola d'Arbia



La chiesa di Sant'Ilario a Isola

Tarcisio Baratto)



Isola d'Arbia, frazione di Siena che dista dalla città circa 10 km, deve il suo nome alla singolare posizione geografica, una piana situata tra il fiume Arbia e il torrente Tressa, che in origine era isolato del resto della terraferma a causa di un'incurvatura dell'alveo del fiume creato artificialmente dai senesi nel 1380. Lungo la Via Cassia, all'incirca presso il centro del borgo, sorge la piccola chiesa romanica di Sant'Ilario a Isola, che secondo alcune ipotesi [1] sembrerebbe essere appartenuta ai Cavalieri Templari.





Note:


[1] Augusto Codogno, "Gli antichi spedali di Siena", articolo del 4 Agosto 2014 apparso su "Cronache dal Medioevo".




L'itinerario di Sigerico



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