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I luoghi delle Triplici Cinte in Italia


Accademia Platonica


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La Via Francigena


Submansio III: Bacane


(3) Baccano




Valle di Baccano


Dopo aver soggiornato presso la località che oggi è chiamata "La Storta", il vescovo Sigerico e il suo seguito ripresero il cammino. La tappa successiva che egli annota sul suo diario è chiamata Bacane, che è stata identificata con la località chiamata Baccano di Roma, oggi frazione della vicina Campagnano. Questa zona, chiamata Valle di Baccano, ospitava un piccolo lago vulcanico, ed era famigerata per la malaria e per il pericolo dei briganti che la infestavano. Nel I sec. d.C., vi venne realizzata una stazione di posta, chiamata Mansio ad Vacanas, a beneficio dei viandanti che, attraverso l'importante Via Cassia, si recavano verso l'Etruria.


La stazione comprendeva un'area destinata alla sosta ed alla ristorazione dei viandanti (con impianti termali e negozi), un'area dedicata al riposo dei cavalli (con stalle e rimesse) ed infine una dedicata alle attività pubbliche (con la caserma dei soldati, la piazza del mercato ed un portico con fontana). I resti di questa antica mansio romana vennero riscoperti durante il 1979, in seguito a dei lavori di ampliamento della Via Cassia.



Il granaio Chigi

Il granaio Chigi (XVII sec.) presso Baccano



Caduta in disuso e depredata di tutti i rivestimenti marmorei e di altro materiale litico (riutilizzato per realizzare la locale Chiesa di S. Alessandro e le costruzioni del borgo), l'area venne recuperata durante il Medioevo, dove costituiva una tappa per i pellegrini in viaggio lungo la Via Francigena. Essi sostavano nella locanda chiamata Osteria di Baccano. In seguito, l'area passò tra i possedimenti della famiglia Chigi, che vi edificarono una villa (oggi divenuta un raffinato ristorante) ed un granaio di cui ancora oggi si vedono gli imponenti resti, con lo stemma di famiglia ancora visibile in un bassorilievo sull'ingresso principale. Gli stessi Chigi provvidero, nel 1833, a prosciugare completamente il piccolo lago realizzando un canale di scolo, bonificando definitivamente la zona.



SIMBOLISMO. Come suggerisce l'etimologia del toponimo, Baccanum deriva dal nome del dio Bacco (il Dioniso dei Greci), in onore del quale si celebravano rituali legati alla fecondazione ed alla fertilità (i cosiddetti Baccanali, durante i quali si celebravano delle vere e proprie orge sessuali, inebriate dal vino del quale Bacco era il dio) ed a cui erano dedicati dei particolari riti esoterici (i misteri Dionisiaci). La Valle di Baccano era, dunque, dedicata al culto del dio ed un tempio a lui dedicato sorgeva in epoca romana sulla sommità del monte Razzano, dove oggi sorge il centro abitato. Ad ulteriore memoria del passato pagano, nel folklore locale del comune di Campagnano, di cui Baccano è frazione, esiste una festa chiamata, appunto, il "Baccanale", celebrata durante la prima domenica di Maggio, nella quale si degustano specialità locali e si svolge la corsa degli asini. La festa è simbolicamente legata agli antichi rituali pagani di Calendimaggio (il festival di Beltane nel calendario celtico-druidico). Il Santo patrono di Campagnano è San Giovanni Battista, una figura che, oltre ad essere legato agli importanti ordini dei Cavalieri Templari e degli Ospitalieri, è anche protagonista dell'altra grande festa dedicata alla fertilità, il Solstizio d'Estate.



Il segnale della Via Francigena

Il segnale di contrassegno della Via Francigena

Tragitto per il Santuario della Madonna del Sorbo



Campagnano di Roma


Tra le campagne e le alture nel territorio di Campagnano di Roma, al confine con Formello, si snoda un percorso di circa 6 km, che giunge fin sulla sommità di una rupe rocciosa. La strada è contrassegnata, a intervalli regolari, dalla nota immagine stilizzata del pellegrino, simbolo del Cammino della Via Francigena. Al termine del percorso, infatti, sorge un antico Santuario, all'interno del quale si venera un'icona miracolosa, chiamata Madonna del Sorbo, meta di pellegrini sin dai tempi più antichi. La leggenda tramanda che a scoprire l'icona fu un giovane pastore di Formello, mentre inseguiva una delle sue scrofe che si era perduta. La ritrovò in atteggiamento orante al di sotto di un albero di sorbe, tra le cui fronde era stata nascosta l'icona. La Vergine parlò al fanciullo, chiedendogli di andare in paese a raccontare l'accaduto ed a chiedere che sul luogo venisse realizzato un santuario in suo onore.


Il Santuario della Madonna del Sorbo

Campagnano: il Santuario della Madonna del Sorbo



SIMBOLISMO. Le circostanze del ritrovamento dell'icona, nella forma tramandata per tradizione, contiene molti elementi tipici che sono particolarmente diffusi nei luoghi ove si venerano le Madonne Nere. L'icona custodita all'interno del Santuario ha, in effetti, la pelle del volto brunita, in contrasto con quella del bambino che tiene in braccio. Anche i motivi ornamentali che compaiono ricamati sulla sua veste sono in realtà dei motivi simbolici: si notano, in particolare, alcune ruote a otto raggi sulle ginocchia e sui braccioli del trono, una Vesica Piscis ed un motivo centrale a quadrati e rombi dal triplice bordo. Maggiori dettagli si possono leggere nell'apposito articolo di approfondimento, ma appare già chiaro che anche questo santuario, sapientemente inserito nel percorso della Via Francigena, sia la rappresentazione materiale di uno dei tanti "luoghi di energia" che costellano il nostro territorio.


Approfondimento: Il Santuario della Madonna del Sorbo, Campagnano (RM)





L'itinerario di Sigerico



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