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Il simbolismo del Granchio



Il Granchio



Gli aspetti simbolici legati alla figura del granchio assumono diverse connotazioni. La prima e più intuitiva è quella legata alla costellazione zodiacale che porta il suo nome: il Cancro (dal latino cancer). Il segno astrologico a cui è riferito decorre dal 22 Giugno al 22 Luglio, dunque esso subentra nel giorno del Solstizio d'Estate. Nel globo terrestre, la latitudine alla quale il sole risulta in posizione verticale al mezzogiorno del 21 Giugno viene detta "Tropico del Cancro", e fa da contraltare a quella simile relativa al Solstizio d'Inverno (21 Dicembre), che dà origine al "Tropico del Capricorno". L'ingresso nel solstizio lega dunque questo animale a tutta la simbologia associata a questa importante festa di origine pagana, una delle tappe fondamentali del cosiddetto Anno Magico, in particolare al complesso simbolismo delle porte solstiziali.


Insieme allo Scorpione ed ai Pesci, il Cancro fa parte della triade zodiacale dei Segni d'Acqua, ossia dei segni con caratteristiche "lunari" e "femminili" (passività, riflessività, introspezione, affettuosità, sensibilità, passionalità ma anche apprensione, insicurezza ed introversione). Il Cancro, in particolare, è domiciliato nella Luna ed in virtù di queste sue caratteristiche è stato inserito nella diciottesima Lama dei Tarocchi (chiamata, appunto, "La Luna").


Non mancano, poi, altri aspetti simbolici che derivano dal colore rosso del suo guscio, dalla sua capacità di camminare all'indietro, come il gambero cui è spesso è associato nel simbolismo, e dalla capacità intrinseca dell'animale di rinnovare periodicamente il proprio carapace, che ne hanno fatto un simbolo di Resurrezione e quindi anche un simbolo cristico. Nei paragrafi che seguono approfondiremo uno per uno questi diversi aspetti.



La costellazione del Cancro


La costellazione del CancroSecondo la mitologia greco/romana, questo animale ha una piccola parte nel corso di una delle dodici fatiche di Ercole: la seconda, ovvero l'uccisione dell'Idra di Lerna. Racconta Igino che mentre l'eroe lottava con la mostruosa creatura nella palude, un grosso granchio uscì dall'acqua ed attaccò Ercole, pizzicandogli il piede. L'eroe si limitò a schiacciarlo con il calcagno, riducendolo in poltiglia. In seguito a quest'atto eroico la dea Era, per compassione verso l'animale e per riconoscenza nei confronti del suo coraggio, trasformò il granchio in una costellazione, che di fatto, a memoria del suo piccolo ruolo nella storia, è la meno luminosa delle dodici dello Zodiaco.


La costellazione vera e propria è conosciuta sin dai tempi più antichi, ed è citata persino nei testi sumeri. Si trova nell'emisfero boreale, affiancata ad ovest dai Gemelli e ad Est dal Leone. Le sue stelle principali formano nel cielo una forma che a stento può ricordare quella di un granchio, ma piuttosto quella di una "Y" rovesciata. Le due stelle principali si chiamano "Asellus borealis" ed "Asellus australis", cioè "asinello boreale" ed "asinello australe", e sono legati ad un altro mito, raccontato da Tolomeo. Secondo l'astronomo greco, si tratta dei due asini che portarono il giovane Dioniso, fatto impazzire da Era incollerita per l'ennesimo tradimento del marito, nel tempio di Zeus Dodoneo, dove guarì immediatamente. Per tale motivo il padre degli dei volle ringraziare i due animali immortalandoli nel firmamento. Le due stelle sono separate da una nebulosa che gli astrologi hanno chiamato Presepe, o Mangiatoia, in riferimento alla figura dei due animali che ricordano il bue e l'asinello della tradizione natalizia. Questo aspetto così pacifico e bonario per una visione cristiana non trova corrispondenza per gli antichi popoli d'Oriente, secondo i quale invece questa nebulosa rappresentava un portale attraversato dai defunti nel momento del passaggio tra il nostro mondo e quello dell'aldilà.


Nella mitologia egizia, in particolare, la costellazione del Cancro rappresentava il luogo dove Anubi, il dio dei morti con l'aspetto di uno sciacallo, attendeva le anime dei morti e dove, con l'aiuto del saggio dio Thot, provvedeva alla 'psicostasia', ovvero alla pesa del cuore, sede dell'anima. Sull'altro piatto della bilancia veniva posta una piuma ricavata dalle ali della dea Maat, che rappresentava la verità e la giustizia. Solo se il cuore risultava più leggero della piuma di Maat il defunto poteva accedere ai Campi Iaru, il regno di Osiride, una sorta di paradiso terrestre ricco di acque fresche e abbondante di dolci frutti. In caso contrario, il defunto veniva gettato tra le fauci del coccodrillo Ammit e veniva divorato senza pietà.


Presso le antiche popolazioni Thai, il granchio assume il ruolo di assistente del guardiano della "Fine delle Acque", all'ingresso della Caverna Cosmica, l'aldilà. In questo caso esso ha un ruolo propiziatorio ed il sognarlo auspica l'avverarsi dei propri sogni o desideri. Il mito della Caverna Cosmica rappresenta una potente metafora dell'intero cosmo sotto la cui volta si sviluppa e si evolve la vita. In questa simbolica caverna, secondo il mito, si trovano due porte. Una è detta "Porta degli Uomini", così chiamata perché gli uomini possono liberamente entrare ed uscire attraverso di essa. È rivolta verso Nord e secondo Renè Guènon è quella associata al Solstizio d'Estate, quando il sole, entrando nel Cancro, si porta a Nord dell'equatore celeste. L'altra porta è quella rivolta a Sud, verso il Tropico del Capricorno, associata al Solstizio d'Inverno. È detta "Porta degli Dei" perché tutti gli esseri possono entrarvi ma solo gli dei possono uscirne.


Una concezione simile è presente nei Misteri Orfici e tra i filosofi Platonici: il Cancro rappresenta un portale di passaggio, ma contrariamente alla concezione egizia, per essi si trattava di un passaggio alla nascita. Infatti per questo portale, chiamato "Cancello dell'Uomo" o "Ponte dell'Uomo", transitavano le anime per andarsi ad incarnare nel mondo fisico (cfr. Giuseppe Perrotta, "Viaggio nella costellazione del Cancro", Ed. YouCanPrint).



Simbolo astrologico del Cancro

Il simbolo astrologico del Cancro



Il simbolo astrologico del Cancro rappresenta le sue chele ed appare disegnato come il numero "69" rovesciato su un fianco. Il simbolo taoista di "Yin e Yang", che rappresenta l'eterno dualismo tra Bene e Male, si ispira alla stessa forma. È dominato dalla Luna, che è l'elemento archetipico per eccellenza di tutte le Grandi Madri, figure mitologiche di carattere femminile, notturno e ctonio, come Artemide, Demetra ed Ecate, per citarne alcune.



Il granchio nei Tarocchi


L'aspetto femminile e lunare del granchio deriva dalla sua natura di crostaceo, ossia di animale acquatico, ed è comune anche ad animali della stessa tipologia, che in questo aspetto simbolico sono ad esso accomunabili: il gambero e l'aragosta. La testimonianza più efficace di tale valenza si trova in uno dei più preziosi compendi simbolici conosciuti: il Mazzo degli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Più precisamente, lo troviamo nella lama n. XVIII, "La Luna", dove l'astro notturno sovrasta uno specchio d'acqua nel quale è posto il nostro crostaceo. In effetti, le diverse edizioni di Tarocchi si differenziano lievemente in questa rappresentazione: nell'originario Tarocco di Marsiglia nel laghetto troviamo un gambero, mentre, ad es., nella versione descritta da Oswald Wirth troviamo un granchio.



La Luna nei Tarocchi di Marsiglia

La Luna nei Tarocchi di Oswald Wirth

La Luna nei Tarocchi Rider-Waite

Alcune versioni della carta della Luna in diversi mazzi di Tarocchi

(da sinistra: Tarocchi di Marsiglia, Tarocchi di Oswald Wirth, Tarocchi Rider-Waite)



Nelle carte, l'animale è rappresentato nel colore rosso, che ha diverse e peculiari valenze simboliche: rappresenta la carne nel mondo fisico, le passioni nel mondo psichico e l'energia trasformatrice (lo Spirito Santo dei cristiani) nel mondo spirituale. Inserito nella lama dei tarocchi dedicata alla Luna, l'animale sembra emergere dalle torbide acque della passione per dirigersi verso la strada della Verità (la Luna) sotto il controllo e la supervisione dei due cani, uno bianco ed uno nero. Ma l'aspetto ancora più profondo e rivelatore del significato di questa carta è che il granchio/gambero sembra anelare alla luna, non sapendo che egli ne è già partecipe, in quanto animale acquatico con caratteristiche lunari. Dunque l'uomo possiede dentro di sé tutti i mezzi per la propria salvezza ed evoluzione spirituale, deve solo trovare il modo di tirarli fuori: è questo, in massima semplificazione, il principio primo di ogni scuola iniziatica.


Anche l'incedere a ritroso, che nel Medioevo (come vedremo nel paragrafo seguente) venne associato all'eresia e all'essere demoniaco, contaminandone così il senso più puro e spirituale (e non a caso: la consapevolezza di avere già in sé tutti gli elementi per la salvezza della propria anima poteva indurre l'uomo ad arrivare ad un concetto molto "pericoloso" per la sopravvivenza della chiesa stessa, ovvero l'inutilità di intermediari nel cammino dell'uomo verso Dio), ha un preciso valore iniziatico. Come il gambero, infatti, l'iniziato deve "camminare al contrario", cioè rielaborare la sua storia personale, senza guardarsi indietro, cioè filtrando gli avvenimenti del passato dalle illusioni e dalle falsità ingannevoli che li hanno contraddistinti, fino a "ritornare fanciullo" (la tecnica della "ricapitolazione" descritta da Carlos Castaneda). L'uomo così rinato è come la candida carne dell'animale che si nasconde sotto il duro carapace, e che può essere liberata soltanto dalla rottura di questo (il liberarsi dalle passioni terrene), dopo il doloroso passaggio della bollitura o della cottura sulla brace (i sacrifici che derivano dal percorrere la "via iniziatica").



Il granchio nel simbolismo medievale


Durante il medioevo l'osservazione del comportamento dell'aragosta, che si affaccia sulla superficie marina per poi inabissarsi nuovamente poco dopo, rappresentava la volubilità del pagano o dell'eretico, che abiurava ovvero cambiava la propria opinione con gran facilità. Inoltre, l'attitudine del granchio e del gambero a muoversi avanti ed indietro, dando un'impressione di indecisione, simboleggiavano anche l'incostanza e l'instabilità, ed erano anche utilizzati come simbolo di peccato e come incarnazione del demonio, che secondo alcune leggende cammina all'indietro.


Ancora nel Medioevo, al granchio ed all'aragosta veniva attribuito il significato simbolico di Resurrezione. Ciò derivò probabilmente dalla rielaborazione di un'affermazione del naturalista romano Plinio, il quale nella sua "Historia Naturalis" sostenne che entrambi i crostacei all'ingresso della Primavera rinnovavano il proprio carapace, liberandosi del vecchio. Dunque il gambero divenne un simbolo cristico e come tale fu inserito da Louis Charbonneau-Lassay nella sua immane opera "Il Bestiario del Cristo".



L'Ultima Cena, Chiesa di San Giorgio a San Polo del Piave

Particolare dell'affresco

L'Ultima Cena presso la Chiesa di San Giorgio a San Polo del Piave (TV) e, a destra, un particolare

Affresco di Giovanni di Francia, 1466 (Immagini tratte dal sito Marcadoc)



Con la stessa accezione molti artisti inserirono figure di crostacei sulla tavola imbandita nelle raffigurazioni dell'Ultima Cena, dove il mite gambero rappresenta l'equivalente acquatico dell'agnello. Affreschi dell'Ultima Cena con gamberi sono stati realizzati tra il XIII ed il XV sec. e sono presenti in molte chiese, soprattutto nel nord Italia, lungo l'arco alpino centro-orientale: ad esempio nella chiesa di San Giorgio a San Polo del Piave (TV) oppure in quella di Santo Stefano a Rovato (BS). La particolare dislocazione geografica ha un senso pratico, oltre che simbolico: in quei territori, soprattutto a San Polo del Piave e nella Valle del Brenta, la pesca dei gamberi aveva un ruolo fondamentale, sin dal Medioevo, e gli artisti raffiguravano ciò che abbondava sulle loro stesse tavole.



Paesaggio marino, St. James Church, Cameley

Particolare dell'affresco

Affreschi templari, St. James' Church a Temple Cloud, Cameley (Somerset, Regno Unito) e, a destra, un particolare



I Cavalieri Templari furono grandi allevatori di gamberi: presso la chiesa del Tempio ad Ormelle (TV), a pochi passi da San Polo del Piave, sono ancora visibili i resti delle grosse vasche che i Cavalieri adoperavano per allevare il gambero d'acqua dolce, una consuetudine rimasta in seguito come tradizione nella zona. La regola di questi monaci-guerrieri, che fu scritta per loro dal grande riformatore cistercense San Bernardo di Chiaravalle, limitava loro la carne ma prevedeva il consumo regolare di pesci e crostacei ad eccezione dei venerdì di Quaresima e di tutta la Settimana Santa, ma esso non poteva mancare nel pranzo pasquale. Tuttavia è plausibile che i Templari conoscessero anche l'altro aspetto simbolico dell'animale, quello femminile e lunare, più nascosto: abbiamo personalmente riscontrato, presso la chiesa templare di St. James, a Temple Cloud, frazione di Cameley (Somerset), un notevole esempio di questo simbolismo. Nel ciclo di affreschi ancora visibile sono presenti molti elementi legati ai Tarocchi; tra questi, un paesaggio marino, nel quale si notano diversi pesci, alcuni delfini e un grosso granchio di colore scuro. Il delfino (con la sua assonanza, in greco, al termine "utero") ed il pesce (in forma di Vesica Piscis, che è ancora un emblema dell'organo riproduttivo femminile) richiamano insieme al granchio ed al paesaggio ricco di acque un forte collegamento con l'elemento femminile.



Curiosità


♦ Da dove nasce il modo di dire "prendere un granchio" per indicare di aver fatto un errore oppure di aver appena ricevuto una grossa delusione? La risposta viene dal mondo della pesca: quando si cala la lenza in mare, e questa va a toccare il fondo, può capitare che invece di un pesce vero e proprio, abbocchi uno di questi crostacei. Una caratteristica del granchio è che quando l'animale si sente preso all'amo, comincia a dimenarsi in modo convulso e veloce, dando l'impressione al pescatore di aver appena catturato una grossa preda. Per questo, tirata su la lenza, trovarvi attaccato un granchio è fonte di doppia delusione: la prima perché il granchio è una preda poco ambita e spesso inutilizzabile, e la seconda perché non è raro che l'animale, con il suo dimenarsi e le sue pinze, può facilmente danneggiare la lenza che deve essere preparata di nuovo.


Il logo del Gambero Rosso ♦ Il "Gambero Rosso" ® è considerata l'azienda leader in Italia del settore eno-gastronomico, famosa soprattutto per le sue guide che classificano l'eccellenza dei locali e dei ristoranti recensiti attraverso un sistema simbolico di corrispondenza con valori da uno a tre. Così abbiamo i "Tre Bicchieri" come massimo della qualità per le enoteche, le "Tre Forchette" per i ristoranti, le "Tre Tazzine" per i bar e le "Tre Foglie" per i produttori di olio extra-vergine. Nata nel 1986 come rivista culinaria, prende il suo nome dall'Osteria del Gambero Rosso, quella in cui il Gatto e la Volpe portano a cena il burattino Pinocchio per ordire un inganno a sue spese, nella celebre opera di Carlo Collodi. Costui, affiliato ad una loggia massonica fiorentina, aveva concepito la storia di Pinocchio come una favola iniziatica che rappresentasse sotto forma di metafore il processo dell'illuminazione e della iniziazione individuale. Ogni elemento della favola, dai nomi dei personaggi alle situazioni descritte, rappresenta un aspetto simbolico e pertanto non è affatto improbabile che anche il nome dell'Osteria possa essere stato scelto dall'autore in base ai significati simbolici espressi in questo articolo.


♦ La "Batracomiomachia" (letteralmente: la battaglia dei topi e delle rane) è un poemetto greco in 303 versi che descrive un'epica battaglia tra topi e rane scoppiata intorno ad un incidente diplomatico che causa l'involontaria uccisione del principe Rubabriciole, figlio del re dei Topi Rodipane, da parte del re delle rane Gonfiagole. La battaglia procede furiosa e quando per i topi sta già per scoccare l'ora della vittoria, interviene Zeus, scagliando i suoi fulmini, e un gruppo di granchi che, alleandosi con le rane, giungono sul campo di battaglia dando man forte e ribaltando l'esito della contesa a favore delle rane. Per lungo tempo attribuito ad Omero, il poemetto è oggi considerato come opera pseudo-omerica; esso sostituì fonte d'ispirazione per numerosi autori, il più famoso dei quali fu certamente Giacomo Leopardi. Il poeta recanatese, nei suoi "Paralipomeni della Batracomiomachia", inventa un immaginario seguito al poema greco, intendendolo come satira della situazione politica del suo tempo. Nell'opera del Leopardi, infatti, viene satireggiato il fallimento dei moti rivoluzionari del 1820-21, dove le rane rappresentano i sovrani Borbone, i topi sono i liberali insorti (che includono i seguaci della Carboneria) mentre i granchi sono una metafora per gli Austriaci.





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