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L'Ordine degli Umiliati



Stemma degli Umiliati



Gli Umiliati furono un movimento religioso che fiorì in Lombardia e si sviluppò nel nord Italia a cavallo tra il XII ed il XIII sec. Le sue origini si perdono nel mito, esistendo ben due diverse tradizioni: una, che fa risalire la sua fondazione agli inizi dell'XI sec., l'altra, alla seconda metà del XII sec., quando era imperatore Federico I di Svevia. In entrambi i casi, si trattò di un gruppo di nobili milanesi e comaschi che, esiliati in Germania per un motivo imprecisato, maturarono una conversione religiosa e, tornati in patria, decisero con altri aderenti di formare una comunità religiosa. Questo gruppo di persone, come riferisce lo storico noto come Anonimo di Laon nel suo "Chronicon universale", scelse di adottare un modello di vita semplice, libera da menzogne, liti e giuramenti. Come tanti altri ordini esistenti all'epoca, essi predicavano un ritorno alla vita frugale ed austera, improntata sulla spiritualità, in opposizione alle ricchezze ed alla vita dissoluta che sempre più spesso erano diffuse anche all'interno della Chiesa stessa. Impegnati nella difesa della fede cattolica, si diedero il nome di Umiliati sulla base del fatto che, disdegnando indumenti tinti e quindi costosi, si accontentavano in grande umiltà di una veste semplice.


Una tradizione leggendaria, non supportata da prove documentali, riferisce che i primi Umiliati vissero senza una regola propria fino a che San Bernardo di Chiaravalle, che già aveva scritto la regola per i Cistercensi e per i Cavalieri Templari, non ne compose una per loro nel 1134. Il più antico documento ufficiale conosciuto sugli Umiliati, però, risale al 1176, quando nella casa di Uberto Crivelli, arcidiacono della chiesa di Milano, si perviene ad un accordo sulle decime con il prevosto della pieve di San Giuliano, nel cui territorio si trovavano i beni della "congregazione dei frati della chiesa di San Pietro che deve essere edificata in Viboldone". È noto, infatti, che la chiesa, poi abbazia di Viboldone, nei pressi di Milano, fu la sede principale del movimento degli Umiliati.


La prima disavventura ereticale del gruppo si verificò nel 1179, in concomitanza con il terzo Concilio Lateranense. In questa occasione, una delegazione umiliata riuscì ad incontrare l'allora papa Alessandro III per far riconoscere ufficialmente il movimento. A dispetto delle buone intenzioni, però, gli fu concesso di perseguire il loro scopo con umiltà ed onestà, ma fu loro espressamente proibito di tenere riunioni di culto e di predicare in pubblico. Avendo in seguito disubbidito a questo precetto, ottennero una prima rottura con la Chiesa: infatti, furono scomunicati nel Concilio di Verona del 1184 da papa Lucio III, con la bolla "Ad abolendam", che li accomunava ad altri movimenti ereticali che in realtà non avevano nulla a che fare con essi: "In primo luogo decidiamo che siano colpiti da perpetua scomunica Catari e Patarini e coloro che, mentendo, si dicono con falso nome Umiliati e Poveri di Lione, Passagini, Giosefini, Araldisti" (Texte zur Inquisition, a cura di K. – S. Selge, Gütersloh 1967, p. 26). Per la chiesa, quindi, gli Umiliati (e i Poveri di Lione) portano indegnamente un nome che non gli spetta, essendosi arrogati il diritto di predicazione concesso soltanto previa approvazione della alte gerarchie ecclesiastiche.


La rottura con la Chiesa, però, non durò molto. Nell'anno 1201, infatti, il papa Innocenzo III, seguendo i primi segni di svolta delineati già dal suo predecessore, riabilitò i frati Umiliati, ponendo le basi per un'apertura verso la predicazione laicale. Approvò loro una regola e strutturò l'ordine in tre categorie: i chierici, che pur senza prendere i voti praticavano il celibato e vivevano in comunità, i laici (uomini e donne), che potevano sposarsi ma vivevano in comunità ed i laici (uomini e donne) che potevano vivere in casa propria.


Gli Umiliati si sostentavano solo col proprio lavoro, legato soprattutto alla lavorazione della lana, attività che comunque era molto redditizia. Infatti, nel corso degli anni fondarono fiorenti manifatture tessili, accumulando ingenti guadagni, con i quali finanziavano attività bancarie. Per fare un esempio, nel 1248, come garanzia di un prestito concesso al capitolo del duomo di Monza, il convento monzese di Sant'Agata ricevette in pegno la Corona Ferrea e altri beni del tesoro del Duomo. La corona fu riscattata soltanto nel 1319. In aggiunta all'attività tessile, gli Umiliati si dedicavano all'accoglienza ed all'assistenza dei pellegrini; per questo motivo spesso i loro monasteri sorgevano al di fuori delle mura cittadine.


Nel XVI secolo, con la Controriforma, i movimenti di questo tipo, che potevano facilmente scivolare su posizioni eretiche o di opposizione di principio alla Chiesa, vennero scoraggiati. Gli Umiliati in particolare erano sospettati di calvinismo. A questo, deve aggiungersi il fatto che la fiorente attività tessile e finanziaria cui si erano specializzati aveva reso l'ordine ricco e corrotto. La Santa Sede tentò un'opera di riforma profonda dell'Ordine, incaricando del compito l'arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo. Ma i contrasti che sfociarono tra l'Ordine e l'Arcivescovo, che forte del mandato papale in più occasioni non aveva esitato a far uso della forza militare, si acuirono a tal punto, che un membro dell'ordine tentò addirittura di assassinarlo. L'oscuro avvenimento, secondo le cronache dell'epoca, andò così: nella notte del 26 Ottobre 1569, un certo Gerolamo Donato detto "il Farina", frate degli Umiliati, entrò in Arcivescovado con un archibugio, sorprendendo San Carlo Borromeo in preghiera in una cappella. Estratto l'archibugio, esplose un colpo, ma non riuscì a colpire l'Arcivescovo. Riuscì a darsi alla fuga, ma nell'Aprile successivo, tradito da alcuni complici, fu catturato e condotto a Milano, e rinchiuso nelle carceri vescovili. Venne impiccato il 2 Agosto 1570 a pochi passi dall'Arcivescovado, nella Piazza di Santo Stefano.


La congiura fornì il pretesto a papa Pio V, che nel Febbraio del 1571 soppresse definitivamente il ramo maschile dell'Ordine. Rimasero come unica testimonianza della loro storia soltanto le case femminili, che già nel 1569 si erano staccate dai loro confratelli. Molti tra i beni dell'Ordine furono distribuiti ad altri Ordini o devoluti in opere pie, soprattutto a carattere istruttivo.





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