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I luoghi delle Triplici Cinte in Italia


Accademia Platonica


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La Via Francigena


Submansio VI: Sce Valentine


(6) Borgo San Valentino (Viterbo)





Il Quartiere Medievale di Viterbo

Una veduta del Quartiere Medievale di Viterbo



L'antica Via Cassia, sul tracciato della quale è ricalcata la parte iniziale del percorso della Via Francigena, si teneva originariamente fuori dall'abitato di Viterbo, che in epoca imperiale aveva scarsa importanza, ma attraversava la Piana Viterbese, una zona ad ovest dell'attuale centro abitato, che era salubre e ricca di acque. Vi si trovavano, infatti, alcune sorgenti di acque calde e curative, la più importante delle quali era quella chiamata Bullicame, nota sin dal Medioevo e citata persino da Dante Alighieri in un passo della Divina Commedia: “…qual del Bullicame esce ruscello…” (Inferno, canto XIV, v. 79).


L'abate Sigerico, nel suo diario di viaggio, annota come sesta submansio del suo tragitto Sce Valentine, cioè "San Valentino". Si tratta, probabilmente, di "Borgo San Valentino", antica sede di un ospedale che dava ricovero ai pellegrini e che era dedicata al Santo di Terni. Viterbo acquistò una notevole rinomanza nel periodo medievale: donata alla Chiesa in epoca carolingia, fu a lungo contesa nella lotta tra il Papato e l'Impero, e fu sede di papi e di antipapi. Data la sua rilevanza, Viterbo fu presidiata dai grandi ordini cavallereschi medievali, tra cui i Cavalieri Templari. Essi risiedevano non lontano dall'antico Spedale e dal Ponte del Duomo: oggi della loro presenza rimane testimone la Chiesa di Santa Maria in Carbonara.



Viterbo


Il Duomo di San Lorenzo



Le origini di Viterbo sono molto antiche, come testimonia lo stesso toponimo, che con ogni probabilità è una contrazione della locuzione latina "Vetus Urbs", cioè "Città Vecchia" (al pari di Orvieto, dove le parole sono semplicemente scambiate di posto, "Orbis Vetus"). Nel XIII sec. vi venne trasferita la sede pontificia, in un periodo in cui le incessanti lotte tra il Papato e l'Impero per la detenzione del potere temporale rese Roma una città non troppo sicura per i papi. Dal 1257 e per circa 24 anni la sede pontificia risedette nel Palazzo dei Papi, dal caratteristico loggione oggi immancabile attrazione turistica, fino al provvedimento di papa Martino IV, che nel 1281 ripristinò definitivamente la sede pontificia a Roma.



La Loggia dei Papi

 

La Loggia dei Papi

Due vedute della superba Loggia dei Papi, presso il Palazzo Papale di Viterbo



Il Duomo di San Lorenzo, chiesa cattedrale della città, sorge in prossimità del Palazzo Papale, sul luogo occupato precedentemente da una piccola cappella dedicata al Santo, a sua volta edificata sul luogo di un antico tempio dedicato ad Ercole. Il culto di questo semidio era molto diffuso nella zona durante l'epoca romana, e questa reminiscenza è rimasta nell'araldica cittadina con il simbolo del leone. Oggi il Duomo presenta una facciata di stile rinascimentale dovuta all'intervento di rifacimento voluto dal vescovo Giovanni Francesco Gambara. L'interno, a tre navate, presenta una pavimentazione in stile cosmatesco. La cappella absidale nella navata sinistra ospita la tomba di papa Giovanni XXI e poco distante si trova un'antica icona della "Madonna della Carbonara", di stile bizantino.



Chiostro di Santa Maria Nuova

Il chiostro "longobardo" della Chiesa di Santa Maria Nuova



Una delle più antiche chiese viterbesi è la Chiesa di Santa Maria Nuova, costruita all'inizio del 1080 sui resti di un tempio romano dedicato a Giove Cimino: la testa di questo dio, infatti, è stata appesa sopra il portale e per lungo tempo molti hanno ritenuto di trattasse di una testa di Gesù. È caratterizzata da un curioso pulpito esterno, al quale si accedeva tramite una scala di legno, che da molti è ritenuto quello da cui avrebbe predicato San Tommaso d'Aquino. La sua angustia, però, fa dubitare molti studiosi in quanto è ben nota la stazza notevole del santo aquinate. Verso gli anni Ottanta il crollo accidentale di un'ala del refettorio ha fatto venire alla luce un notevole chiostro interno che è stato definito, sia pure erroneamente, "longobardo".


La Chiesa di Santa Rosa (1850) è dedicata alla Santa patrona della città, ed è uno dei massimi centri spirituali di tutta Viterbo. Oggi è annessa al vicino monastero delle Clarisse. L'attuale edificio è una ricostruzione di quello precedente, risalente al 1632, a sua volta edificato su una chiesa medievale (XIII sec.) originariamente dedicata a Santa Maria. È nota per contenere la famosa "Macchina di Santa Rosa", un mastodontico baldacchino illuminato dell'altezza di 30 metri e del peso di 52 quintali che una volta all'anno, in ricorrenza della festa della Santa (3 Settembre), viene portato in processione serale per le principali vie della città, sostenuto a spalla da cento uomini (i cosiddetti Facchini di Santa Rosa).



Chiesa di San Francesco alla Rocca

Chiesa di San Giovanni in Zoccoli

Chiesa di San Pellegrino

Chiesa di San Francesco alla Rocca

Chiesa di San Giovanni in Zoccoli

Chiesa di San Pellegrino
Quartiere Medievale



Tra le altre chiese medievali, ricordiamo la Chiesa di San Sisto, presso Porta Romana, attestata già dal IX sec., la Basilica di San Francesco alla Rocca, appartenente all'Ordine dei Francescani, nella quale sono sepolti due papi (Clemente IV e Adriano V) e la Chiesa di San Giovanni in Zoccoli, con la facciata che poggia su due archi rampanti addossati alla facciata dell'edificio di fronte, che prende il nome dalle "ciotole" in porcellana (in dialetto viterbese, "ciocole") che ne ornavano la facciata. Merita una visita anche il Quartiere Medievale, o di San Pellegrino, in cui si trova l'antichissima chiesa omonima costruita alle dipendenze di San Martino in Cimino.



Chiesa di Santa Maria in Carbonara

La chiesa templare di Santa Maria in Carbonara



Un accenno a parte, infine, merita la Chiesa di Santa Maria in Carbonara, associata ad un'antica mansione dei Cavalieri Templari, che sorge a breve distanza dal Duomo e non molto distante dall'antico Spedale. Testimone dell'importanza del luogo lungo il principale percorso di pellegrinaggio d'Italia, la chiesa è passata successivamente all'Ordine dei Giovanniti. Oggi è stata affidata al culto della comunità rumena (si veda l'articolo dedicato per ulteriori approfondimenti).


Approfondimento: La Chiesa di Santa Maria in Carbonara, Viterbo



San Martino al Cimino



Abbazia di San Martino al Cimino



Non lontana da Viterbo si trova la frazione di San Martino al Cimino, la cui singolare architettura urbanistica si deve alla volontà di Donna Olimpia Maidalchini, una delle più potenti donne della prima metà del Seicento, che chiamò un gruppo di prestigiosi architetti, fra i quali vi era il Borromini, per realizzare un agglomerato di casette a schiera dalla concezione estremamente innovativa. Al centro del paese troviamo la pregevole Abbazia di San Martino al Cimino, di stile gotico-cistercense.



Resti del chiostro dell'Abbazia

 

Interno dell'Abbazia

Resti del chiostro dell'Abbazia

 

Interno dell'Abbazia



Essa venne edificata a tempo di record dai monaci Cistercensi di Pontigny, in Borgogna (Francia), sulle terre dei Monti Cimini (intorno al lago di Vico) a loro concesse da papa Innocenzo III. I Cistercensi edificarono un bellissimo chiostro ed una sala capitolare di cui oggi rimangono solamente alcune vestigia, nella piazza retrostante. L'abbazia non ebbe vita facile: già alla fine del XIV sec. versava in condizioni di semi-abbandono per la scarsità di vocazioni, venne chiusa definitivamente nel 1564, passando tra i beni della Santa Sede. L'edificio venne recuperato nel XVII secolo durante l'opera innovativa di Donna Olimpia, recuperando persino il titolo abbaziale, ma comunque non accolse più monaci, rimanendo relegata al ruolo di chiesa parrocchiale, che detiene ancora oggi.





L'itinerario di Sigerico



I Urbs Roma - II Johannis VIIII - III Bacane - IV Suteria - V Furcari - VI Sce Valentine - VII Sce Flaviane - VIII Sca Cristina - IX Aqua Pendente - X Sce Petir in Pail - XI Abricula - XII Sce Quiric - XIII Turreiner - XIV Arbia - XV Seocine - XVI Burgenove - XVII Aelse - XVIII Sce Martin in Fosse - XIX Sce Gemiane - XX Sce Maria Glan - XXI Sce Peter Currant - XXII Sce Dionisii - XXIII Arne Blanca - XXIII Aqua Nigra - XXV Forcri - XXVI Luca - XXVII Campmaior - XXVIII Luna - XXIX Sce Stephane - XXX Aguilla - XXXI Puntremel - XXXII Sce Benedicte - XXXIII Sce Moderanne - XXXIV Philemangenur - XXXV Metane - XXXVI Sce Domnine - XXXVII Floricum - XXXVIII Placentia - XXXIX Sce Andrea - XL Sce Cristine - XLI Pamphica - XLII Tremel - XLIII Vercel - XLIV Sca Agath - XLV Everi - XLVI Publei - XLVII Agusta - XLVIII Sce Remei - XLIX Petrecastel - L Ursiores - LI Sce Maurici - LII Burbulei - LIII Vivaec - LIV Losanna - LV Urba - LVI Antifern - LVII Punterlin - LVIII Nos - LIX Bysiceon - LX Cuscei - LXI Sefui - LXII Grenant - LXIII Oisma - LXIV Blaecuile - LXV Bar - LXVI Breone - LXVII Domaniant - LXVIII Funtaine - LXIX Chateluns - LXX Rems - LXXI Corbunei - LXXII Mundlothuin - LXXIII Martinwaeth - LXXIV Duin - LXXV Atherats - LXXVI Bruwaei - LXXVII Teranburh - LXXVIII Gisne - LXXIX ??? - LXXX Sumeran