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I segreti di San Michele


Il Culto di San Michele Arcangelo




San Michele Arcangelo



L'arcangelo guerriero


La figura dell'arcangelo è presente tanto nel Cristianesimo, quanto nell'Ebraismo e nell'Islam. Letteralmente esso rappresenta una figura gerarchicamente superiore a quella dell'angelo, che ne assume il ruolo di comandante (la parola deriva dal greco ed è composta dai termini àrchein, "comandare" e ànghelos, "messaggero", da cui deriva il nostro termine "angelo"). Nell'antica tradizione di origine giudaica, gli arcangeli erano in numero di sette, anche se le fonti sono contraddittorie sui loro nomi. La Chiesa Cristiana riconosce, con un dogma stabilito nell'VIII secolo, il culto dei soli tre arcangeli principali: Michele, Raffaele e Gabriele. Le fonti più antiche parlano di un quarto arcangelo, Uriele (Uriel), il cui culto venne però proibito nel Concilio di Aquisgrana. Uriel, tuttavia, rimane una figura importante nel simbolismo esoterico, dove il numero quattro assume un'importanza fondamentale (e fa il pari con gli Evangelisti, le stagioni, i punti cardinali, ecc.). In alcuni rituali magici, ai quattro arcangeli sono associate le quattro direzioni e i quattro colori fondamentali associati a proprietà magiche.



Michal



L'arcangelo Michele è di gran lunga il più noto, perché secondo la tradizione è colui che ha guidato le milizie angeliche nella lotta contro gli angeli ribelli, guidati da Lucifero. Quest'ultimo si era ribellato a Dio sostenendo di potersi paragonare a lui, ma l'arcangelo era intervenuto gridando: "Chi è come Dio?". Questo grido di battaglia, che in antico ebraico si pronuncia "Mi ka El", è divenuto il nome dell'arcangelo stesso. Da qui viene anche l'appellativo di arcangelo guerriero; San Michele viene spesso rappresentato in armatura, munito di lancia o di spada, nell'atto di uccidere un drago. Il culto di San Michele, in effetti, raccoglie in sé molti elementi ed aspetti simbolici dei culti che hanno preceduto il Cristianesimo, in particolare la figura mitologica di Ercole/Eracle, di Mercurio/Hermes, e del Mitra dei Persiani, il cui culto è stato ampiamente diffuso nell'impero romano fino al III-IV sec. d.C.. Vedremo più avanti che questa è una caratteristica fondamentale del simbolismo esoterico associato al santo. Così come importante è il fatto che il calendario liturgico festeggia San Michele Arcangelo (insieme agli altri due) il giorno di 29 Settembre (Michaelmas per gli anglosassoni), una data simbolica perché significativamente vicina all'Equinozio d'Autunno.



Origini del culto


Statua votiva di origine LongobardaGli studiosi sono propensi ad affermare che le origini del culto dedicato all'arcangelo guerriero abbia cominciato a diffondersi grazie ai Longobardi, a partire dal VI sec. (anno 568), in seguito al loro stanziamento in Italia. Questa popolazione si convertì al Cristianesimo grazie all'opera di papa Gregorio Magno (590-604), che mirava all'alleanza con tale popolazione per contrastare le sempre più forti ingerenze da parte dei Bizantini. L'opera di conversione fu sostenuta dalla regina Teodolinda che a sua volta si avvalse dell'opera e della predicazione di uno dei più famosi santi/taumaturghi della chiesa celtica irlandese: San Colombano. I Longobardi scelsero San Michele come loro protettore, e non a caso. Il santo guerriero, infatti, era tra le figure cristiane quella che meglio ricalcava le virtù e le caratteristiche del dio Odino, figura principale del culto delle popolazioni di origini germaniche. Allora San Michele aveva il centro di culto principale sul Monte Gargano, in Puglia. Fu qui che, secondo quando tramanda lo storico Paolo Diacono, l'angelo guerriero apparve intorno all'anno 500. La leggenda viene narrata in diverse fonti, ma principalmente nel "Liber de Apparitione Sancti Michaelis in monte Gargano", datato dal VI al IX sec. Protagonista della vicenda è un arciere chiamato Gargano, che durante una battuta di caccia si imbatte in un magnifico toro bianco. Gettatosi al suo inseguimento, Gargano insegue il toro a lungo, fino a che non lo trova immobile davanti l'ingresso di una grotta. Scaglia alcune frecce contro l'animale, ma è a questo punto che davanti alla grotta appare l'arcangelo. San Michele impedisce che i dardi raggiungano l'animale facendo tornare indietro le frecce, che vanno a trafiggere colui che le aveva scagliate. Gargano si converte al Cristianesimo e il monte sul quale la vicenda ebbe luogo divenne il primo e fondamentale luogo di culto micaelico. Oggi vi si trova il paese di Monte Sant'Angelo (FG) e vi sorge uno straordinario santuario ricavato all'interno della grotta. Grazie ai Longobardi, il culto di San Michele si diffuse ampiamente anche in tutto il Nord Italia. I centri principali di questo culto si trovano a Pavia, ex capitale del regno Longobardo, dove sorgeva una Basilica dedicata al Santo, e in Piemonte, nella Val di Susa, dove spicca ancora oggi per la sua imponenza la Sacra di San Michele.



Collegamenti con il culto di Ercole


Ercole e l'IdraIl diffondersi di una nuova religione non è mai un fenomeno netto e preciso, ex abrupto, ma comporta sempre una transizione graduale. Come per i monaci irlandesi di San Colombano, che infusero nel culto cristiano elementi della precedente tradizione "pagana" del Druidismo, e per i Longobardi, che identificarono San Michele con il dio germanico Odino, per il mondo pastorale ed agricolo dell'Italia centro-meridionale la figura di San Michele finì per assimilare elementi del culto di Ercole, tra i quali era molto popolare. L'assimilazione avvenne anche a livello iconografico, come si può vedere dall'esempio mostrato nell'immagine a fianco ("Ercole e l'Idra", dipinto del Pollaiolo, 1475 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze). Ercole è il guerriero per eccellenza, che vestito di una pelle di leone e armato di una potente clava veniva spesso raffigurato nell'atto di uccidere un mostro, ad esempio l'Idra di Lerna (una delle sue più celebri "fatiche"). Per analogia, San Michele viene rappresentato da un ampio mantello, che armato di spada sconfigge un enorme drago. In questo la figura del santo è equivalente, dal punto di vista simbolico, a quella di San Giorgio, altro famoso "uccisore di draghi". Fin da bambino, Ercole ha dimostrato il "potere" di riuscire a soggiogare i rettili. Secondo la mitologia, infatti, fu la gelosa Era che inviò due grossi serpenti per soffocare il piccolo Ercole quando era ancora in fasce nella culla, ma questi con le sue poderose manine riuscì a strangolarli. Il mito deve essere letto in chiave simbolica. Ad un livello di lettura superiore, infatti, draghi e serpenti simboleggiano le correnti telluriche sotterranee. In Oriente, ad es. nella cultura dei Cinesi, le correnti sotterranee e i terremoti sono generati da enormi draghi che si muovono sottoterra. In Occidente, molti "sacri monti" sono considerati tali perché al loro interno giace un drago addormentato (v. le leggende circa il Glastonbury Tor, in Inghilterra). Le linee di energia ("ley lines") sono anche chiamate "linee del drago". La maggior parte delle chiese cristiane dedicate a San Michele Arcangelo, soprattutto se di epoca medievale (quando a queste cose ci si faceva caso), sorgono nel punto più elevato del paese. L'insieme di questi elementi diventa più chiaro nell'approfondimento dedicato alla famosa "Linea di San Michele".



Collegamenti con il culto di Mitra


Mitra e l'uccisione del toroÈ fondamentale sottolineare che prima di essere dedicata a San Michele, la grotta di Monte Sant'Angelo dove sorse il primo centro di culto dedicato a San Michele era stata occupata da un mitreo. Il culto di Mitra era stato fiorente durante tutto il periodo dell'Impero Romano ed aveva raggiunto il suo apice intorno al III sec. d.C., prima di essere spodestato dal Cristianesimo. La leggenda di Gargano sembra sottolineare l'imposizione di questo cambiamento. Gargano cerca di uccidere un toro, così come fece Mitra su comando del dio Sole. La 'tauroctonia' (l'uccisione rituale di un toro) era l'atto principale con il quale culminava ogni rito nel culto mitraico. L'apparizione dell'arcangelo che impedisce l'uccisione del toro ritorcendo le azioni in merito contro l'arciere sottolinea il nuovo corso della religione, che deve soppiantare la vecchia. È significativo che uno dei più importanti affreschi che narrano la leggenda di Gargano e dell'episodio che sta alla base del culto di San Michele si trovi non in Puglia, ma a Sutri (VT), al centro del Lazio. Si tratta della Chiesa di Santa Maria del Parto (ma originariamente "Chiesa di San Michele Arcangelo") scavata all'interno della roccia tufacea, ricavata in quello che originariamente era un mitreo. Sutri è oggi una delle tappe fondamentali della Via Francigena.


Il culto di Mitra è fondamentalmente un culto ctonio: le cerimonie si tenevano in località sotterranee, come grotte naturali oppure scavate appositamente. Quando le circostanze geografiche non lo consentivano, i mitrei venivano comunque realizzati in luoghi al coperto, dove venivano realizzate delle volte a botte che dovevano comunque ricordare simbolicamente la grotta entro la quale Mitra riuscì a confinare e poi ad uccidere il toro. La componente sotterranea è dunque nettamente presente, mentre il toro è, insieme al serpente, un altro potente simbolo delle energie sottili. Ma anche la figura di questo rettile è onnipresente nei luoghi di culto dedicati a Mitra. In tutte le rappresentazioni della tauroctonia, il serpente è uno dei tre animali che aiutano il dio nell'impresa. È spesso rappresentato mentre morde il collo del bovino. Non mancano altre raffigurazioni ancora più peculiari. Abbiamo visto, ad esempio, che serpenti sono rappresentati nei pavimenti musivi e nelle decorazioni parietali di almeno tre dei mitrei che sono emersi dagli scavi archeologici di Ostia Antica (il Mitreo dei Serpenti, il Mitreo degli Animali e il Mitreo della Planta Pedis). Al serpente, inoltre, viene dato notevole risalto sull'altare mitraico di San Clemente, e negli affreschi dei mitrei di Palazzo Barberini e di Santa Maria Capua Vetere.



San Michele e la 'Psicostasia'


Una delle rappresentazioni iconografiche più interessanti di San Michele, dal punto di vista simbolico, è quella che vede l'arcangelo intento a pesare con una grossa bilancia le anime dei morenti. Questo tipo di tradizione, chiamata "Psicostasia", ovvero "pesatura dell'anima", non è attestato nella Sacra Bibbia, ma trae le sue origini dalle dottrine dell'Antico Egitto: il relativo rituale, in particolare, è stato trascritto nel Libro dei Morti. La tipica raffigurazione della psicostasia negli affreschi delle tombe egizie presenta Anubis, il dio dei morti, intento a pesare il cuore del faraone, organo anticamente ritenuto la sede dell'anima. Sull'altro piatto della bilancia è posta una piuma ricavata dalle ali della dea Maat, rappresentante la giustizia e la verità. Solo se il cuore fosse risultato più leggero della piuma allora il defunto avrebbe avuto accesso ai Campi Iaru, il regno di Osiride: un luogo fatato dove scorreva acqua in abbondanza e dolci frutti crescevano ovunque. In caso contrario, l'anima sarebbe stata gettata in pasto alla bestia Ammit, una specie di incrocio tra un coccodrillo, un leone ed un ippopotamo, che l'avrebbe divorata senza pietà, condannando il defunto alla dannazione eterna. A presiedere l'intera operazione stava il dio Thot, che aveva il compito di annotare il risultato.


Questa antica tradizione giunse probabilmente in Europa attraverso la mediazione degli Arabi e dei Persiani, e venne cristianizzata sostituendo al dio dei morti la figura di San Michele come giudice inflessibile delle anime. Nell'iconografia cristiana, al posto del cuore e della piuma, troviamo da una parte l'uomo come materia, rigorosamente nudo, dall'altra lo stesso uomo visto come spirito, spesso con le fattezze di un fanciullo. A volte troviamo nella stessa rappresentazione anche la figura di Satana, che di nascosto cerca di abbassare il piatto dell'uomo materiale nell'intento di aggiudicarsi l'anima in maniera fraudolenta, ma l'arcangelo Michele rimane sempre vigile, e pronto ad affrontare il diavolo con la spada o con la lancia, sempre pronta al suo cospetto. Sempre in questo tipo di rappresentazioni, è possibile scorgere nei dintorni la figura di una bestia immonda, che divora i dannati, il corrispettivo cristiano della bestia Ammit.

 

 

La psicostasia di Acuto

La psicostasia di S. Anatolia di Narco

La psicostasia di Acuto

La psicostasia di S. Anatolia di Narco

 


Mentre, ad es., in Francia questo tipo di raffigurazione è abbastanza frequente (si veda, tanto per citare un caso illustre, documentato personalmente dall'autore, la superba rappresentazione scultorea sul portale centrale della Cattedrale di Nôtre-Dame a Parigi), in Italia risulta piuttosto rara. Allo stato attuale se ne conoscono molto poche, di seguito elencate, ma molte sono ancora da scoprire e l'elenco potrebbe allungarsi. Da notare che molte delle chiese comprese nell'elenco sono appartenute o ritenute tali ai Cavalieri Templari, oppure sono dislocate lungo i maggiori percorsi di pellegrinaggio, come la Via Francigena, o ancora sono collegate agli ordini ospitalieri in genere.


Duomo di Cremona;

Duomo di San Giorgio a Ferrara;

Duomo di Santa Maria Assunta di Gemona (UD);

Chiesa Santa Maria Assunta di Torcello a Venezia;

Chiesa di San Tommaso Becket a Cabriolo, presso Fidenza (PR), appartenuta ai Templari;

Pieve di San Biagio a Talignano, fraz. di Sala Baganza (PR);

Chiesa di San Michele Arcangelo a Roncole Verdi, fraz. di Busseto (PR);

Chiesa di San Lorenzo in Basci, Bascio alto, fraz. di Pennabilli (RN);

Chiesa di Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino (PE);

Chiesa di San Pietro fuori le Mura a Spoleto (PG);

Abbazia dei Santi Felice e Mauro, a Sant'Anatolia di Narco (PG), supposta templare;

Abbazia di San Flaviano, a Montefiascone (VT)

Chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco, ad Acuto (FR), anch'essa supposta templare;

Chiesa di Sant'Antonino Martire, a Pofi (FR);

Chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi;

Bassorilievo sulla chiave di volta presso il Palazzo Reginale (XV sec.) a Siracusa.



Galleria iconografica



La 'Via Micaelica'


Al pari della Via Francigena, il percorso di pellegrinaggio che conduceva ad uno dei luoghi più sacri della cristianità, il sepolcro dell'apostolo Pietro, a Roma, in Vaticano, le strade percorse dai fedeli devoti all'Arcangelo Guerriero formavano un itinerario che veniva chiamato "Via Micaelica", o "Via dell'Angelo", oppure, talvolta, con l'antico nome di "Via Sacra Longobardorum". Il tracciato completo e le relative tappe sono state oggi definite a livello di Comunità Europea. Come si vede meglio nell'articolo dedicato, esso ricalca in parte le già note e collaudate vie di pellegrinaggio europeo, in particolare la Via Francigena e il suo tratto aggiuntivo nel sud Italia. I tre principali luoghi di culto erano il già citato santuario di Monte Sant'Angelo, sul Gargano, la Sacra di San Michele presso Torino e l'abbazia benedettina di Mont Saint-Michel, in Francia. Queste tre località giacciono allineate tra loro secondo una retta che, se prolungata ulteriormente verso sud-est, raggiunge la vetta del Monte Carmelo, a Gerusalemme. Sullo stesso allineamento cadono numerose altre località e monumenti dedicati al culto di San Michele, e spesso caratterizzati da un evento miracoloso, come un'apparizione del santo guerriero. Questo allineamento non è casuale ed attraversa alcuni dei più potenti luoghi di energia dell'Europa occidentale. In analogia a quella che si delinea nel sud dell'Inghilterra, questo allineamento particolare prende il nome di Linea di San Michele. La linea inglese e quella europea sono analizzate in dettaglio in sezioni separate.






Contenuti del dossier



Il culto di San Michele Arcangelo

La 'psicostasia' (Galleria iconografica)

La Via Micaelica


Di prossima pubblicazione:


La Linea di San Michele – Inghilterra del Sud



Il simbolo mostrato nel riquadro sovrastante ci accompagnerà, pagina dopo pagina, in tutti gli articoli relativi a questo dossier e verrà apposto, come contrassegno, anche su tutte quelle pagine dedicate ai luoghi che, in qualche modo, sono legati alla 'Linea di San Michele'.





Indice degli Approfondimenti