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La Via Francigena


Submansio X: Sce Petir in Pail


(10) San Pietro in Paglia (Abbadia San Salvatore)





Abbadia San Salvatore

Abbadia San Salvatore: l'Abbazia di San Salvatore

(foto di Kweedado2, da Wikipedia, pubblico dominio)



Podere Voltole


Proseguendo lungo la Via Cassia, dopo aver abbandonato il Lazio, all'altezza del km 153 si incontra il sito di Voltole, o Podere Voltole, punto d'osservazione strategico nella valle del fiume Paglia, alle pendici del monte Amiata. Ai tempi di Sigerico il Serio esso costituiva un importante insediamento abitato, sorto intorno alla Chiesa di San Pietro. Fu qui che, probabilmente, l'abate fece sosta, dal momento che sul suo diario annotò, come decima tappa, la dicitura "Sce Petir in Pail". "Palia", ossia Paglia, è il nome con cui la località comincia ad essere citata in alcuni documenti del IX sec., relativi all'Abbazia di San Salvatore; in documenti più tardi (intorno all'anno Mille) viene denominata anche come "burgo de Voltiole". Oltre alla già citata chiesa dedicata a San Pietro, le fonti ne riportano anche un'altra, dedicata a San Benedetto. Il culto del Santo di Norcia era ben radicato nella zona, vista la vicinanza dell'abbazia la cui presenza è attestata nei documenti sin dal 762.



Abbadia San Salvatore


Il Podere Voltole ricade amministrativamente nel territorio del comune di Abbadia San Salvatore (SI), che deve il suo nome all'abbazia che re longobardo Rachis, o Ratchis, fondò per una comunità di monaci Benedettini. Secondo una leggenda locale, l'allora duca Rachis, durante una battuta di caccia, vide l'apparizione del Cristo sopra un abete. In seguito a tale evento, egli decise di fondare sul luogo un'abbazia, presso la quale si insediò una comunità di monaci benedettini.


Una tela di Lorenzo Lippi realizzata nel 1600, esposta all'interno della chiesa, raffigura l'atto di donazione che la moglie del re, Tessia, fece al primo abate, Erfone, che viene rappresentato con le sembianze di San Bernardo. L'evidente anacronismo, come vedremo, non è casuale. Grazie alla posizione felice sulla Via Francigena, che comportava la visita di molti pellegrini, il monastero crebbe e divenne florido, raggiungendo il massimo del suo splendore tra il X ed il XII secolo. In seguito la disputa con i Conti Aldobrandeschi, che si appropriarono di molte terre usurpandole ai monaci, e le controversie con gli stessi abitanti del borgo e del vicino Castello, che cominciarono a reclamare per loro l'amministrazione del monastero, spinse il papa Gregorio IX a cedere l'abbazia al potente ordine dei Cistercensi, con decreto papale, nel 1228. Da questa data, dunque, San Salvatore diventa una figlia diretta dell'abbazia di Cîteaux.


Nonostante ciò, nel 1265 il territorio dell'abbazia venne conquistato dall'allora emergente Repubblica di Siena, che costrinse l'abate ad un atto formale di sottomissione. I senesi non riuscirono a mantenere il controllo militare della zona, che divenne ben presto preda di briganti e malviventi. Celebre, a questo proposito, la figura del brigante Ghino di Tacco (m. 1320 ca.), che divenne famoso per il rapimento dell'abate di Cluny, episodio narrato nel Decameron di Giovanni Boccaccio. Questa situazione causò il declino della Valle del Paglia e del tratto di Via Francigena che passava di lì. Il borgo di Voltole venne progressivamente abbandonato ed i suoi abitanti si trasferirono in quello di San Salvatore, che nel frattempo era stato fortificato con mura di cinta. Dopo un breve periodo di appartenenza al Comune di Orvieto, agli inizi del XIV sec., l'abbazia divenne definitivamente facente parte del territorio di Siena (1347).


L'abbazia è famosa per aver ospitato, per oltre mille anni, il "Codex Amiatinus", la più antica copia integrale della Bibbia nella versione latinizzata di San Girolamo. Attualmente il codice miniato viene conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.



San Casciano dei Bagni



La Chiesa di Santa Maria ad Balnea

San Casciano dei Bagni: la Chiesa di Santa Maria ad Balnea

(© Visit Tuscany, su Flickr, Licenza Creative Commons)



Nel 995 il marchese Ugo di Toscana donò all'Abbazia di San Salvatore la "Curtis (de) Bagno", una zona ricca di acque termali le cui proprietà terapeutiche erano note sin dal periodo etrusco. Secondo la tradizione, infatti, fu proprio Porsenna, celebre lucumone della città di Chiusi, ad iniziare la costruzione delle strutture termali che in seguito i Romani appellarono "Fonti Clusinii". Le lotte per il predominio tra bizantini e longobardi ebbero come conseguenza che questi ultimi decisero di spostare il percorso dell'antica Via Francigena più ad ovest, nei loro territori, lasciando, di fatto, fuori il sito di San Casciano. Da allora l'afflusso dei pellegrini alle terme subì un calo graduale, che fu ulteriormente fiaccato dalle lotte intestine tra Siena, Orvieto e Viterbo. Ciò nonostante, il transito continuo di nobili ed illustri personalità provenienti da tutta Italia e dall'Europa, favorì San Casciano che si arricchì di notevoli opere di carattere artistico ed architettonico.


La Collegiata dei Santi Leonardo e Cassia è l'edificio di culto più importante del paese. Esso ottenne questo titolo nel 1618, ma la sua origine è molto più antica, e viene fatta risalire all'originaria pieve "de balneo", citata già nell'XI secolo. Originariamente retta da una comunità di monaci Guglielmiti, la chiesa cambiò più volte giurisdizione ecclesiastica. Tra gli altri edifici di culto, che risalgono al periodo medievale, ricordiamo la Chiesa di Santa Maria ad Balnea (XI-XII sec.), nota anche come Santa Maria della Colonna, in quanto costruita attorno ad una colonna votiva dedicata alla Vergine. La chiesa venne edificata sui resti di un tempio pagano precedente. Molto antica è anche la Chiesa di San Michele Arcangelo, nella frazione di Fighine, citata dal 1191 ma dedicata all'angelo guerriero solo a partire dal 1591. La chiesa è stata edificata riutilizzando come abside una delle torri della cinta muraria esistente, pur mantenendo il classico orientamento ovest-est.



La variante del XII sec.: Radicofani



La Chiesa di San Pietro

Radicofani: la Chiesa di San Pietro

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A partire dal XII sec. il tracciato originario della Via Francigena, così come annotato dall'abate Sigerico, subì una trasformazione. Il nuovo tragitto che venne elaborato serviva ad evitare la Via Cassia, diventata sempre più impraticabile a causa dei continui assalti ai pellegrini, nonché la via Aurelia, impestata dalla malaria. La deviazione spostò il flusso di pellegrini leggermente più ad est, attraversando il borgo di Radicofani, che grazie alle sue fortificazioni risultava più sicuro. Questa variante viene attestata per la prima volta negli appunti dell'abate Nikulas di Munkathvera, la seconda fonte più autorevole sulla quale ci si basa per la ricostruzione della via di pellegrinaggio. Il primitivo nucleo dell'abitato corrispondono all'odierna frazione di Contignano, nel 1028 il Conte Ildebrando IV Aldobrandeschi vendette a Foscolo e Maiza, i quali a loro volta lo cedettero all'Abbazia di San Salvatore.


La città ebbe origine etrusca, come provano i resti del tempio dedicato al dio Vertumno ritrovati all'interno del vicino bosco Isabella. Il singolare toponimo, invece, sembra derivare dalla locuzione germanica "Rachis-Kofen", cioè "territorio di Rachis", il nome del re longobardo che fece costruire la vicina Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata.


Una chiesa locale, chiamata Santa Maria in Campo, è attestata dal 1293; ad essa oggi corrisponde la parrocchiale di Santa Maria Assunta. Dal 1297 al 1300 trovò rifugio nella sua rocca fortificata il già citato brigante Ghino di Tacco, che ne fece la sua signoria personale. Grazie alla posizione strategica sul corso della Via Francigena, il papa Adriano IV utilizzò la Rocca fortificata per contrastare l'avanzata di Federico I il Barbarossa, che a quel tempo governava la Toscana centro-meridionale.


Oltre alla Rocca ed al Palazzo Pretorio, tra gli edifici di interesse storico va annoverata anche la chiesa romanica di San Pietro, consacrata nel 1224.





L'itinerario di Sigerico



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