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La Basilica di San Flaviano


Montefiascone (VT)



La Via Francigena



La Basilica di San Flaviano



La Via Francigena


La Basilica di San Flaviano, che si trova all'ingresso del comune di Montefiascone (prov. di Viterbo), lungo la Via Orvietana (SS71), fu in epoca medievale un'importante stazione di sosta per i viandanti ed i pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena, ricordata nella cronaca di Sigerico come settima tappa (submansio VII). La sua costruzione ebbe inizio nel 1031; venne dedicata al martire Flaviano, che fu prefetto di Roma sotto gli imperatori Costantino II e Costanzo II. Secondo la tradizione, quando Giuliano, eletto imperatore, restaurò le persecuzioni contro i Cristiani, Flaviano fu prima deposto dalla sua carica, poi esiliato in una località chiamata "Aquas Taurinas", dove fu condannato a lavorare come inserviente presso le terme, ed infine martirizzato. Le sue reliquie furono poste in una piccola chiesa dedicata a Santa Maria lungo la via Cassia, e che successivamente venne ricostruita per diventare l'attuale basilica nel borgo che da lui prese il nome di Sancte Flavianae.



La chiesa inferiore


Il nucleo della chiesa primitiva costituisce oggi la chiesa inferiore della Basilica: di stile romanico lombardo, è suddivisa in tre navate terminanti in una triplice abside. Il catino absidale è decorato con l'affresco di un imponente Cristo Pantocratore, affiancato da due figure di Santi. Sotto, al centro dell'abside, si staglia la figura gloriosa di San Flaviano ritratto come un santo guerriero, in armatura rinascimentale, e recante un vessillo bianco con la croce vermiglia (molto simile allo stemma di San Giorgio). Questa iconografia, piuttosto standardizzata, la ritroviamo in altri punti della chiesa, sempre accompagnato dallo stendardo dalla croce rossa, che con tutta probabilità costituisce un richiamo ai Cavalieri Crociati.



Interno della Basilica

Affresco di San Flaviano

L'interno della Basilica

L'affresco di San Flaviano



Una caratteristica peculiare di questo edificio è il pregevole ciclo di affreschi che ornano le pareti laterali, i cui temi simbolici ed allegorici sono tipici di altre chiese ubicate lungo tappe fondamentali di pellegrinaggio. Tra questi citiamo in particolare la presenza di un'iconografia piuttosto rara (perlomeno in Italia), quella relativa all'incontro dei tre vivi e dei tre morti, di cui ci siamo occupati nella sezione relativa al Simbolismo (vedi Memento Mori). Nel caso di Montefiascone i morti, sotto forma di scheletri viventi, sono due, e tutta la scena è osservata dall'alto da un santo barbuto che si affaccia da uno squarcio tra le nubi sovrastanti. L'affresco si trova sulla parete sinistra, in corrispondenza della prima campata.



Incontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti

San Michele e la Psicostasia

L'incontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti

San Michele Arcangelo e la Psicostasia



Un altro affresco molto interessante dal punto di vista simbolico è quello che ritrae San Michele Arcangelo, che tiene in mano una bilancia con la quale valuta il peso delle azioni buone e di quelle cattive, rappresentate sotto forma di fanciulli nudi. Un diavoletto compare appoggiato ad uno dei piatti, cercando di volgere il verdetto a suo favore, ma San Michele, vigile, lo scaccia con una lancia. Questa scena, conosciuta iconograficamente come psicostasia, ovvero la "pesa delle anime", è abbastanza diffusa nella tradizione cristiana, ma soprattutto all'estero, ad esempio in Francia lo si ritrova frequentemente (vedi, questo stesso sito, quanto detto in proposito nella descrizione del portale principale della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi). In Italia gli esemplari sono più circoscritti, e un breve censimento, non esaustivo, si può trovare nella pagina dedicata. L'aspetto simbolico consiste nel fatto che tale attributo di San Michele Arcangelo non rispecchia la tradizione cristiana, ma si ispira a quella dell'Antico Egitto, dove il compito del giudizio delle anime è affidato al dio Anubis, mentre a Thot è affidato il compito di trascrivere il responso. Nella tradizione egiziana, l'anima del defunto viene confrontata sulla bilancia con una piuma delle ali della dea Maat, e nel caso in cui risulti più pesante il defunto viene inviato nel Duat, l'inferno egiziano.



Est! Est!! Est!!!



Tomba del vescovo De Fuk

La tomba del vescovo De Fuk



Nel 1113 all'interno della chiesa venne sepolto il vescovo tedesco Johannes Defuk (o De Fuk, italianizzato in Giovanni Fugger). Secondo una ben nota tradizione, nel 1111 il nobile duca si trovava in Italia al seguito di Enrico V, che si era recato a Roma per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero da papa Pasquale II. Durante il viaggio di ritorno il vescovo, da buon intenditore di vino qual era, spedì il suo fedele servo Martino alla ricerca delle cantine che avessero il miglior vino. Secondo gli accordi, il servo avrebbe dovuto segnare sulla porta della locanda la scritta "Est!" (ovvero, "c'è") qualora l'oste avesse servito del vino buono. Si dice che, giunto a Montefiascone, la qualità del vino che bevve era così eccezionale che in uno slancio di impeto Martino scrisse "Est! Est!! Est!!!". Quando il vescovo assaggiò quel vino, ne rimase talmente inebriato che qualche tempo dopo (nel 1114) tornò a Montefiascone, per stabilirvisi definitivamente, e bevve una quantità tale di vino che si ammalò e morì. Il servo lo fece dunque seppellire all'interno della Basilica e sulla lapide fece scrivere il seguente epitaffio:


PR(opter) NIM(ium) EST HIC JO(hannes) DE FUK DO(minus) MEUS MORTUUS


che si può tradurre come "Per il troppo EST qui giace morto il signore mio Johannes Defuk", un monito al pellegrino affinché non si lasci attrarre dai piaceri terreni e dal vizio del bere. Da questa tradizione è nata la denominazione, di origine controllata, di uno dei più rinomati vini del viterbese, protagonista di una celebre e pittoresca Fiera del Vino che ogni anno si tiene intorno al mese di Agosto.



La chiesa superiore



Tomba del vescovo De Fuk

La basilica superiore



L'eccezionalità di questo edificio è che fin dall'inizio venne concepito su due livelli, caso piuttosto raro; la basilica superiore, accessibile tramite una scalinata ubicata alla fine della navata laterale destra, presenta un orientamento che è opposto a quello canonico (E-O), che invece è rispettato nel piano inferiore. L'ambiente rispetta la suddivisione in tre navate, separate questa volta da colonne più basse e tozze. Al centro della navata si trova uno spazio aperto che dà sulla chiesa inferiore, a ridosso del quale è collocato l'altare.



Il trono di papa Urbano IV

Il trono fatto costruire da papa Urbano IV nel 1262



L'ambiente superiore svolgeva la funzione di matroneo: un ambiente in stile romanico, sormontato da un tetto a capriate, riservato al culto delle donne. Al centro, è posto il piccolo trono fatto realizzare nel 1262 da papa Urbano IV insieme all'altare, come attesta la lapide con iscrizione in latino murata al fianco. Questo trono presenta delle simbologie specifiche su cui, forse, vale la pena spendere qualche parola. Esso si trova addossato alla parete di fondo, e, come abbiamo detto, in virtù del rovesciamento dell'orientazione corrisponde, in basso, alla posizione dell'altare principale. Il seggio è circondato da un'edicola elaborata sorretta da due colonnine. La colonnina di sinistra presenta sul capitello un motivo ad intreccio che ricorda un Nodo di Salomone multiplo. Di fatto, analizzando l'andamento, si trova che risulta come formato da due "nastri" a forma di otto rovesciato, tra loro intrecciati. Nella sua interezza, ricorda le linee ondulate dell'acqua, l'elemento femminile, e non è escluso che sia proprio un simbolo che identifica energie di questa polarità. Alla base della stessa colonna troviamo una coppia di conchiglie di San Giacomo, che contraddistinguono i luoghi di pellegrinaggio e ne sono simbolo.



Nodo intrecciato sul capitello Conchiglie di San Giacomo alla base della colonnina Foglie arricciate, linea ondulata e trifoglio


L'altra colonnina presenta una coppia di foglie, forse di vite, avvolte a formare delle cavità circolari. Al di sotto, un'altra linea ondulata e, al centro del capitello, un trifoglio, simbolo trinitario introdotto dalle predicazioni di San Patrizio in Irlanda, in quella che fu la primitiva chiesa celtico-cristiana. Il trifoglio è poi divenuto uno dei simboli principali della nazione irlandese, insieme all'arpa celtica. La base della stessa colonna è liscia, e proprio questa asimmetria induce a pensare che non si tratti di decorazioni casuali ma che nel trono è inserito un preciso messaggio comprensibile solo a menti iniziate.



Altre curiosità simboliche


Vengono riportate di seguito altre curiosità simboliche, che si possono incontrare qua e là all'interno della chiesa.



Capitelli scolpiti

Coppia di capitelli scolpiti. In quello di destra notiamo una figura umana che viene contesa da due leoni affrontati. Si tratta di un monito allegorico: l'iniziato sa che per progredire deve affidarsi ciecamente agli insegnamenti di una fede superiore (rappresentata dai due leoni); egli non teme di affrontarne le conseguenze perché sa che la sua Sapienza ne verrà accresciuta.

Due leoni contrapposti che divorano un uomo, uno per le gambe ed uno per la testa. Il leone è anche un simbolo cristico: se divora un uomo lo sta punendo per i suoi peccati, se invece lo rigurgita, allora lo sta rigenerando ad una vita nuova. Molto spesso gli artisti giocavano con questa ambiguità, creando immagini in cui è difficile stabilire se l'uomo stia entrando oppure uscendo dalla bocca. Questo bassorilievo ne è un esempio lampante.

Capitelli scolpiti

Uno di due capitelli che recano in cima un'iscrizione messa per prendersi gioco degli osservatori. In questo, vediamo un omino intento a toccarsi la barba, mentre con l'altra mano indica l'iscrizione: "BARBAM MIRANTES AULA(M) V(EST)RAM RESPICITE". traducibile con: O voi che ammirate la barba prestate attenzione alla vostra chiesa. Si tratta di un monito per coloro che si distraggono a guardare le figure scolpite senza rendersi conto del luogo in cui si trovano.

L'altro capitello recante un'iscrizione nello stesso tono della precedente: "AULA(E) SV(M) CU(S)TO(S) P(ROPTER) SCUL(P)TU(S) DELUDERE STULTO(S)". Tradotto: Io sono il custode della chiesa scolpito per ingannare gli sciocchi. Insomma, un monito anche per noi che cerchiamo simboli ovunque, affinché stiamo attenti su cosa puntiamo l'attenzione!

L'Agnus Dei, al centro di una delle volte, è uno dei simboli più diffusi nell'iconografia cristiana. Raffigura un agnello che sorregge una croce, ed è un simbolo di Cristo, che si è immolato sulla croce come una vittima sacrificare per la salvezza dei Cristiani. I sigilli di alcune commende Templari recavano inciso un Agnus Dei.

Tra le volute decorate dei capitelli, spiccano anche figure simboliche ben conosciute, come questo Nodo di Salomone, ad anelli ogivali, che integra i già numerosi significati di questo simbolo con la figura della Vesica Piscis, e quindi identifica un nodo di energia tipicamente femminile…

La sirena bicaudata

Una lastra decorata con la figura a rilievo di una sirena bicaudata che probabilmente apparteneva all'antica facciata romanica. Figura tipica del simbolismo medievale, la sirena in genere è stata interpretata come simbolo di lussuria, ovvero monito contro di essa. Tuttavia, per gli iniziati, essa costituisce pure un richiamo alla fertilità ed ai culti della Dea Madre: la si ritrova anche nella cripta della Basilica del Santo Sepolcro di Acquapendente, altra famosa tappa sulla Via Francigena e praticamente coeva della Basilica di San Flaviano.

 





La Via Francigena: Submansio VII - Sce Flaviane


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