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Londra


La Temple Church








Il cuore della City, il quartiere economico e finanziario di Londra, è un luogo fortemente impregnato della presenza che ebbero, durante il Medioevo, i Cavalieri Templari. Il Quartiere del Tempio, oggi sede dei più prestigiosi studi legali e scuole per aspiranti legulei, ricorda in ogni toponimo la gloria passata dell'Ordine che da questi luoghi amministrava e gestiva tutti gli affari e le attività dell'Ordine in terra inglese: Temple Bar, Temple Court, Temple Place. C'è anche una fermata della metropolitana, chiamata Temple, sulla linee Circle (la più antica) e District, affacciata su Temple Place.


Due delle più importanti associazioni professionali di barrister, cioè quella particolare categoria di avvocati che nel sistema giuridico inglese difende i propri clienti presso le Corti Superiori, hanno la loro sede nell'ex Quartiere del Tempio di Londra, e per questo motivo sono chiamate Inner Temple e Middle Temple. Entrambe ruotano attorno alla Royal Courts of Justice, la Corte di Giustizia. Nella stessa zona troviamo anche la Outer Temple, una società di avvocati che operano invece nelle corti civili basate, più che sulle leggi, su principi di equità.


Al centro del quartiere, il luogo più importante di tutti, si staglia, simbolicamente, l'edificio grandioso della Temple Church, la Chiesa del Tempio. Eretta nel XII sec., dedicata a Santa Maria Vergine nel 1183, la chiesa ricalca nella sua parte principale (la ‘Rotonda') il modello della Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il luogo dove venne seppellito Gesù dopo la Crocifissione.


Il presbiterio, ampio e luminoso, venne realizzato più tardi, nel 1240, come luogo di sepoltura per il re Enrico III e la sua consorte, cosa che poi non avvenne, perché di fatto vennero sepolti all'interno dell'Abbazia di Westminster. La chiesa e tutta l'area circostante venne concessa, nel 1608, dal re Giacomo I alle due citate corporazioni di avvocati, la Inner e la Middle Temple, che da allora e senza sosta si è occupata del mantenimento e della conservazione della Chiesa.


Nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, una bomba incendiaria colpì in pieno la chiesa danneggiandola seriamente; quella che oggi ammiriamo è una ricostruzione che le due società commissionarie realizzarono il più fedelmente possibile, per mantenere continuità con ciò che la chiesa rappresentò e che continuava a rappresentare.



Esterno: la scultura del sigillo



La scultura del sigillo templare



Una delle prime cose che colpisce il visitatore, non appena giunge al cospetto della Temple Church, nella piazza antistante l'entrata laterale (oggi unico accesso alla chiesa) è l'alto pilastro in cima al quale è posta una riproduzione statuaria in bronzo dell'antico e più importante sigillo dell'Ordine Templare: due cavalieri in groppa allo stesso cavallo.



Interno: le tombe dei Cavalieri



Pianta della Rotonda del Tempio


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Entrando nella chiesa dall'ingresso laterale, posto sulla fiancata meridionale, ci si trova la Rotonda sul lato sinistro. È questa la zona più antica e più sacra di tutta la Chiesa, un luogo, per molti, ricco di "energie sottili" il cui centro coincide con quello della Rotonda, oggi debitamente marcato da una lastra commemorativa di forma circolare. Sei gruppi da quattro pilastri sono disposti regolarmente a formare un esagono regolare (o un esagramma, unendo i punti a tre a tre), attorno a questo punto centrale.


Nella Rotonda sono presenti dieci tombe, di cui otto effigiano dei Cavalieri Templari giacenti sui rispettivi sepolcri, e sono poste all'interno del cerchio di colonne, in due gruppi separati, quattro per lato, lungo il lato settentrionale e quello meridionale della chiesa.


Le altre due tombe sono esterne al colonnato: mentre quella sul lato destro non ha attribuzione, mancando anche un'effigie al di sopra di essa, l'altra rappresenta un altro Cavaliere, un membro della famiglia de Ros. Si noti la sottile suggestione numerica: le tombe sono dieci, per disposizione simmetrica; i Cavalieri sono nove, simbolicamente richiamando i primi leggendari nove cavalieri che fondarono l'Ordine del Tempio a Gerusalemme nel 1119, ma otto di essi sono più importanti degli altri, giacendo all'interno.


L'otto è un numero simbolicamente significativo per i Templari: la Croce delle Beatitudini, l'emblema che essi adottarono nei primi tempi, e che poi passò come segno distintivo ai Cavalieri di Malta, ha otto punte che rappresentano le otto qualità di un cavaliere e derivano dal discorso della montagna di Gesù, nel quale egli elenca otto motivi di beatitudine. L'ottagono, figura base per molte delle chiese costruite dai Templari, rappresenta, nel suo essere intermedio tra il quadrato (simbolo della terra, e di giustizia o rettitudine) e il cerchio (simbolo del cielo e di perfezione), rappresenta l'ideale templare di elevazione spirituale dell'uomo verso Dio.


I Cavalieri rappresentati non hanno un'identificazione certa, e la loro disposizione attuale fu voluta da Edward Richardson [1] nel 1842. Richardson identificò a suo giudizio quattro dei Cavalieri rappresentati ed attribuì l'effigie che pose in alto a sinistra nel gruppo meridionale a William Marshal, primo dei conti di Pembroke. Accanto a lui egli pose quello che riteneva fosse il suo successore, un altro William, secondo Conte di Pembroke. Questa figura, rispetto alla precedente, ha la gambe incrociate, segno che il Cavaliere raffigurato ha combattuto nelle Crociate in Terrasanta. Questo fa sorgere, di fatto, un piccolo dubbio: sembra, infatti, che il primo conte di Pembroke abbia partecipato alle Crociate, e di fatto prima del 1841 era questa figura dalle gambe incrociate ad essere identificata con il I Conte, e non l'altra, che invece non presenta questa caratteristica. Al di sotto di essi Richardson collocò colui che ritenne Gilbert Marshal, quarto conte di Pembroke. Dall'altro lato, invece, uno solo dei quattro Cavalieri viene nominato, ed è Geoffrey de Mandeville, primo conte di Essex.


Cosa spinse Richardson a scegliere questa disposizione? Una semplice osservazione che possiamo fare, senza avere elementi al riguardo, è che tracciando la stella a sei punte che risulta marcata dai pilastri, le tombe dei cavalieri con le gambe incrociate cadono sulle basi dei triangoli, mentre le altre rimangono all'esterno della stella. Un'ipotesi che è stata suggerita è che i cavalieri con le gambe incrociate rappresentino in realtà non coloro che avevano combattuto in Terrasanta, ma coloro che erano stati "iniziati". Ciò presuppone l'esistenza di un gruppo elitario all'interno dell'Ordine, votato a conoscenze esoteriche superiori, tramandate all'interno dell'Ordine fino alla sua soppressione, e poi sopravvissute come "corrente sotterranea" nell'ordine occulto che ha continuato in incognito l'opera attraverso i secoli. La teoria delle conoscenze segrete all'interno dell'Ordine ed alla sua sopravvivenza segreta dopo la soppressione ha fatto a lungo discutere storici e ricercatori, a causa della mancanza di prove storiche e documentali necessarie per i primi e della spesso eccessiva fantasia dei secondi.


Al tempo della Grande Esibizione del 1851 vennero realizzati dei calchi in gesso di cinque delle statue della chiesa. Questi calchi sono oggi conservati all'interno del Victoria & Albert Museum.



L'enigma delle facce



Il presunto volto di Jacques De Molay
     
Il presunto volto del Baphomet
Il presunto volto di De Molay
 
Il presunto volto del Baphomet



Lateralmente, sotto gli archi ciechi che delimitano il perimetro, si trovano scolpite numerose "facce", alcune serie, altre buffe, altre ancora mostruose, nel tipico stile medievale. Non sappiamo se dopo la ricostruzione della chiesa questi volti di pietra siano stati rimpiazzati o se sono tutti originali. C'è un particolare curioso, comunque, sul quale, forse, i costruttori originali o i ricostruttori hanno voluto porre l'accento. Uno dei volti nella parete sul lato settentrionale rappresenta un uomo barbuto, dalla fronte molto alta, molto rassomigliante ai vari ritratti noti di Jacques De Molay, l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine.


Il fatto che non possa trattarsi di una semplice coincidenza è sottolineato dalla presenza di una piccola croce patente scolpita sotto il capitello immediatamente vicino, l'unica in tutta la circonferenza dove invece vi sono roselline e bottoni. Un omaggio, forse, alla grande figura di questo personaggio: De Molay, fra l'altro, fu Precettore d'Inghilterra fino al 1293, anno in cui fu eletto Gran Maestro generale dell'Ordine.


Dall'altra parte della colonna, simmetricamente, compare invece una testa demoniaca, sempre barbuta, anche questa dalla caratteristiche uniche. È stato suggerito che questa testa alludesse al "Baphomet", l'idolo barbuto che molti cavalieri confessarono (sotto tortura) di adorare nelle cerimonie segrete del Tempio, per il quale l'Inquisizione formulò l'accusa di idolatria, tra le tante imputate.



Conclusioni


La Temple Church non è sempre aperta al pubblico, ma rispetta un calendario variabile da mese a mese e di anno in anno. Se si sta pianificando una visita alla chiesa, si consiglia di consultare il calendario delle aperture mensili pubblicato sul sito internet della chiesa e costantemente aggiornato:


Sito ufficiale della Temple Church


L'ingresso, per molti anni gratuito, è divenuto a pagamento dopo l'aumentato afflusso di visitatori dovuto al successo mondiale del libro di Dan Brown, "Il Codice Da Vinci", dove la Temple Church fa da scenografia ad una delle scene più tese del romanzo, ripresa anche nel film che ne è stato tratto nel 2006, per la regia di Ron Howard.




Note:


[1] Edward Richardson era uno scultore ed archeologo inglese (1812-1869), membro attivo della London and Middlesex Archaeological Society, specializzato in restauri di tombe medievali. Nel 1842 venne incaricato di restaurare le effigi degli otto cavalieri della Temple Church. Il suo intervento venne tuttavia considerato insensibile da alcuni esperti e diede origine ad un coro di proteste. Per le polemiche suscitate, gli venne rifiutata l'ammissione alla Society of Antiquaries e lo scrittore inglese Augustus Hare lo etichettò come "un ciarlatano che ha piallato via le effigi" (fonte: "Biographical Dictionary of Sculptors in Britain", The Henry Moore Foundation).




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