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Digione


Il segreto della civetta



Introduzione


Digione è il capoluogo del dipartimento francese di Côte-d'Or, nella regione di Borgogna. Di origini molto antiche, nacque come insediamento romano con il nome Divio. Durante il medioevo il re Roberto il Pio la diede al figlio Enrico come feudo; da quel momento nacque il Ducato di Borgogna di cui Digione divenne capitale. Furono proprio i duchi di Borgogna a dare lustro alla città in tutta Europa, ed oggi ne possiamo ammirare il frutto, attraverso i numerosi monumenti e le testimonianze di artistiche. Situata poco più a nord rispetto a Lione, questa città ha assunto anche una notevole rilevanza strategica, trovandosi su uno dei rami del Cammino di Santiago: come vedremo, l'afflusso numeroso dei pellegrini che qui facevano sosta ammirando sante reliquie esposte nelle chiese o la Madonna Nera posta nella Cattedrale di Nôtre-Dame ne ha arricchito la fama e ne ha accresciuto la "sacralità".



Il simbolismo della civetta



Il simbolo della civettaOgni città "simbolica" che si rispetti presenta il suo "Centro Sacro", un punto ben preciso in cui la tradizione locale associa un rituale apotropaico ben preciso. A volte si tratta di una fontana, altre volte invece, si tratta di una particolare pietra che, opportunamente toccata, porta fortuna, oppure fa avverare i desideri. Queste credenze locali presentano un aspetto simbolico molto interessante, perché in virtù di tali credenze, il tocco di migliaia, se non milioni, di persone che nei secoli si sono avvicendate nella loro esistenza ha lasciato sulla pietra una sorta di "impronta energetica", di cui il luogo si carica, conservando la sua aura magica. Nella città di Digione il genius loci ha sede, certamente, in Rue de la Chouette, che si trova più o meno al centro della città, cioè nel suo "omphalos", nel suo ombelico. Questo vicolo laterale, adiacente alla Cattedrale di Nôtre-Dame, prende il nome da un bassorilievo scolpito in uno dei pilastri della facciata laterale, che raffigura, appunto, una civetta. Oggi, in realtà, le forme dell'uccello sono soltanto intuibili, visto l'alto livello di erosione della pietra che strofinamenti ripetuti le hanno conferito, ma la leggenda resta. Si tramanda, infatti, che chiunque, accarezzi la civetta la mano sinistra (dal lato, cioè, corrispondente al cuore) vedrà un suo desiderio realizzato quanto prima. Questa tradizione è così forte che l'animale stesso è diventato il simbolo della città, ed i negozi di souvenir ne vendono di tutte le forme, dimensioni e materiali. L'Ufficio del Turismo ha pensato bene, ovviamente, di cavalcare l'onda ed ha provveduto a realizzare, sulle strade del centro storico, un percorso di visita evidenziato da placche metalliche, di forma triangolare, che riproducono la forma stilizzata del mitico volatile. Seguendo dunque questo segno, in modo analogo a quanto avevamo già visto a Vienne, con il percorso dell'olmo, vengono toccati ad uno ad uno gli edifici e i luoghi di interesse culturale più importanti della città.



La Chouette

La Chouette



La civetta, simbolicamente, presenta degli aspetti molto interessanti. Come animale notturno, infatti, vede laddove altri non riescono a vedere, ed è vigila quando tutti gli altri dormono: cos'altro è se non una chiara allusione al cosiddetto "risveglio iniziatico"? Da sempre associata a maghi ed indovini come simbolo di chiaroveggenza, ha assunto, invece, nella cultura popolare, una connotazione negativa, per cui il suo canto lugubre o il posarsi su un davanzale della propria casa viene considerato foriero di cattive nuove e di sventure. Gli antichi Greci avevano assegnato a questo uccello un simbolo di sapienza, essendo l'animale-totem della dea Minerva (o Atena, per i Romani), nata dal cervello di Zeus e patrona della Sapienza e delle Scienze. Popoli più antichi, invece, collegavano questo uccello al mondo ultraterreno. Gli Egizi, in particolare, associavano al geroglifico della civetta il simbolo della morte, della notte e della passività, mentre per gli Aztechi rappresentava il dio Techolotl, signore dell'oltretomba.



La Cathèdrale St-Bénigne


Il percorso di visita inizia da Place Darcy (foto 1), ove ha sede l'Ufficio del Turismo. Senza farci ingannare dalla direzione verso cui è diretta la punta triangolare delle placche, cominciamo a seguire il "segno della civetta" al contrario per imbatterci, quasi subito, nell'antica Cathédrale St-Bénigne (foto 2), originaria del VI sec., ma più volte ricostruita, fino all'ottenimento delle forme attuali che risalgono al XIII-XIV sec. L'edificio gotico rimpiazzò la precedente basilica romanica, della quale però rimane ancora la cripta sotterranea (X sec.), che conserva la tomba di San Benigno. Essa è parte dell'antica Rotonda, realizzata tra l'anno 1001 ed il 1026 da Guglielmo da Volpiano. La forma circolare era ispirata a quella della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, realizzata per custodire il luogo di sepoltura di Cristo, perché anche questo doveva ospitare la tomba di un personaggio importante: probabilmente, appunto, si tratta di San Benigno, primo martire della regione.


Scendendo nella cripta dalla chiesa superiore, si accede all'antica navata minore meridionale, e da questa alla navata centrale, che fa da anticamera alla Rotonda vera e propria (foto 3). Di fronte alla navata centrale si apre una fossa, nella quale è deposto un sarcofago databile al II sec. d.C., identificato con il sepolcro del Santo martire (foto 4). La Rotonda, che si para di fronte, è molto vasta ed è sostenuta da tre file di colonne concentriche, composte, rispettivamente, da 8, 16 e 24 colonne. Al centro esatto della cupola è possibile osservare un effetto ottico assai curioso, certamente voluto ma probabilmente moderno. Se si osserva l'oblò vitreo che tappa il foro sul vertice della cupola, nelle condizioni di scarsa illuminazione ambientale, si nota la chiara sagoma più scura di una croce patente (foto 5). L'effetto, chiaramente, sparisce se si scatta una foto con il flash.


Tutt'intorno sono dei capitelli, scolpiti con motivi vari, che sono ritenuti di reimpiego. Uno di essi, in un angolo sul lato sinistro rispetto alla tomba, presenta un curioso inviluppo di serpenti (foto 6), elementi simbolici principe negli ambienti sotterranei, perché rappresentano i culti ctoni e, in virtù della loro forma flessuosa e guizzante, e della loro andatura a stretto contatto con la terra, le correnti telluriche del sottosuolo. Sulla destra si osserva, invece, un capitello originale, che rappresenterebbe un personaggio in atteggiamento di preghiera con le braccia levate in alto, che è stato chiamato l'Orante (foto 7). La cosa è più significativa se si considera che all'epoca trovare espressioni di scultura figurativa è pressoché raro. Sui pilastri accanto si vede la stessa figura ripetuta sette volte, in stati successivi di perfezionamento. È come se l'artista avesse realizzato dei bozzetti, prima di raggiungere il risultato finale, e poi anche questi fossero stati inseriti nel corredo decorativo della cripta. Ma è veramente così? E se invece l'artista avesse voluto rappresentare i gradi successivi di una trasformazione iniziatica? E se così fosse, di quale tipo di culto?


La visita della cripta prosegue salendo di qualche gradino ed entrando in una cappella funeraria, del VI sec. ca., tipica dei cimiteri gallo-romani dell'epoca. Saliamo nuovamente nella chiesa superiore, splendida nelle sue forme gotiche, e poi usciamo per riprendere il sentiero della civetta, diretti verso la meta successiva.



Le chiese di San Filiberto e di San Giovanni


L'Eglise St-Philibert (foto 8) è un piccolo gioiello gotico che s'intravede non appena girato l'angolo della cattedrale di San Benigno. Dista infatti appena pochi passi, ma la troviamo chiusa. Dietro ad essa, si staglia l'enorme mole di un altro edificio importante, l'Eglise St-Jean. Di qui il percorso si snoda in alcune vie caratteristiche del centro storico, tra locali di ristoro e negozi di souvenir. Dopo essere passati accanto al complesso conventuale delle Bernardine, ed essere tornati su Place des Cordelliers, il tragitto passa accanto al bel Palazzo di Giustizia (foto 9), dal portale finemente decorato, ed arriva nell'enorme Place de la Liberation (foto 10), sulla quale si affaccia il Palais des Ducs et des Etats de Bourgogne (foto 11), che oggi ospita il Municipio ed il Museo delle Belle Arti.



Il Museo dei Duchi di Borgogna


Il ricco Museo delle Belle Arti merita senz'altro una visita, tanto più che l'ingresso è gratuito. Nella prima sala espositiva notiamo, tra le numerose belle statue, una raffigurante Maria Maddalena, che reca un vaso cilindrico, e quella di Santa Veronica, che reca in mano un panno con impresso il volto di Cristo. La stanza riceve luce da ampie vetrate, alcune finemente istoriate, provenienti dalla Sainte-Chapelle di Digione. Tra i ritratti in esse presenti, segnaliamo quello di Filippo III il Buono, duca di Borgogna, raffigurato con indosso il collare dell'Ordine del Toson d'Oro, di cui era fondatore (foto 12). Quest'ordine cavalleresco, ispirato a quello inglese della Giarrettiera, venne istituito nel 1430 e fu dedicato a Sant'Andrea, che ancora oggi ne è il patrono. La Sainte-Chapelle di Digione venne costruita due anni dopo la fondazione dell'Ordine per essere utilizzata come sede. Oggi tale cappella non esiste più, in quanto venne demolita nel XIX secolo. Il Toson, o Vello d'Oro della tradizione mitologica riferita al mito di Giasone e degli Argonauti, è un chiaro simbolo di iniziazione, come in genere tutto ciò che è definito "d'oro" o "aureo". Il collare dell'ordine ancora oggi è formato da un susseguirsi di acciarini d'oro intervallati a gemme che simulano pietre focaie, sprizzanti scintille, alla cui base è agganciato un pendant a forma di vello d'ariete. Tra gli altri oggetti esposti, figurano una coppa detta di San Bernardo, che si dice fosse usata dal santo durante il suo periodo di noviziato a Cîteaux, ed un pastorale attribuito a Robert di Molesme, fondatore dell'Ordine dei Cistercensi.



L'Eglise Nôtre-Dame


Finalmente, dietro il palazzo, le forme gotiche della chiesa di Nôtre-Dame, sebbene quasi nascoste tra i palazzi circostanti, appaiono alla vista (foto 13 e 14). Essa nacque come chiesa parrocchiale gotica della prima metà del XIII secolo. Fu realizzata in soli venti anni, dal 1230 al 1250, un tempo record, considerando le medie dell'epoca. Pur non facendo parte di quelle "famose" undici cattedrali, realizzate per volere di S. Bernardo, che secondo Louis Charpentier replicherebbero sul suolo di Francia lo schema della costellazione della Vergine, presenta una caratteristica molto interessante dal punto di vista simbolico: essa ospita, infatti, la statua di una Madonna Nera, venerata sin dai primi secoli dell'era Cristiana, detta Nôtre-Dame du Bon-Espoir, o d'Apport.



La Madonna Nera di Digione

La Madonna Nera di Digione



Colpisce subito il fatto che, a differenza di altre Madonne Nere incontrate in precedenza, e non solo in terra francese, questa statua lignea appare al naturale, senza quelle ricche vesti ricamate che solitamente ricoprono statue di questo tipo. Ne risaltano così i seni gonfi ed il ventre prominente, segni di prosperità e chiaro retaggio dei passati culti della Grande Madre, da cui le Vergini Nere, come abbiamo osservato più volte, sembrano derivare. Capiamo subito, però, che si tratta di una circostanza eccezionale, dovuta probabilmente ad opere di manutenzione, in quanto depliant e cartoline esposte nella chiesa mostrano la statua coperta di un'ampia veste decorata. Questo, dunque, è l'Omphalos della città, il suo centro sacro e non a caso, infatti, si trova né più né meno al centro geografico del suo territorio. Adesso, dunque, risulta anche più chiaro il senso del "rito" della civetta, posta sulla facciata occidentale, dispensatrice di desideri realizzati. Come sempre, abbiamo la conferma che sotto le leggende e le tradizioni popolari, apparentemente innocenti, si velano verità molto più profonde, ed accessibili solo a chi è in grado di intuirle e di comprenderle.


In uno dei campanili della chiesa è alloggiato il popolare orologio meccanico detto "di Jacquemart", portato a Digione come trofeo di guerra da Filippo l'Ardito, nel 1383. In esso un piccolo fabbro meccanico di metallo, battezzato, appunto, Jacquemart, batteva le ore al suono di un carillon. Ad esso, in epoche successive, gli abitanti aggiunsero una moglie, chiamata Jacqueline (XVII sec.), un figlio, Jacquelinet (XVIII sec.), che batte le mezz'ore e, infine, una figlia, Jacquelinette (XIX sec.), che segna i quarti d'ora! Ignoriamo i motivi che spinsero alla scelta di questi nomi, ma è curioso osservare che tutti quanti derivano dalla stessa radice di "Jacques", in italiano Giacomo, che forse ispirò il primo nome, il capostipite. Ora, è noto che la città di Digione si trova su uno dei principali rami francesi dei cammini che conducevano a Santiago di Compostela, descritti nel Codex Calixtinus. Questo ramo, in particolare, era utilizzato anche dai pellegrini tedeschi che provenivano dalla Oberstrasse, che s'inoltrava in territorio francese a partire da Strasburgo, in Alsazia, e poi scendeva a sud attraversando numerose località come, appunto, Digione, e poi Chalon-sur-Saone, Tournus, Cluny, Lione, Vienne, Valence ed Avignone, per ricongiungersi infine ad Arles con la via Tolosana, la più meridionale, che proseguiva ad Ovest verso i Pirenei.



Il compimento del percorso


Il tour della civetta prosegue ancora volgendo verso nord, passando intorno alla monumentale Place de la Republique, per poi tornare verso i Giardini Darcy, e l'omonima piazza da cui il nostro percorso era cominciato. In quest'ultimo tratto passiamo davanti allo storico Palazzo Grangier, attualmente sede delle poste (foto 15). Non ci sfugge, sul retro, una strada chiamata Rue du Temple. Oggi questa via non presenta nulla di caratteristico, ma solitamente un toponimo del genere ricorda il punto in cui, nel Medioevo, sorgeva una mansione templare. È impensabile che i Templari non presidiassero una zona come questa, tappa fondamentale sul Cammino di Santiago. La moderna Massoneria riprende in qualche modo questa tradizione ponendo Digione come una delle prime tappe di quel percorso simbolico detto "dei Compagni" (Tour des Compagnons), di cui abbiamo già parlato a proposito di Vienne. Lasciamo Digione sul finire di un afoso pomeriggio estivo, mentre le vie e i locali pubblici si affollano sempre più di chiassosi turisti. Il ricordo e l'esperienza del suo simbolismo, in aggiunta alla bellezza dei suoi scorci più ameni, rimarranno per sempre fissati nel cuore e nello spirito, come un tatuaggio sull'anima. Ci torna in mente, mentre percorriamo la via del ritorno in treno, che è proprio qui, nella frazione di Fontaine-lès-Dijon, che, alla fine dell'XI sec., ebbe i natali un personaggio importante e di grande influenza su tutta la storia del periodo medievale: quel Bernardo, abate di Chiaravalle, fondatore dei Cistercensi e promotore dei Cavalieri Templari!





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