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I luoghi delle Triplici Cinte in Italia


Accademia Platonica


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La Basilica di Santa Sofia

(Ayasofia Müzesi)


Istanbul



Basilica di Santa Sofia



Aya Sofya, ovvero la Basilica di Santa Sofia, è uno dei principali monumenti di Istanbul ed anche uno dei più affascinanti. Entrando al suo interno, è impossibile non rimanere estasiati dalla bellezza delle sue decorazioni, e dall'atmosfera mistica creata grazie alla sapiente realizzazione dei lucernari ed ai giochi prospettici della sua architettura che fanno apparire le centinaia di lampade sospese più basse di quanto non lo siano in realtà. La sua prima realizzazione risale al periodo in cui la città si chiamava Costantinopoli, e fu, infatti, l'imperatore Costantino che, secondo quando si tramanda, diede inizio ai lavori di costruzione. Terminata nell'anno 360, la chiesa venne dedicata dal vescovo Eudosso di Antiochia ed era originariamente dedicata al Logos, ovvero la seconda persona della Trinità (il Figlio, Gesù Cristo). Distrutta quasi completamente da un incendio, esse venne ricostruita per volere di Teodosio II, e la seconda struttura fu terminata nel 415. Distrutta nuovamente da un incendio quasi un secolo dopo, sotto Giustiniano I, la Basilica fu ricostruita subito dopo, per volere dello stesso imperatore, ed è la struttura che rimane ancora oggi, sebbene ampiamente modificata. Quando nel 1453, infatti, il sultano Maometto II assaltò la città, la basilica venne confiscata e saccheggiata, e convertita in moschea. La sua denominazione cambiò ed essa diventò un tempio dedicato alla Santa Sapienza (Hagia Sophia, in greco, da cui il nome Ayasofia o Aya Sofya in turco).



Interno della Basilica



Dei numerosi restauri eseguiti nei secoli successivi ad opera dei sultani che si sono succeduti, il più importante è quello effettuato tra il 1847 e il 1849, voluto da Abdul Mejid I. A quest'epoca risale la sostituzione di tutti i lampadari, l'intonacatura volta a nascondere tutti i mosaici e gli affreschi di epoca bizantina e la collocazione dei famosi quattro medaglioni circolari, realizzati dal calligrafo Kazasker Izzed Effendi (1801-1877). In essi sono riportati i nomi di Allah, del profeta Maometto, dei primi quattro califfi (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali) e dei due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein. La svolta finale avvenne nel 1935, quando il fondatore della Repubblica Turca e primo Presidente Mustafa Kemal Atatürk sconsacrò la chiesa al culto e la promosse a monumento nazionale (da qui l'appellativo attuale di Muzesi, cioè Museo). I tappeti vennero rimossi, mostrando così dopo secoli i favolosi marmi pavimentali, così come l'intonaco, che fece rivivere gli antichi affreschi. L'edificio della Basilica è famoso per l'effetto mistico della luce che si riflette in tutto l'interno della navata, con la cupola che dà l'apparenza di librarsi al di sopra di essa. Quest'effetto fu reso possibile grazie all'inserzione di quaranta finestre lungo la circonferenza della cupola stessa, sopra la cornice. Tra i curiosi monumenti che affollano la Basilica è da citare la tomba di Enrico Dandolo, il Doge che guidò la Quarta Crociata. Alcuni storici, tuttavia, mettono in dubbio il fatto che il potente signore di Venezia sia effettivamente sepolto all'interno della Basilica.



La tomba di Enrico Dandolo



Le Triplici Cinte


Senza soffermarci ulteriormente sugli aspetti artistici ed architettonici, peraltro interessantissimi, per i quali rimandiamo il lettore a siti e guide specializzate, vogliamo invece segnalare alcuni aspetti simbolici meno noti, nello stile e negli intenti che caratterizzano l'Angolo di Hermes. Prima di tutto, dunque, va detto che sul muretto perimetrale della balconata al piano superiore è possibile, in più punti, trovare il graffito della Triplice Cinta. Nelle immagini sottostanti ne mostriamo tre diversi esemplari.



     


Santa Sofia: Triplice Cinta



Le superfici delle diverse sezioni di questo muretto sono in realtà interessate da un gran numero di graffiti, che variano da scritte di epoca vichinga (riconoscibile dai caratteri runici della stessa) fino ad epigrafi molto più recenti; risulta, pertanto, impossibile stabilirne una datazione.



La "Colonna dei Desideri" e l'Omphalos


Ogni città ed ogni luogo esigono un piccolo rituale, un'azione che il visitatore, chiunque egli sia, è invitato a fare per "avere fortuna", per "realizzare un desiderio", per avere l'opportunità di "tornare in quel luogo". Questi piccoli rituali richiedono quasi sempre che la persona tocchi un certo oggetto, di solito una pietra, affinché si ottenga l'effetto richiesto. Lungi dall'essere soltanto una superstizione o il frutto del folklore locale, questi gesti racchiudono in realtà un profondo significato simbolico. Chiunque abbia sentito parlare delle cosiddette "pietre della fertilità" (cioè le pietre sulle quali le donne, strofinando i propri genitali, si propiziavano la fertilità) oppure delle "pietre di guarigione" (cioè quelle rocce toccando le quali si ottiene la sparizione di reumatismi ed altre affezioni dolorose) può facilmente intuire la portata di tali piccoli gesti rituali e scaramantici. In termini di energie sottili, per chi ci crede, toccare una pietra comporta uno scambio di energia. Chi esegue l'azione lascia sulla pietra la propria "impronta energetica", e poiché generalmente l'azione è eseguita con buona predisposizione si caricherà la pietra (e tutto il luogo in cui essa è alloggiata) di "energia positiva". Allo stesso tempo, la pietra trasferirà alla persona la propria energia benefica, combinazione delle energie telluriche del luogo in cui si trova e del mix di quelle trasferite da tutti gli altri. Questa piccola "scarica" di energia positiva metterà l'animo di chi esegue l'azione in buona predisposizione, favorendo così l'attrazione di ciò che ha desiderato ("legge di attrazione" o teoria del "pensiero creativo"). Il risultato è che se si esegue il rituale con la giusta dedizione (e non come se fosse soltanto una specie di gioco), esso, in qualche modo, funzionerà.



La Colonna dei Desideri



La Basilica di Santa Sofia ha un punto focale di questo tipo, ed è chiamato la "Colonna dei Desideri" (Dilek Tasi), o anche la "Colonna Sudante". La superficie di uno dei pilastri che sorreggono la volta presenta un foro circolare che si trova al centro di una depressione più larga. La tradizione vuole che se si infila il pollice nel foro e si fa ruotare la mano attorno ad esso, come fosse un perno, di un giro completo in senso antiorario (cioè da sinistra verso destra), esprimendo un desiderio esso si avvererà. Altre tradizioni popolari attribuiscono alla colonna il potere di curare le emicranie e anche quello di favorire la procreazione. Il buco sulla colonna somiglia fortemente ad un ombelico e non vi sono dubbi che esso segni la posizione di quello che, nell'intera struttura, è il punto nodale delle energie telluriche, il cosiddetto "Omphalos" del luogo (una parola che, in greco, significa proprio "ombelico"). Da notare che un foro simile, con le stesse caratteristiche, si trova anche nella Basilica Cisterna sotterranea, non molto distante e probabilmente parzialmente sottostante la stessa Basilica di Santa Sofia.





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