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Il Cimitero Ebraico di Varsavia


Il simbolismo funerario giudaico



Veduta del cimitero ebraico di Varsavia



Storia


Il cimitero ebraico di Varsavia, con la sua estensione che ammonta a circa 33 ettari e con più di 200.000 lapidi funerarie è uno dei più estesi d'Europa, se non del mondo intero. La sua costruzione cominciò nel 1806, in seguito ad una petizione della Comunità Ebraica polacca che chiedeva al governo l'istituzione di un nuovo cimitero per servire la loro vasta comunità. L'area scelta cadde a ridosso di quelli che erano allora i confini della città, nel sobborgo di Wola, accanto al cimitero cattolico Powązki, stabilito nel 1790. La più antica sepoltura, datata 6 Dicembre 1806, apparteneva ad un certo Nachum figlio di Nachum di Siemiatycze, ma oggi non è più visibile.


Il cimitero venne parzialmente distrutto dai bombardamenti aerei durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, ma venne successivamente recuperato grazie alla dedizione ed agli sforzi della fondazione ebraica della città, che contribuì al restauro del cancello d'ingresso, di numerose tombe e dell'antico acquedotto risalente al 1907. Anche se oggi la comunità ebraica di Varsavia continua a seppellire i propri defunti in questo cimitero, nessuno visita più le antiche tombe, se non i turisti, che approfittano di questa preziosa reliquia ospitata nella periferia della capitale polacca.


Molte le tombe di personaggi noti, che annoverano scrittori come Solomon Anski (1863 – 1920, autore del dramma parapsicologico "Tra due mondi: Il dibbuk", 1914), pittori come Aleksander Lesser (1814 – 1884) e studiosi come Samuel Abraham Poznański (1864 – 1921, attivista del movimento Sionista e noto per le sue ricerche sul Caraismo e sul calendario ebraico) e infine quella del medico e linguista Ludwik Lejzer Zamenhof (1859 – 1917), che fondò le basi dell'Esperanto, la lingua universale.



Simbolismo


Aggirarsi tra le lapidi e i monumenti funerari di questo vasto cimitero può essere molto istruttivo dal punto del simbolismo. I bassorilievi, gli emblemi, i glifi che si trovano rappresentati sulle lapidi, infatti, hanno tutti un preciso significato, e non vengono mai apposti a caso. Intanto, bisogna ricordare che la religione ebraica vieta le raffigurazioni umane, quindi ritratti e foto sulle lapidi non sono ammesse. Gli artisti funerari, dunque, hanno elaborato tutta una serie di raffigurazioni simboliche atte a dare l'idea della persona sepolta: figure che ne richiamano il cognome, accessori o segni che ne richiamano il mestiere, oppure simboli e figure che ne sottolineano alcuni aspetti caratteriali. Una conoscenza approfondita delle loro caratteristiche può dire già molto della persona che è sepolta, senza bisogno di aggiungere altri epitaffi che nella maggior parte dei casi si limitano a nome, cognome e date di nascita e morte, oltre a qualche acronimo comune. Vogliamo cogliere, dunque, l'occasione per approfondire questa tematica illustrando i vari significati con immagini prese dal vivo nel corso della visita sul posto.



Po-Nikbar



"Po Nikbar". Sulle lapidi ebraiche troviamo quasi sempre impressa la sigla PN formata dalle due lettere dell'alfabeto ebraico PE e NUN. Esse costituiscono le iniziali della formula ebraica Po Nikbar, equivalente al nostro "Qui giace". Le due lettere possono apparire sotto ad altri simboli, o al loro interno, racchiuse entro una Stella di Davide o diversamente sagomate, ma comunque sempre nella parte superiore della lapide. Nella Cabala ebraica la lettera PE indica il silenzio, mentre NUN indica l'anima. La loro somma gematrica è 130.



Leone e Po Nikbar

Leone, Libro e Po Nikbar

Stele con Leone e, dietro, la sigla Po Nikbar

Stele con Leone, Libro e la sigla Po Nikbar






La Stella di Davide



Stella di Davide. È il simbolo per eccellenza della civiltà e della religiosità ebraica, insieme alla Menorah, ovvero il candelabro a sette bracci. Questo simbolo venne fissato come emblema ufficiale del movimento Sionista sin dal 1895 in occasione del primo Congresso di Basilea. Come tale appare sulla bandiera dello stato di Israele, in colore blu su fondo bianco, insieme a due fasce dello stesso colore che ricordano le decorazioni del Talled, o tallit, lo scialle rituale da preghiera. Si ricorda che la Stella, o Scudo, di Davide riveste anche un'importante ruolo nel simbolismo esoterico, dove viene definito esagramma. Il suo significato principale è quello di equilibrio tra le due forze, o energie, vitali: femminile e maschile, simboleggiato attraverso la giustapposizione di due triangoli equilateri in posizione antisimmetrica. Il triangolo con la punta rivota verso l'alto rappresenta il principio maschile, la lama o punta di lancia, l'energia di tipo yang, il fuoco alchemico; l'altro invece rappresenta il principio femminile, il vaso o calice, l'energia di tipo yin, l'acqua alchemica. Sulle lastre tombali la stella di Davide indica generalmente la sepoltura di un uomo, così come la candela, o un candelabro, come vedremo più avanti, indica la sepoltura di una donna.



Stella di Davide (1)

Stella di Davide (2)

Tomba con Stella di Davide

Stella di Davide su una stele






La candela



Candela. Le candele sono generalmente un attributo posto sulle tombe delle donne, perché a loro è devoluto il compito di accenderle durante le cerimonie ed indica che la persona in vita è stata particolarmente pietosa. Generalmente le candele sono poste in candelieri a tre bracci, ma se ne possono trovare anche a due, a cinque o ancora di più. Se una delle candele è spezzata, indica che la donna sepolta è morta in giovane età.






La Menorah



Menorah. Una forma particolare di candeliere è quello a sette braccia, che rappresenta la Menorah, uno dei più antichi simboli della religione ebraica. Secondo alcune tradizioni essa rappresenterebbe il rovo ardente attraverso il quale Dio si sarebbe manifestato a Mosè sul monte Sinai. Altri lo intendono come il simbolo dei sei giorni della creazione (i bracci laterali) con il settimo centrale che rappresenta il sabato. Così come la Stella di Davide appare al centro della bandiera dello stato d'Israele, anche la Menorah ha un posto di rilievo nell'araldica ebraica; in particolare, essa appare al centro dello stemma ufficiale dello stato, affiancata da due rametti d'ulivo e con le lettere della parola "ISRAEL" al di sotto.



Menorah (1)

Menorah (2)

Tomba con Menorah

Menorah su una stele






Il segno dei Cohanim



Il segno dei Cohanim. L'antico segno dei Cohanim è molto frequente sulle lapidi ebraiche. Lo troviamo raffigurato come una coppia di mani giunte, unite per i pollici e per gli indici, e le dita divaricate in modo da formare tre gruppi: il pollice, la coppia indice-medio e quella anulare-mignolo. Il cohen (al plurale, cohanim) è il sacerdote della religione ebraica, un titolo ereditario che spetta di diritto ai discendenti maschi della stirpe di Aronne. Una delle sue prerogative è quella di impartire la Benedizione Sacerdotale ai fedeli, tenendo le braccia tese davanti a sé e le dita delle mani in una posizione ben precisa, quella, appunto, che troviamo raffigurata sulle steli funerarie.



Il segno dei Cohanim

Immagine tratta dal trattato cabalistico "Shefa Tal" (XVII sec.)



Questa posizione è carica di significati, a partire dalla più elementare: le mani, in questa posizione, riproducono la forma della lettera shin, iniziale della parola ebraica Shaddai, ovvero "Signore. Ovviamente vi sono poi associati significati più profondi, legati ad una tradizione più segreta ed esoterica, che rientra nel vasto corpo dottrinario della Cabala. Nell'immagine sottostante troviamo la raffigurazione dello stesso gesto con le mani suddivise in 28 sezioni, ognuna delle quali contraddistinta da una lettera dell'alfabeto ebraico. Le due coppie di lettere che appaiono alla base delle mani formano il sacro tetragramma (YHWH), l'ineffabile nome di Dio. Il numero 28 ha una valenza particolare in quanto si ricava dalla somma delle lettere che compongono la parola "Koach", ossia "forza".


Il saluto vulcaniano di Spock

Qualche lettore avrà sicuramente riconosciuto nel gesto della mano il "saluto vulcaniano" reso famoso dalla saga fantascientifica televisiva e poi cinematografica di Star Trek. Questo saluto era tipico del personaggio chiamato Spock, che accompagnava il gesto con le parole "Lunga vita e prosperità". Nella spiegazione fornita dai creatori della saga, il saluto traeva origine dal simbolismo associato alle varie dita della mano nella filosofia vulcaniana: il mignolo rappresenta la filosofia dell'IDIC (Infinite Differenze in Infinite Combinazioni), mentre l'anulare rappresenta la filosofia del Nome (il Tutto), che è strettamente legata alla filosofia dell'IDIC. Il dito medio, quello più lungo, rappresenta la Dottrina della Dominazione della Logica Sulle Emozioni, e si accompagna al dito mignolo che rappresenta il rispetto vulcaniano per la vita. Il pollice da solo rappresenta la grande importanza della privacy individuale. In realtà, come ha ammesso l'attore Leonard Nimoy, che ha interpretato il popolare alieno dal 1966 al 2013, il gesto è tratto proprio dalla sua educazione ebraica, essendo anche lui un cohen. (foto: © Gene Roddenberry)



Il segno dei Cohanim con la corona

Il segno dei Cohanim tra due leoni

Il segno dei Cohanim sormontato dalla Corona

Il segno dei Cohanim tra due leoni affiancati






La corona



Corona. Molto spesso insieme ad altri simboli, in posizione sommitale, appare una corona. In generale, si tratta di un altro emblema sacerdotale, chiamato in ebraico "Ateret cohanim" (la corona dei sacerdoti), che serve ad esaltare il sacerdote sopra tutti i re della terra. Associata alla figura del leone, è un emblema di regalità, in relazione alla stirpe di re che discesero, tramite Davide, dalla tribù di Giuda, il cui simbolo era un leone. In senso figurato, una corona può indicare la sepoltura di un capofamiglia, in particolare se essa viene rappresentata in terra, rovesciata, come se fosse caduta. In ambito cabalistico, la corona (chiamata Keter) è anche la prima delle 10 Sefirot che fanno parte dell'albero della Cabala.



L'Aquila, la Corona e i Leoni affiancati

Corona che sormonta le Mani dei Cohanim

L'Aquila, la Corona e i Leoni affiancati

Corona che sormonta le Mani dei Cohanim






La brocca dei Leviti



Brocca d'acqua. Una caraffa da cui viene versata dell'acqua è il segno distintivo dei Leviti, ossia appartenenti alla tribù dei figli di Levi. Anche il Levita è una figura sacerdotale, ma le sue funzioni sono subordinate a quelle dei Cohanim. Una di queste costituiva nel lavare le mani del cohen prima della benedizione sacerdotale, donde l'origine del simbolismo della brocca.



La Brocca dei Leviti (1)

La Brocca dei Leviti (2)

Steli funerarie con la Brocca dei Leviti






Strumenti musicali



Strumenti musicali. Una tromba, un flauto, una lira o uno strumento musicale in genere può indicare ancora una volta la casta dei Leviti, giacché essi erano anche suonatori, oppure, naturalmente, che il defunto in vita era stato un musicista.







L'albero

Il tronco reciso



Albero. Gli alberi, in linea generale, simboleggiano la vita, in riferimento al simbolismo universale dell'Albero della Vita. Due alberi affiancati, tuttavia, potrebbero avere un significato più specifico, ovvero potrebbero ricordare i due alberi particolari che secondo la Bibbia crescevano all'interno del Giardino dell'Eden: il già citato Albero della Vita e l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Nela tradizione ebraica, il Giardino dell'Eden indicava essenzialmente il Regno dei Cieli.



Albero con Libro della Legge

Albero con Libro della Legge



Un tronco d'albero reciso o un ramo spezzato indica che la persona sepolta è deceduta in età molto giovane, ovvero che l'Albero della Vita è stato tagliato troppo prematuramente.



Albero con ramo spezzato e Leone (1)

Albero con ramo spezzato e Leone (2)

Steli con l'Albero e il Leone. Si noti, in entrambe le foto, il ramo spezzato sulla sinistra






Il cervo



Cervo. Il cervo nel simbolismo ebraico sta ad indicare i discendenti della tribù di Neftali, in riferimento al passo della Genesi in cui si dice: "Neftali è una cerva slanciata che dà bei cerbiatti" (Gen. 49, 21). Sulle lapidi ebraiche, essa sta ad indicare persone il cui nome ricorda quello del cervo o è ad esso collegato: Zvi (in ebraico), Hirsch (yiddish e tedesco) o Naftali.



Un cervo e la sigla Po Nikbar

Un cervo e la sigla Po Nikbar (sulla sinistra)






Il leone



Leone. Il leone nel simbolismo giudaico rappresenta la tribù di Giuda, in riferimento al passo biblico in cui si dice: "Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare?" (Gen. 49, 9). Il leone, insieme alla corona, è un simbolo di regalità, perché è dalla tribù di Giuda che, secondo la Bibbia, discese la stirpe di Davide. Posto sulle tombe ebraiche, indica una persona il cui nome è collegato a Giuda, come Yehuda, in ebraico, o Judah, in inglese, oppure che richiama il leone nelle varie lingue: Ari o Aryeh (ebraico), Ariel (in ebraico, il "leone di Dio"), Leib (yiddish), Leon (in francese), Leo (in italiano), Loeb o Loew (in tedesco).



Stele con Leoni affiancati

Un Leone scolpito direttamente sulla stele

Stele con Leoni affiancati

Un Leone scolpito direttamente sulla stele






Il lupo



Lupo. La figura del lupo è l'emblema della tribù di Beniamino, derivata dal passo biblico della Genesi in cui si afferma: "Beniamino è un lupo che sbrana: al mattino divora la preda e alla sera spartisce il bottino" (Gen. 49, 27). Come per altre figure simboliche delle tribù, quella del lupo poteva essere apposta sulla lastra tombale di una persona defunta se il suo nome fosse stato Beniamino oppure avesse richiamato il lupo nella varie lingue: Ze'ev (scritto anche come Zeev, Zev o Zeb) in ebraico, Wolf in inglese e in tedesco. Il nome era particolarmente diffuso tra gli Ebrei Ashkenazi, in special modo quelli che vivevano in Israele.



Aquila, Leone, Lupo, Cervo e Serpenti

Un simbolismo complesso: Aquila, Leone, Lupo, Cervo e Serpenti






L'orso



Orso. La figura di un orso rappresenta una persona il cui nome in vita era Dov (in ebraico) o Ber (in yiddish).






Lo Shofar



Shofar. Lo shofar era un antico strumento a fiato ricavato dal corno di un montone. Una sua rappresentazione sulle pietre tombali significava che la persona deceduta in vita era un suonatore di questo corno.






I libri

Il rotolo della legge



Libro. Un rotolo scritto, un libro aperto o una serie di libri allineati in uno scaffale indica che ci si trova in presenza della tomba di un rabbi, ovvero un maestro di legge, oppure di uno studente della legge ebraica. In generale, la presenza di libri indica erudizione. In alcuni casi, a seconda del numero di libri che sono rappresentati, essi hanno un significato ancora più preciso. Cinque libri, ad es., indicano che la persona ivi sepolta aveva una grande familiarità con la Torah scritta, ovvero i cinque libri del Pentateuco (che secondo la tradizione sono il frutto della trasmissione diretta da Dio a di Mosè: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio). Sei libri, invece, indicano una profonda conoscenza della Torah orale, costituita dai "sei ordini" della Mishnah.



Monumento funerario formato da Libri

Stele funeraria con quattro Libri

Monumento funerario formato da Libri

Stele funeraria con quattro Libri






Il cofanetto della Tzedakah



Cofanetto della Tzedakah. Una cassetta per le elemosine, spesso rappresentata con una mano che vi infila una moneta rappresenta il concetto ebraico di Tzedakah. Anche se viene tradotto genericamente con il termine "carità", intendendo una donazione spontanea di denaro a scopo di beneficienza, la Tzedakah rappresenta in realtà qualcosa di più profondo. La sua traduzione più letterale è "giustizia", o "rettitudine", e rappresenta l'obbligo morale e religioso di fare sempre ciò che è bene o giusto per aiutare il prossimo, il che comprende numerose forme di donazioni tra cui anche quelle in denaro. Forme alte di Tzedakah sono le donazioni di beni e di denaro a persone completamente sconosciute, lasciti e versamenti a società che si occupano di far diventare le persone assistite indipendenti anziché farle vivere di sola carità, la somministrazione di cure o assistenza manuale a persone che ne hanno bisogno ma che non hanno i mezzi necessari per procurarsele. La persona che reca sulla propria tomba il simbolo della Tzedakah, dunque, è stata in vita una persona molto caritatevole nel senso che è stato appena esposto.



Rappresentazione della Tzedakah (1)

Rappresentazione della Tzedakah (2)

Due esempi di stele con raffigurazione del concetto di Tzedakah






Il serpente



Serpente. I serpenti compaiono frequentemente nelle rappresentazioni funerarie ebraiche, a volte abbarbicati attorno a colonne oppure all'Albero della Conoscenza del Bene e del Male (in questo caso incarnando il serpente biblico simbolo del peccato e delle tentazioni), altre volte in diverse configurazioni che si intrecciano e si snodano a vario titolo sulle steli funerarie. In molte tradizioni, non solo ebraiche, a questo animale era attribuita la capacità di riguadagnare il proprio vigore in punto di morte cambiando la propria pelle. Dunque esso rappresenta la vincita sulla morte e quindi la vita eterna. Questo senso è particolarmente approfondito se il serpente viene rappresentato nella sua forma circolare, mentre tiene la propria coda nella bocca: questa immagine viene chiamata uroboro (dal greco "ouroboros", vedi più avanti). Un'altra figura particolare, anch'essa molto frequente sulle lastre tombali, è quella di un rettile che si avvolge attorno ad un calice: la coppa di Igea, anch'essa descritta più avanti.



Il Serpente dell'Eden

Albero della Vita con il Serpente dell'Eden






L'Ouroboros



Ouroboros. L'Ouroboros, o Uroboro, è il serpente che si morde la coda, ed è un simbolo che non appartiene specificamente alla cultura ebraica. Esso sta ad indicare la ciclicità del tempo e l'infinito ripetersi del cicli della vita: nascita, morte, rinascita ecc. Posto su una lastra tombale, esso sta ad intendere l'infinito e probabilmente la credenza in una vita dopo la morte.






La coppa di Igea



La coppa di Igea. La figura di un serpente che si avvolge attorno ad un calice richiama la figura di Igea, una divinità minore della mitologia greca, successivamente passata in quella romana. Igea era la figlia di Asclepio (l'Esculapio dei Romani), il dio della medicina, e della ninfa Epione, e sovrintendeva alla salute del corpo ed all'igiene (un termine etimologicamente legato al suo nome). Presso i Romani venne identificata come Salus o Valetudo, entrambi sinonimi di benessere fisico. Il suo emblema era una coppa in cui abbeverava un serpente e nelle sue rappresentazioni questo animale compare sempre. Modernamente è sinonimo di medicina, alla stessa stregua della "Verga di Esculapio", un bastone attorno al quale è avvolto un serpente (da non confondere con il Caduceo, o "Verga di Mercurio", in cui i serpenti sono due). Collocato al di sopra di una lapide ebraica, indica una connessione del defunto con il mestiere di medico o con la pratica della medicina.



La Coppa di Igea

La Coppa di Igea

Tomba di Edward Flatau, famoso psichiatra e neurologo polacco (1868 – 1932)






Il vaso



Urna. Un vaso o un'urna cineraria collocati al di sopra di un piedistallo simboleggia il corpo materiale che racchiude al suo interno l'anima. Un velo poggiato al di sopra simboleggia il lutto e la sofferenza dei familiari e delle persone vicine al defunto.






La ghianda



Ghianda. "Da una piccola ghianda nasce una quercia gigante": questo detto popolare riunisce in sé gran parte del simbolismo associato alla pianta della quercia ed al suo frutto; la ghianda. Quando sono rappresentate su lastre tombali o su lapidi, le foglie di quercia simboleggiano generalmente le qualità di potere, forza, durata, longevità, virtù e fede. Queste qualità derivano dall'osservazione diretta delle caratteristiche dell'albero di quercia, che cresce e si sviluppa molto lentamente ma che può raggiungere altezze vertiginose (dai 10 ai 30 metri) e può vivere per secoli, a seconda delle varie specie.


Una ghianda collocata sulla tomba, su un pilastrino o su un piedistallo può dare l'idea di una grande vita spirituale dopo la vita terrena.






La sfera



Sfera. Come tutto ciò che è circolare, la sfera richiama l'idea della ciclicità della vita e dell'eternità. Dunque una sfera collocata sopra una tomba, su un piedistallo o un pilastrino, richiama l'idea della vita eterna.






La clessidra alata



Clessidra. Una clessidra, semplice oppure provvista di ali, è un simbolo classico della caducità del tempo, e la troviamo tanto nei cimiteri ebraici quanto in quelli cattolici o protestanti. In questi ultimi, la figura è spesso accompagnata dal motto latino Tempus Fugit ("il tempo sfugge"), che in alcuni contesti può essere interpretato come una sorta di "memento mori": è come se ricordasse all'osservatore che il tempo scorre inesorabile e che dunque non conviene fare progetti a lungo termine, ma vivere la vita come una serie di ultimi giorni per fare al meglio le cose presenti.



Il simbolo della Clessidra alata

Il simbolo della Clessidra alata






Il pesce



Pesce. Un singolo pesce rappresentato su una lastra tombale potrebbe rappresentare il nome Fischel così come i mestieri di pescatore o pescivendolo. Quando invece sono presenti due pesci, è più facile che essi richiamino la costellazione omonima. In tal caso, essi sarebbero rappresentativi del mese di Adar, il mese in cui veniva celebrata la festa del Purim e il mese in cui ci si aspetta la venuta del Messia. I pesci, ancora, sono un simbolo di fertilità a ragione della loro quantità, perché essi "…secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del Mar Mediterraneo" (Ezechiele 47, 10). Inoltre, la tradizione ebraica attribuisce a questi animali la proprietà di tenere lontano il malocchio, come recita il detto popolare "Finché i pesci del mare saranno coperti dall'acqua… l'occhio del male non avrà potere su di loro" (Berakhot 20a). Infine, la costellazione dei Pesci simboleggia la Giudea.






Gli uccelli



Uccello. Gli uccelli sulle tombe indicano generalmente le sepolture delle donne. Come altri animali, essi potrebbero indicare anche il nome di una persona, in questo caso una donna chiamata Tziporah (in ebraico) o Faiga (in yiddish). Alcuni uccelli in particolare, poi, possono avere significati specifici. La colomba, ad es., come nella tradizione cristiana, è simbolo di pace.






Il grappolo d'uva



Uva. Un grappolo d'uva è il simbolo della comunità di Israele.






L'agnello



Agnello. Anche se non presente nel cimitero di Varsavia, citiamo un altro simbolo che è possibile trovare in alcuni cimiteri ebraici di epoca vittoriana: l'agnello, che generalmente indicava il sepolcro di un bambino.






Il "dottore che spera"


Una delle tombe che più spicca all'interno del cimitero ebraico di Varsavia è quella del medico, linguista e glottoteta polacco di origini ebraiche Ludwik Lejzer Zamenhof, che tra il 1872 e il 1887 inventò e sviluppò una lingua artificiale destinata a favorire il dialogo tra popoli di lingue diverse. Questo idioma universale prese in seguito il nome di Esperanto, dallo pseudonimo di "Doktoro Esperanto" (letteralmente, il dottore che spera) adottato dallo stesso Zamenhof. La principale caratteristica di questa lingua, i cui idiomi derivano in gran parte da latino, lingue romanze (in particolare italiano e francese), lingue germaniche (tedesco e inglese) e lingue slave (russo e polacco), ma contiene anche termini da lingue orientali, come il giapponese, è che le sue regole grammaticali sono semplici ed immutabili, senza eccezioni. In tal modo lo studio dell'esperanto è semplice, rapido e lineare anche per chi inizia a studiarlo in età adulta, ma la lingua conserva in tutto e per tutto la stessa capacità espressiva di una lingua etnica.



La tomba del Doktoro Esperanto (1)

La tomba del Doktoro Esperanto (2)

La tomba di Ludwik Lejzer Zamenhof (1859 – 1917), l'inventore dell'Esperanto



Uno dei simboli più comuni utilizzati dalla comunità di esperantisti è la stella a cinque punte, che rappresenta i continenti conosciuti, di colore verde, che simboleggia la speranza. Gli esperantisti la chiamano Verda Stelo, cioè Stella Verde, e come tale la troviamo anche sulla lapide. Il monumento ha la forma di un tronco di piramide rovesciata, sul quale è collocata l'iscrizione redatta in esperanto. Sulla sommità è collocata una sfera, che come abbiamo visto simboleggia la vita eterna, attorno alla quale si avvolge uno striscione, tenuto fisso da una serie di stelle a cinque punte.





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