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Accademia Platonica


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Maria Maddalena e l'eredità catara

 

Alet-les-Bains

 

 

L'abside dell'Abbazia di Notre-Dame d'Alet

L'abside romanica dell'Abbazia di Notre-Dame d'Alet

 

La piccola città di Alet-les-Bains si trova nel sud della Francia, a circa 30 km a sud di Carcassonne ed 8 km a sud di Limoux. Abitato sin dall'era preistorica, il sito sin dall'epoca romana deve la sua fama (ed il suo toponimo) alla ricchezza di acque termali, tanto che in origine era denominato Pagus Electensis, "villaggio privilegiato". La città cominciò a prosperare in seguito alla fondazione dell'Abbazia Benedettina di Notre-Dame d'Alet, che risale al IX sec. Il massimo splendore si ebbe nel XIV sec., quando la città divenne sede vescovile. Le Guerre Religiose che sconvolsero la zona nel XVI sec. segnarono invece l'inizio della decadenza. La città venne posta sotto assedio, e successivamente messa a ferro e fuoco; anche l'abbazia subì la stessa sorte. Oggi ne rimangono delle splendide rovine, ma il fascino antico del paese può ancora essere vissuto passeggiando per il centro storico, dove tra le altre attrattive, gli appassionati del mistero e del simbolismo non possono mancare la casa di Nostradamus, che qui venne ad abitare per un certo periodo di tempo nell'arco della sua vita.

 

 

L'Abbazia di Notre-Dame d'Alet

 

 

Secondo la tradizione popolare, il primo nucleo dell'abbazia benedettina, allora semplice monastero, venne edificato sui resti di un preesistente tempio pagano dedicato alla dea Diana. Subì ripetutamente invasioni e distruzioni da parte dei Visigoti e dei Saraceni, fino alla vittoria contro questi ultimi ad opera di Carlo Magno, che assegnò al controllo della zona Bera I, già Conte del Rhazés e di Barcellona. In segno di ringraziamento, Bera I innalzò il monastero al rango di Abbazia, che da allora cominciò a prosperare. La tempesta arrivò per questo edificio all’epoca delle persecuzione scatenata contro i Catari, accusati di eresia, che sfociò in una vera e propria crociata bandita da Urbano III. Il territorio di Alet si trovava allora sotto la giurisdizione del conte Trencavel, signore di Beziers e Carcasonne, il quale in un clima di tolleranza e di rispetto ospitava delle comunità catare e dava loro protezione. Quando scoppiò la persecuzione, i monaci rimasero fedeli al loro signore finendo, di fatto, scomunicati con essi. Le truppe francesi, comandate da Simon de Montfort, giunsero in città e costrinsero alla resa la popolazione locale. I monaci di Notre-Dame d’Alet furono costretti ad abbandonare l’abbazia ed a rifugiarsi presso la corte del conte di Foix. Solo dopo più di quarant’anni essi poterono riprendere possesso dell’Abbazia. Nel XVI sec. le guerre di religione tra cattolici e protestanti, che scoppiarono in tutta Europa, le diedero il colpo di grazia: gli Ugonotti invasero l’abbazia nel 1577 e la devastarono, distruggendola in gran parte. Una palla di cannone distrusse parte del tetto, che non poté mai essere riparato, e che finì col tempo per crollare totalmente. Fu così che l’ultimo dei vescovi che si erano succeduti ad Alet, alla vigila della Rivoluzione Francese, vendette i muri rimasti per permettere la realizzazione di una strada reale, il cui progetto prevedeva il passaggio attraverso la cattedrale. Il progetto venne attuato anni più tardi, al tempo di Napoleone: quattro delle cinque absidi vennero abbattute ed il coro, così destabilizzato, crollò miseramente. Oggi, grazie ad un’opera di recupero e di restauro avviata all’inizio del secolo scorso, possiamo ammirare ciò che rimane dell’ultima abside, quella romanica, che è anche la più antica e di maggiore interesse architettonico.

 

 

 

La Sala Capitolare: interno
La Sala Capitolare: ingresso
La Sala Capitolare: capitello decorato
Particolare dell'abside

Foto 1

La Sala Capitolare:

interno

Foto 2

La Sala Capitolare:

ingresso

Foto 3

La Sala Capitolare:

capitello decorato

Foto 4

Particolare dell'abside

 

 


 

La Chiesa di Sant'Andrea (Eglise de Saint-André)

 

 

Veduta della chiesa di Sant'Andrea dalle rovine dell'Abbazia

Veduta della chiesa di Sant'Andrea dalle rovine dell'Abbazia

 

 

Accanto alle rovine della Cattedrale, separata da un piccolo terreno sul quale sorge un cimitero, s’innalza la chiesa di stile gotico-meridionale di Sant’Andrea, edificata nel XIV sec. Fu probabilmente il primo vescovo d’Alet, Barthelemy, che decise di far costruire nella sua città una chiesa parrocchiale. La cappella ed il campanile risalgono allo stesso periodo, mentre altre aggiunte sopraggiunsero successivamente: le cappelle ed il portico occidentale datano dalla fine del XV all’inizio del XVI secolo; alla fine del XVII sec. Nicolas de Pavillon, 29° vescovo di Alet, provvide ad una prima restaurazione generale degli ambienti, mentre risale al XVIII l’ingrandimento del coro ed al XIX la costruzione della Cappella delle Anime del Purgatorio. Guardando la chiesa dall’esterno, in particolare dalle rovine dell’Abbazia di Notre-Dame d’Alet, si notano le due grandi finestre laterali con vetrate istoriate in forma di grandi Esagrammi (Stelle di Davide). Entrando nella chiesa, si nota che due rosoni uguali si trovano anche sull’altra facciata. Questa simbologia, mutuata dal culto ebraico, sembrerebbe stonare con una chiesa cristiana, ma è probabile che all’epoca della sua realizzazione la comunità ebraica, che ad Alet era presente e numerosa, ed anche molto prosperosa, fornì un contributo per l’edificazione della chiesa.

 

 

La Sala Capitolare: interno

Foto 5

Particolare dei rosoni

 

 


 

La "Casa di Nostradamus"

 

 

La "Casa dell'Ebreo" o "Casa di Nostradamus"

La "Casa dell'Ebreo" o "Casa di Nostradamus"

 

 

I "cacciatori di misteri" ad Alet-les-Bains trovano pane per i loro denti non solo nei grandi edifici religiosi, ma anche in giro per il paese. In particolare, attraversando la strada e percorrendo poche centinaia di metri, giunti in Place de la Republique ed imboccando una delle tante stradine che da essa si dipartono, si giunge al cospetto di un’abitazione molto particolare. Secondo la tradizione, questa casa poteva essere appartenuta ai nonni di Nostradamus, che erano di origine ebraica: infatti, essa viene chiamata "Casa di Nostradamus" o anche "Casa dell’Ebreo". Fu veramente il famoso medico, astronomo e mago francese, autore dello scritto profetico delle "Centurie", a frequentare questa casa, sia pure in visita ai nonni? Sebbene non vi sia nulla di certo, colpisce all’esterno la presenza di tutta una serie di simboli magici ed esoterici intagliati nelle travi di sostegno della tettoia, dipinte di nero. Sul trave più esterno (foto 6) si notano uno scudo ripartito in sette fasce orizzontali di "colore" alternato, una Stella di Davide inscritta in un cerchio, a sua volta inserito in una prolunga ogivale ed in un rettangolo che racchiude il tutto. A fianco, un simbolo circolare ripartito simmetricamente ricorda il simbolo del Tao, lo Yin e Yang della tradizione magica orientale. Sulla trave successiva (foto 7), incontriamo ancora una croce potenziata iscritta in un cerchio, un rettangolo con due elementi sovrapposti in forma di "X" che sembrano due chiavi ed infine un delfino sempre contenuto in un cerchio. Dietro a questi, sul lato opposto, compaiono altri tre simboli circoscritti (foto 8): un Fiore della Vita, una corona solare ad otto raggi ed una croce patente in "negativo" che forma in "positivo" un altro Fiore a quattro petali.

 

 

Casa di Nostradamus: Simboli (1)
Casa di Nostradamus: Simboli (2)
Casa di Nostradamus: Simboli (3)

Foto 6

Casa di Nostradamus: Simboli (1)

Foto 7

Casa di Nostradamus: Simboli (2)

Foto 8

Casa di Nostradamus: Simboli (3)

 

 


 

Maria Maddalena e l'eredità catara