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Narni sotterranea


Narni (TR)



Affresco in una cappella sotterranea della Chiesa di San Domenico



Il percorso inizia sotto il complesso conventuale di San Domenico con l'ingresso in una chiesa del XII secolo, che conserva affreschi, tra i più antichi della città. Attraverso un varco nella muratura si passa in un locale con cisterna romana, probabilmente resto di una domus e subito dopo, percorrendo un lungo cunicolo, si giunge in una grande sala, dove avvenivano luogo gli interrogatori del Tribunale dell'Inquisizione, attestata da documenti ritrovati nell'archivio storico comunale e dai segni lasciati dagli strumenti di tortura sulla muratura. Una piccola cella, unica in Italia nel suo genere, documenta con segni graffiti sulle pareti le sofferenze patite dagli inquisiti, uno dei quali ha voluto lasciare un messaggio attraverso un codice grafico, non ancora completamente decifrato. L'identità dell'anonimo prigioniero rimane ancora un mistero, legato a sua volta ad un altro mistero: la scomparsa dei documenti dell'archivio dei Domenicani, che potrebbe far luce sulla strana vicenda.


La visita continua nel sotterraneo della Chiesa di Santa Maria Impensole, dove si conservano strutture romane con due cisterne, sopra alle quali fu edificata una chiesa nell'ottavo secolo, poi utilizzata per costruire una soprastante chiesa romanica. Il percorso nella "Narni Sotterranea" termina all'interno del Lacus, la grande cisterna altomedioevale presente sotto la fontana di piazza Garibaldi, già piazza del Lago.





Particolare dei graffiti n° 1



Una piccola porta conduce all'interno di una cella di pochi metri quadrati. Le pareti interne sono completamente ricoperte di graffiti rappresentanti numeri, sigle e simboli ancora non del tutto interpretati. In più punti compare l'acronimo IHS, simbolo dei Gesuiti. In tutte le scritte (come in quella visibile in alto, nella foto, "Il Paratiso Santo") le lettere "D" sono sostituite con una "T". Secondo alcuni si tratta di una forma dialettale, ma l'ipotesi più accreditata è che l'autore abbia voluto evitare l'uso dell'iniziale di "Domenicanus", in disprezzo dei suoi carcerieri. Ai due lati, il simbolo della luna e del sole (un riferimento al dualismo alchemico: argento e oro?), e a fianco una specie di conteggio del tempo passato nella cella: a sinistra si legge "ora 000 1759", a destra "ora 1440 1760", cioè 60 giorni.





Particolare dei graffiti n° 2



In alto a destra è presente una curiosa sequenza numerica palindroma, 724427, a cui viene aggiunto uno "0" finale (a meno che il "7" iniziale lo si consideri come "07", ed allora la sequenza sarebbe: 07-24-42-70). Sotto, viene rappresentato un albero con numerosi uccelli intorno. Uno di essi, messo in evidenza sul lato destro, non può volare perché ha le zampe legate: è probabilmente una raffigurazione del suo stato di prigionia.





Particolare dei graffiti n° 3



Altro simbolo ricorrente è quello della croce sul monte, simbolo del Calvario, ma anche massonico. Al di sotto, un'altra raffigurazione allegorica: vi è rappresentato un falconiere (la Chiesa) che va a caccia di colombe (i presunti dissidenti eretici).





Particolare dei graffiti n° 4



Accanto al falconiere, sulla parete contigua, un graffito rappresenta San Nicola, patrono della vicina località di Itieli: ogni anno, infatti vi si celebra una solenne processione dedicata al santo che diede origine alla leggenda di Babbo Natale. In questo graffito è rappresentato uno dei più famosi miracoli del Santo, il salvataggio di tre bambini rinchiusi in una botte. Ma la botte qui è rappresentata in una forma assai strana, un quadrato, o scacchiera, di 7 x 7 caselle.





Particolare dei graffiti n° 5



Accanto all'unica, piccola finestra, che dà luce all'ambiente, è disegnata una specie di quadrante di orologio solare, come si deduce dal foro al centro che probabilmente aveva ospitato un chiodo per la proiezione dell'ombra. Sul quadrante, però, sono segnate soltanto 6 ore. Sembra che nel XVI e XVII secolo si diffuse in Italia l'abitudine di segnare le ore dal tramonto; così 1 segnerebbe la prima ora dopo il tramonto, mentre 24 segnerebbe l'ora esatta del tramonto. Gli orologi, così costruiti, detti "alla romana", avevano solo sei ore sul quadrante, perché i meccanismi delle lancette facevano quattro giri completi ogni 24 ore. Purtroppo in questo contesto non si riesce a capire come venisse misurato il tempo… e se non si trattasse di un orologio solare?





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