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L'Abbazia di San Vittore alle Chiuse


Genga (AN)



Abbazia di San Vittore alle Chiuse



L'Abbazia di San Vittore alle Chiuse sorge nel cuore delle Marche, nei pressi di Genga (AN), a ridosso del valico tra le cime rocciose tra le quali, nel 1972, furono scoperte le famose Grotte di Frasassi. Si ha notizia dell'esistenza di un monastero in questa zona dall'anno 1007, quando esso viene citato in un atto come “monasterium de Victorianum”. Il termine “Victorianum”, dunque, viene riportato come riferimento geografico, e non ha nulla a che vedere, alle origini di questo edificio, con il Santo titolare. Il monastero, infatti, era di fondazione benedettina ed in origine era dedicato a San Benedetto. Solo successivamente al Santo di Norcia vennero affiancati il martire Vittore (probabilmente grazie all'assonanza del suo nome con il toponimo), la Vergine Maria, e infine i Santi Biagio e Nicola (due Santi il cui culto era frequentemente associato ad una presenza di Cavalieri Templari; se questo, però, fu il caso dell'abbazia marchigiana, è tutto da scoprire). Nel corso dei secoli, ogni altra dedicazione decadde rimanendo in vigore solo quella a San Vittore, alla quale venne aggiunto il termine “de clausa” o “de clausis” (in italiano, “alle chiuse”) come indicazione della sua posizione a cavallo di un valico sull'Appennino.


La chiesa venne fondata intorno all'anno Mille per iniziativa di una famiglia privata, quella degli Attoni-Alberici-Gozzoni, che donò il terreno privato per la sua costruzione. La sua architettura massiccia e la presenza di due torri, una circolare a Sud ed una quadrata a Nord, la fanno assomigliare più ad una fortezza che ad una chiesa, e non è da escludere che l'edificio possa essere servito anche a scopo difensivo. Si noti l'accostamento di forme nelle due torri (una cilindrica ed una quadrangolare) che richiamano il noto dualismo simbolico del Cerchio e del Quadrato, ovvero del Cielo e della Terra, del Divino e dell'Umano, e del passaggio tra le due dimensioni che viene denominato, simbolicamente, la “Quadratura del Cerchio”. L'abbazia si sviluppò e crebbe prospera durante i secoli XI e XII, ma intorno alla metà del XIII sec. essa entrò nell'influenza del comune di Fabriano e della potente famiglia dei Chiavelli. Ciò segnò ben presto la fine dell'abbazia, che nel 1406 venne infine soppressa e annessa al Monastero di Santa Caterina, presso Fabriano.



Simbolismo


Una visita dell'Abbazia regala agli appassionati di simbolismo più di qualche sorpresa. Sopra una delle colonne interne, molto spesse ed a sezione cilindrica, troviamo un graffito ben pronunciato che riproduce un Nodo di Salomone destrogiro a quattro anelli. Accanto ad esso troviamo un altro simbolo non meno interessante: una losanga nel quale sono inscritti otto radiali, che rappresenta una variazione per deformazione del ben noto simbolo del Centro Sacro. La losanga, di per sé, risulta dalla giustapposizione di due ternari, attivo e passivo, che si contrastano e si equilibrano, e rappresenta l'Armonia Universale né più né meno come l'Esagramma, dove invece i due ternari risultano sovrapposti. Ma, in questa particolare configurazione, essi risultano anche come unione di due simboli chiave della fertilità maschile e femminile, la Lama e il Calice, i quali uniti alla simbologia del Centro Sacro la dicono, a nostro avviso, lunga sulle proprietà energetiche di questo luogo. Un altro Nodo, meno definito del precedente, si trova graffito su un'altra colonna confuso tra diversi altri segni.



Nodo di Salomone con Losanga

Nodo di Salomone tra altri graffiti

Il Nodo di Salomone e la Losanga/Centro Sacro

Un Nodo di Salomone misto ad altri graffiti



Nel vano interno di una piccola finestra, sul lato superiore, incontriamo un'altra strana presenza, un simbolo che raffigura un otto rovesciato, una figura cui i matematici diedero il nome di 'lemniscata' e che verrà preso, a partire dalla seconda metà del XVII sec., come simbolo dell'Infinito. Ma più anticamente, in epoca coeva a quella dell'abbazia, il simbolo aveva connotazioni più profonde, e costituiva una variante dell'Ouroboros, il serpente che si morde la coda, che spesso era rappresentato nella forma a doppio circolo. Il serpente è un altro noto simbolo delle energie della Terra.



Vano di finestra con Infinito

Il simbolo dell'Infinito in dettaglio

Vano di finestra con simbolo dell'Infinito

Il Simbolo dell'Infinito in dettaglio



In tempi moderni, qualcuno ha voluto sottolineare ancora di più la valenza simbolica di questo luogo, aggiungendo un quadro che riproduce una Madonna Nera, l'Odighitria (l'iconografia più comune, con Maria che indica il Bambino che regge in grembo: 'odighitira' = 'che indica la via').



La Madonna Nera Odighitria





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