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La "Famiglia del Graal"


Un'inchiesta… eretica!



"Gesł che benedice i bambini" (vetrata, 1927)

Round Church, Cambridge (Cambridgeshire, Regno Unito)



"Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là".
(Mt. 19, 13-15)


"Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro".
(Mc. 10, 13-16)


"Gli presentavano anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l'accoglie un bambino, non entrerà in esso»".
(Lc. 18, 15-17)



L'episodio di Gesù che accoglie e benedice i bambini è presente in modo pressoché identico in tutti e tre i Vangeli sinottici, mentre è completamente assente nel Vangelo di Giovanni. Come tanti altri episodi narrati nel Nuovo Testamento, questa narrazione ha ispirato nel tempo numerosi artisti che hanno rappresentato la scena nelle loro opere.


In pittura il tema iconografico di Gesù con i bambini si diffuse particolarmente durante i secoli XVI e XVII. Il fiammingo Cranach il Vecchio riprodusse il tema più volte, per esempio nella tavola del 1538. Altre opere famose ispirate al tema sono quelle di Bloclilandt (disegno, 1579-80 ca.) e Van den Valckert (1620). Dopo un fugace ritorno alla rappresentazione in forma romantica nel XIX sec. (vedi, ad es., l'opera di Kirchbach, del 1897), il tema venne ripreso nel XX sec. da autori moderni come Nolde (1910 e 1929), Rouault (1940-48) e Kokoschka (1945, Amsterdam, Stedelijk Museum).


La stessa rappresentazione si trova altresì spesso raffigurata nelle vetrate delle chiese. Proprio dall'osservazione di alcune di queste vetrate in diverse chiese d'Inghilterra, è venuta fuori una caratteristica insolita, un'enigmatica coincidenza sulla quale vale la pena soffermarsi a riflettere. Abbiamo visto, leggendo i relativi passi dei Vangeli riportati in apertura, che tutti e tre si limitano a riportare lo sdegno degli Apostoli e l'ammonimento di Gesù a lasciare che i bambini gli siano presentati, senza null'altro specificare su quanti essi siano e chi fossero. Nonostante ciò, la rappresentazione iconografica più ricorrente è sempre la stessa: indipendentemente dal numero di bambini presenti sulla scena, quelli più vicini a Gesù sono sempre tre: una fanciulla più grandicella, un maschietto intermedio ed un altro più piccolino. Da dove trae ispirazione questa iconografia?



La Linea di Sangue Reale


A questo punto, occorre ricordare che esiste una teoria che ha cominciato a diffondersi pubblicamente, cioè al di fuori degli ambienti esoterici dove essa dovrebbe essere nota ed assodata da tempo, dopo la pubblicazione del "Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln, nel 1982. È l'ipotesi, non dimostrabile storicamente e non accettata dalla Chiesa Cattolica, della discendenza per via dinastica di Gesù seguita al suo matrimonio con Maria Maddalena, la cosiddetta "Linea di Sangue Reale", identificata nel Santo Graal, che ne è il simbolo più vivido, immortalato da una serie infinita di romanzi che daranno vita al glorioso ciclo bretone delle storie di re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda.


Prima di proseguire oltre nella disamina di questa teoria, però, va precisato che non è intenzione, e non è lo scopo di questa inchiesta, sostenere o dimostrare la validità o meno di certe affermazioni, cosa che tra l'altro sarebbe impossibile. È invece lecito chiedersi se certi ambienti, a carattere esoterico ma non necessariamente, conoscendo ed approvando la teoria, possano aver influenzato artisti ed artigiani a riprodurre il modello della "Famiglia del Graal" nelle proprie opere come segno di diffusione "occulta" di un certo sapere ufficialmente rimosso e bollato di eresia.


Questa teoria, che ha trovato sempre più appassionati ed esponenti nel ventennio successivo alla pubblicazione dell'opera dei tre autori inglesi, e che ha visto tra i suoi maggiori esponenti autori come Margaret Starbird e Laurence Gardner, asserisce (in linea di massima, pur con diverse varianti da autore ad autore) che Gesù e Maria Maddalena fossero sposati, come sembrerebbe risultare anche dai Vangeli Apocrifi, in particolare quello di Filippo, e che dalla loro unione fossero stati generati tre figli.


Maria MaddalenaStando, dunque, alla cronologia ricostruita da Gardner nei suoi saggi [1], basandosi su un'interpretazione meno letterale di fonti cristiane (i Vangeli, canonici e apocrifi, gli "Atti degli Apostoli" e la "Rivelazione" di San Giovanni) e letterarie (i romanzi del ciclo del Graal), si evince che al tempo della Crocifissione (33 d.C.) Maria Maddalena era incinta di tre mesi. Questa ipotesi è molto più antica e diffusa di quanto si pensi, considerando che alcune rappresentazioni della Maddalena presenti nelle cattedrali gotiche ed in alcune altre chiese di Francia presentano un pancione abbastanza prominente e sospetto, e tenendo conto di altri esempi come l'enigmatico gruppo scultoreo della Deposizione presente all'interno dell'Abbazia di St. Remi ad Amiens, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente, e che risale al 1531.


Fu così che nel settembre dell'anno 33 Maria Maddalena, che all'epoca aveva 30 anni, diede alla luce una fanciulla che verrà chiamata Tamar (un nome che significa "Palma", in onore alle sue origini regali) o, secondo altre versioni, Sara (ma per alcuni questo, più che un nome proprio, sarebbe un appellativo, giacché il nome significa "Principessa"). Maria rimase incinta nel dicembre del 32, in linea con le regole di procreazione dinastica degli appartenenti alla stirpe di Davide, e suggellò formalmente il Secondo Matrimonio con Gesù ungendogli il capo e i piedi con l'unguento di spigonardo a Betania.


Che Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro, e Maria di Magdala fossero la stessa persona non appare così chiaro dai Vangeli canonici, ma venne formalmente riconosciuto da papa Gregorio Magno, lo stesso che intraprese la riforma del calendario. In seguito la Chiesa farà di tutto per separare l'identità delle due persone e per associare alla Maddalena la figura della prostituta redenta, nonostante in nessun passo dei Vangeli che ne parla viene mai fatta un'associazione esplicita in tal senso. È significativo osservare che il beato Jacopo da Varagine, nella sua "Legenda Aurea" (scritta nella seconda metà del XIII sec.), afferma senza ombra di dubbio che "Maria nacque da una famiglia nobilissima che discendeva dalla stirpe regale; il padre si chiamava Siro e la madre Eucaria. Insieme al fratello Lazzaro e alla sorella Marta possedeva Magdala, che si trova vicino a Genezareth, Betania, vicino a Gerusalemme e una gran parte di quest'ultima città". Jacopo era vescovo di Genova ed apparteneva all'Ordine dei Domenicani, i più intransigenti in fatto di eresie, e si ispirò per la sua opera a fonti precedenti, come la 'Storia Ecclesiastica', la 'Storia Tripartita', 'La vita dei Santi Padri', 'I dialoghi di San Gregorio' e i Vangeli Apocrifi.


La Crocifissione, secondo queste ricostruzioni, sarebbe stata soltanto una formidabile messinscena, volta a garantire che Gesù potesse continuare la sua missione terrena senza doversi preoccupare delle autorità romane ed ebraiche, sempre più preoccupate dal suo crescente carisma e della sua idea rivoluzionaria di proporsi contemporaneamente come Re e Sacerdote del popolo ebraico, cioè come Messia. Senza addentrarci oltre negli oscuri e complessi meandri di questa teoria, nel tentativo di dimostrare la quale sono stati scritti interi libri, si ipotizza in sostanza che le successive "apparizioni" di Gesù agli Apostoli dopo la Resurrezione fossero in realtà del tutto normali, e mirate ed impartire istruzioni su come procedere con la guida della Chiesa dopo la sua dipartita.


La statua di Santa SaraDopo la Crocifissione, anche per evitare le rappresaglie e le persecuzioni che ne erano seguite, la Maddalena, insieme ad un altro gruppo di personaggi, che comprende Maria Salomè, Maria di Cleofa e Giuseppe di Arimatea, sono costretti a lasciare Gerusalemme, ed a imbarcarsi verso l'Europa. È da questo punto in poi, dunque, che tutte le varie leggende legate alla stirpe e al Graal prendono fondamento. La Maddalena, insieme alle altre due Marie, approdò in Francia, in un luogo della Provenza chiamato Ratis, ma che successivamente divenne Les-Saintes-Maries-de-la-Mer. Nella cripta della chiesa dedicata alla "Saintes Maries" si trova l'enigmatica statua di Santa Sara, detta "la Nera" per il colore della sua pelle. È opinione di molti che essa fosse in realtà riferita alla figlia di Gesù e Maria Maddalena, Tamar Sara.


Nel frattempo, dopo il primo parto, gli sposi dinastici dovevano rispettare un periodo di separazione e di astinenza dai rapporti sessuali per un periodo di sei anni, riducibile a tre se il primogenito fosse stato una femmina, come effettivamente avvenne. Fu così che Joshua (detto anche Gesù o Giosuè), il secondogenito, nacque dopo questo periodo, nel settembre del 37 d.C. Egli venne appellato "il Giusto" per distinguerlo dal padre che era chiamato "il Cristo", ed è nominato nei romanzi del Graal come "Gais". Sarà questo fanciullo che Giuseppe di Arimatea porterà in seguito con sé in Inghilterra, un luogo che egli conosceva bene avendovi precedentemente commerciato in minerali di stagno e di zinco.


Intanto, dopo il secondo parto, Gesù è obbligato a rispettare un secondo periodo di celibato, della durata, stavolta intera, di sei anni. I due coniugi, dunque, tornarono insieme soltanto nel dicembre del 43, quando Maria Maddalena concepì nuovamente un figlio, che vedrà la luce nel settembre del 44, e che verrà chiamato Josephes, o Josephos.


La pietra iscritta di GlastonburyMaria Maddalena morì nel suo eremo a La-Sainte-Baume, dove si era ritirata, nell'anno 64 circa. Nel frattempo, Giuseppe di Arimatea prese con sé il piccolo Gesù Giusto e lo portò in Inghilterra, presso Glastonbury. Fu qui, infatti, che il re Arvirago di Siluria, fratello di Caractaco il Pendragone, gli assegnò 1440 acri di terreno presso il quale sorgerà la primitiva cappella di fango e paglia che diventerà la Lady Chapel e il primo nucleo della potente Abbazia di Glastonbury. Qui si trova la famosa pietra con l'iscrizione "JESUS MARIA" che attesterebbe la dedicazione di Gesù Giusto alla madre Maria Maddalena, un'ipotesi più in linea con la cronologia fin qui delineata piuttosto che quella ufficiale che ritiene fosse stata dedicata dal piccolo Gesù di Nazareth alla madre Maria, cosa tra l'altro improbabile in quanto all'epoca di Gesù, ancora ragazzo, Giuseppe di Arimatea non poteva aver già edificato la cappella per un culto che doveva ancora nascere!


Ecco perché le leggende del Graal sono generalmente divise in due filoni: la Maddalena che lo porta in Francia e Giuseppe di Arimatea che lo porta in Bretagna: il calice, secondo queste teorie, sarebbe solo una metafora, una rappresentazione del Sangue Reale, della discendenza di Gesù.


Da questi eventi si diparte la successiva storia dei Desposyni, termine con cui si indicava la discendenza (genealogia) di Gesù e di Maria Maddalena. Tamar non si sposò mai e non ebbe figli, mentre Gesù Giusto genererà un figlio, chiamato Galains (o Alano) nei romanzi del Graal. Galains osserverà però il celibato e questo ramo della famiglia si estinse con lui. Tutta la discendenza, dunque, prosegue con Josephes, che genererà Giosuè e da lui la stirpe proseguirà in Francia fino ad arrivare ai re Merovingi. Attraverso matrimoni ed unioni la Dinastia si allargherà in tutta Europa, generando numerosi casati nobiliari, che nel tempo e più o meno deliberatamente vanteranno la discendenza per linea di sangue dai re Merovingi, ovvero dalla stirpe di Davide.



Il simbolismo della "Linea di Sangue"



L'inchiesta


Torniamo, dunque, alla questione iniziale: quella dell'iconografia di Gesù che benedice i bambini. È in accordo a queste teorie che gli artisti hanno riprodotto la scena utilizzando come modello quello della "Sacra Famiglia del Graal"? Per dare corpo e seguito a questa inchiesta, occorrerebbe raccogliere il maggior numero di testimonianze possibile, annotando per ciascuna di esse, oltre al luogo in cui si trova, la data di esecuzione e, ove possibile, l'autore. Una semplice ricerca su Internet, tramite un motore per immagini, produce già molti risultati, che non riproduciamo per non incorrere nell'uso improprio di immagini coperte da diritti d'autore. Di seguito, sono mostrati alcuni esempi, scoperti personalmente dall'autore, che non datano prima del XIX sec. Esistono iconografie anteriori a tale periodo? I lettori sono invitati a segnalare altri esemplari da loro trovati, corredati da immagine fotografica e informazioni sulla datazione e (possibilmente) sull'artista che li ha eseguiti; le scoperte più significative saranno pubblicate su questo sito con la citazione del rispettivo autore.



Galleria iconografica commentata

("Gesù che benedice i bambini")




Note:


[1] Principalmente, le due opere "La Linea di Sangue del Santo Graal" (1996) e "L'enigma del Graal" (2008).




Il Santo Graal

Il simbolismo della "Linea di Sangue"

Giuseppe di Arimatea


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