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Lione


Il vertice francese del Triangolo Magico





Luci della città


Quando la luce del giorno comincia ad affievolirsi, e il sole si appresta al tramonto, la città di Lione, capoluogo della regione francese del Rodano-Alpi, cambia radicalmente aspetto. Come un'affascinante dama che si prepara ad una serata di gala, la città, dopo il tramonto, si fa il "maquillage": luci artificiali di ogni colore avvolgono palazzi e monumenti come lussuosi abiti da sera; i musei, i negozi e le altre attività commerciali calano le loro serrande, lasciando il posto a ristoranti, bistrot, creperie e pub. Le strade medievali della "Vecchia Lione", nel cuore più antico della città, cominciano ad animarsi di visitatori che arrivano qui a frotte per passeggiare e per gustare le prelibatezze culinarie lionesi che, a quanto si dice, non hanno rivali in tutta Francia.



Lyon la nuit - Galleria fotografica

Lyon la nuit - Galleria fotografica



Sollevando lo sguardo oltre i palazzi, è impossibile non notare la facciata sapientemente illuminata di Nôtre-Dame de Fourviere, visibile da ogni punto della città, che domina e rassicura il visitatore come un faro nella notte fa per le navi.


Lione è così, la sua aura “magica” colpisce e incanta, soprattutto nel quartiere medievale, la “Vieux Lyon” come è chiamato qui, dove è concentrata la maggior parte delle attrazioni turistiche locali. Una striscia di territorio compresa nel corso di due fiumi, la Saona e il Rodano, che attraversano la città da Nord a Sud, come l'ago di una gigantesca bussola. E forse è proprio questa una delle “chiavi” della sua magia: la confluenza di due corsi d'acqua dalle caratteristiche energetiche opposte, l'una femminile, la Saona, e l'altro maschile, il Rodano, allo stesso modo di come avviene per Torino, con la Dora e il Po, e per Praga, con la Moldava e l'Elba. Non a caso sono state citate queste tre località: tradizionalmente, infatti, Torino, Lione e Praga formano il cosiddetto “Triangolo di Magia Bianca”, contrapposto a quell'altro, detto di “Magia Nera”, che ha sempre in Torino uno dei vertici e gli altri due a Londra e a New York.


L'altra chiave è di natura più sottile, e riguarda il passato mistico del territorio. Lione, infatti, prima ancora che fosse stata fondata dai Romani, con il nome di "Lugdunum", fu il massimo centro francese di diffusione del culto della dea Cibele, la Grande Madre della Frigia, che veniva adorata sotto forma di una pietra nera. Là dove un tempo sorgeva il suo grandioso tempio, sulla cima della collina di Fourviere, venne in seguito edificata la grande Basilica di Nôtre-Dame, mantenendo così il segreto nesso con l'antico culto e perpetuandolo con la collocazione, al suo interno, della statua di una Madonna Nera.


Per chiudere il quadro, si dice che una delle più importanti ley line europee, che unisce il sito megalitico di Carnac, in Francia, con la quasi omonima città d'Egitto, Karnac, passi esattamente per il centro di Lione ed attraversa i Fori Imperiali di Roma dove, per coincidenza, venne trasportata da Pessinunte la famosa Pietra Nera del Santuario di Cibele e collocata esattamente nel cuore del Foro, dove divenne successivamente nota come "Lapis Niger" [1].



Un crogiolo esoterico


Lione, dunque, nacque come castrum, ossia come accampamento militare romano, con il nome di "Lugdunum", ossia la 'città di Lug', il dio celtico del sole e delle messi, che aveva come animale-totem il leone (si noti l'associazione, non casuale, con l'odierno nome della città). La città crebbe rapidamente in prosperità fino a divenire una delle più ricche di tutta la Gallia, ma fu soprattutto nel Medioevo che la città conobbe i suoi fasti. Infatti, la città di Lione era un punto strategico posto all'inizio della “Via Podense”, una delle quattro fondamentali vie di pellegrinaggio nella parte francese del Cammino di Santiago di Compostela che confluivano, al confine con la Spagna, nella città di Jaca. Molti pellegrini, oggi come ieri, preferiscono cominciare il Cammino proprio da Lione, anziché da Le Puy-en-Velay, caposaldo della Via Podense, sotto la benedizione di Nôtre-Dame de Fourviere, la Vergine Scura lionese.


In ogni tempo Lione è stato crocevia di molti personaggi famosi e teatro di avvenimenti storici, che in qualche modo, più o meno occultamente, hanno segnato la nostra storia. Vediamo alcuni degli ingredienti che questo sapiente “crogiolo esoterico” ha saputo mescolare nel corso della storia.


Fu qui, nel 1274, venne indetto un grande Concilio destinato, tra le altre cose, a stabilire il mantenimento o la soppressione dei più importanti ordini religiosi dell'epoca. L'eremita Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, affronta il lungo e faticoso viaggio dalle montagne abruzzesi della Majella fino a lì, nonostante l'età avanzata e la malattia, per difendere la sua congregazione, la stessa che in seguito divenne nota con il nome di Celestini. Fu a Lione che probabilmente incontrò i Cavalieri Templari, giunti per difendere a loro volta la propria organizzazione ed evitare, possibilmente, la paventata fusione con altri Ordini, in particolare quello degli Ospitalieri.


Circa un secolo prima, nel 1176, si era formato il movimento dei "Poveri di Lione", che dopo varie accuse e vicissitudini prese il nome di Valdesi, derivandolo da quello del suo fondatore, Pietro Valdo.


Più avanti nel tempo, nell'anno 1750, il noto avventuriero italiano, di origini veneziane, Giacomo Casanova, legato all'ambiente esoterico del tempo, ricevette la sua iniziazione. Pochi anni più tardi, nel 1765, Jean-Baptiste Willermoz, massone francese e personaggio di spicco della corrente del Martinismo, aveva fondato dalla Loggia di Lione il R.E.R., il Rito Scozzese Rettificato, simile al Rito Scozzese Antico Accettato, dal quale tuttavia si distacca per la sua impronta fortemente cristiana. Lo stesso Willermoz, nel 1778, aveva patrocinato un grande convegno massonico che riuniva tutte le Logge e i Riti di Francia, Italia e Svizzera. Infine, fu sempre a Lione che Giuseppe Balsamo, meglio noto come Conte di Cagliostro, fondò, nel 1786, la prima Loggia, chiamata “La Saggezza Trionfante”, del suo Rito Egizio della Massoneria.



Il Quartiere del Tempio



Place Carnot


La "Gloria della Repubblica", statua nei giardini di Place Carnot


Cominciamo, dunque, l'affascinante viaggio nei segreti di Lione uscendo dalla stazione ferroviaria di Perrache, in direzione di Place Carnot. Qui, attraversando la grande piazza-giardino pubblico si nota subito una grande statua che simboleggia la "Gloria della Repubblica", e che rappresenta una donna che accarezza un leone al suo fianco e regge con l'altra mano un ramoscello di olivo. Guardando attentamente più da vicino, la si scopre coperta di simbologia massonica: un chiaro indizio che fa capire, sin dall'inizio, la tipologia del posto che stiamo per visitare.


Dopo aver percorso per intero a lunga e diritta Rue Victor Hugo (che, per inciso, figura nella lista dei Gran Maestri del presunto ordine segreto del Priorato di Sion), ed aver attraversato la vasta Place Bellecour, dove troneggia la statua equestre di Luigi XIV (il Re Sole), ci dirigiamo sulla sinistra, verso la Saona [2].



Place Carnot


Il Thèâtre des Celestins



Prima di attraversare il fiume, però, voltiamo sulla destra, imboccando un viale il cui nome è già evocativo: “Quai des Celestins”. Come mai l'ordine monastico dei Celestini, che proprio a Lione ha rischiato la soppressione, ha lasciato pesantemente il segno in questa zona nella toponomastica stradale e nel nome dell'imponente Thèâtre des Celestins, situato nella piazza omonima? La risposta è a pochi passi, in uno dei vicoletti laterali: quasi nascosto, è oggi spoglio e ai limiti del degrado. Si chiama “Rue des Templiers”. Un po' di documentazione, e il “mistero” è presto svelato: l'Ordine dei Cavalieri Templari possedeva a Lione un importante presidio, laddove oggi sorge il teatro. L'antica sede della Commenda, dopo lo scioglimento dell'Ordine a causa del processo che lo vide accusato di eresia, passò di proprietà alla congregazione dei Celestini. Una donazione insolita, se si pensa che eredi della maggior parte dei loro possedimenti furono principalmente i “colleghi” Ospitalieri o i “cugini” Cistercensi. Per questo oggi i toponimi del quartiere pullulano di riferimenti ai Celestini mentre il ricordo dell'Ordine del Tempio sopravvive soltanto in un piccolo ed umile vicolo laterale. L'ex palazzo dei Cavalieri venne in seguito abbattuto per far posto all'elegante teatro che vediamo oggi. Si dice che il palcoscenico sia stato costruito nel punto esatto in cui i Cavalieri avevano il loro altare celebrativo.



La Cattedrale di San Giovanni



La Cattedrale di San Giovanni

La Cattedrale di San Giovanni



Lasciamoci alle spalle il Quartiere del Tempio, ed attraversiamo la Saona attraverso il ponte Bonaparte. Dall'altro lato del fiume, fatti pochi passi, l'atmosfera e il paesaggio cambiano di colpo, e ci troviamo improvvisamente catapultati nel cuore medievale della città. È la “Vieux Lyon”, la parte più antica, contraddistinta dalla maestosa Cattedrale di San Giovanni, che prospetta sull'ampia piazza omonima. Dedicata, in realtà, ai santi Giovanni Battista e Stefano, è la chiesa cattedrale primaziale di Lione. Il primitivo complesso vescovile era stato edificato nello stesso luogo in epoca merovingia, mentre la costruzione della cattedrale vera e propria avvenne nel XII sec., per completarsi definitivamente alla fine del XIV, epoca in cui venne completata la facciata con il suo rosone.



La Madonna di Częstochowa
     
Una delle stelle a cinque punte
La Madonna di Częstochowa
Una delle stelle a cinque punte


Tra i numerosi ed importanti eventi a cui questa chiesa ha fatto da sfondo, si ricordano soprattutto i due concili ecumenici del 1245 e del 1274. Prima dell'inaugurazione della Basilica di Fourviere, che avvenne nel 1884, è stata la principale chiesa della città, poi ha ceduto il suo primato. Al suo interno, comunque, è possibile riscontrare un collegamento con la Madonna Nera. Si tratta dell'esposizione, in una delle cappelle laterali, di una stampa che riproduce la Madonna di Częstochowa, la celebre icona polacca cui il papa Giovanni Paolo II era particolarmente devoto. È una stampa piuttosto moderna, ma non si può escludere che sia stata collocata qui con intento simbolico. Un'altra curiosa presenza simbolica all'interno della chiesa sono le numerose stelle a cinque punte in metallo dorato che si trovano incastonate qua e là sul pavimento della chiesa, ad es. davanti all'altare principale oppure, e questo è più curioso, sul parquet ligneo che ne ricopre una parte. La stella a cinque punte è, tra le altre cose, uno degli attributi di Venere e richiama il Femminino Sacro.



I traboules: passaggi segreti nella Vecchia Lione



Traboule (1)
Traboule (2)
Traboule (3)
L'interno di alcuni dei più suggestivi "traboules" lionesi


La “Vieux Lyon” è un quartiere che si estende per 24 ettari al centro dell'impianto urbanistico, racchiuso all'interno di un'ansa del fiume Saona che richiama, con la sua forma, un omega greco. È stato il primo settore urbano tutelato di tutta la Francia ed è qui che sono racchiusi i “segreti” più belli ed affascinanti di tutta la città. Non a caso, infatti, l'intero quartiere fa parte del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. La Rue Saint-Jean, che parte dalla Cattedrale, lo attraversa per intero fino alla Place Saint-Paul, dalla parte opposta. È la strada principale, e ad essa si collegano numerose stradine laterali, alcune più larghe, altre più strette e tortuose che fanno del quartiere un labirinto a cielo aperto. In questo affascinante dedalo può capitare, entrando in uno dei tanti anonimi usci prospicienti sulla strada, di trovarsi in un lungo ed oscuro corridoio coperto, con ingressi sui due lati ad altre abitazioni, e di uscire nuovamente sulla strada, in una zona differente dalla precedente. Oppure, come accade imboccando il portone al civico 27 di Rue Saint-Jean, di trovarsi catapultati in due cortili a galleria del XVI sec., ammirando il passato che all'interno sembra essersi fermato, e meravigliandosi del fatto che mai, dall'esterno, ci si sarebbe potuto accorgere dei mirabili segreti custoditi tra le mura di quei palazzi. Sono i “traboules”, una caratteristica tipicamente lionese, passaggi nascosti attraverso gli isolati, che permettono agli abitanti di accorciare i tragitti ma sono anche serviti, nel passato, ai Canuts, gli operai della seta, durante la rivolta del 1831, oppure durante la Resistenza, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. In tutta la città se ne contano circa 230, e non si limitano soltanto al quartiere medievale ma ve ne sono moltissimi anche alla Croix-Rousse e in tutta la Presqu'île, fra la Place des Terreaux e il quartiere di Ainay. Le cartine turistiche ne segnalano molti, ma è anche affascinante scoprirne di nuovi, non segnalati, andando, come si dice qui, “on traboule”, alla loro ricerca. Bisogna avere il buon senso di farlo con discrezione, perché molti di essi sono passaggi privati all'interno delle case e l'attraversamento di turisti chiassosi e irrispettosi non è certo, e a ragione, ben visto.


Altri, invece, sono ben segnalati anche da insegne turistiche, posti all'ingresso, come avviene per uno dei più famosi, al n° 54 di Rue Saint-Jean, che è il più lungo traboule del quartiere, attraversando ben quattro cortili e caseggiati, per sbucare al n° 27 di Rue du Boeur.



Nôtre-Dame de Fourviere



La Basilica di Nôtre-Dame de Fourviere

La Basilica di Nôtre-Dame de Fourviere



Al centro della “Vecchia Lione” s'innalza la collina detta la “Fourviere”, dove sorse il primo nucleo della romana Lugdunum e dove era posto il Foro Vecchio, o “Forum Vetus”, da cui il toponimo. Era anche il massimo centro spirituale perché in questo luogo, come abbiamo già accennato, era stato edificato un grandioso tempio alla dea Cibele, che aveva il suo centro di culto proprio a Lione.



La navata centrale
Il Mosaico del Cammino
L'abside e l'altare maggiore
Alcune vedute della basilica inferiore; al centro: il Mosaico del Cammino di Santiago


Sul medesimo sito, tra il 1872 e il 1884, è stata costruita una basilica cristiana, dedicata a Nostra Signora. Progettata da Pierre Bossan con un'architettura bizantino-romana insolita per quei tempi, è ispirata alla Basilica del Sacre-Coeur di Parigi. Presenta quattro torri principali, una su ciascun lato, più un campanile, ed è sormontata da una statua dorata della Vergine, che risplende alla luce del giorno. Dalla terrazza panoramica situata nei suoi pressi si ha una delle più belle viste di tutta Lione, e non è meno affascinante dopo il tramonto, quando viene illuminato di bianco e di azzurro, diventando simile ad un castello fatato da fiaba.



La navata centrale
L'acquasantiera
La Madonna dorata

Basilica superiore

La navata centrale

Basilica superiore

L'acquasantiera

La Madonna dorata


Secondo la tradizione, era stato già il santo martire Fotino (m. 177) ad introdurre il culto della Vergine nella città di Lione. Nel 1643 l'invocazione alla Madonna aveva salvato la città da una terribile epidemia di peste. Nel 1870, alla vigilia dell'invasione prussiana, il vescovo fece voto di costruire una grande chiesa a Lei dedicata se la città di Lione ne fosse uscita indenne, cosa che effettivamente accadde. Queste furono le basi per dare inizio alla costruzione della Basilica. Tuttavia fu soltanto dopo due anni che si poté dare concretamente inizio ai lavori, il tempo necessario per la raccolta dei fondi che furono tutti di provenienza privata, e persino i cittadini meno abbienti contribuirono portando materiali oppure con prestazioni d'opera.



La Madonna Nera di Nôtre-Dame de Fourviere

La Madonna Nera di Nôtre-Dame de Fourviere



Nôtre-Dame de Fourviere, in realtà, risulta costituita da due chiese sovrapposte: quella superiore, più grande e pomposa, e quella inferiore, più semplice e raccolta. È qui che vengono benedetti i pellegrini in partenza per Santiago di Compostela, e ne è testimonianza la presenza di un ampio mosaico che rappresenta l'intero Cammino con le tappe più importanti e la raffigurazione di San Giacomo il Maggiore. Anche in questa chiesa troviamo una riproduzione dell'icona della Madonna di Częstochowa, ma la vera Vergine Nera, titolare della chiesa, si trova in una cappella laterale, distaccata da entrambi i complessi cui si accede da un altro ingresso esterno. In essa si conserva la statua di Nôtre-Dame de Fourviere, riproduzione del XVII sec. di un'originale più antica, a lungo evidentemente venerata in qui luoghi. Ean Begg [3] riporta la presenza di una seconda Madonna Nera, Nôtre-Dame de Bon Conseil, del 1630, posta sull'altare laterale di un'altra cappella, che si apre al fianco della chiesa, dedicata a San Tommaso di Canterbury. Tuttavia nella nostra visita risalente all'agosto del 2009 di questa altra immagine non ve n'era traccia.



E non finisce qui...



Chiesa di St. Martin d'Ainay

Chiesa di St. Martin d'Ainay



Numerosi altri monumenti, oltre a quelli citati, si offrono al visitatore nella grande città francese, meno noti ma non meno affascinanti. Da un lato, in direzione opposta alla Rue St. Jean, volgendo verso il punto di confluenza dei due fiumi, si incontra la chiesa di St. Georges e la grande Sinagoga ebraica, e merita certamente una visita anche la medievale chiesa di St. Martin d'Ainay (XII sec.).



Il Ristorante Pierre d'Orsi

Il Ristorante Pierre d'Orsi



Dall'altro lato, dopo aver attraversato il vasto quartiere denominato la “Croix-Rousse”, si giunge ai margini del grande parco della Tete-d'Or, nei pressi del quale si trova il ristorante Pierre d'Orsi, nello stesso luogo in cui, nel 1786, Cagliostro aveva fondato il Rito Egizio della Massoneria. Più a sud, tornando verso il centro storico, tra i due fiumi, si trova l'Opéra, in Place Pradel, edificio ottocentesco che si apprezza soprattutto in "versione notturna", avvolto da una soffusa luce rossastra che gli conferiscono un'aura di mistero.



Place des Terreaux
     
L'Hotel de Ville
Place des Terreaux
L'Hotel de Ville


Non molto distante, l'Hotel de Ville, il palazzo comunale settecentesco, si affaccia maestoso su Place des Terreaux. Al centro dell'immensa piazza si trova la famosa Fontana Bartholdi, nella quale l'acqua a pressione anima le sculture metalliche dei cavalli facendone fremere le narici con i suoi vapori. È una piazza che esige il suo rituale: la tradizione, infatti, richiede che non la si attraversi in modo casuale, ma tagliandola in diagonale, o le conseguenze possono essere inaspettate!



Eglise St. Pierre
     
Eglise St. Nizier
Eglise St. Pierre
 
Eglise St. Nizier


Procedendo ancora più a sud, si incontrano ancora notevoli chiese antiche, come quella di St. Pierre, stretta e quasi invisibile tra due alti edifici più moderni, e incantate piazze, come quella di St. Nizier, dove sorge la chiesa omonima, oppure Place des Jacobins, dove il nostro giro si conclude. Dietro, a pochi passi, si trova il Thèâtre des Celestins: abbiamo concluso il cerchio, tornando dove eravamo partiti. Per ricominciare subito daccapo...! Perché Lione è così, ha mille sorprese, e tanti aspetti dualistici: antico e moderno, diurno e notturno, aperto e segreto, cristiano e massone... non smette mai di stupire. Un luogo d'incanto da scoprire e da rivalutare, soprattutto rispetto alle altre città francesi, magari più gettonate per il turismi di massa, ma alle quali non ha nulla da invidiare.



La Fontana Bartholdi
     
Place des Jacobins
La Fontana Bartholdi
Place des Jacobins




Note:


[1] Non a caso, in questo stesso luogo, troviamo delle Triplici Cinte, graffite sui gradini della vicina Basilica Giulia. La Triplice Cinta, simbolo arcaico mascherato da gioco da tavolo, veniva spesso associata ai culti della Grande Madre e usata come "omphalos" per la segnalazione di luoghi sacri, come abbiamo più volte sottolineato nei nostri articoli e specificato nel nostro saggio (Giulio Coluzzi e Marisa Uberti, "I luoghi delle Triplici Cinte in Italia", Eremon Edizioni, Aprilia, 2008).

[2] Lungo la Rue Victor Hugo, a circa metà strada, incontriamo la statua celebrativa di un famoso personaggio storico che ebbe i natali a Poleymieux-au-Mont-d'Or, non molto lontano da Lione. Si tratta di André-Marie Ampère (1775-1836), fisico francese che diede un notevole contributo allo sviluppo delle leggi sull'elettromagnetismo e ha dato il nome all'unità di misura della corrente elettrica.

[3] Ean Begg, "Il misterioso culto della Madonne Nere", ed. L'Età dell'Acquario, Torino, 2006.




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