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La roccia che si scioglie


Sulle tracce delle pietre "plastiche" nel territorio laziale



Impronte degli zoccoli della mula di San Tommaso

La roccia che reca impresse le impronte degli zoccoli della mula di San Tommaso d'Aquino

(chiostro dell'Abbazia di Fossanova, Priverno, LT)



Miracolistica cristiana


Durante le numerose peregrinazioni alla scoperta dello stupendo ed inesauribile patrimonio artistico che la nostra penisola ci riserva, mi sono imbattuto spesso in lastre di pietra o formazioni rocciose in sito recanti le tracce di una miracolosa "plastificazione". Che siano le impronte di mani e piedi, o degli zoccoli di un mulo, come vedremo più avanti negli esempi presentati, è stata una credenza abbastanza diffusa nel passato che la roccia possa "sciogliersi" e poi solidificarsi nuovamente in concomitanza con un evento di tipo miracoloso, lasciando impressa l'impronta di una parte del corpo.


Qual è il significato simbolico di tali eventi? In prima battuta, potremmo dire che l'impronta lasciata dalla Madonna o da un santo in un dato luogo contribuisca a dare a quest'ultimo un'aura di sacralità. Il pellegrino o il visitatore che arrivi, apprendendo della miracolosa presenza, è già informato sul fatto che si trovi in un luogo speciale. Molto probabilmente, la sacralità è una caratteristica intrinseca al luogo stesso, che si manifesta da sempre ed in cui il culto cristiano è solo l'ultimo un rituale stratificato che si volge indietro per secoli. Quando parliamo di sacralità, intendiamo proprio quel tipo di fenomeno legato alle "energie della terra" di cui il luogo stesso è punto nodale. Per accorgersene, basta studiare il simbolismo presente nei luoghi di culto coinvolti: elementi come Triplici Cinte, Madonne Nere, Madonne del Latte, sorgenti d'acqua miracolose e tutti gli altri elementi che richiamano pregressi culti della fertilità sono, come abbiamo ormai visto più volte, chiari segnali d'individuazione di luoghi con queste caratteristiche.


In seconda battuta, tali elementi hanno anche uno scopo "pratico", cioè funzionano anche a livello "operativo" anziché solamente "speculativo". Soprattutto in tempi passati, nelle antiche chiese medievali, si costringevano i fedeli a passare o a strisciare al di sotto di sarcofagi, sepolcri o passaggi molto stretti. Così facendo, il corpo del fedele si strofinava necessariamente contro la roccia. Questo gesto comportava, secondo varie tradizioni, il cessare dei dolori reumatici oppure, nel caso delle donne, favoriva la procreazione. Allo stesso modo, esistono in tantissimi posti del mondo rocce isolate, monoliti, pietre sulle quali le donne, strofinando i propri genitali, si favoriscono una gravidanza altrimenti difficile. È lo stesso identico principio di quegli altrettanto numerosi posti in cui "toccare" un certo elemento litico o metallico "porta fortuna" oppure aiuta a realizzare un desiderio.


L'importante è, dunque, il tocco. Qual è la reale motivazione? Secondo la mia opinione, il contatto con l'elemento "irradiante" favorisce lo scambio delle energie sottili; assorbe quelle negative (scaricandole "a terra" come farebbe un paletto di rame conficcato nel terreno per la messa a terra degli impianti elettrici) e trasmette quelle positive, che aiutano a realizzare, se si è animati di intenzioni nobili e buone, i propri desideri. Tornando alle impronte di santi, si potrebbe pensare che esse funzionino esattamente allo stesso modo: il fedele le venera, le osserva e talvolta è anche in grado di toccarle a sua volta, favorendo anche in questo caso lo scambio delle energie sottili. Al solito, scettici e puristi della scienza sono giustamente inclini a non tenere in considerazione queste teorie, d'altronde non c'è nulla di scientifico e di dimostrabile in questi concetti, ma tutto è materia di fede, la fede di chi ha ne ha sperimentato i benefici sulla propria pelle alcune sensazioni, e ha visto prima confermare e poi aumentare le proprie convinzioni in merito.


Seguono, nei paragrafi successivi, alcuni esempi pratici che attestano la presenza di questo tipo di fenomeni. Per motivi di brevità, restringeremo le indagini al solo territorio laziale, ma chiunque con un minimo di ricerca su un motore web può essere in grado di individuarne numerosi altri su tutto il territorio italiano ed oltre, giacché il fenomeno è a carattere universale.



Le orme di San Michele Arcangelo (Roma)


Le impronte di San Michele Nell'anno 590 d.C. la città di Roma era vessata da una terribile pestilenza. Per scongiurare ulteriore Male, papa Gregorio I indisse una processione penitenziale, che organizzò nei minimi dettagli. La "litania settiforme", come venne chiamata, consisteva in sette processioni penitenziali, ciascuna proveniente da una delle sette regioni ecclesiastiche in cui era suddivisa la città, che confluirono verso la Basilica di Santa Maria Maggiore per prelevare l'icona sacra della Madonna Salus Populi Romani, una Madonna Nera, e portarla fino a San Pietro in Vaticano. Mentre passavano accanto alla Mole Adriana, il papa annunciò di aver avuto la visione di San Michele Arcangelo che dalla sommità del mausoleo rinfoderava la propria spada. L'evento fu considerato miracoloso, un segno divino di intercessione che doveva mettere fine alla peste, cosa che in effetti avvenne. Da quel momento in poi, la Mole di Adriano cominciò ad essere chiamata Castel Sant'Angelo, il nome che detiene tuttora. Leggenda vuole che nel punto in cui l'angelo era apparso, sul tetto del castello, le impronte dei suoi piedi erano rimaste impresse nella pietra di una delle lastre che ricopriva il pavimento. La pietra con le impronte è stata poi rimossa ed oggi si conserva presso i Musei Capitolini (immagine tratta dal sito Roma Leggendaria).



Le ginocchia di San Pietro (Roma)


Le impronte delle ginocchia di San PietroSecondo una nota tradizione cristiana apocrifa, basata soprattutto sui racconti degli Atti di Pietro e sulle Omelie Pseudo-Clementine, a loro volta ispirate da testi gnostici, Simon Mago risiedette a Roma durante gli anni del governo di Claudio e di Nerone. Qui si guadagnò fama e ricchezza operando miracoli per mezzo della sua magia, tanto che il popolo decise addirittura di dedicargli una statua sulla quale venne inciso il motto "Semoni Deo Sancto". Irritati per tale comportamento deviante, gli apostoli Pietro e Paolo sfidarono pubblicamente Simon Mago, per convincere il popolo che le prodezze del mago erano soltanto frutto di magia oscura. Una delle versioni più diffuse racconta che ad un certo punto Simone cominciò a levitare in aria, librandosi in volo sopra la folla, nei pressi del Foro Romano, alla presenza dell'imperatore Nerone. Allora Pietro si inginocchiò a pregare Dio, e tanto fece che alla fine il Signore lo fece precipitare a terra, facendolo sfracellare. Ancora oggi, su una parete della chiesa di Santa Francesca Romana, nei pressi del Foro (nella quale è possibile trovare una celebre riproduzione di una Madonna Nera), è possibile vedere i due frammenti di lastra di pietra nei quali sono miracolosamente rimaste le impronte delle ginocchia di San Pietro, protette da una grata e identificate da una lapide marmorea.



I piedi di Santa Cristina (Bolsena, VT)


Le impronte dei piedi di Santa CristinaSecondo la tradizione agiografica, quando l'adolescente Cristina, rifiutandosi di adorare gli idoli pagani, venne gettata nel lago di Bolsena con una pietra al collo, questa miracolosamente divenne leggerissima, tanto da farla galleggiare ed arrivare sana e salva sulla riva. Non appena la bambina ebbe nuovamente toccato terra, i suoi piedi deformarono la solida roccia, lasciando su di essa le proprie impronte. Le pietre con gli incavi sono esposte in un'area della Basilica ad essa dedicata, insieme ad altre reliquie legate alla santa, e furono oggetto di un culto massiccio tanto che Bolsena costituì una delle tante tappe importanti sul cammino di pellegrinaggio della Via Francigena. A differenza degli altri esempi riportati in questo articolo, le impronte di Santa Cristina non possono essere toccate direttamente dal visitatore, perlomeno non in una visita generica, giacché la lastra di pietra è racchiusa in un luogo normalmente non accessibile.



La mula di San Tommaso (Priverno, LT)


L'Abbazia di Fossanova è una delle più grandi abbazie cistercensi del Lazio che si trova nel comune di Priverno (LT), e di cui abbiamo abbondantemente parlato a proposito degli innumerevoli simboli che si possono riscontrare al suo interno. È nota anche come la residenza ultima di San Tommaso d'Aquino, che qui venne a fermarsi ammalandosi mentre era in viaggio verso Lione, per partecipare al Concilio indetto da papa Gregorio X per il 1° Maggio 1274. Tommaso sostò presso l'abbazia per qualche tempo, speranzoso di rimettersi, ma in realtà non ce la fece: morì una mattina presto, dopo aver ricevuto l'Eucarestia, il giorno 7 Marzo 1274. Si tramanda che quando fece il suo ingresso nell'abbazia, sul dorso della sua fedele mula, gli zoccoli di quest'ultima sprofondarono nella pietra divenuta improvvisamente plastica, ed ancora oggi si possono osservare le sue impronte su un lastrone esposto presso il chiostro.



La mano del Turco (Gaeta, LT)


L'impronta della Mano del TurcoIl Santuario della Santissima Trinità, che sorge presso Gaeta (LT), è uno dei più suggestivi del Lazio e risale all'XI secolo. Esso è più comunemente conosciuto come Santuario della Montagna Spaccata, perché di fatto è costituito all'interno di una fenditura rocciosa sul fianco occidentale del Monte Orlando, di fronte alla spiaggia detta del Serapo. Secondo una ben nota leggenda, la roccia si spaccò al tempo della morte di Cristo, nell'esatto istante in cui a Gerusalemme si squarciava il velo del Tempio. Nel 1434, dall'alto del costolone si distaccò un enorme masso che, cadendo, andò ad incastrarsi più in basso, formando una specie di piattaforma all'interno della fenditura. Su questa base, venne edificata nel XVI sec. una cappella, che può essere raggiunta scendendo per una ripida scalinata scavata all'interno della montagna. Lungo le pareti della scalinata si nota ad un certo punto l'impronta di una grossa mano, con le cinque dita infossate nella roccia che, secondo una tradizione, fu lasciata da un marinaio turco, miscredente, il quale non credeva alla storia della spaccatura (la cosiddetta "mano del Turco"). La roccia si fece improvvisamente plastica e gli inglobò la mano, per tornare subito solida. Alla vista di quel miracolo, il marinaio credette e si convertì al Cristianesimo.



La testa della Madonna del Canneto (Settefrati, FR)


L'impronta del capo della statua della MadonnaUn'altra testimonianza di roccia plastificata la troviamo nei pressi del Santuario di Santa Maria del Canneto, a Settefrati (FR). Qui la protagonista del miracolo è la statua di una Madonna Nera, apparsa ad un'umile pastorella di nome Silvana mentre pasceva il suo gregge sulle montagne. La Madonna le apparve esortandola ad andare in paese per avvertire il Vescovo e chiedere la realizzazione di una chiesa a lei dedicata in quel luogo. La bambina si mostrò preoccupata, perché non poteva lasciare il gregge e doveva portarlo ad abbeverarsi. La Madonna, allora, toccò una roccia e ne fece sgorgare una sorgente viva, poi rassicurò la fanciulla dicendole che avrebbe badato lei al suo gregge. Silvana fece come le aveva detto la Madonna, e corse in paese. Quando tornò, il vescovo e le altre persone che erano saliti con lei videro la sorgente d'acqua, ma al posto della bella signora trovarono la statua di legno scuro. Decisero di portarla in paese, ma essa si fece talmente pesante che non riuscirono a spostarla. Fu allora che, poggiatala su di una roccia, questa divenne miracolosamente morbida, ed ancora oggi si può osservare la cavità rotondeggiante lasciata dal capo della statua nella nuda pietra. In questo caso, è tutto il racconto ad avere una connotazione simbolica ben precisa, a partire dal nome stesso della fanciulla, Silvana, che indica etimologicamente un'abitatrice dei boschi, per toccare via via altri elementi tipici dei culti della fertilità: la sorgente d'acqua, la Madonna Nera, la roccia viva, la coppella. [per la foto: © Sito ufficiale]



La mano di Sant'Agata (Cineto Romano, RM)


L'impronta della mano di Sant'AgataSant'Agata è una martire cristiana, di origine siciliana, che all'età di 13 anni venne condannata dal prefetto Quinziano per via della sua fede (251 d.C.). Alla fanciulla venne imposto il taglio delle mammelle, e da allora la Santa viene invocata per protezione nei casi di mastopatie e per favorire l'allattamento dei bambini. Il miracolo che viene ricordato nel paese di Cineto Romano (RM) è tramandato in diverse versioni. Secondo una di queste, nel 1800 circa, nei presi della grotta di Sant'Antonio, in località Colle, la santa apparve ad un ragazzo che la vide con una mano appoggiata su una roccia. Quando Agata tolse la mano, l'impronta della stessa era rimasta impressa sulla roccia. Secondo un'altra tradizione, testimone del miracolo fu invece una fanciulla, alla quale Agata apparve mentre era intenta a lavare i panni nel torrente. Secondo una modalità molto simile a quella già narrata per il miracolo di Settefrati, la ragazza fu mandata in paese ad avvertire il parroco, ma ovviamente non fu creduta. Tornata alla fonte, però, la ragazza trovò tutti i panni lavati, mentre nel frattempo le campane della chiesa si misero a suonare per proprio conto. Allora la gente del paese si recò alla fonte per controllare, e lì videro l'impronta della mano della Santa lasciata nella roccia. Dal punto di vista simbolico, siamo sempre in tema di "fertilità": Sant'Agata si festeggia il 5 Febbraio, in zona "Candelora", ed il suo culto ha collegamenti con quello delle Madonne del Latte. Inoltre, è noto che in paese sorge la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, risalente al XIII sec., fondata, si dice, da San Francesco d'Assisi nel suo viaggio verso il Sacro Speco di Subiaco. Vi si conserva la statua di una "Madonna delle Grazie" di fattura bizantina, che fu rubata da ignoti nel febbraio del 1980 e poi ritrovata dai Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) nell'autunno del 2013. [per la foto: © Sito del Comune]



L'impronta di San Francesco (Poggio Bustone, RI)


Impronta del ginocchio di San FrancescoAnche San Francesco d'Assisi si è reso protagonista di un miracolo di roccia plastificata, e possiamo ammirare questa testimonianza presso il Romitorio, o Sacro Speco di Poggio Bustone (RI). Si tratta di una dei quattro maggiori santuari francescani del reatino, che si dice formino sul territorio la figura di un quadrato (in realtà, si tratta di un quadrilatero molto irregolare), insieme a quelli di Greccio, di Fonte Colombo e al Santuario della Foresta di Castelfranco. Si narra, dunque, che mentre il Santo era assorto nella preghiera ritirato in questo eremo, subì la visita del demonio venuto per tentarlo. Francesco si rannicchiò dunque contro la roccia e questa si racchiuse attorno al suo corpo per proteggerlo. Da allora, l'impronta del corpo del santo è rimasta ancora visibile sulla parete di roccia. Altre tracce s'incontrano lungo il sentiero che conduce al santuario: queste, si dice, furono conseguenza della lotta condotta dal Santo contro lo stesso diavolo. Si possono distinguere l'impronta di un ginocchio del Santo, quella del piede di un angelo a lui apparso e persino l'impronta lasciata dal suo breviario. [Fonte dell'immagine: recensione dell'utente "Ivo S" su TripAdvisor]





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