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PARIGI


La Cattedrale di Nôtre-Dame



La Cattedrale di Notre-Dame



 

Cenni storici


La Cattedrale di Nôtre-Dame de Paris sorge nell'estremità orientale dell'Île-de-la-Citè, nel sito di un più antico tempio pagano dedicato a Giove. La primitiva chiesa medievale sorse già nel IV sec. ed era dedicata a Santo Stefano, il primo martire cristiano. Successivamente, il re Merovingio Childeberto I fece costruire, accanto ad essa, una seconda chiesa dedicata alla Vergine Maria, intorno al 528 d.C. La costruzione dell'attuale cattedrale iniziò invece nel 1160 per volere del vescovo di Parigi Maurice De Sully, che la fece edificare sulla scia delle sempre più numerose cattedrali gotiche che avevano cominciato ad apparire in diverse località della Francia, ad opera delle maestranze Cistercensi. Le precedenti chiese vennero abbattute e il nuovo edificio venne realizzato ispirandosi alle opere precedenti, in particolare all'Abbazia di Saint-Denis (1136) ed alle Cattedrali di Sens (1135), Noyon (1145) e Laon (1155). La cattedrale mantenne la dedicazione alla Vergine Maria o meglio, secondo un'usanza che era diventata comune a tutte le cattedrali gotiche di Francia, a Nôtre-Dame, ossia a "Nostra Signora". Da allora la Cattedrale è stata teatro di numerosi ed importanti eventi di carattere storico-religioso: matrimoni reali, come quello tra Maria Stuarda, regina di Scozia, e Francesco di Valois, delfino di Francia, oppure importanti eventi politici, come la prima convocazione degli Stati Generali da parte del re Filippo il Bello, nel 1302. Seriamente danneggiata dopo gli eventi della Rivoluzione Francese, i suoi arredi e le sue statue furono pazientemente restaurati o ricostruiti in accordo ai disegni degli originali, laddove esistenti.



Una "dimora filosofale"


L'alchimista e adepto Fulcanelli fa di questo edificio una "dimora filosofale", descrivendone in dettaglio il simbolismo celato nelle sue "figure di pietra" nella sua fondamentale opera "Il mistero delle cattedrali" (1926). È noto, infatti, che durante il XIV sec. gli Alchimisti usavano incontrarsi su base settimanale nella Cattedrale, nei pressi della cosiddetta "Porta Rossa", che ancora oggi risulta decorata con figure di salamandre, il simbolo alchemico del fuoco. Tra la miriade di gargoyles che ornano le sommità delle torri, una caratteristica peculiare e ben nota della cattedrale parigina, vi è la figura detta "dell'Alchimista". Si tratta di un filosofo, che in atteggiamento di pensiero scruta l'orizzonte davanti a sé, ed indossa il caratteristico berretto frigio, simbolo massonico legato agli antichi culti legati alla dea Cibele ed al suo amante Attis, nonché ai culti di Mitra.



Lunetta del Portale del Giudizio

La psicostasia

La lunetta del Portale del Giudizio

Particolare della 'psicostasia'



Il portale d'accesso principale, in posizione centrale, è detto "Portale del Giudizio Universale", in riferimento al tema centrale dei bassorilievi che troviamo sulla parte superiore. Nell'architrave, in particolare, troviamo la raffigurazione della resurrezione dei morti dalle tombe, annunciata alle due estremità da angeli che suonano la tromba. Nella fascia immediatamente sovrastante, San Michele Arcangelo e Satana collaborano amichevolmente alla pesa delle anime, che vengono suddivise tra beati (a sinistra) e dannati (a destra). Anzi, il diavolo sembra addirittura "barare", posando una mano sul piatto della bilancia per farlo pendere maggiormente dalla sua parte. Ancora più in alto, sta il Cristo giudice assiso in trono; ai suoi lati sono due angeli, che recano alcuni simboli della sua passione: la Croce (angelo di destra), la lancia di Longino e i chiodi (angelo di sinistra). Alle estremità troviamo, inginocchiati, la Vergine Maria e San Giovanni Battista.



La statua del 'Beau-Dieu'

La formella dell'Alchimia

La statua del Beau-Dieu

La formella dell'Alchimia



Sul pilastro centrale, sotto la statua del Cristo detta "le Beau-Dieu" (il "Dio Bello", opera di Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume), troviamo alcuni bassorilievi che rappresentano le Arti Liberali. Tra queste, in posizione privilegiata, spicca il bassorilievo dedicato all'Alchimia. Essa viene rappresentata come un'elegante dama la cui fronte sfiora le nuvole, e che regge nella mano sinistra uno scettro, simbolo di regalità, e in quella destra due libri, uno aperto (la sapienza essoterica) ed uno chiuso (la sapienza esoterica). Di fronte a lei si staglia la "scala philosophorum", o "scala dei filosofi", un simbolo della pazienza come la principale delle virtù che l'adepto deve possedere per arrivare a comprendere i misteri dell'Arte.


Ai lati del portale, una serie di dodici bassorilievi mostrano, sotto forma di simboli o emblemi racchiusi in medaglioni e sorretti da altrettanti personaggi, le fasi evolutive della Grande Opera alchemica. Si comincia, nella fila superiore, dal Corvo, animale di colore nero che rappresenta la "Putrefazione" ovvero la fase detta "nigredo". Conclude la serie l'emblema del pentagono, riferimento simbolico all'Athanor, e della rappresentazione della Pietra Filosofale.



Il Portale della Vergine

L'Arca dell'Alleanza

Il Peccato Originale

Il Portale della Vergine

L'Arca dell'Alleanza

Il Peccato Originale e Lilith



Il portale di sinistra, detto "della Vergine", presenta un ricco simbolismo legato soprattutto all'Astrologia, con una serie di bassorilievi dedicati allo Zodiaco ed alle successioni dei mesi e delle stagioni dell'anno. Sul pilastro centrale è posta la statua della Madonna con Bambino; al di sopra di essa, nell'architrave, è raffigurata l'Arca dell'Alleanza, quasi a sottolineare il legame con Maria, che ponendosi come intermediaria tra l'Uomo e Dio, costituisca il nuovo segno dell'Alleanza. Sotto i suoi piedi, invece, un bassorilievo mostra la tentazione di Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre. Sull'albero di melo, al posto del serpente, compare straordinariamente una figura femminile: si tratta di Lilith, un personaggio presente nella tradizione ebraica ma non nel racconto biblico. Lilith sarebbe stata la prima moglie di Adamo, in seguito ripudiata per non aver obbedito al marito. Per punizione, essa sarebbe stata trasformata in un demone notturno.



Il Portale di Sant'Anna

I Santi Anna e Gioacchino

Uno dei battenti di Bicornette

Il Portale di Sant'Anna

S. Anna e S. Gioacchino

Uno dei battenti di Bicornette



Il portale di destra, detto "di Sant'Anna", presenta come figure centrali i genitori di Maria, Sant'Anna e San Gioacchino. Il pilastro centrale mostra la figura di San Marcello, che secondo la leggenda riuscì a sconfiggere un drago semplicemente toccandolo con il suo pastorale. È un santo non riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa di Roma, ma è comunque venerato in Francia nella data del 3 Novembre. La porta presenta delle notevoli finiture in ferro battuto che, secondo una leggenda, vennero realizzate da un fabbro ed alchimista francese chiamato Bicornette (cioè, bicorne). Per far sì che la sua opera fosse mirabile, il fabbro fece un patto con il Diavolo, vendendo la sua anima in cambio della realizzazione delle tre cancellate commissionategli, una per ciascun portale. Il Diavolo, però, poté finirne solo una, perché una volta messosi all'opera sul portale centrale, non riuscì ad avanzare nel lavoro. Di fronte all'ingresso, infatti, era sempre posto in esposizione il Santissimo Sacramento, prima della consueta processione cerimoniale. Furioso per l'inganno, il Diavolo maledisse il portale destro, affinché nessuno potesse più attraversarlo e poi volò sulla sommità dell'arco, trasformandosi nel rapace di pietra che ancora oggi vigila attento su coloro che passano per la porta.



Il Punto Zero delle strade di Francia


Il Punto Zero Ad una cinquantina di metri dall'ingresso della Cattedrale, sulla pavimentazione della piazza, è possibile notare una borchia dorata di forma ottagonale, con all'interno una Rosa dei Venti stilizzata. La borchia è circondata da una lastra di pietra circolare, suddivisa in quattro quadranti, su ognuno dei quali è riportato un frammento della frase "POINT" "ZÉRO" "DES ROUTES" "DE FRANCE" (Punto Zero delle strade di Francia). Si tratta di un marcatore ed indica il punto esatto geografico dal quale vengono calcolate tutte le distanze chilometriche tra le città francesi, su ciascuna delle 14 strade nazionali che escono da Parigi. Non si tratta, si badi bene, di un punto geodesico: questi ultimi, infatti, sono punti fissati sul territorio, solitamente in punti molto alti e ben visibili anche da lontano, come cupole, pinnacoli e campanili, per scopi di misurazione di distanze con il metodo della triangolazione. Esiste un punto geodesico nei pressi di Notre-Dame, e si trova localizzato sulla guglia della cattedrale.


Al di là della sua utilità pratica, il Punto Zero parigino ha anche una valenza simbolica, di seguito spiegata. La forma è fondamentale: l'Ottagono, infatti, è una figura geometrica da sempre ritenuta intermedia tra il Quadrato, simbolo della dimensione terrestre e di tutto ciò che riguarda il Microcosmo, cioè l'essere umano, e il Cerchio, simbolo, invece, della dimensione celeste, e di tutto ciò che riguarda il Macrocosmo, cioè l'essere divino. Esso si pone pertanto come principio mediatore tra l'Uomo e Dio. Tuttavia, secondo certe dottrine derivate dallo Gnosticismo, questo principio mediatore non è altri che la Sophia, la Sapienza Divina, il principio femminile detto anche "Femminino Sacro".


La collocazione davanti ad una chiesa dedicata a "Nostra Signora", dunque, non è casuale. D'altronde, è ben noto che la Stella Polare, che si ricava dall'Ottagono tracciando le sue diagonali principali, è da sempre un simbolo che identifica la Dea Madre: lo era per Ishtar, lo era per Astarthe ed è prevedibilmente diventato, con l'avvento del Cristianesimo, un simbolo mariano.




Interno


L'interno della chiesa è suddiviso in cinque navate, la principale delle quali è alta 32 metri e larga 12. Le navate laterali sono sovrastate da un matroneo. Sul fianco delle navate si aprono numerose cappelle, in totale quattordici (sette per lato) nell'area del piedicroce. Tra tutte segnaliamo, per la sua valenza simbolica, la quinta cappella di sinistra: originariamente dedicata a San Giuliano l'Ospitaliere, poi a Santa Maria Egiziaca, è attualmente intitolata a Nostra Signora di Guadalupe, una delle più importanti e venerate Madonne Nere al mondo, il cui culto si originò in seguito alle apparizioni miracolose avvenute nel 1531 in Messico, a Juan Diego Cuauhtlatoatzin, un azteco convertito al Cristianesimo. Non sono, comunque, le uniche vergini nere preseti all'interno della chiesa, perché in un'altra cappella ne abbiamo trovate altre riproduzioni.



La Cappella di Nostra Signora di Guadalupe

Alcune icone di Madonne Nere

La Cappella di Nostra Signora di Guadalupe

Alcune icone di Madonne Nere



La galleria che segue mostra alcune tra le altre caratteristiche simboliche interessanti che si possono incontrare all'interno della chiesa. Si tratta, prevalentemente, di simboli rappresentati sulle vetrate dipinte, tra cui spiccano Stelle di Davide e Green Men. A tale proposito, tuttavia, si deve sapere che le vetrate originali, quelle realizzate nel periodo medievale (XIII sec.) sono andate distrutte. Nella zona del piedicroce sono state sostituite anche quelle settecentesche, che erano trasparenti ed ornate con monogrammi mariani e gigli di Francia, con vetrate più moderne, di stile astratto, realizzate da Jacques Le Chevallier tra il 1952 e il 1967. Nel coro e nell'abside, invece, le vetrate furono sostituite nel corso dei restauri ottocenteschi alla cui direzione fu posto l'architetto Eugène Viollet-le-Duc.



Una Triquetra

L'Esagramma

Un Green Man

Motivo decorativo con Triquetra

Motivo decorativo con Esagramma

Un Green Man



Le gargoyles


GargoyleLa caratteristica per la quale, forse, la cattedrale parigina è più famosa, immortalata in decine di capolavori tra cui il celebre romanzo storico di Victor Hugo (Notre-Dame de Paris, 1838), sono le gargolle, ovvero le 38 figure allegoriche e grottesche che corrono lungo tutto il cornicione sporgendosi dai canali di gronda. In origine le gargolle (in fr., gargouilles, in ingl. gargoyles, entrambi derivati dal latino gurgulio, un termine onomatopeico che indicava lo scorrere dell'acqua) avevano la pratica funzione di doccioni; essi cioè servivano a far defluire l'acqua piovana fuori dal tetto senza farla scorrere sui muri, per evitare che essi si rovinassero o che l'acqua penetrasse attraverso di essi nelle fondamenta. Le prime soluzioni adottate, infatti, erano molto semplici: travi di legno opportunamente foggiate che sporgevano dal tetto, oppure tubi di ceramica o piombo.


L'AlchimistaFu durante il Medioevo che venne adottata la pietra, molto più versatile dato che gli si poteva dare la forma voluta ed adattarla così al resto della struttura. Fu, in particolare, con il diffondersi dello stile gotico che le gargolle cominciarono ad assumere fogge più fantasiose, come quelle di animali fantastici e spaventosi dalle espressioni grottesche. All'aspetto prettamente funzionale si unì quello simbolico: dal tenere lontana l'acqua di scolo per impedire il danneggiamento degli edifici si arrivò alla funzione apotropaica di tenere lontano il Male, per proteggere i fedeli, un po' come i mascheroni scolpiti nelle chiavi di volta delle entrate dei palazzi.


La gargoyles di Notre-Dame di Parigi superano anche questo concetto, perché per molte di esse viene meno persino l'aspetto funzionale, non essendo propriamente dei doccioni. Pochi sanno, tuttavia, che esse non sono il frutto dei capricci architettonici del gotico medievale, bensì della mente immaginifica e certamente iniziata di Viollet-le-Duc, che nel restauro intrapreso intorno alla metà del XIX sec. sostituì gran parte delle vecchie gargoyles con altre realizzate secondo il suo dettame.


GargoyleEcco, dunque, comparire il famoso diavoletto cornuto che si affaccia facendo la linguaccia; i demoni (o Chimere, come furono definite ai tempi della loro realizzazione) con la faccia di cane e di scimmia e, soprattutto, la figura dell'Alchimista, un vegliardo dall'aria assorta che indossa il berretto frigio. Sono almeno due gli aspetti simbolici interessanti: il primo è certamente legato al copricapo, che come abbiamo sottolineato in un articolo dedicato, è simbolo di iniziazione. L'altro è l'aspetto da vecchio canuto, con la barba fluente, che è anch'esso un indizio fondamentale, anche si di più difficile lettura. Per capirlo, infatti, come abbiamo già detto a proposito del ritratto di Nicolas Flamel, bisogna passare per il "linguaggio degli uccelli", o "cabala fonetica", che rappresenta concetti segreti mediante associazione con frasi che hanno una pronuncia simile, magari, anche se non necessariamente, passando per una lingua diversa da quella di origine. È cosi che il "vieillard" (il vecchio, in francese) è foneticamente e quindi simbolicamente assimilabile alla "vieille art", la "vecchia arte", l'Arte degli Antichi, ossia l'Alchimia.



Contenuti del dossier


Parigi: il Vascello di Iside

I luoghi Templari

Il Pont-Neuf

La Cattedrale di Nôtre-Dame

La casa di Nicolas Flamel

La Chiesa di Saint-Jacques-du-Haut-Pas

La Chiesa di Saint-Sulpice

La Chiesa di Saint-Germain-des-Prés

La Chiesa di Saint-Séverin


Di prossima pubblicazione:

L'Axe Historique






Misteri d'Oltralpe