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La Basilica di San Pietro in Vaticano


ROMA (Cittą del Vaticano)


– La Necropoli Vaticana –


Un percorso iniziatico nei sotterranei di San Pietro



Il percorso alchemico

Lo schema del percorso "alchemico" nei sotterranei della Basilica di San Pietro



La disputa sull'autenticità delle reliquie


La tradizione afferma che la Basilica di San Pietro venne costruita sul luogo del ritrovamento dei resti dell'apostolo Pietro. Esistono numerose fonti antiche, non necessariamente cristiane, che tramandano la venuta di Pietro a Roma, la primitiva comunità di Cristiani che si raccolse attorno a lui ed all'apostolo Paolo, ed infine il suo martirio da parte dei Romani. Ad esempio Tacito, negli Annales, ci informa che l'apostolo Pietro venne sepolto dopo il martirio presso il colle Vaticano. Eusebio, nella Historia Ecclesiastica, riferisce di come un eretico chiamato Proclo si vantasse dell'esistenza di alcune tombe apostoliche a Ierapoli, in Asia Minore, e che un romano fedele chiamato Gaio lo confutasse dichiarando che anche a Roma, sul Colle Vaticano e lungo la Via Ostiense, vi erano i "trofei", ossia le tombe, degli apostoli Pietro e Paolo.


Quando Costantino il Grande fece costruire la prima Basilica, nel IV sec., per onorare la memoria del primo apostolo, fece spianare una vasta area che era stata occupata dal Circo di Nerone e costruì la basilica nel luogo in cui si trovavano alcuni mausolei cristiani, tra cui la presunta tomba di Pietro. La collocazione venne scelta con cura in modo che l'altare andasse a coincidere proprio con la posizione della tomba di Pietro, e così è rimasto anche nelle costruzioni successive, in una stratificazione ripetuta.


La tomba del Santo, infatti, si trova collocata nelle Grotte Vaticane, un livello sotto l'attuale Basilica, esattamente al di sotto dell'Altare della Confessione incorniciato dal celebre Baldacchino del Bernini. Per secoli la situazione è rimasta immutata, senza che nessuno si sia mai interessato di verificare la corrispondenza della tradizione alla realtà. Fino a che, nel 1939, a seguito della volontà di papa Pio XII (1939-1958) di essere sepolto il più vicino possibile alla tomba dell'apostolo, venne intrapresa una campagna di scavi sotto le Grotte, che portò alla scoperta di alcuni edifici sepolcrali, una serie di mausolei riccamente decorati con affreschi, mosaici e bassorilievi a tema prevalentemente pagano o proto-cristiano, come quello trovato all'interno del cosiddetto Mausoleo "M", di cui parleremo più avanti.


Gli scavi si protrassero per dieci anni, fino al 1949, sotto la direzione di monsignor Ludwig Kaas, voluto direttamente da Pio XII. Essi interessarono una vasta area sotto la Basilica, ma le attenzioni furono concentrate principalmente nell'area immediatamente sottostante l'altare. Ed è qui che avvennero le scoperte più importanti, come l'edicola costantiniana, fatta costruire per identificare il presunto luogo di sepoltura. Accanto ad essa venne rinvenuto un muro che per il colore del suo intonaco venne denominato "muro rosso". Nel muro venne trovato un loculo rivestito di lastre di marmo, ed un frammento d'iscrizione in lettere greche che l'epigrafista Margherita Guarducci identificò con "PETR(US) ENI", cioè "Pietro è qui". Più avanti, insistendo negli scavi, vennero ritrovati anche numerosi frammenti ossei, che l'analisi antropologica rivelò essere appartenuti ad un uomo robusto, sulla sessantina. Questi ed altri indizi indussero gli archeologi e gli studiosi a ritenere di aver individuato i veri resti di Pietro. Le successive diatribe, che riguardavano il ritrovamento di altri elementi apparentemente incongrui, vennero in seguito appianate: la presenza di alcune monete medievali, ad esempio, venne spiegata con l'abitudine dei pellegrini che, allora come oggi, lasciavano un obolo presso il santuario, oppure la presenza di frammenti ossei di origine animale, che si spiegavano con la preesistenza, nello stesso sito, di una necropoli romana più antica. Sedata la querelle ed appianata ogni questione, il papa Paolo VI poté annunciare ufficialmente, il 26 Giugno 1968, il ritrovamento e l'identificazione delle reliquie dell'apostolo Pietro sotto la Basilica Vaticana. I frammenti ossei vennero raccolti in un contenitore trasparente di plexiglas e ricollocati all'interno del loculo originario, dove sono ancora visibili e quasi "tangibili" al termine del percorso sotterraneo guidato della Necropoli Vaticana.



Il percorso "alchemico"


Dunque, con l'annuncio ufficiale il sepolcro e le ossa in esso custodite sono state identificate come appartenenti a San Pietro, e ciò ha chiuso la questione. Le visite alla necropoli sono attualmente regolate da un rigido protocollo che ammette un numero massimo di visitatori al giorno, previa richiesta formale di autorizzazione e con il vincolo di essere accompagnati da guide esclusivamente scelte dal Vaticano. Dal punto di vista puramente simbolico, che le ossa scoperte nella Necropoli siano veramente quelle di Pietro oppure no, conta poco. È piuttosto importante, invece, che a nostro avviso tutto il percorso che conduce dall'ingresso del sotterraneo, più o meno corrispondente al centro della Basilica Superiore, fino al sepolcro, che come abbiamo detto si trova esattamente al di sotto dell'altare, sembra essere stato studiato ricreare un percorso iniziatico, probabilmente canalizzando opportunamente le energie. Invitiamo colui che prosegue nella lettura di questo articolo di tenere presente, arrivati a questo punto, che quanto segue va interpretato in modo simbolico e speculativo, mancando il fondamento di alcuna teoria storica, architettonica, archeologica e scientifica. Ciascuno, per proprio conto, potrà recarsi di persona sul posto e potrà valutare, secondo canoni del tutto personali, l'esperienza che avrà condotto.



Pianta della Necropoli Vaticana

Pianta dettagliata della Necropoli Vaticana



L'immagine di apertura mostra la ricostruzione del percorso da noi effettuata sovrapponendo in scala la pianta della Necropoli Vaticana con quelle dell'antica Basilica Costantiniana e dell'attuale Basilica di San Pietro. Come si può osservare, il percorso nella Necropoli si svolge longitudinalmente per quasi una buona metà della navata principale. All'immagine è stato sovrapposto, a scopo illustrativo, anche il tracciato del Primo Meridiano d'Italia, stabilito dal gesuita Angelo Secchi nel 1870. L'immagine sopra, invece, riproduce una mappa dettagliata della Necropoli Vaticana, che illustra i vari ambienti, o mausolei, ciascuno univocamente classificato ed ufficialmente identificato con una lettera dell'alfabeto.


All'ingresso della necropoli, in corrispondenza del primo mausoleo (indicato con la lettera A ed attribuito ad un certo G. Pompilius Heracla) le guide fanno sostare a lungo per introdurre l'ambiente e raccontarne la storia. Qui la luce esterna non filtra, la volta è completamente dipinta di nero e l'unica fonte d'illuminazione sono alcuni faretti a luce fredda tenuta, volutamente, bassa per preservare le delicate pitture degli affreschi degli ambienti successivi. Questa è la fase iniziale del cammino, la cosiddetta "nigredo", dal nome del suo colore simbolico, il nero. È la fase in cui lo spirito è decaduto, inquinato dal peccato e dalle emozioni incontrollate, ed è impuro, ma sostare in questa area è un passo necessario, per trascendere questo stato negativo ed avanzare verso la rinascita. Il camminatore è simbolicamente paragonato al mitico eroe Ercole (Hercules o Heracles, a seconda della declinazione latina o greca; è un caso che il primo mausoleo è attribuito ad un personaggio chiamato Heracla?), che ha peccato per un eccesso d'ira, e che per espiare si è messo al servizio del perfido re di Tirinto, preparandosi ad affrontare le famose dodici fatiche.


Superato questo punto iniziale, che a livello iniziatico viene chiamata la "morte mistica", comincia la fase di rinascita, sotto una nuova luce. Il mausoleo B, che segue immediatamente dopo, è attribuito a Fabia Redempta, e redento è anche il camminatore che si accinge a proseguire il suo percorso.


Mano a mano che si avanza nell'ipogeo, gli ambienti diventano più larghi, l'illuminazione più chiara, le tombe più decorate. Cominciano ad apparire affreschi colorati, stucchi e bassorilievi. Poco più avanti, nel mausoleo E attribuito a Tyrannus e Urbana, due liberti di Adriano, appare un affresco che rappresenta due pavoni affiancati ad un cesto pieno di fiori e frutti. Il "caso" ci viene ancora incontro: il pavone era l'animale sacro alla dea Era, simbolo solare per l'associazione d'idee con la sua coda aperta a raggiera dai colori dell'arcobaleno. Gli antichi alchimisti chiamavano "cauda pavonis", ossia la coda del pavone, una particolare fase della Grande Opera, la sublimazione dei residui lasciati dalla materia dopo la putrefazione/purificazione operata nella fase di nigredo, nella quale apparivano all'operatore tutti i colori dell'iride.


Proseguendo nel cammino, troviamo temi sempre più allusivi: la nascita del Venere dalla spuma del mare (mausoleo F), stucchi e rilievi con scene di vita quotidiana oppure che riproducono delle divinità classiche (mausoleo H, il più grande del complesso) o il mito di Alcesti e il ratto di Proserpina (mausoleo I). Il colore predominante è il bianco, e non a caso: siamo nella fase detta "albedo".


Proseguendo oltre, mentre ci avviciniamo sempre di più al sepolcro dell'Apostolo, incontriamo un altro tema affascinante. Nel mausoleo detto degli Iulii, che è datato attorno al III sec., troviamo sulla volta uno splendido mosaico che rappresenta il Cristo-Apollo, raffigurato come il Sol Invictus. La nascita del Sole Invitto veniva celebrata dagli antichi pagani al 25 Dicembre, in corrispondenza del Solstizio d'Inverno, ed era un tema centrale nel culto di Mitra, che nel III sec. era all'apice del suo fulgore e che costituiva anch'esso un percorso iniziatico, strutturato su sette gradi, a cui potevano accedere soltanto pochi eletti. A questo mausoleo è stata attribuita la lettera M, iniziale di Mitra


Andando oltre questo punto, il percorso giunge quasi alla fine, terminando al cospetto del sepolcro di Pietro. È il cosiddetto "Campo P", dove fu rinvenuto il tabernacolo sorretto da due colonne, il cosiddetto "Trofeo di Gaio", di cui si riesce ad intravedere solo una parte. La parete, alle spalle di questa edicola, è completamente ricoperto di intonaco rosso: è la fase detta "rubedo", quella conclusiva.


Per gli alchimisti, essa rappresenta simbolicamente la conquista della Pietra Filosofale, che trasforma i metalli vili in oro puro, e che simbolicamente rappresenta l'accesso ad un piano superiore della Conoscenza. E anche il visitatore, concluso il suo percorso di visita, dal sepolcro con le ossa di Pietro sale al piano superiore, e accede alla Cappella Clementina, dove è tutto un tripudio di ori e decorazioni. La Pietra dei Filosofi.


Salendo ancora, ci si ritrova all'interno della Basilica Superiore. Il grande Baldacchino del Bernini troneggia sotto la cupola nell'esatta corrispondenza del sepolcro di Pietro. Osservando l'apice della cupola, viene da pensare che se si tirasse giù un'immaginaria perpendicolare dalla sua cuspide, ove è posta la Lanterna, si andrebbe ad intercettare esattamente il sepolcro di Pietro, due livelli più sotto. Non è un caso, dunque, che questo punto ben preciso venne scelto per fissare il passaggio del Meridiano Zero d'Italia, prima che l'accordo internazionale di Washington, nel 1884, stabilisse l'adozione universale del meridiano di Greenwich (GMT) come origine della longitudine e del tempo…





Introduzione

Piazza San Pietro

La Basilica Superiore

Le Grotte Vaticane


Il Primo Meridiano d'Italia


I luoghi del Lazio