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La Basilica di S. Croce in Gerusalemme, la Hierusalem romana


Roma


Articolo di Alberto Cavazzoli



Basilica di Santa Croce in Gerusalemme



Sant'Elena


Flavia Iulia Helena nacque intorno al 248 d.C. a Drepanim, in Bitinia, regione situata nella parte nord occidentale dell'Asia Minore (attuale Turchia), che prenderà il nome di Helenopolis per volontà dell'Imperatore Costantino. Discendente di una famiglia di umili origini, era una "ragazza addetta alle stalle", una "stabularia". Costanzo Cloro, tribuno militare romano, la conobbe e la sposò.


Nel Regno Unito, una leggenda resa nota da Goffredo di Monmouth, narra di Elena come della figlia del Re di Britannia, Coel Hen di Camulodunum, alleato di Costanzo Cloro, assegnatario della Gallia e della Britannia.


Dopo la salita al trono di Roma del figlio Costantino, Elena divenne augusta dell'Impero Romano.


Nel 327 d.C. circa, Elena, già in età avanzata, partì per le provincie orientali dell'Impero, decisa a raggiungere in pellegrinaggio la Terra Santa e i luoghi della Passione di Cristo. La tradizione narra che Elena salì sul Golgota per far abbattere degli edifici pagani fatti costruire dai Romani e qui scoprì la Vera Croce di Cristo. Oltre a questa ritrovò altre reliquie della Passione oggi custodite in Santa Croce.



Le reliquie di Santa Croce


La Vera Croce di Cristo, dopo il ritrovamento, venne conservata in parte a Gerusalemme, in parte a Costantinopoli e in parte a Roma. La parte rimasta a Gerusalemme era conservata nella Basilica del Santo Sepolcro e veniva portata dal Patriarca della città alla testa dell'esercito prima di ogni battaglia. Nel 1187, dopo la conquista della Città Santa da parte di Saladino se ne persero definitivamente le tracce. La parte che si trovava a Costantinopoli, durante il sacco della Quarta Crociata, nel 1204, fu probabilmente frammentata e le sue porzioni spedite a chiese e monasteri dell'Occidente. Il frammento della Vera Croce portato a Roma è quello conservato nella Basilica di Santa Croce.


Altra reliquia ritrovata e portata nella basilica, in ordine di importanza, è il Titulus Crucis, la tavoletta in legno di noce che, secondo la tradizione, rappresenta il cartiglio apposto sulla Croce di Cristo riportante la motivazione della condanna, secondo il diritto romano: Gesù Nazzareno re dei Giudei. Questa tavola, peraltro, testimonierebbe che tale "cartiglio" non era motivo di derisione del condannato (come indicato dalla tradizione cristiana), ma la vera motivazione per cui Cristo è stato condannato, quale discendente della stirpe regale di David e pertanto erede legittimo al trono di Israele. Il titulus fu ritrovato nel 1492 in una nicchia della chiesa durante lavori effettuati. I caratteri in cui è scritto il titulus, cosa assai interessante, risultano compatibili con quelli del primo secolo d.C. e la dicitura è conciliabile con quanto indicato nei Vangeli, in particolare quello di S. Giovanni. Il dispositivo di condanna è scritto nelle tre lingue più usate dell'epoca: ebraico, greco e latino. Tutte e tre le lingue (non solo l'ebraico) sono scritte da destra a sinistra.


Si narra che Elena trovò anche tre chiodi con i quali era stato crocifisso Gesù e ne fece mettere uno nel freno del cavallo di Costantino, uno nella corona e un terzo lo portò a Roma ed oggi è fra le Reliquie Sessoriane custodite nella basilica.


In Santa Croce sono custodite anche due spine che si dice facenti parte dalla Corona che cinse il capo di Gesù, arrivate da Costantinopoli dopo aver girato mezza Europa e probabilmente non portate da Elena.



La Basilica


La Basilica di Santa Croce sorge alle pendici del colle Esquilino, dove si ergeva un complesso di edifici costituiti da un palatium detto Sessorium, dalle Terme Eleniane, dal Circo Variano e dall' Anfiteatro Castrense. La prima chiesa sorse all'interno del palazzo imperiale per volontà di Costantino e della madre Elena. Successivamente gli stessi fecero costruire la Hierusalem romana, all'inizio chiamata Basilica Heleniana o Sessoriana, per custodire le preziosissime reliquie che Elena aveva portato a Roma da Gerusalemme. La basilica fu più volte restaurata e nel '700 fu costruita una nuova facciata e sostituito l'antico portico con un atrio ellittico. In questo periodo venne costruito un asse viario che collegava le tre Basiliche che narrano la vita di Gesù: Santa Maria Maggiore (la Natività), Santa Croce (La Passione) e San Giovanni (La Resurrezione).


All'interno della chiesa tutto ricorda le Sacre Reliquie e il loro ritrovamento, a partire dal catino dell'abside troviamo il ciclo con le storie della Vera Croce attribuito ad Antoniazzo Romano. La cappella più interessante della Basilica è quella dedicata a Sant'Elena, dove, secondo la tradizione, la madre di Costantino depose le Reliquie che aveva portato con sé da Gerusalemme, dopo aver sparso sul pavimento la terra del Golgota. La statua di Sant'Elena, che si trova in questa cappella, è una copia della Giunone Vaticana opportunamente adattata con i simboli della Passione. Una curiosità di questa cappella è che nella volta mosaicata sono rappresentati, per la prima volta, un pappagallo e un tucano, uccelli originari delle Americhe. Successivamente le reliquie furono portate in un vano sopra la cordonata destra, mentre oggi sono custodite nel Santuario della Croce ricavato nell'antica Sagrestia.


Interessante il fatto che i Cistercensi, l'ordine fondato da San Bernardo, abbiano retto la chiesa e il monastero per secoli. Visto il legame di quest'ordine con i Cavalieri Templari, potrebbe avvalorarsi l'ipotesi supportata da Barbara Frale ("Andare per la Roma dei Templari", ediz. Il Mulino) secondo la quale il Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio, Ugo de Paynes, si sarebbe fermato a pregare proprio in questa basilica quando si recò a Roma.


A poche centinaia di metri dalla Basilica si trova la Scala Santa, adiacente alla Basilica di San Giovanni in Laterano (anch'essa eretta da Costantino). La leggenda narra che anche la scala, composta di 28 gradini, che Gesù salì per raggiungere Ponzio Pilato ed essere interrogato, sia stata portata a Roma da Sant'Elena. Da notare sulla sommità della stessa la Cappella di San Lorenzo in Palatio detta il Sancta Sanctorum, la Cappella dei Papi, che contiene importantissime reliquie provenienti da Gerusalemme. Sopra l'altare di detta cappella troviamo la scritta "non est in toto sanctior orbe locus", "non esiste al mondo luogo più santo di questo".


Questa parte di Roma ricompresa fra la Basilica di Santa Croce e la Scala Santa è il luogo più sacro al mondo, per le reliquie della Passione di Cristo qui custodite.


Alberto Cavazzoli





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