Cronistoria


Cerca nel sito…



In libreria


I luoghi delle Triplici Cinte in Italia


Accademia Platonica


Accademia Platonica

Basilica di San Giovanni in Laterano (IV sec.)


ROMA



Basilica di San Giovanni in Laterano



Il vero nome della Basilica di San Giovanni in Laterano è "Basilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista". È la chiesa episcopale del Papa come vescovo di Roma (solo il pontefice può celebrare messa dal suo altare), ed è la cattedrale "madre" di tutte le chiese di Roma e del mondo, seconda per importanza soltanto alla Basilica di San Pietro, in Vaticano. Sorse tra il 313 ed il 318 ed è legata alla donazione che la sposa di Costantino fece al papa Melchiade del palazzo dei Laterani, affinché diventasse la residenza papale. Costantino, in cambio, volle costruire la basilica nelle prossimità del palazzo. La storia della basilica prosegue poi con una serie di distruzioni e ricostruzioni. L'ultima di queste distruzioni avvenne nella notte del 6 maggio dell'anno 1308, quando uno spaventoso incendio fece rimanere ben poco dell'edificio di culto. Il papa di allora, Clemente V, provvide subito a fare riedificare il tempio, che fu terminato sotto il pontificato che lo seguì. Successivamente furono apportate numerose modifiche ed aggiunte. Si accede alla Basilica tramite l'impressionante portale tardo-barocco coronato da 15 sculture del Cristo, di San Giovanni e dei Dottori della Chiesa. All'interno, del Borromini sono le 12 edicole della navata centrale, che ospitano le statue degli Apostoli. Il mirabile pavimento è attribuibile ai fratelli Cosmati. Autentico capolavoro è poi il chiostro, opera duecentesca del Vassalletto (foto 1, 2 ,3). I preziosi intarsi delle colonne, capolavoro cosmatesco, e le armoniche simmetrie conferiscono al luogo un incanto magico.



Le Triplici Cinte


Il chiostro del Vassalletto si apre sul lato orientale della Basilica. Sul muretto di sostegno delle colonnine, sulla destra rispetto all'ingresso, spicca inconfondibile il simbolo della Triplice Cinta Sacra, nella sua varietà con i segmenti mediani e diagonali. Due profondi solchi che formano una "V" sono sovrapposti a questo segno.



Triplice Cinta con segno a


Da questo punto di vista, quindi, la presenza di questo simbolo è analoga a quella di altri chiostri coevi, che si trovano sempre a Roma, e che sono stati recensiti in queste pagine, come quello di San Paolo fuori le Mura, San Lorenzo al Verano e la Basilica dei SS. Quattro Coronati. Ma a San Giovanni c'è qualcosa in più. Non appena si entra nel chiostro, infatti, si possono notare altre due Triplici Cinte, ma la loro peculiarità è che stavolta esse sono tracciate in verticale sul muretto di cinta, e quindi con chiaro intento simbolico! Ve ne sono due in particolare, anche se la seconda, quella più a destra, è abbastanza consumata e poco leggibile.



Triplice Cinta verticale n° 1    Triplice Cinta verticale n° 1



I Nodi di Salomone


Tutto intorno al chiostro sono esposti frammenti delle precedenti basiliche, rigorosamente numerati in senso orario rispetto all'ingresso per i visitatori. Questi frammenti comprendono parti di capitelli, mensole, lastre marmoree, colonne, monumenti funerari e quant'altro. Su alcuni di essi è possibile osservare, tra la varietà di figure decorative rappresentate, diversi Nodi di Salomone. Essi appaiono in una variante molto diffusa nei primi secoli del Medioevo: quella con tre anelli di forma ogivale. Il triplice anello è un richiamo alla complessa simbologia ternaria che nel Cristianesimo si realizza nella Trinità Divina, mentre la forma ogivale testimonia una diversa prospettiva simbolica, molto diffusa nella scultura e nella pittura medievali. Si tratta della simbologia associata alla "Mandorla Mistica" o "vesica piscis", simbolo di un'illuminazione interiore "nascosta" nell'esteriorità, così come il guscio della mandorla, duro e ruvido, nasconde al suo interno il seme candido e prezioso. Nell'iconologia Cristiana, spesso il Cristo nella sua Trasfigurazione, la Madonna in Trono oppure i Santi vengono rappresentati proprio avvolti da un'aureola a forma di mandorla, in rappresentanza della loro Majestas Domini.


Frammento n° 73 con Nodo di Salomone      Frammento n° 181 con Nodo di Salomone


Frammento n° 197 con Nodo di Salomone



Nodi dell'Apocalisse e Fiori della Vita


Un altro frammento (contrassegnato dal numero 206), consiste in una lastra marmorea decorata con un motivo formato dalla giustapposizione di Nodi dell'Apocalisse. Tutti i frammenti risalgono, più o meno, intorno al IX sec. d.C.



Lastra marmorea con Nodi dell'Apocalisse



All'interno del chiostro, non poteva mancare qualche rappresentazione del Fiore della Vita, che ritroviamo in diversi contesti. Si nota tra le figure decorative inserite lungo il cornicione interno del chiostro, scolpito su qualche capitello delle colonnine oppure al centro di rosoni ornamentali che decorano il timpano di altarini andati distrutti. Alcune di queste immagini sono presenti nell'apposita galleria dedicata a questo importante simbolo.





La Scala Santa ed il Sancta Sanctorum


I luoghi del Lazio