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La Chiesa di Santa Lucia


Magliano de' Marsi (AQ)





Il monumento più significativo di Magliano de' Marsi (AQ), è la parrocchiale di Santa Lucia, la cui costruzione originaria è da attribuirsi al XIII-XIV secolo, quasi sicuramente per opera delle stesse maestranze cistercensi che avevano costruito la vicina chiesa di Santa Maria della Vittoria di Scurcola Marsicana. Anche se non si conosce la data di costruzione esatta, si suppone che sia nata insieme al paese, costruita sui resti di un tempio romano, e probabilmente dedicata in origine a San Martino. La nuova dedicazione venne fissata probabilmente nel XVI sec., quando il paese di Magliano diventa indipendente dal vicino centro di Carce. Il documento più antico che cita la chiesa con il suo nome attuale è una carta del 1536, dove si parla di "una cappella sita in la Ecclesia de S. Lutia di Magliano medesmo", mentre documenti coevi o di poco anteriori parlano ancora di "San Martino di Magliano" (ex San Martino in Carce).


Nel 1570 si trasforma in collegiata, giungendo ad ospitare un abate e sei canonici. Nel 1904 e nel 1915 una serie di terremoti le arrecano enormi danni distruggendola quasi completamente: la chiesa sarà ricostruita soltanto ventidue anni dopo, nel 1937, rispettando per quanto possibile l'impianto dell'edificio originario. La facciata, in particolare, è stata smontata pezzo dopo pezzo e poi ricostruita fedelmente attraverso la numerazione dei pezzi. Il campanile, posto al fianco della chiesa, risale al 1880 ed è opera dell'artista maglianese Tommaso di Lorenzo. Sia in facciata, sia all'interno, la chiesa mostra la coesistenza di diversi stili. L'interno è suddiviso in tre navate, di cui la centrale risulta essere più alta, delimitate da colonne a sezione rotonda su cui si innalzano archi a sesto acuto poggianti su capitelli diversamente ornati.



Il culto di Santa Lucia


Santa Lucia Anche se la dedicazione alla martire siciliana sembra essere più tarda, il culto di Santa Lucia, patrona di Magliano de' Marsi, è molto più antico: sulla facciata d'ingresso dell'Abbazia di Santa Maria in Val Porclaneta, situata nella frazione di Rosciolo dei Marsi, compare un affresco della Santa databile al XII sec., e la stessa è presente anche in uno degli affreschi interni. Vale la pena, in questo contesto, entrare un po' più a fondo in questo culto, poiché esso presenta delle caratteristiche simboliche non indifferenti.


Secondo l'agiografia ufficiale, Lucia fu una martire cristiana, nata a Siracusa alla fine del III sec. e morta nel 304 a seguito delle persecuzioni attuate da Diocleziano. Promessa sposa ad un uomo, un pagano, Lucia aderì alla fede cristiana quando si recò in processione al santuario di Sant'Agata, per chiedere l'intercessione in favore della madre gravemente malata. Fu la stessa Santa che, apprendo a Lucia, le disse: "Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre?". L'inclemente promesso sposo non gradì il cambio di rotta di Lucia, e visto che non riusciva a farle cambiare idea, la denunciò come cristiana. Il processo che ne seguì, al cospetto dell'arconte Pascasio, vide Lucia sostenere con forza e con valenti argomentazioni la propria posizione, che mantenne fieramente anche quando venne sottoposta a supplizio. Alla fine la donna venne decapitata: le cronache riportano come data dell'evento il 13 Dicembre del 304. Prima di morire la donna annunciò a Diocleziano la sua imminente destituzione e l'avvento della pace per la Chiesa. In effetti, l'imperatore romano meno di sei mesi dopo fu colpito da una malattia che lo costrinse ad abdicare, ed a ritirarsi nel proprio palazzo a Spalato, dove morì nell'anno 311.


Secondo una tradizione molto più tarda, diffusasi a partire dal XV sec., prima di venire decapitata le furono cavati gli occhi; secondo un'altra versione, fu la donna stessa che se li cavò spontaneamente: questo spiega comunque una tra le rappresentazioni iconografiche più diffuse, che vede la donna con i propri occhi posati in un piattino. Per questo motivo, si dice, la devozione popolare reputa la santa protettrice della vista, in analogia anche al suo nome che deriva dal latino lux, ossia "luce". Ma è tutto solamente frutto del caso?


In realtà, se andiamo ad approfondire il simbolismo legato alla santa ed ai suoi attributi, scopriamo che c'è molto di più, al disotto, tanto da far pensare che la figura di Lucia sia stata attentamente "progettata" per assumere un simbolismo ben determinato, e questo lo si deduce dal posizionamento, nel calendario liturgico, della festa a lei dedicata. Vediamo perché.


La quaglia La tradizione popolare cita il seguente proverbio: "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia". Sappiamo, però, che il 13 Dicembre, precede di una settimana la data del Solstizio d'Inverno, quando effettivamente le ore di luce rispetto a quelle di buio giungono al minimo. Questo, però, non era vero prima della riforma del calendario operata da papa Gregorio XIII nel 1582. Infatti, quest'ultimo soppresse ben 10 giorni per riallineare il calendario giuliano all'anno solare; nel vecchio calendario, il 13 Dicembre cadeva perciò in stretta prossimità del Solstizio. È stata dunque una necessità, non una coincidenza, che il martirio della santa fosse avvenuto in quella data; probabilmente quest'ultima è stata inventata. La necessità nasceva dall'esigenza di sostituire gli antichi culti pagani con un culto cristiano che avesse le stesse caratteristiche, la celebrazione della luce che ricominciava a prendere il sopravvento sulle tenebre. Queste celebrazioni comprendevano la festa pagana del Sol Invictus, che celebrava i vari dei del culto solare (Helios, El-Gabal, Mitra), i Saturnalia romani, che celebravano l'insediamento del dio Saturno e il ricordo dell'Età dell'Oro, il festival celtico di Yule, la festa ebraica della Hanukkah e quella indiana di Diwali. Il culto di Santa Lucia ha, inoltre, diverse affinità con quella di Artemide, la dea della caccia dei Greci assimilata con la Diana dei Romani.


In Italia, il centro principale del culto di Artemide si trovava nell'isola di Ortigia, presso Siracusa, che guarda caso è proprio la città natale di Lucia. Il nome Ortigia deriva dal termine greco antico ορτυξ, ovvero quaglia, uno degli animali sacri alla dea. Artemide era una dea vergine, anzi, protettrice della verginità, ed era venerata anche come dea della luce, rappresentata con due fiaccole nelle mani, tutti epiteti che ritroviamo adattati in Santa Lucia. Esiste persino un legame tra la santa cristiana e la quaglia: si tramanda infatti che il 13 dicembre 1646, quando in Sicilia imperversava una tremenda carestia, una quaglia s'introdusse all'interno della Cattedrale di Palermo nel corso di una messa ed andò a posarsi sul trono episcopale. Nello stesso istante, qualcuno annunciò l'arrivo al porto di una nave carica di messi, per cui l'evento fu ritenuto il segno miracoloso che le preghiere rivolte alla Santa erano state esaudite.



Il Quadrato Magico del SATOR



Particolare del ROTAS

Particolare del ROTAS



La chiesa si presenta con una bella facciata di forma rettangolare, elevata nel Seicento, recante tre portali di stile cistercense. Al di sopra del portale centrale spicca il grande rosone, collocato probabilmente agli inizi del Quattrocento. La sua forma ricorda quella del rosone di sinistra nella facciata della chiesa di Santa Maria di Collemaggio, presso L'Aquila. Al di sopra del rosone si apre un finestrone di forme tardo-rinascimentali, delimitato da due semicolonne che sostengono una trabeazione orizzontale. Ai suoi lati sono murate due coppie di formelle duecentesche incassate entro cornici riccamente decorate con girali e foglie d'acanto, raffiguranti esseri mostruosi, animali e figure umane in rilievo. Esse facevano anticamente parte dell'originario pluteo che separava l'area presbiteriale dall'assemblea dei fedeli.



Prima formella di sinistra

Seconda formella di sinistra

Prima formella di destra

Seconda formella di destra



Nel lato sinistro, la prima formella rappresenta un grifo che ghermisce un agnello, mentre la seconda un leone che azzanna un uomo nudo. Le formelle della coppia di destra, invece, raffigurano, rispettivamente, una sfinge che stringe un malcapitato tra le sue unghie e Sansone nell'atto di domare il leone. Nella prima formella di sinistra, tra le zampe del grifo possiamo scorgere le lettere del famoso Quadrato Magico palindromo, qui nella versione più antica che comincia con la parola ROTAS:


ROTAS
OPERA
TENET
AREPO
SATOR



Altri simboli



Presunto Centro Sacro sullo stipite

Segno del Golgota sullo stipite

Croce Patente sullo stipite



Alcuni altri simboli noti compaiono, più discretamente, qua e là sui pilastri che delimitano il portale centrale d'ingresso. Possiamo riconoscere con facilità alcuni Segni del Golgota, una Croce Patente marcata con punti più profondi ed un graffito che ricorda il simbolo del Centro Sacro.





I luoghi dell'Abruzzo


L'Abbazia di Santa Maria in Val Porclaneta