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I luoghi delle Triplici Cinte in Italia


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Palermo misteriosa



Veduta sulla Cattedrale di Palermo



Palermo, splendido capoluogo della regione Sicilia, è una vera manna per i "cercatori di misteri": attraverso il suo dedalo di strade e vicoletti ci si può imbattere in mille sorprese. Lungo le strade principali, dove sorgono i monumenti più importanti, troviamo autentici gioielli di storia e di arte: il Duomo, il Palazzo dei Normanni e l'Abbazia di San Cataldo, tanto per citarne alcune. Perdendosi un poco nelle strade secondarie, è possibile imbattersi nella Basilica della Magione, ex roccaforte dei Cavalieri Teutonici, oppure nella casa natale di Giuseppe Balsamo, diventato celebre con lo pseudonimo di Alessandro Cagliostro, o ancora, si potranno ripercorrere i luoghi le leggende relativi alla misteriosa setta dei Beati Paoli, le cui gesta tra finzione e realtà sono state raccontate nel romanzo di Luigi Natoli. Ma attenzione, però, a curiosare troppo: in certe zone della città, senza che ve ne accorgiate, occhi vi osserveranno e orecchie vi ascolteranno, cercando di capire le vostre intenzioni, giusto per regalarvi quel pizzico di brivido che in un tour dei misteri che si rispetti non deve assolutamente mancare!



Il Duomo dell'Assunta



Veduta della Cattedrale dal giardino

Una delle Triplici Cinte sui sedili del giardino

Foto 1 - Veduta della Cattedrale dal giardino esterno

Foto 2 - Una delle Triplici Cinte sui sedili del giardino



Cominciamo, dunque, dal monumento principale, la Cattedrale (foto 1), originaria del XII sec. e dedicata alla Vergine Maria Santissima Assunta. Artefice della sua costruzione fu l'arcivescovo Gualtiero Offamilio, che la fece edificare al posto di una più antica basilica che era stata trasformata in moschea dopo l'invasione saracena dell'isola. Ciò che la caratterizza maggiormente è la sua straordinaria commistione di stili, avendo richiesto il suo completamento un periodo di circa sei secoli. Tra le caratteristiche d'interesse troviamo, all'interno, il maestoso sepolcro in porfido rosso d'Egitto dell'imperatore Federico II (il sovrano appassionato di esoterismo che fece erigere uno dei più impressionanti monumenti simbolici d'Italia, Castel Del Monte), i superbi gioielli e reliquari del Tesoro (tra cui un'interessante icona di Madonna Nera) e la meridiana pavimentale con i segni dello Zodiaco, opera dell'astronomo Giovan Battista Piazzi, collocata nella chiesa all'inizio del XIX sec. All'esterno, sul sedile in pietra che circonda l'ampio piazzale decorato di fronte alla chiesa, troviamo in più punti il simbolo della Triplice Cinta (foto 2).


Nelle sale dell'attiguo Museo Diocesano troviamo diverse opere molto interessanti anche dal punto di vista simbolico, oltre che artistico. Tra queste, citiamo una statua di Madonna Nera del XVII sec., copia di quella di Montserrat, proveniente dall'antica Chiesa della Madonna di Monserrato al Castello, che fu gravemente danneggiata e poi rasa al suolo in seguito ai bombardamenti del 1943.



Il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina



Interno del Palazzo dei Normanni

Interno della Cappella Palatina

Foto 3 - Interno del Palazzo dei Normanni

Foto 4 - Interno della Cappella Palatina



Il Palazzo Reale di Palermo, più comunemente conosciuto come "Palazzo dei Normanni", è uno dei monumenti più affascinati e visitati dell'intero capoluogo siciliano (foto 3). Sorto originariamente come Qasr, castello o palazzo difensivo durante la dominazione araba della Sicilia (IX sec.), venne successivamente trasformato in residenza reale dai Normanni da cui il nome. Nel 1122 il re Ruggero II fece realizzare al suo interno la Cappella Palatina, riccamente decorata da mosaici policromi (foto 4), che divenne presto il punto focale di tutta la struttura. Dal 1947 è divenuto la sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, mentre l'ala Ovest, con l'annessa Porta Nuova, è stata assegnata all'Esercito Italiano come sede del distretto militare. Sul parapetto del balcone che dall'ingresso della Cappella Palatina prospetta sul cortile interno del Palazzo si trovano incise alcune distinte Triplici Cinte.



L'Abbazia di San Cataldo



L'Abbazia di San Cataldo

Interno dell'Abbazia di San Cataldo

Foto 5 - L'Abbazia di San Cataldo

Foto 6 - Interno dell'Abbazia di San Cataldo



La Chiesa di San Cataldo (foto 5 e 6), contraddistinta dallo stile arabeggiante e dalle tre cupole rosse che la sormontano, è stata edificata tra il 1154 ed il 1160 su commissione di Maione di Bari, terzo Grande Ammiraglio del Regno di Sicilia. La chiesa venne affidata ai monaci Benedettini di Monreale, che la mantennero fino al 1787. Oggi la chiesa è diventata sede dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, un ordine fondato in Terrasanta da Goffredo di Buglione nel 1099, dopo la Prima Crociata, che ha tra le sue prime finalità quella di promuovere e sostenere ogni iniziativa legata alla presenza cristiana in Terrasanta.



La Chiesa della Martorana



La Chiesa della Martorana

Interno della Chiesa della Martorana

Foto 7 - La Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio

Foto 8 - Interno della Chiesa della Martorana



Proprio a fianco dell'Abbazia di San Cataldo, sorge un altro gioiello dell'architettura sacra di Palermo, la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (foto 7). Affacciata su Piazza Bellini, proprio di fronte alla chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, la chiesa, in un superbo stile bizantino, venne fondata nel 1143 per volere del grande ammiraglio siriaco Giorgio d'Antiochia, al servizio del re normanno Ruggero II. Nel 1194 accanto alla chiesa fu fatto costruire un monastero femminile, per volere della nobildonna palermitana Eloisa Martorana, per cui la chiesa cominciò ad essere nota anche come "Chiesa della Martorana". Una tradizione racconta che nel 1535 l'imperatore Carlo V si recò in visita al monastero. Poiché era il mese di luglio e il superbo aranceto che circondava il monastero non mostrava ancora frutti, le monache decisero di creare delle arance finte di pasta di mandorle colorate. Successivamente la "frutta di Martorana" divenne una tradizione tipica della pasticceria siciliana, quasi un'arte tanto è perfetta l'imitazione di frutti e verdure vere nella pasta di mandorle.


La chiesa, che ancora oggi officia il rito bizantino per l'Eparchia di Piana degli Albanesi, presenta un ricco apparato decorativo interno (foto 8) nel quale spicca il grande Cristo Pantocratore sulla cupola centrale, una rappresentazione dei Quattro Arcangeli (dove insieme ai tre classici della chiesa occidentale – Michele, Gabriele e Raffaele – si aggiunge un quarto arcangelo, Uriele, il cui culto, non essendo specificatamente citato nelle Sacre Scritture, venne proibito dalla chiesa cattolica durante il Concilio di Aquisgrana del 798) ed una rappresentazione della Madonna Odigitria tipica di questa cultura.



La Basilica Magione



La Basilica Magione

Ingresso della Basilica Magione

Foto 9 - La Basilica Magione

Foto 10 - L'ingresso dal cortile interno



Situata nel quartiere dei Tribunali, o della Kalsa, nel cuore di Palermo, la Basilica della Santissima Trinità del Cancelliere è una delle più antiche chiese di Palermo (foto 9 e 10). Essa venne fondata nel 1191 dal cancelliere del Regno Normanno Matteo D'Aiello, e fu dedicata alla Santissima Trinità (da cui il nome originario). Sei anni dopo, essa venne affidata ai Cavalieri Teutonici, che vi istituirono una magione (ragion per cui la chiesa divenne poi nota come Basilica Magione), sede del priore generale dell'Ordine. Nel 1492 la chiesa diventò una Commenda e tale rimase fino al 1782, quando passò nel patrimonio dei Borboni.



La Chiesa di Santa Maria della Catena



Chiesa di Santa Maria della Catena

Icona della Vergine delle Grazie

Foto 11 - La Chiesa di Santa Maria della Catena

Foto 12 - L'icona della Vergine delle Grazie



Lungo Via Vittorio Emanuele, nei pressi della Cala, si trova una piccola chiesa in stile gotico-catalano intitolata a Santa Maria della Catena (foto 11). La sua costruzione risale all'anno 1490 ma essa prese il posto di una piccola cappella preesistente, avente la stessa denominazione, documentata a partire dall'anno 1330 sulla base di un privilegio ad essa concesso dall'imperatore Federico III. La singolare denominazione è dovuta al fatto che su uno dei muri della chiesa era appesa la catena che chiudeva l'ingresso alla Cala, ma non manca l'ipotesi leggendaria. Secondo la tradizione, dunque, alcuni prigionieri ingiustamente condannati invocarono la protezione della Vergine delle Grazie, e per miracolo le catene che li tenevano legati si sciolsero come neve al sole.


La venerata icona della Vergine delle Grazie (foto 12) si conserva nella seconda cappella laterale destra, laddove era anticamente posto l'ingresso originario. Si tratta di un'icona bizantina risalente al XIV sec., e presenta alcune caratteristiche molto interessanti. Essa raffigura la Vergine che regge in grembo Gesù Bambino, ma quest'ultimo è raffigurato con le sembianze di un adulto rimpicciolito, con tanto di chierica, secondo un dettame bizantino che, ritenendo Gesù un grande saggio, ipotizzava che non potesse mai essere stato effettivamente bambino. L'altra caratteristica meno conosciuta, ma molto importante dal punto di vista simbolico, è che la Vergine è rappresentata nell'atto di allattare il bambino al proprio seno. Questo tipo di iconografia, detto in termini tecnici Galaktotrophousa (lett., "che dona il latte"), presenta molti significati simbolici e si dice sia generalmente posta in luoghi dalle forte valenze telluriche.



La Cripta dei Cappuccini



La Cripta dei Cappuccini

La mummia della piccola Rosalia Lombardo

Foto 13 - La Cripta dei Cappuccini in Santa Maria della Pace

Foto 14 - La piccola Rosalia Lombardo

(© Palermo Turismo - 2011)

(pubblico dominio, da Wikipedia)



Famosa in tutto il mondo è la cripta della Chiesa di Santa Maria della Pace, situata nel quartiere palermitano di Cuba, dove si possono ammirare svariate migliaia di mummie perfettamente conservate ed ancora vestite di tutto punto secondo la loro condizione sociale e il loro mestiere (foto 13). Tra tutte, spicca quella della piccola Rosalia Lombardo (foto 14), nata nel 1918 e morta di polmonite due anni dopo, il 6 Dicembre 1920. Per lei il processo d'imbalsamazione, fortemente voluto dal padre addolorato, venne curato dal professore Antonio Salafia. Il metodo che egli usò lasciò le fattezze della bambina perfettamente preservate. Negli ultimi tempi, una progressiva alterazione nella mummia del corpo ha indotto i Cappuccini ad installare una teca di vetro, all'interno della quale la mummia è riposta immersa in atmosfera inerte di azoto che blocca la proliferazione di agenti organici.



La casa di Cagliostro



Veduta del Vicolo Conte di Cagliostro

Ritratto del Conte di Cagliostro

Foto 15 - Veduta del Vicolo Conte di Cagliostro

Foto 16 - Ritratto del Conte di Cagliostro



La città di Palermo diede i natali, nel 1743, a Giuseppe Balsamo, l'avventuriero che divenne famoso in tutta Europa con il falso nome di Alessandro conte di Cagliostro. La casa natale di Cagliostro si trova in un vicolo caratteristico della città, nei pressi del famoso mercato di Ballarò. Il vicolo, che da lui prese il nome di "Vicolo del Conte di Cagliostro" (foto 15), è stato per molti anni in evidente stato di abbandono, finché soltanto recentemente (2012) è stato ripulito e riaperto all'accesso. Un ritratto a figura intera di Cagliostro è stato aggiunto in una delle nicchie della parete (foto 16), a memoria dell'uomo che riuscì ad introdursi con la sua furbizia nelle migliori corti europee, a penetrare nelle logge delle società più segrete d'Europa (tra cui, sicuramente, la Massoneria ed anche, si dice, quella degli Illuminati di Baviera, fondati nel 1776 da Adam Weishaupt), a fondarne un rito egli stesso (il Rito Egizio) ed a contribuire, non si sa se volontariamente (ovvero ingaggiato come agente segreto da qualche governo europeo) o meno, allo scoppio della Rivoluzione Francese (1789). Dopo una vita più che avventurosa, un numero non quantificabile di amanti, un amore discutibile con Lorenza Feliciani, Cagliostro venne condannato per eresia dalla Chiesa e rinchiuso a vita nella Fortezza di San Leo. Qui egli terminò i suoi giorni, anche se non mancano aneddoti su una sua fuga rocambolesca sotto le mentite spoglie del frate che aveva chiamato per confessarsi. Si parla addirittura dell''espediente di una finta morte, dacché il suo cadavere, debitamente impacchettato, venne poggiato su un pozzo mentre i suoi trasportatori si erano fermati a pranzo in una locanda del borgo, e successivamente trafugato da ignoti.


C'è da aggiungere, a rigor del vero, che teorie più recenti tendono a dimostrare che il conte di Cagliostro fu realmente l'uomo illuminato che diceva di essere, e che per sfuggire alle accuse mosse contro la sua persona, fece credere a tutti che la sua vera identità fosse quella dell'avventuriero e millantatore palermitano Giuseppe Balsamo, facendolo imprigionare e condannare al posto suo.



La setta dei Beati Paoli



Veduta della Piazza Beati Paoli

La Chiesa di Santa Maria del Gesù

Foto 17 - Veduta della Piazza Beati Paoli

Foto 18 - La Chiesa di Santa Maria del Gesù



Per completare questa carrellata iniziale sui misteri di Palermo e sui suoi luoghi simbolici, non può mancare un cenno ad una delle sette più misteriose che la Sicilia abbia mai avuto, quella dei Beati Paoli. Proprio per la sua natura così sfuggente, a tutt'oggi è difficile stabilire cosa ci sia di vero e cosa di romanzato nelle leggende sorte a tale ordine.


L'ordine nacque nel corso del XII sec. con il nome di Vendicosi, in quanto si proponeva di vendicare i torti subiti dalla povera gente nei confronti dei ricchi e dei padroni. Se ne trova menzione in un testo del 1185, "Breve cronaca di un Anonimo Cassinese": «Un nuovo genere di uomini che erano detti Vendicosi, insorse in un luogo del regno che il predetto re Guglielmo fece parte impiccare e parte di varie pene castigare». Il re di cui si parla è Guglielmo II, detto "il Buono", discendente dagli Altavilla, che regnò dal 1166 al 1189.


L'origine della successiva denominazione è incerto; secondo una tradizione popolare, li si chiamava "beati" perché di giorno mantenevano una condotta esemplare, vivendo sotto le spoglie di umili frati devoti a San Francesco da Paola, mentre di notte compivano le loro vendette sgattaiolando tra vicoli bui, cunicoli sotterranei e passaggi segreti nascosti nelle loro chiese. Secondo alcuni, la setta divenne in seguito il prototipo di un'associazione criminale di ben altri intenti, tristemente famosa col nome di Mafia.


Non si hanno notizie certe dell'ordine dopo il periodo di dominazione normanna, per cui si è ipotizzato che la setta non operò oltre il XIII sec. Numerose, invece, sono le leggende nate sulla setta nei secoli successivi. Luigi Natoli, scrittore palermitano vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX, dedicò alla setta un ampio romanzo d'appendice, intitolato, appunto, "I Beati Paoli" (1909). In esso la vicenda è trasposta tra il XVII ed il XVIII secolo, ed i membri della setta si riuniscono nel loro quartier generale segreto ubicato nei sotterranei di Palermo, sotto il quartiere del Capo, nei pressi della Chiesa di Santa Maria del Gesù. Questa chiesa, ancora esistente (foto 18), si affaccia su piazza di San Cosmo, all'incrocio con vicolo degli Orfani. È conosciuta popolarmente come "Santa Maruzza", o "chiesa dei canceddi", poiché un tempo era utilizzata da una confraternita di conduttori di basto che per trasportare le loro merci impiegavano dei grossi cesti chiamati, in dialetto, "canceddi".



La Chiesa di San Matteo

Il pssaggio segreto

Foto 19 - Facciata della Chiesa di San Matteo al Cassaro

Foto 20 - Il passaggio segreto all'interno della sacrestia



Un altro luogo palermitano legato ai Beati Paoli è la Chiesa di San Matteo al Cassaro (foto 19), che si affaccia su Corso Vittorio Emanuele, la principale arteria viaria della cittā. Riaperta al pubblico dopo un recente restauro (febbraio 2016), la chiesa č famosa per il passaggio segreto che si cela dietro uno dei sedili della sacrestia (foto 20), che permette di accedere ad un locale sottostante nel quale, secondo la tradizione riportata da Luigi Natoli nel suo romanzo, la setta teneva i suoi conciliaboli.


Al giorno d'oggi i Beati Paoli sono ricordati nella toponimia stradale nel nome di una via e di una piazza (foto 17), a breve distanza da piazza di San Cosmo e non molto distante dalla Cattedrale.





I luoghi della Sicilia