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Il mitreo di Pisa


Pisa, Camposanto Monumentale





La tauroctonia del mitreo di Pisa



La presenza di un antico tempio dedicato al culto di Mitra nel territorio della città di Pisa è stata evidenziata dal ritrovamento archeologico di una lastra marmorea rappresentante la scena della tauroctonia, l'uccisione rituale del toro. La lastra è stata rinvenuta nell'area sulla quale successivamente è stato edificato il complesso archeologico del Cimitero Monumentale, che oggi fa bella mostra di sé insieme ad altri famosi monumenti nella "Piazza dei Miracoli" della città.


Si tratta di una rappresentazione classica, con poche variazioni rispetto al caso generale. Il dio tiene la bestia per le narici con la sua mano sinistra, mentre la destra compie l'atto sacrificale. Il volto del dio è rivolto all'indietro, con fredda impassibilità o, meglio, con il saggio distacco tipico dell'iniziato che l'atto che sta compiendo è un atto sacro. Il sangue che sgorga dalla ferita è bevuto dal cane che si trova nella parte inferiore, insieme agli altri animali che compartecipano alla cerimonia: il serpente e lo scorpione.


Nella parte alta della lastra, alle due estremità, si trovano le raffigurazioni classiche del Sole e della Luna; il primo, come il volto turrito di un giovane sovrapposto al disco solare, la seconda, come giovane fanciulla dal capo velato sovrapposta ad una falce di luna orizzontale. Al di sotto di essi, nelle posizioni corrispondenti, stanno i due Dadofori, che indossano il berretto frigio e reggono in mano le fiaccole accese. Cautes, con la fiaccola alzata a simboleggiare la predominanza della luce, si trova giustamente sotto alla figura solare mentre Cautopates, con la fiaccola abbassata ad indicare l'allungamento delle ore di buio, è collocato sotto la figura lunare.


L'unica vera peculiarità di questa raffigurazione riguarda la collocazione del corvo, l'animale sacro al dio Mercurio, che presiede il primo grado iniziatico degli adepti al culto misterico, chiamato Corax, che in lingua latina significa, appunto, "corvo". Lo troviamo, infatti, appoggiato su uno sperone roccioso eretto alle spalle del dio. Solitamente il nero volatile viene rappresentato appollaiato sul mantello svolazzante di Mitra, come se questo fosse magicamente solidificato. Il colore nero del volatile, che rappresenta il primo grado della scala iniziatica, rappresenta la nigredo, la morte mistica, la discesa negli inferi, la putrefazione alchemica: il passaggio obbligato verso l'evoluzione spirituale. Il nero è anche il colore del buio, delle profondità della terra: tanto nel culto di Mitra, che si svolgeva in località sotterranee oppure in edifici voltati ad imitazione della grotta in cui Mitra avrebbe compiuto il sacrificio, quanto in quelli tributati alla Grande Madre, dove le divinità adorate erano spesso a carattere "ctonio". Molto spesso i due tipi di culti sono collegati tra loro, tanto che spesso troviamo i templi dedicati al culto molto vicini tra loro (come nel Campo della Magna Mater, presso Ostia Antica) o addirittura condivisi (come in alcuni mitrei ritrovati presso il Vallo Adriano). Nella lastra pisana, il corvo è appollaiato su una roccia di forma intuitivamente tronco-conica. Questo ricorda molto la pietra di Pessinunte, che rappresentava simbolicamente la dea Cibele nel culto a lei dedicato, e ricordiamo che anch'essa aveva tradizionalmente un colore nero. Da una pietra nacque pure Mitra, la cosiddetta Petra Genitrix. Le due tipologie di culto sono, dunque, strettamente collegate e il taurobolio pisano ce ne dà ampia dimostrazione.





I grandi e piccoli segreti della città di Pisa


Il culto di Mitra