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Parc Güell


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Parc Güell



Storia


Il Parc Güell di Barcellona è il frutto del sogno dell'impresario catalano Eusebi Güell di ricreare nella sua città d'origine quel prototipo di "città giardino" tanto decantato dall'urbanista inglese Ebenezer Howard , dalle cui teorie egli fu affascinato durante un viaggio nel Regno Unito. Uomo di gran levatura, esperto d'arte, di letteratura, di scienze e versato nelle lingue, Güell decise di affidarne la progettazione al genio creativo di Antoni Gaudí, che per lui aveva già realizzato i Padiglioni Güell e il Palazzo Güell, e da quasi quindici anni lavorava già al più grande progetto della sua vita: la Sagrada Familia.


Una volta che il progetto venne approvato, i lavori per la sua costruzione cominciarono nel 1900. Tuttavia, il progetto non fu mai ultimato: da una parte, infatti, vi fu la ritirata dei finanziatori, che non si fidarono ad investire tanto denaro in un'opera così grande in un'area che dopotutto era ancora, all'epoca, abbastanza rurale. Di tutti i lotti di terreno preventivati ne fu venduto solamente uno, e delle sessanta abitazioni previste ne furono realizzate solamente tre, una delle quali fu poi utilizzata dallo stesso Gaudí.


Il Parco, però, unica opera che venne realizzata nell'ambito del progetto, fu subito molto apprezzata e sfruttata per celebrarvi una lunga serie di eventi tanto che, nel 1922, dopo la morte di Güell, i suoi eredi decisero donarla ai barcellonesi e dunque la sua proprietà passò al Comune. La popolarità di questo variopinto giardino crebbe notevolmente tanto che, nel 1984, è entrato nel novero dei beni architettonici protetti dall'UNESCO.



Il simbolismo alchemico


Antoni Gaudí era, come già sappiamo, un grande esperto di esoterismo, e non disdegnava di inserire nelle sue opere riferimenti più o meno espliciti alle varie discipline che studiano ed approfondiscono questo campo. Parc Güell non fa eccezione, e il visitatore accorto se ne può accorgere fin dall'inizio, quando arriva davanti alla celebre scalinata che fa da ingresso al parco, dove è presente un bel concentrato di simbolismo esoterico.



La salamandra all'ingresso di Parc Güell

La salamandra (M. Maier, Atalanta Fugiens)



Questa scalinata, in realtà, è un omaggio all'Arte dell'Alchimia. Alla sua base, infatti, troviamo la raffigurazione di una salamandra, che è un ben noto simbolo dell'elemento igneo. Molti turisti la scambiano per una lucertola, ma essa rappresenta molto di più. Nel medioevo, infatti, si credeva che la salamandra, essendo un animale anfibio a sangue freddo, sapesse resistere alle fiamme proprio in virtù di questa freddezza. La sua capacità di vincere le fiamme degli inferi la trasformarono in uno strumento di vittoria e di protezione contro il male.



La testa del serpente e lo stemma della Catalogna



La salamandra, così come la maggior parte degli elementi decorativi del parco, sono ricoperti da frammenti di ceramica, come se si trattasse di un enorme mosaico. È il "trencadís", una tecnica decorativa che indica, appunto, la ceramica spezzata e che Gaudì trasformò in una delle sue massime espressioni artistiche. La ritroviamo, quasi fosse una firma, in molte altre sue opere architettoniche, come i già citati Padiglioni Güell, la Casa Milà, o La Pedrera, e la Casa Batlló, tutte a Barcellona.


Altro simbolo molto importante è quello del serpente. Sebbene il cristianesimo avesse dato a questo rettile una connotazione negativa, mutuando l'associazione biblica di questo animale alla tentazione di Adamo ed Eva, quindi al Male, sin dai tempi più antichi invece esso rappresentava la sapienza. Il veleno del serpente, se usato sapientemente, poteva guarire: per questo il nome greco del veleno, pharmachon, diventò sinonimo di un elemento guaritore (farmaco, farmacia) e sempre per questo i simboli per eccellenza della scienza medica sono il Bastone di Esculapio (una verga attorno alla quale si avvolge un serpente) e la Coppa di Igea (un calice da cui fuoriesce un serpente). Oltre alle proprietà taumaturgiche, il serpente è anche legato alle forze ctonie ed alle energie della terra, grazie alla sua caratteristica di vivere sottoterra e di strisciare continuamente sul ventre restando costantemente attaccato alla terra.


A Parc Güell un enorme serpente avvolge tutto il parco, sul muro di cinta, e la sua testa bronzea spunta attraverso uno scudo, sul quale è dipinta la bandiera della Catalogna, nel complesso della Fontana del Dragone. Il serpente, dunque, in questa allegoria non rappresenta il male ma un elemento di protezione dal male a vantaggio della Catalogna stessa.


Nel progetto originale il numero 7, uno dei numeri magici per eccellenza (che ricorda il numero dei pianeti, dei giorni della settimana ad essi associati, dei colori dell'iride e dei chakra), doveva essere una costante. Sette erano infatti le porte d'ingresso originariamente previste, anche se poi se ne costruirono solo 3, e 14 (2x7) sono, ad esempio, i medaglioni dipinti che sono montati a distanze regolari sul muro di cinta. Questi medaglioni riportano la lettera "K" di Park, a sottolinearne la concezione di tipo inglese.



La pietra grezza e la pietra squadrata


Sulla scalinata d'ingresso, alla sommità della Fontana del Dragone è posto un tripode che al suo interno alloggia una pietra grezza, che rappresenta la Pietra Filosofale degli alchimisti, nonché la coscienza umana che dovrà evolvere e sublimare per diventare, alla fine di tutto il processo, una pietra squadrata.


La Fontana del Dragone

La Fontana del Dragone



La pietra grezza rappresenta il primo dei tre gradi della Perfezione della Materia, che nel simbolismo massonico sono associati ai tre gradi principali di iniziazione: Apprendista, Compagno e Maestro. Il primo grado è simboleggiato da una pietra non lavorata, che rappresenta lo stato iniziale, di colui che da profano si avvicina ai misteri iniziatici. Il secondo grado è la pietra squadrata, o pietra cubica, perché di solito è rappresentata simbolicamente da questo solido geometrico. La pietra di partenza, senza una forma ben precisa, è stata lavorata e smussata, togliendo tutto ciò che era superfluo e che nascondeva la vera forma. "La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra angolare" viene ripetuto più volte nella Bibbia, ed esprime lo stesso identico principio di evoluzione delle scuole iniziatiche. Il grado massimo è un ulteriore evoluzione della pietra cubica, alla quale viene sovrapposta una piramide.


Gaudì non è nuovo alla rappresentazione di questo tipo di simbolismo: la troviamo ad esempio esplicitata nell'architettura della torre Bellesguard, nota anche come Casa Figueras, che si trova sempre a Barcellona, lungo la famosa Rambla, il viale principale della città che collega Plaça de Catalunya con il porto (Port Vell). Tutto l'edificio, in effetti, è un grosso parallelepipedo cubico sormontato da una piramide a punta tronca.


In Parc Güell è ancora presente. La pietra grezza, come abbiamo visto, si trova sulla sommità della scala d'ingresso, all'interno di una struttura a tripode sormontata da una specie di guscio di forma ovoidale, che rappresenta l'Uovo Filosofico.


La pietra cubica è rappresentata tramite la sua proiezione spaziale, la croce a sei bracci, che aggiunge tridimensionalità al simbolo della croce aggiungendo un braccio nella direzione ortogonale al piano contenente i due bracci principali. È un elemento tipico dell'arte di Gaudí, che ritroviamo in altri progetti dell'artista.


A Parc Güell esiste una collinetta sulla cui sommità sono collocate tre croci. Questo monumento viene chiamato Turó de las Menas, o Turó de les Tres Creus (letteralmente la "Collina dei Minerali" o "Collina delle Tre Croci").



Turó de las Tres Creus

Particolare delle tre croci



Se le guardiamo attentamente ci accorgiamo che queste croci non sono altro che delle tau sulle quali sono poste delle pietre cubiche sormontate da piramidi. Queste tau sono orientate secondo gli assi cardinali nord-sud (asse polare) ed est-ovest (asse solare) che, incrociati tra loro, identificano i quattro punti cardinali. La terza croce, invece, è costituita da una freccia che indica una direzione ascendente.


I padiglioni d'ingresso



 

I Padiglioni d'ingresso

I Padiglioni di ingresso



I due padiglioni che si trovano ai lati dell'ingresso hanno una caratteristica singolare. Se guardiamo bene le strutture collocate sul tetto, ci accorgiamo che esse somigliano molto ad un fungo, e non ad uno qualsiasi, bensì ad un'Amanita Muscaria, il cosiddetto "fungo magico delle streghe". Uno dei principali biografi ufficiali di Gaudì, lo scrittore Joan Llarch, nel suo libro "Gaudí, una biografía mágica" ci racconta che questo emblematico architetto, durante le sue escursioni in montagna, raccogliesse proprio questo fungo dalle proprietà allucinogene e ne facesse un uso controllato al fine di entrare in uno stato di coscienza alterato.


Grazie a questa condizione, si poteva permettere viaggi astrali verso altre realtà dimensionali e accessi a conoscenze superiori, che gli avrebbero permesso di ideare le forme così bizzarre ed avveniristiche che caratterizzano la sua opera. È noto che l'uso controllato di alcune sostanze allucinogene possa ampliare le facoltà psichiche dell'uomo, e che esse costituiscano la base di tutte le pratiche di tipo sciamanico.



La Grotta delle Carrozze




La Grotta delle Carrozze

La Sala delle 100 Colonne



Tra i tanti luoghi che costellano questo parco, uno dei più conosciuti e dei più fotografati dai turisti è sicuramente la cosiddetta Grotta delle Carrozze, una struttura a galleria che sembra sia stata concepita come un passaggio coperto per una carrozza. La sua struttura, e l'insieme delle colonne che la compongono, sembrano assomigliare ad un elefante, che è un altro simbolo di forza, potenza e sapienza. La grande apertura centrale, detta Sala delle 100 colonne, è raggiungibile attraverso una doppia scalinata che, come quella collocata all'ingresso principale, ricorda la forma flessibile e sinuosa del serpente, in questo caso due serpenti attorcigliati che si avvolgono attorno ad un immaginario caduceo, o "staffa di Hermes", che è uno dei simboli della Scienza Ermetica.


Ai lati di questa scalinata, troviamo delle piastrelle esagonali, alternativamente concave e convesse, che ricordano le cellette di un favo. L'ape è un simbolo molto importante che ricorda soprattutto la laboriosità e la cooperazione tipica di questi insetti, ed è considerata dai Massoni un'allegoria della fratellanza della Libera Muratoria. L'alveare è, ancora, uno dei simboli che servono ad indicare la pietra grezza, la Materia Prima per la realizzazione della Grande Opera, grazie all'assonanza, nel Linguaggio degli Uccelli, della parola francese ruche, alveare, con roche, che indica la roccia, o una pietra.








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