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Inghilterra misteriosa




All’ombra della Santa Spina,
sulle tracce di Re Artù e di Giuseppe di Arimatea



     
     


Il Glastonbury Tor
     
Il Chalice Garden
     


Quando si arriva a Glastonbury, ridente villaggio inglese situato nella contea del Somerset, si capisce subito che questo posto ha in sé qualcosa di magico. Basta dare un’occhiata ai negozi che si affacciano sulla piazza e sulla strada principale: abiti da cerimonia druidici, costumi da strega, Tarocchi, incensi, sfere di cristallo, pendolini... Si tratta spesso di oggetti di pregevole fattura, dal costo elevato. D’altronde, siamo giunti nella terra che è stata identificata con la mitica Avalon, la terra incantata di Re Artù e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda!


Non è un caso se in questo luogo le leggende si sono mescolate e sovrapposte, conferendo a Glastonbury una sacralità magica unica. Il Tor, ad esempio, la collina sacra che sorge ai margini della città, è stato da sempre un luogo di culto, e le antiche leggende lo dipingono come la sede del Re delle Fate. All’inizio dell’era Cristiana, il ricco mercante Giuseppe di Arimatea, secondo alcuni zio di Maria, la madre di Gesù, arrivò in questi luoghi dalla lontana Gerusalemme, portando con sé una reliquia davvero speciale: il Calice usato da Gesù durante l’Ultima Cena e nel quale, successivamente, egli aveva raccolto il suo sangue dopo la Crocifissione. Questo calice, divenne poi noto come Santo Graal, protagonista di canzoni e ballate medievali, e poi ancora di racconti e romanzi che diedero vita ad un vero e proprio ciclo, il "ciclo del Graal".


Su questo, poi, si innestò un altro ciclo, che divenne ugualmente famoso: il ciclo di Re Artù, i cui Cavalieri protagonisti della cerca del Graal e di tante altre avventure solevano radunarsi attorno ad una tavola di forma circolare, nella quale il re sedeva nel mezzo, in modo da essere equidistante da ognuno di loro. Nella vicina Abbazia di Glastonbury, oggi in rovina, fu ritrovato un sepolcro nel quale era custodito un cartiglio. Esso attestava che la terra in cui si trovata era l’antica Avalon, e che il sepolcro in questione aveva custodito i corpi di Re Artù e della regina Ginevra. Se ancora non sembra abbastanza, sono in molti a credere che ancora oggi il vero Graal si trova qui, in un fatato giardino ai piedi del Tor, celato all’interno di un pozzo da cui sgorga acqua rossa come il sangue, così divenuta da quando Giuseppe di Arimatea vi gettò dentro il Sacro Calice!



La Santa Spina


Arbusti di biancospino comuneIl filo conduttore che unisce tutte queste località è, impensabilmente, un arbusto spinoso dalle caratteristiche molto particolari, chiamato ‘Santa Spina’ (Holy Thorn, o anche Glastonbury Thorn, perché questa particolare variante cresce solo nei dintorni di questa città). Botanicamente è una variante del comune biancospino (Crataegus monogyna), detta ‘biflora’ perché ha la particolarità di fiorire due volte all’anno, in inverno e a primavera, invece che una sola volta come la specie comune. Poiché i due periodi di fioritura coincidono proprio con le due principali festività cristiane, il Natale e la Pasqua, ossia nelle celebrazioni della nascita e della morte e resurrezione di Gesù, l’arbusto è stato chiamato "Santa Spina", e tutto intorno ad esso è fiorita una serie di miti e tradizioni a non finire.


Si tramanda, infatti, che non appena Giuseppe di Arimatea giunse in questi luoghi, nei pressi della collina che oggi è chiamata Wearyall Hill, si fermò a riposare, piantando a terra il suo bastone che aveva portato con sé dalla Terrasanta. Al suo risveglio, trovò che il bastone aveva miracolosamente attecchito nel terreno, generando così il primitivo arbusto di Santa Spina. Successivamente, la pianta è stata propagata diverse volte: oggi gli alberi più caratteristici di questa pianta crescono in diversi luoghi attorno a Glastonbury: alcuni sono piantati all’interno dell’Abbazia di Glastonbury, un altro è nei Giardini del Calice ed un altro ancora nel cortile della Chiesa di S. Giovanni Battista. Da quest’ultimo, in particolare, viene tagliato il ramo che ogni anno il Vicario e Sindaco di Glastonbury inviano alla Famiglia Reale, una tradizione cominciata nel XVI sec. da James Montague, vescovo di Bath e Wells, durante il regno di Giacomo I, che inviò in dono un ramo di Santa Spina alla regina Anna, moglie del re.


Molti hanno tentato di propagare la pianta in altri luoghi, per mezzo di trapianti di alcuni rami o direttamente dai suoi semi, tuttavia sembra che, almeno per quanto riguarda i tentativi più recenti, dell’ultimo secolo, la pianta si converte sempre in comune biancospino, fiorendo ordinariamente soltanto in primavera. L’arbusto originario, quello sulla collina di Wearyall, venne tagliato e bruciato come oggetto di superstizione durante gli anni della Guerra Civile, e successivamente vi è stato ripiantato nel 1951. Nel 2010 questo stesso albero è stato "vittima" di un atto di vandalismo: alcuni ignoti ne hanno tagliato via tutti i rami. Nel Marzo del 2011 le cronache locali hanno riportato che un nuovo germoglio era nato dai rami vandalizzati nell’anno precedente.


Al lettore più attento suggerisco di meditare sul senso simbolico di tutto ciò, in particolare sul profondo simbolismo legato alla ‘Spina’. Si pensi, innanzi tutto, alla spina vista come reliquia della Passione: la famosa corona di spine che venne posta sul capo di Gesù prima della Crocifissione. Diverse di queste spine, ‘originali’ o meno, sono sparse e venerate come reliquie nelle chiese di tutto il mondo, e quelle autentiche hanno la straordinaria caratteristica che in particolari anni (quelli in cui il Venerdì Santo, che precede la Pasqua, cade esattamente il 25 Marzo) esse miracolosamente fioriscono, oppure lasciano sgorgare dalla loro punta una goccia di sangue.


Ricordiamo, poi, che, come riporta Louis Charpentier nel suo libro "Il mistero dei Templari", i Cavalieri del Tempio celavano i luoghi di accesso segreti alle loro proprietà con nomi che ricordavano in qualche modo l’etimologia della Spina, in accordo al linguaggio locale (quindi ‘spina’, o ‘pruna’, in Italia, ‘epine’ in Francia e ‘thorn’ in Inghilterra, per fare alcuni esempi), e che questi nomi sono spesso sopravvissuti nella toponomastica. Facciamo, infine, notare che la stessa radice linguistica inglese della spina, la parola ‘thorn’, è assai simile al nome dato alla collina sacra, il Tor, e a quello di una celebre divinità nordica, il mitico figlio di Odino, Thor, divenuto in tempi recenti protagonista di una fortunata serie di fumetti della nota casa editrice Marvel. ‘Thor’ è anche la radice del nome ‘toro’ (dal latino taurus), un animale tra i più simbolici che si conoscano, legati alle ‘correnti telluriche’ sotterranee.


Non lontano da Glastonbury, sulla strada che conduce da Bristol, che fu grande sede templare, a Wells, centro insieme a Bath della diocesi locale, si trovava un'altra importante zona di influenza templare, centrata nei possedimenti di Cameley. Oggi poco rimane di questa importante mansione, ma il ricordo è perpetuato nella toponimia, come spesso avviene in questi casi, e in particolare nel nome del villaggio di Temple Cloud.





La Chiesa di San Giovanni Battista

Glastonbury Abbey

Glastonbury Tor

Il Chalice Garden


Inghilterra misteriosa