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Limoux


La chiesa di Nôtre-Dame de Marceille e la Madonna Nera



La Madonna Nera di Limoux



Logo del Blanquette de Limoux Citata in un capitolo intero del saggio "La Vraie Langue Celtique" (1886) di Henri Boudet, un testo per molti versi enigmatico che fa parte della complessa mitologia che si è sviluppata attorno all'abate Sauniere ed all'affaire di Rennes-le-Château, la cittadina di Limoux sorge nel dipartimento dell'Aude, tra verdi vallate, attraversate dal fiume omonimo, e rigogliosi vigneti, destinati alla produzione vinicola. Qui, infatti, viene prodotto il rinomato "Blanquette de Limoux", delicato spumante annoverato nel gruppo dei cosiddetti "Vins de Pays Cathare", prodotti, cioè, in quelle zone che un tempo furono territorio dei Catari, prima che venissero perseguitati dalla Chiesa come eretici. L'aura di fascino e di mistero avvolge ancora questi territori, e ben lo sanno i produttori di vino, che hanno scelto come logo per i loro vini un calice avvolto tra le spire di una vite, foggiata a mo' di serpente: un richiamo al simbolismo del Santo Graal ed al Serpent Rouge contenuto nei "Dossiers Secrets", pilastro fondamentale del mito plantardiano del Priorato di Sion.


La chiesa di Nôtre-Dame de Marceille sorge alla periferia del paese, circondata dai vigneti. La zona era stata abitata sin dal periodo paleolitico, e si ritiene che la chiesa stessa sia stata eretta su di un antico sito megalitico. Come spesso accade in questi casi, le origini della chiesa si perdono nella leggenda e sono strettamente legate alla Madonna Nera che in essa si conserva. Si tramanda, quindi, che un giorno un umile contadino era intento ad arare il proprio campo, quando all'improvviso i buoi che tiravano il suo aratro si fermarono bruscamente, irremovibili. Il contadino allora decise di scavare in quel punto, ed ecco che trovò al di sotto una statua della Madonna dalla carnagione scura. Dopo averla ripulita, il buon uomo portò la statua a casa sua, ma la notte stessa la statua sparì e fu ritrovata il mattino seguente nell'orto, nello stesso punto in cui era stata trovata. L'evento venne giudicato miracoloso ed interpretato come la ferma volontà della Madonna di un santuario e lei dedicato in quel punto. Fu così che nacque il primo nucleo della chiesa di Nôtre-Dame de Marceille.


Dal punto di vista storico, l'antica regione di Marcilia costituiva uno dei quattro cellule annesse all'abbazia di Saint-Hilaire, insieme a quelle di Verzeille, Corneille e Saint-Jaume, o Saint-Geniès: quattro stazioni, o tappe religiose, poste sul cammino tra Limoux e Carcassonne. Una piccola cappella doveva essere presente in questa zona almeno dall'ottavo secolo. È stato probabilmente in questo periodo, conseguentemente all'invasione dei Saraceni, che in seguito alle distruzioni ed ai saccheggi degli edifici religiosi, che la statua della Vergine è stata sotterrata per sottrarla alla depredazione. La leggenda sul ritrovamento miracoloso, quindi, potrebbe basarsi su un fondo di verità, a parte, naturalmente, il significato simbolico che non dovrebbe essere trascurato, visto che in ogni parte del mondo le leggende sui ritrovamenti di Madonne Nere presentano tutte più o meno gli stessi elementi.



Veduta dell'abbazia

Veduta dell'abbazia di Nôtre-Dame



L'abbazia vera e propria, così come la vediamo oggi, venne edificata in epoca successiva. Louis Fediè, membro della Société d'Etudes Scientifiche de l'Aude, in un articolo scritto nel 1890, ipotizza che essa sia stata una conseguenza del grande movimento religioso che interessò la regione a seguito della grave crisi provocata dalla crociata contro i Catari, che aveva scosso l'intera Francia. Considerando le analogie costruttive tra questa abbazia e quella di Nôtre-Dame de Laval, che si trova nei pressi di Caudiès, nell'antica contea di Rhazès, di cui è certa la data di costruzione (1483), Fediè ipotizza che i due edifici possano essere coevi.


L'interno della chiesa è di grande impatto visivo, e colpiscono soprattutto le 22 formelle colorate apposte sui muri laterali, decorate con motivi di grande interesse simbolico. All'interno si conservano anche alcuni pregiati dipinti, fra cui spicca una Tentazione di Sant'Antonio. L'attenzione del visitatore, comunque, è tutta guidata verso la cappella ove è posta la statua sorridente della Madonna Nera che, racchiusa in una grata dorata, appare ricoperta di abiti preziosamente ricamati. Nell'immagine di apertura possiamo ammirare il volto di colore scuro della Madonna e del Bambino in una foto che risale all'aprile del 2007. Alla fine di settembre dello stesso anno, degli ignoti vandali si sono introdotti nella chiesa ed hanno decapitato la statua, asportandone via, oltre alla testa, anche il mantello. Le indagini avviate subito dopo dalla gendarmerie francese non hanno dato nessun frutto. Non è la prima volta che la statua subisce delle vicissitudini; c'era stato già un precedente negli anni Ottanta, quando l'intera statua venne rubata. In quel caso, però, andò bene: la statua venne recuperata circa un mese dopo, presso un antiquario di Lille. Ignoto anche il movente dell'esecrabile gesto: la statua, infatti, possiede un valore più spirituale che materiale e, comunque, poteva essere piazzata sul mercato se intatta. La sola testa, o il mantello, non sarebbero così facilmente piazzabili. Dobbiamo invece ipotizzare l'esecuzione di un qualche strano rituale? [1]



Cattedrale di San Paolo:  facciata

Cattedrale di San Paolo: altare principale

Il portale d'ingresso e la nicchia della Vergine Nera



La fonte miracolosa


Al di fuori della chiesa, una sorgente d'acqua ritenuta miracolosa sin dai tempi più antichi, riversa il suo rivolo argenteo in ogni periodo dell'anno, indipendentemente dall'abbondanza o meno delle precipitazioni. Henri Boudet scrive nel già citato "La Vraie Langue Celtique" che furono proprio questi poteri taumaturgici che diedero al luogo il suo toponimo. Si riteneva, infatti, che la fonte avesse il potere particolare di sanare le malattie degli occhi. Dall'unione del verbo celtico to mare, guastare, o danneggiare, e to seel (sil), chiudere, che darebbero il senso di occhi "danneggiati e chiusi" per una malattia, si avrebbe avuto il termine marsil che successivamente, dall'errata pronuncia marseel avrebbe dato origine al nome francese "Marceille". Indipendentemente dalla fondatezza o meno di questa teoria, è significativo osservare che una grande maggioranza di santuari mariani, specialmente quelli associati ad una Madonna Nera, sorgono vicino ad una fonte d'acqua dai poteri miracolosi. Dal punto di vista simbolico, non s'ignori che la "malattia agli occhi" e la sua guarigione rappresenta un simbolo del raggiungimento dell'illuminazione, ovvero il compimento del cammino iniziatico. A Nôtre-Dame de Marceille, l'edicola che circonda la fonte è sormontata da una lapide che riporta la seguente iscrizione latina:


MILLE MALI SPECIES VIRGO LEVAVIT AQUA


È stato fatto notare [2] che la lettera "Q" di AQUA è di fatto costituita da una "P" specularmene rovesciata… forse un modo di alimentare ulteriormente il novero delle "stranezze" iconografiche di cui il mito di Rennes-le-Château pullula, tra "N" inverse e lettere errate, misteriosi crittogrammi e scritte indecifrabili…



Note:


[1] In un'altra sezione del sito abbiamo parlato, a proposito del processo ai Templari e del presunto idolo che essi dichiararono di adorare, il Baphomet, del ritrovamento presso il presidio di Parigi di un reliquario a forma di testa in cui era presenta l'iscrizione "CAPUT LVIIIm". Qualcuno ha interpretato la "m" come il simbolo astrologico della Vergine, traducendo il tutto come "Testa 58 [della] Vergine". Poteva la testa di una vergine essere al centro di qualche antico rito templare, che qualche pseudo-emulo moderno ha cercato di riprodurre?

[2] "Indagini su Rennes-le-Château" n° 19, Dicembre 2007.




Maria Maddalena e l'eredità catara