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Il Santuario di Santa Maria a Mare


Isola di San Nicola - Isole Tremiti (FG)



L'Abbazia di Santa Maria a Mare



Il Santuario di Santa Maria a Mare, che si erge maestoso sulla sommità dell'Isola di San Nicola, nell'arcipelago delle Tremiti nel mare Adriatico, fu fondato dai monaci Benedettini di Montecassino intorno al IX secolo. All'inizio dell'XI aveva raggiunto una fama ed una ricchezza immensa, tanto che i monaci decisero di ampliarlo e di ricostruirlo nello stile romanico-pugliese che lo contraddistingue ancora oggi. La consacrazione definitiva avvenne nel 1045.


Intorno al XIII sec., a causa dei contrasti mai sopiti con l'abbazia madre nel cassinese ed ai ripetuti contatti con i dalmati, che la Santa Sede non vedeva di buon occhio, i monaci erano caduti in uno stato di decadenza e di degenerazione. Ciò spinse, nel 1237, il cardinale Raniero da Viterbo a far sì che l'allora vescovo di Termoli sottraesse la guida dell'abbazia ai Benedettini e l'affidasse invece ai monaci Cistercensi provenienti dall'abbazia abruzzese di Santa Maria di Casanova, a Villa Celiera, presso Pescara. In seguito fu Carlo I d'Angiò, re di Sicilia, a munire l'abbazia di fortificazioni, ma queste non impedirono, nel 1334, che il pirata dalmata Almogavaro assaltasse l'abbazia e ne depredasse ogni bene dopo averne ucciso tutti i monaci occupanti.


L'abbazia rimase abbandonata per lungo tempo fino a che il papa Gregorio XII, all'inizio del XIV sec., non l'affidò ai Canonici Regolari, che ne intrapresero il restauro, realizzando tra l'altro una serie di cisterne sotterranee per l'immagazzinamento dell'acqua, ed operarono alcune opere di consolidamento che risultarono efficaci, nel 1567, contro gli assalti dei Turchi di Solimano il Magnifico. L'abbazia venne soppressa nel 1783, quando tutta l'isola fu trasformata in colonia penale. Durante l'impero napoleonico, l'isola fu occupata dai seguaci di Murat, che riuscirono a resistere all'attacco di una flotta inglese trincerati all'interno delle sue mura: ancora oggi, sulla facciata dell'abbazia, si vedono i buchi creati dagli impatti delle palle di cannone degli Inglesi. Nel 1843 il re Ferdinando II delle Due Sicilie decise di ripopolare l'isola, e vi mandò una colonia di pescatori napoletani provenienti dall'isola di Ischia i cui discendenti, probabilmente, abitano ancora l'isola.



Il tesoro di Diomede


L'eroe greco DiomedeEsiste una tradizione associata alla costruzione della chiesa, che è legata a doppio filo con l'altro importante mito diffuso nelle Isole Tremiti: la fondazione da parte dell'eroe acheo Diomede, uno dei principali protagonisti delle guerre contro Tebe e contro Troia. Si dice che dopo aver fatto ritorno alla sua patria natale, la città di Argo, egli non venne accolto come si aspettava, perché tutti, compresa moglie e figli, si erano dimenticati di lui. Le loro menti, infatti, erano state confuse per vendetta dalla dea Afrodite, che lui aveva impunemente ferito ad una mano mentre ella cercava di difendere il protetto Enea dalla sua furia. Vagando attraverso l'Adriatico, Diomede edificò moltissime città sulla costa e nell'entroterra, fino a che non si stabilì alle Isole Tremiti, che lui stesso aveva creato gettando in mare dei grossi massi raccolti da Troia. L'isola fu la sua dimora finale, dove venne sepolto con tutti gli onori dai suoi compagni rimastigli accanto per fedeltà. Per compassione, secondo alcuni autori, ma più probabilmente per una sorta di beffa finale, come afferma Virgilio, gli stessi compagni furono trasformati da Afrodite in uccelli marini, che dall'eroe presero il nome di diomedee, affinché la tomba dell'eroe ne fosse perennemente "bagnata".


Si pensa, però, che in questa tomba possa essere stato sepolto insieme ai resti dell'eroe anche un cospicuo tesoro in oro, monete e gioielli. Questo tesoro tornerà alla ribalta all'inizio dell'era medievale, quando un eremita si stabilì sull'isola di San Nicola in contemplazione, intorno al 312 d.C. Una notte apparve in sogno al sant'uomo la Madonna, che richiedeva la costruzione in queio luoghi di un santuario a lei dedicato. Da qui in poi, le tradizioni si diversificano, ma in ogni caso l'uomo, lamentando l'indigenza che gli avrebbe impedito di assolvere alla divina richiesta, fu condotto dalla Vergine stessa al cospetto della tomba, le cui ingenti ricchezze consentirono la costruzione della primitiva chiesa.



Il grande mosaico pavimentale


L'elegante facciata a spioventi presenta un portale riccamente decorato. Al centro del tabernacolo che fa da frontone, sorretto da due coppie di colonnine corinzie laterali, si trova la Madonna seduta in trono con il Bambino in grembo, circondata da santi, monaci e cherubini. Poco al di sopra s'innalza il sobrio rosone circolare. La superficie in pietra d'Istria si presenta variamente butterata: sono i fori delle palle di cannone sparate nel 1808 da una flotta di navi russe ed inglesi ostili ai murattiani che avevano trovato rifugio nell'abbazia.



Il mosaico pavimentale

Particolare del grifone

Il mosaico pavimentale

Particolare del grifone



L'interno della chiesa conserva ancora l'impianto originario, con la pianta rettangolare suddivisa in tre navate. Di immediato impatto è soprattutto l'elaborato pavimento musivo centrale, originario dell'XI-XII sec., in tessere policrome che purtroppo si è nel tempo degradato, perdendo parzialmente integrità. Nel grande tondo centrale, inscritto in un quadrato, è rappresentato un fiero grifo alato, racchiuso in una serie di cornici concentriche a zig-zag (sono otto, per l'esattezza). Nei quattro tondi laterali, disposti a quinconce con quello centrale, sono rappresentati degli uccelli mentre negli spazi intermedi sono raffigurati dei pesci. Qualcuno riconosce in uno degli uccelli la mitica diomedea, raro volatile particolarmente diffuso intorno alle isole Tremiti, la cui origine mitologica, ed i legami con la dea Afrodite, sono stati richiamati nel paragrafo precedente. Essa presenta nel becco un ramoscello di mirto, una pianta largamente diffusa sull'isola dalla quale i monaci ricavavano un delizioso liquore. Il mirto è una delle piante sacre alla dea della bellezza, che sin dai tempi più antichi è considerata simbolo di femminilità e di fertilità. Ce ne dà testimonianza il naturalista Plinio, che chiama questa pianta "Myrtus coniugalis", ricordando che essa veniva data agli sposi in segno augurale di una vita serena e feconda.


Altri motivi zoomorfi compaiono in determinate zone del pavimento musivo: a sinistra del vano centrale, possiamo riconoscere quel che rimane di una grossa aquila, con le ali spiegate, mentre a destra, sul lato sud dell'edificio, accanto ad un motivo decorativo a scacchiera possiamo scorgere una testa, quel che rimane di un leone. L'aquila, il grifo ed il leone sono simboli cristici, che ne rappresentano la forza e la potenza. L'aquila, infatti, è l'unico animale in grado di fissare direttamente il sole senza timore di bruciarsi gli occhi, e rappresenta la Giustizia. Il leone, oltre ad essere un simbolo di forza, era ritenuto capace di alitare nella gola dei propri cuccioli per riportarli in vita, quindi era un simbolo di Resurrezione. Infine il grifo, o grifone, in quanto animale mitologico metà aquila e metà leone, assimilava gli attributi di entrambi.


Nell'area presbiteriale, rialzata di circa 15 cm rispetto al pavimento della navata centrale, s'intravvedono altre figure mescolate ai motivi ornamentali a palmette pentafogliate: troviamo due grossi cervi, con grandi corna ramificate, che si fronteggiano mentre, più in basso, vediamo un paio di elefanti, con torrette sulla schiena, che sollevano una sfera con la proboscide. Al centro dell'abside, troviamo un grande tondo all'interno del quale è stilizzato un fiore a sei petali. Sia il cervo, sia l'elefante, nella simbologia cristiana, sono simboli del Cristo trionfante sul demonio, rappresentato in forma di serpente: era, infatti, risaputo che il cervo è un implacabile nemico dei rettili e che anche gli elefanti li schiacciassero senza timore sotto le enormi zampe. Ad un livello simbolico più profondo, schiacciare il serpente significa dominare le correnti di energia tellurica, come fa Ercole bambino nella culla, oppure l'Arcangelo Michele e San Giorgio, rappresentato mentre soggiogano un enorme drago.



Il crocifisso miracoloso e la Madonna Nera


Oltre al mosaico pavimentale, altre opere di pregio sono visibili all'interno della chiesa. Il polittico ligneo, sull'altare maggiore, risale al XV secolo e proviene da una scuola veneta: esso rappresenta, al centro, l'incoronazione della Madonna e la sua assunzione in cielo. Santa Maria Assunta, infatti, è la patrona delle Isole Tremiti e la sua festa è il 15 Agosto. Notevole anche il soffitto ligneo, vivacemente dipinto, che venne realizzato nel '700 per sostituire la cupola.



Il crocefisso ligneo (verso)

Il crocefisso ligneo (recto)

Il crocefisso ligneo (verso)

Il crocefisso ligneo (recto)



Opera di rilievo è anche il grande crocefisso ligneo, che misura 3,44 m di altezza per 2,58 m di larghezza. La sua caratteristica principale è che il Cristo presenta gli occhi aperti, quindi ha trionfato sulla morte, e il suo sguardo è dipinto in modo tale che da qualunque angolazione lo si osservi si ha l'impressione di essere guardati direttamente. Sulle sua gambe è presenta un'iscrizione che tradotta suona più o meno così: "nell'anno 747 qui portato da spiagge greche, per via marina, nave La Croce, nocchiero Io". La tradizione vuole, infatti, che una piccola nave arrivò da oriente arenandosi sulle coste tremitesi. Saliti a bordo, i suoi abitanti trovarono solamente l'imponente crocifisso, che li fissava. Decisero di portarlo in processione fino all'abbazia, ma si accorsero che a causa delle sue dimensioni esso non entrava nelle porte della chiesa. Lo lasciarono una notte fuori, contando di tornare al mattino con strumenti idonei per abbattere il portale, ma quando essi tornarono, trovarono il crocifisso all'interno, nella posizione in cui lo troviamo ancora oggi.



La nicchia con la Madonna Nera

Statua di Santa Maria a Mare

La nicchia con la Madonna Nera

La statua di Santa Maria a Mare



Raccolta in una nicchia in fondo alla navata sinistra, troviamo la statua lignea di ł "Santa Maria a Mare", risalente al XII secolo e di probabile influenza bizantina. Infatti, la Vergine e il Bambino che regge in braccio presentano la pelle bruna. Anche a questa statua è associata una tradizione: essa, infatti, sarebbe stata data all'eremita fondatore dalla Vergine stessa. La presenza di una Vergine Nera getta una nuova luce sulla chiesa, che potrebbe essere associata alle energie della terra ed agli antichi rituali di fecondità. L'intitolazione a "Santa Maria" è già indicativa in tal senso, ed i sottili riferimenti ad Afrodite, una delle tante incarnazioni della Grande Madre degli antichi, lo conferma. La tradizione non si fermò alla fondazione, ma proseguì anche nei secoli successivi; con i Cistercensi, sicuramente, ma anche i Canonici Regolari ci misero del loro, realizzando delle enormi cisterne d'acqua sotterranee per la raccolta dell'acqua.



Croci potenziate nel chiostro

Il pozzo nel chiostro

Croci potenziate graffite nel chiostro

Il pozzo all'interno del chiostro



All'interno di ciò che resta del grande chiostro che si trova addossato al lato nord della chiesa, troviamo un pozzo che ha resistito a fatica all'usura del tempo. Citato almeno dal XVI sec., venne poi ristrutturato nel 1793 insieme al resto, e reca sulla trabeazione un blocco scolpito in bassorilievo sul quale, ancora una volta, compare la mitica diomedea con il ramo di mirto nel becco.



Graffiti simbolici


Accanto alle opere d'arte, certamente più appariscenti, troviamo presenze silenziose ed invisibili ai più, ma non per questo meno interessanti. Numerosi graffiti, di varie fogge e di incerta datazione, ornano le superfici laterali dei pilastri, soprattutto quelli nella prima fila, immediatamente davanti all'ingresso.



Il marchio di un tagliapietre

Segni del Golgota

Crocefisso a Tau e monti

Il marchio di un tagliapietre

Segni del Golgota

Crocefisso a Tau e monti



Accanto ai più comuni marchi dei tagliapietre, troviamo numerose croci potenziate, che potrebbero essere segni del passaggio di pellegrini in transito per Gerusalemme. Particolarmente diffuse sono anche le croci del Golgota, in una variante tuttavia assai curiosa, personalmente incontrata poco frequentemente. Si tratta della classica croce disegnata sulla sommità di un triangolo, che simboleggia il monte Calvario, ma quest'ultimo presenta anche un tratto aggiuntivo verticale, che lo fa assomigliare ad una specie di forchetta. Per analogia, potremmo dire che si tratta di una croce che sormonta un pie' d'oca rovesciato. Un'altra suggestiva rappresentazione del Calvario la troviamo sulla seconda colonna da destra. Risulta formato da un'ampia Tau centrale affiancata da due piccoli "sacri monti" sormontati da una croce.



Un simbolo enigmatico…

Un altro simbolo enigmatico…

Un simbolo enigmatico…

Un altro simbolo enigmatico…



Altri segni, di più difficile collocazione, presentano forme fantasiose che ricordano quelle di elementi chimici in alcuni trattati settecenteschi di Alchimia. Ovviamente, ci limitiamo a segnalarne solo la vaga somiglianza, giacché avanzare ulteriori ipotesi in merito, senza nessun elemento a sostegno, sarebbe quanto mai azzardato.





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