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Basilica di San Lorenzo in Lucina (IV sec)


ROMA



La Basilica di San Lorenzo in Lucina



La Basilica di San Lorenzo in Lucina sorge nel IV secolo sulla residenza dell'omonima matrona cristiana. La domus sotto papa Sisto III fu trasformata in una basilica, successivamente sotto papa Pasquale II (inizi del XII secolo) fu ampliata, di questo intervento ne rimangono il portico e il campanile a due piani di monofore e tre di bifore. Nel 1281-87 fu eretto sulla sinistra il palazzo cardinalizio ceduto nel 1624 al principe Peretti. Nel 1606 Paolo V la concesse ai Chierici Regolari Minori, che verso la metà del secolo la restaurarono radicalmente, per opera di Cosimo Fanzago, trasformando in cappelle gentilizie le navate laterali dell'antica basilica. Successivamente vi furono gli interventi degli architetti Gian Lorenzo Bernini per la cappella Fonseca; di Carlo Rainaldi per l'altare maggiore, per la cappella del Santissimo Sacramento e per il convento; di Giuseppe Sardi per il battistero. Il restauro di Andrea Busiri Vici (1856-58) eliminò gran parte delle decorazioni barocche della navata e aggiunse due cappelle. Agli inizi del 1900 si ripristinò l'aspetto del campanile e nel 1927 si riaprì il portico murato. La semplice facciata a capanna è preceduta dal portico architravato, con sei colonne in granito con capitelli ionici e pilastri angolari con capitelli corinti, che accoglie frammenti marmorei e iscrizioni soprattutto medioevali; ai lati del portale d'ingresso montano la guardia due leoni marmorei risalenti a papa Pasquale II (XII secolo), vi è anche il monumento funerario Severini opera di Pietro Tenerani (1825).


L'interno della basilica in origine era a tre navate, oggi si presenta nelle gelide forme puriste del "restauro" del Busiri Vici e decorato dagli affreschi di Roberto Bompiani (1860). Negli ultimi anni una serie di scavi nel sottosuolo della chiesa e dei palazzi adiacenti hanno portato alla luce i resti di una domus del I secolo a.C., in un ambiente della quale fu più tardi ricavato il titulus Lucinae. In altri locali, visitabili su richiesta, sono visibili i resti dell'horologium Augusti, ovvero di una gigantesca meridiana pavimentale, lastricata in travertino (160 metri x 60), l'asta della quale era costituita dall'obelisco che ora si trova in Piazza Montecitorio. La parte di pavimentazione che è ora tornata alla luce, sempre coperta da un ristagno di acque sotterranee, conserva ancora alcune delle parole scritte in lettere di bronzo nella pavimentazione con indicazioni astronomiche e meteorologiche.



La tomba di Poussin e i "Pastori d'Arcadia"



La tomba di Poussin



Sul lato destro della chiesa, tra la seconda e terza cappella, si trova il cenotafio di Nicolas Poussin, il sommo pittore francese del '600 che passò la maggior parte della sua esistenza a Roma. Poussin nacque nel 1594 a Les Andelys, in Normandia. Dopo un apprendistato giovanile a Parigi, dove si mostrò particolarmente interessato alle opere della seconda scuola di Fontainebleau, a seguito dell'incontro con Giovanni Battista Marino si trasferì in Italia, prima a Venezia e a Bologna, quindi definitivamente a Roma, dove rimase dal 1624 al 1665, anno della sua morte. Poussin, ispirato dallo studio della pittura raffaellesca, caravaggesca e bolognese (Carracci, Reni, Domenichino), trasse un linguaggio personale ed estremamente originale, in cui la rappresentazione del mondo classico diviene essenza e ragione stessa della pittura, evocatrice di memorie di un tempo felice e contemporaneamente simbolo di passioni attuali, interpretate con altissimo senso morale. È il tema dell'Arcadia, la felice e mitologica regione della Grecia dove scorre un fiume sotterraneo, l'Alfeo, che dopo aver percorso un lungo tratto nelle viscere della terra riemergerebbe, secondo le leggende, nella fonte di Aretusa, in Sicilia.


Il monumento funebre fu eretto nel 1830 per volontà dello scrittore e diplomatico francese François-Renè De Chateaubriand, allora ambasciatore di Francia a Roma. Sulla lapide in marmo, sotto l'epitaffio, si trova una riproduzione in bassorilievo del quadro "Les bergers d'Arcadie" (I pastori d'Arcadia, 1640), uno dei più famosi perché strettamente legato ad una delle vicende più misteriose ed intriganti del secolo scorso, l'affaire di Rennes-le-Château. La scritta che compare nel dipinto, fedelmente riprodotta anche sul bassorilievo, ha dell'enigmatico. "Et in Arcadia ego", infatti, è una frase a cui manca il verbo: si pensa che sia sottinteso "sum", e quindi il senso della frase sarebbe "Anche io (sono) in Arcadia". L'opera di Poussin non è l'unica in cui compare questa frase, già otto anni prima di lui, ad esempio, il Guercino aveva dipinto una scena simile, raffigurante dei pastori che uscendo dal bosco si imbattono in una tomba sulla quale è poggiato un teschio, e recante la misteriosa scritta. La stessa frase si ritrova come motto nello stemma di famiglia del controverso Pierre Plantard, uno degli ultimi Gran Maestri del presunto Priorato di Sion, da lui fondato nel 1956.


ET IN ARCADIA EGO


Secondo un'ipotesi generalmente diffusa, la frase celerebbe un messaggio nascosto per anagramma:


ET IN ARCADIA EGO = I TEGO ARCANA DEI


cioè, "Vattene, io custodisco i segreti di Dio". Per altri l'anagramma va effettuato tenendo conto anche del verbo mancante. Una delle interpretazioni, in questo senso, è la seguente:


ET IN ARCADIA EGO SUM = ARCAM DEI TANGO IESU


cioè, "Io tocco l'Arca di Dio, o Gesù;". Entrambe le soluzioni sembrerebbero portare in una direzione: il quadro conterrebbe indicazioni segrete per ritrovare una tomba speciale, una tomba che custodisce un qualche segreto legato a Gesù, forse le sue spoglie mortali? Fatto sta che analizzando il dipinto, si possono individuare diverse geometrie nascoste che, riportate su una mappa della Francia, prendendo a riferimento il meridiano di Parigi ("meridiano 0"), permettono di individuare un punto ben preciso del monte Cardou. E proprio il nome Cardou sembrerebbe fornire un'ulteriore indizio per questa ipotesi, potendosi interpretare come contrazione dell'espressione "Corps de Dieu", Corpo di Dio. Ovviamente si tratta soltanto di alcune delle innumerevoli interpretazioni, storie o leggende che dir si voglia, che sono state sviluppate attorno al complesso ed ancora irrisolto mistero di Rennes-le-Château.


Sotto il bassorilievo, si leggono due singolari distici in latino:


Epigrafe sulla tomba di Poussin


Trattieni le pie lacrime, vive in (questa) tomba Poussin
che sembrava non dovesse morir mai.
Eppure egli ora tace; ma se vuoi sentirlo parlare
nei suoi quadri egli è vivo e (da essi) parla



La graticola e le catene - Il 'percorso laurentino'


Lorenzo ebbe origini spagole: nacque, infatti, ad Osca (Huesca), in Aragona, nel 225. Compì gli studi teologici ed umanistici a Saragozza, ed ebbe come maestro colui che ascenderà al soglio pontificio come papa Sisto II. Data l'amicizia e la stima reciproca che legava i due personaggi, Lorenzo lasciò la Spagna e seguì Sisto, eletto vescovo di Roma nell'anno 257, ottenendo da lui la nomina ad arcidiacono. Stefano divenne pertanto uno dei sette diaconi di Roma, insieme a Felicissimo, Agapito, Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano. Il suo mandato, però, fu molto breve. Nell'anno 258 l'imperatore Valeriano emise un editto con il quale condannava a morte tutti i vescovi, i diaconi e i presbiteri. Sisto venne sorpreso mentre celebrava in un cimitero (probabilmente le catacombe di San Callisto), e venne decapitato insieme a quattro dei suoi diaconi, il 6 Agosto del 258. Quattro giorni dopo, anche Lorenzo subì il martirio, e il 10 Agosto è, appunto, la data in cui ricorre la festività in suo onore. La sua ustione sopra una graticola è una tradizione divenuta molto popolare (e che ha ispirato una miriade di opere d'arte in ogni tempo), ma non ha fondamento storico. Da quel che si sa, infatti, Valeriano non ordinò torture, perciò probabilmente Lorenzo venne decapitato come gli altri. Il suo corpo venne sepolto lungo la Via Tiburtina, nell'area cimiteriale nota come Verano. Più tardi, Costantino fece costruire in prossimità di esso un piccolo oratorio, che venne successivamente ampliato e trasformato in basilica da papa Sisto III (si tratta dell'attuale Basilica di San Lorenzo fuori le Mura).



Le catene di San Lorenzo



Il culto di San Lorenzo ebbe presto una larga diffusione, a partire dal IV sec. A lui sono intitolate numerose cattedrali, tra cui ricordiamo quella di Genova (dove si conserva il Sacro Calice) e quelle di Perugia, Grosseto, Tivoli e Viterbo. Ma è soprattutto in Roma che si sviluppa uno speciale 'percorso laurentino' formato da sei importanti chiese tutte dedicate all'arcidiacono martire, ed ognuna legata ad un diverso aspetto della sua agiografia. La chiesa di San Lorenzo in Lucina è una di queste, ed in essa si conserva la graticola sulla quale si presume sia avvenuto il martirio. Essa si trova collocata sotto l'altare principale, mentre nella prima cappella laterale a destra sono esposte in un reliquario le catene che lo hanno tenuto prigioniero.


Le altre chiese del percorso laurentino sono:


Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, sorta accanto al luogo in cui il Santo è sepolto e dove è conservata la lastra di pietra sulla quale il suo corpo è stato adagiato dopo il martirio, e che è rimasta miracolosamente macchiata del suo sangue;

San Lorenzo in Panisperna, edificata sul luogo del martirio;

San Lorenzo in Miranda, che si trova presso il Foro Romano, all'interno del tempio di Antonio e Faustina, dove si ritiene che sia stato giudicato e condannato a morte;

San Lorenzo in Fonte, costruita sulla casa del centurione Ippolito, dove il Santo fu tenuto imprigionato in attesa della sua esecuzione. Essa prende questo nome perché secondo la tradizione mentre Lorenzo era ivi rinchiuso, ebbe modo di battezzare il suo carceriere, facendo scaturire miracolosamente una sorgente, che si può tuttora vedere nei sotterranei della chiesa;

San Lorenzo in Damaso, una chiesa "invisibile" in quanto interamente incorporata nel Palazzo della Cancelleria, che è stata edificata sul sito di un antico mitreo.





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