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Accademia Platonica


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Certosa di Trisulti (XIII sec.)


Collepardo (FR)



Chiesa di San Bartolomeo



La Certosa di Trisulti venne edificata a partire dall'anno 1204 per volere di papa Innocenzo III, dei Conti di Segni-Anagni, e fu assegnata ai Frati Certosini, ma già nel 996 vi venne edificata una precedente abbazia benedettina ad opera di San Domenico di Foligno: di essa, oggi, non rimangono che alcuni ruderi. Il nome "Trisulti" deriva dal latino "tres saltibus", con cui veniva chiamato un castello del XII sec. di cui oggi non rimangono che alcune rovine. In seguito il nome passò a designare tutta la zona che si estende su tre appendici ("tres saltibus", appunto, in latino) del monte Rotonaria. L'attuale complesso architettonico conserva molto poco della costruzione originaria, perché venne totalmente rifatta nel Seicento e nel Settecento. Dal 1947 la Certosa è stata affidata ai monaci Cistercensi di Casamari. La Certosa è rinomata non solo per la sua naturale bellezza, la quale ci riporta a contatto con la natura, ma anche per la bellissima Chiesa di San Bartolomeo in stile romanico-gotico. Il suo impianto originario risale al XIII sec., ma anch'essa è stata più volte rimaneggiata. Di notevole attrazione è poi l'antica farmacia, e il giardino in cui vengono coltivate le erbe medicamentose, anche se in parte vengono raccolte sulle vicine montagne. Le sale della farmacia sono arredate con dei bellissimi mobili settecenteschi, e decorate con realistici trompe-l'oeil. Notevole il salotto d'attesa, detto "salottino del Balbi" in quanto decorato, in una maniera del tutto originale, dal pittore napoletano Filippo Balbi. Dalla Certosa, scendendo lungo un sentiero che attraversa il fitto bosco di querce, si raggiunge il piccolo Santuario della Madonna delle Cese, costruito all'interno di una grotta e risalente alla fine del X sec.



Il Quadrato Magico del SATOR



Il Quadrato Magico del SATOR



L'atrio dell'antica farmacia è interamente affrescato con immagini allegoriche, realizzate nella seconda metà del XIX sec. dal pittore napoletanto Filippo Balbi. Uno degli affreschi è oltremodo famoso perché in esso viene rappresentato il celebre Quadrato Magico palindromo del SATOR. Ecco di seguito una descrizione dettagliata dell'intera immagine.



L'affresco nella sua interezza

La figura barbuta

Il piedistallo con le iscrizioni



Si raffigura il busto di un personaggio barbuto, posto al di sopra di un piedistallo parallelepipedo. L'uomo presenta una fronte ampia, capelli rossicci e capo cinto da tralci di vite con grappoli d'uva. Le sue orecchie sono allungate ed appuntite, come quelle di un asino. La folta barba bianca gli ricade sul petto, che appare glabro nella parte superiore, ma coperto di pelliccia in quella inferiore. Al centro del petto è poggiato un ramarro, o salamandra, di colore verde. Sulla coda, la scritta "Abante". Ad essa si oppone una seconda coda, di colore marrone, ma il suo proprietario s'intravede appena sotto la barba, perché vi è nascosto dentro. Si tratta di un topo? Sulla spalla sinistra appare stranamente appoggiata una zampa caprina, dallo zoccolo fesso, che non ha ragione di esserci. Oppure, non si tratta di una zampa ma di una coda, e quindi sarebbe un tutt'uno con la pelliccia che appare alla base del petto ma non lo ricopre tutto. Il piedistallo contiene la famosa rappresentazione del Quadrato, insieme ad un enigmatico verso in rima:


"Ma il cambiar di natura

è impresa troppo dura"


Tra il SATOR e la rima si frappongono parzialmente delle piante di almeno tre tipi differenti. Il blocco di pietra appare attraversato da una fenditura obliqua, una spaccatura che interessa anche parte della rima. La fenditura è tangente alle due "D" del verso, ma mentre nella metà superiore attraversa esattamente lo spazio tra le parole "DI" e "NATURA", nella metà inferiore spacca la parola "DURA" tra la "D" e la "U".



Note sulla figura di Abante



Vi sono diverse figure mitologiche che rispondono al nome di Abante. Tra queste, due in particolare mostrano dei riferimenti a questo affresco. La prima di esse è un centauro (che spiegherebbe come mai la figura dipinta dal Balbi sembri essere metà uomo e metà equino). Nelle sue "Metamorfosi" (XII, 290-326), Ovidio narra che Abante, ottimo cacciatore, rimase coinvolto con gli altri centauri in una lite furibonda scoppiata durante le nozze di Piritoo, re dei Lapiti, e Ippodamia, causata dal tentato rapimento della sposa da parte di Euritione. Abante sopravvisse alla lotta ma dovette fuggire dal paese. Ma c'è anche un altro Abante, figlio di Ippotoone e di Meganira, che un giorno dileggiò Demetra per averla sorpresa a bere con avidità, e per vendetta lei lo trasformò in lucertola. La lucertola si trova sul petto della figura barbuta, ed il nome è scritto sulla sua coda. A questa metamorfosi potrebbe riferisrsi il "cambiar di natura" dell'iscrizione. Ad ogni modo, ogni particolare dell'affresco sembra richiamarsi a simbologia tipica del linguaggio dell'Alchimia.



Altre curiosità



Il quadrato magico non è l'unica curiosità presente nella certosa. Entrando nella chiesa principale, dedicata a San Bartolomeo, nella sala che fa da anticamera, vi sono i due affreschi più grandi, uno a destra ed uno a sinistra dell'ingresso. In quello di destra, è raffigurato un episodio narrato nella Bibbia (II Maccabei, 7): una madre che vede i suoi sette figli torturati ed uccisi uno dopo l'altro davanti a lei, ma nonostante ciò nessuno di loro perde la fede e rinnega Dio. L'affresco è dipinto in modo che la donna si trova al centro della scena; nonostante alcuni dei suoi figli siano già morti, ed un altro viene torturato proprio in quel momento, lei alza gli occhi al cielo e con uno sguardo estatico ringrazia Dio. Tutte le linee del dipinto (le lance dei soldati, le braccia tese della folla presente, i bordi dei muretti, ecc.) convergono verso di lei, così come tutti gli sguardi delle persone raffigurate... tutti, tranne uno. In basso a destra, infatti, si nota chiaramente un uomo che sembra non interessato a quanto accade nel dipinto, ma guarda dritto in faccia lo spettatore del quadro. Due ulteriori particolari rendono alquanto sospetta la circostanza:


1) Il personaggio in questione è un autoritratto del pittore, il citato Balbi; si tratta di narcisismo, o l'autore vuole dirci qualcosa?


2) Il suo braccio teso non indica la donna come tutti gli altri, ma se si segue l'indice, lo sguardo giunge ad una coppa, un calice risplendente in mano ad uno dei personaggi. Che cosa voleva dirci il pittore? Ci sta indicando la via per giungere al Graal?



Affresco nella Chiesa di San Bartolomeo





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