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La Chiesa di San Nicola


Ceccano (FR)



La Chiesa di San Nicola



Sorta durante il Medioevo con il nome di Santa Maria della Foresta, l'attuale Chiesa di San Nicola, a Ceccano (FR), è documentata a partire dal 1196, data in cui secondo le cronache qui venne ospitato Tedegario, vescovo di Terracina, giunto sul posto per la consacrazione della chiesa di Santa Maria a Fiume. L'edificio venne successivamente restaurato durante il XIII sec., con il patrocinio di alcuni importanti membri della famiglia dei Conti de' Ceccano, i cui nomi sono stati riportati in tre iscrizioni affisse sui pilastri interni.


Originariamente il luogo in cui sorge la chiesa si trovava alla periferia del centro abitato, in mezzo ad un bosco, da cui il primitivo toponimo. In seguito alla crescente urbanizzazione l'edificio venne inglobato nella struttura urbana, e in questa occasione venne modificato l'orientamento dell'ingresso. La porta d'accesso che oggi si trova lateralmente, sul lato nord, era inizialmente collocata sul lato est, dove ancora s'intravvedono alcune finestre esagonali.


L'alto campanile, sul lato ovest, si eleva su quattro livelli, ed è realizzato in blocchi di pietra calcarea, nei primi due livelli, e di tufo, negli ultimi due. Lungo la parete, dal lato del campanile, si trova un'edicola in tufo, ornata con una croce patente e realizzata intorno agli anni Venti del XX sec., nella quale è collocato un affresco risalente al XV sec., che raffigura la Madonna con il Bambino, meglio nota ai Ceccanesi come "Madonna della Foresta".



Il portale d'ingresso


Portale della chiesa di S. NicolaL'elegante portale d'ingresso della chiesa è costellato di fine simbologia. Possiamo notare, innanzitutto, la presenza di tre "faccine" collocate in posizioni diverse. La più caratteristica è sicuramente quella posta in corrispondenza della cuspide, una sorta di "Guardiano della Soglia" che sorveglia che entra e chi esce, cercando di comprenderne le intenzioni. In questo caso è un volto barbuto ed incappucciato, forse quello di un frate, con due insolite caratteristiche: una è l'espressione, incomprensibilmente imbronciata, mentre l'altra è la piega che il cappuccio sembra avere sulla testa, che ricorda quella di un berretto frigio, il copricapo tipico degli iniziati. Sull'architrave spicca una croce pomata a doppio lobo, che oggi risulta spezzata; il danno, tuttavia, è abbastanza recente perché disponiamo di una fotografia del 2009 che la mostra ancora integra.


Un secondo volto spicca tra le volute vegetali al centro della colonna di destra: rappresenta una figura maschile, dallo sguardo obliquo, quasi maligno; si tratta, forse, di un marcatore energetico alla stregua dei Green Men? L'ultimo volto è ancora più enigmatico: collocato sul capitello della colonna di sinistra, quasi nascosto, non guarda l'osservatore ma volge lo sguardo all'interno della chiesa.



Le faccine sul portale della chiesa

Faccina sul capitello
della colonna di sinistra

Faccina imbronciata
sopra l'architrave

Faccina ghignante
sulla colonna di destra



Simboli sulla facciata della chiesa

Croce di consacrazione
sullo stipite d'ingresso

Croce pomata
sopra l'architrave

Apertura sulla finestra
a forma di Triquetra



Secondo l'architetto Giancarlo Marovelli, che da anni si occupa di simbolismo e di geomagnetismo, il portale è stato ricollocato non a caso, ma con precisi intenti energetici. L'attuale soglia è posta su un punto nodale delle energie telluriche, sottolineato (ignoriamo se volutamente o no) dal disegno di un semicerchio al centro del quale si trova una croce greca, realizzata con elementi bianchi nella pavimentazione a sanpietrini scuri dell'antistante piazzetta. Le due colonne, ai lati dell'ingresso, sono portanti di due tipi di energie uguali e contrapposte, che equilibrano il portale: quella di destra condurrebbe, sempre secondo lo studioso barghese, energia di tipo maschile mentre quella di sinistra energia di tipo femminile. Dal punto di vista simbolico, la colonna di destra presenta al centro un volto maschile, ed è sormontata da una voluta a forma di "otto rovesciato" (che dal XVII sec. è diventato, per i matematici, il simbolo dell'infinito). La colonna di sinistra ha il fusto liscio ed è quella che reca il volto nascosto sul capitello, girato verso la chiesa.


Interno


L'interno della chiesa è suddiviso in tre navate, separate tra loro da grandi arcate in stile gotico sostenute da pilastri a sezione quadrata. Su tre di questi pilastri, come abbiamo accennato precedentemente, si trovano delle lapidi scritte in caratteri gotici, che attestano i principali fautori dei restauri del XIII secolo.



Iscrizione n. 1

HAC COSSAM
FECIT FIERI
THOMASIUS IUNIOR
DE CECCANO

Questo pilastro
fu fatto costruire
da Tommaso il Giovane
de Ceccano

Iscrizione n. 2

HAC COSSAM
CUM UNO ARCU
FECIT FIERI
BERARDUS
DE CECCANO

Questo pilastro
con un arco
fu fatto costruire
da Berardo
de Ceccano

Iscrizione n. 3

HAC COSSAM
FECIT FIERI
THOMASIUS
MAIOR ET SENIOR
DE CECCANO

Questo pilastro
fu fatto costruire
da Tommaso il Grande
e da Tommaso il Vecchio
de Ceccano



Si tratta, rispettivamente, di Tommaso II (1299-1381), Berardo II (m. 1321 ca.), Tommaso I (m. 1334 ca.) e Tommaso III (m. 1381 ca.), tutti conti della famiglia de Ceccano, che contribuirono al restauro della chiesa in un periodo in cui la stessa versava in gravi condizioni di degrado. In questo intervento l'edificio originale venne parzialmente distrutto e poi ricostruito, che giustificherebbe la forma irregolare che ha oggi.


La chiesa subì ulteriori rimaneggiamenti nei secoli successivi. L'altare maggiore, originariamente di laterizio e in stile barocco, venne sostituito con l'attuale in marmo nel 1814, per volere di Domenico Sindici che lo dedicò al padre Raffaele. Per tale motivo, l'altare è stato dedicato a San Raffele Arcangelo, come ricorda un'epigrafe collocata all'ingresso della chiesa. Per l'occasione, Domenico donò alla chiesa una tela del XVIII sec. che raffigura l'episodio biblico del viaggio avventuroso di Tobiolo accompagnato dall'angelo sotto mentite spoglie (Libro di Tobia). San Raffele è un simbolo di guarigione. Un altro dipinto presente nella chiesa, della stessa epoca, rappresenta invece la Vergine addolorata che abbraccia il Cristo deposto dalla croce, e si dice sia stato donato alla chiesa dal principe Colonna. Possiamo ammirare anche un terzo dipinto, risalente al XVII sec. ed attribuito ad un pittore locale, che raffigura Gesù crocifisso tra San Nicola e Santa Caterina d'Alessandria (due santi particolarmente venerati dai Cavalieri Templari, ma in questo caso potrebbe essere soltanto una coincidenza).


La sacrestia venne realizzata nel 1882, su richiesta di Mons. Lorenzo Gizzi, curiale ed uditore della Sacra Rota. Per la sua realizzazione vennero sfruttati i locali costruiti al di sopra del cimitero comunale, oggi interrato sotto la chiesa. L'evento è ricordato in una lapide commemorativa appesa sopra l'ingresso. Ulteriormente restaurata nel 1923, subì nuovi danni durante i bombardamenti americani della Seconda Guerra Mondiale (1943-44): ancora oggi, nei locali della sacrestia, si trova esposta la carcassa di uno degli ordigni che colpì la costruzione. L'aspetto attuale è dovuto ai successivi interventi eseguiti dal Genio Civile.


I pochi elementi di interesse simbolico sono quelli, ovviamente, che risalgono al primo periodo, quello medievale. Possiamo notare un elemento decorativo a forma di testa d'ariete, posto nell'angolo S-E, sopra il moderno fonte battesimale. Questo "volto", sebbene non umano, incrocia lo sguardo con quello posto sul capitello esterno, al lato opposto (N-E), e i due sguardi sembrano convergere (come fatto osservare dallo scrittore e ricercatore Giancarlo Pavat) verso l'altare principale. L'ariete possiede un simbolismo molto vario che va da quello puramente religioso (visto come Agnus Dei, l'Agnello di Dio, una metafora cristica), a quello astrologico (simbolo della costellazione omonima, che segna un punto di passaggio fondamentale nell'anno magico: l'Equinozio di Primavera), a quello magico-pagano (come uno degli animali totemici associati alla figura della Grande Madre, e quindi legato alle energie sacre di tipo femminile, per via delle sua corna che hanno la forma di una spirale).



Le faccine sul portale della chiesa

Testa d'ariete
sopra il fonte

Piccola acquasantiera
a destra dell'altare

La rosetta ad otto petali
sul fondo dell'acquasantiera



Simboli sulla facciata della chiesa

Rosetta pentafogliata
all'incrocio della volta

Antica finestra
con varie Triquetre

Perticolare della
presunta Croce Patente



Diagonalmente opposta alla testa d'ariete, nell'angolo N-O, troviamo una piccola acquasantiera incastonata nel muro. Essa presenta sul lato inferiore la figura di una rosetta ad otto petali, che fa affiorare tutti i sensi simbolici legati all'Ottonario. La sua collocazione così nascosta (occorre abbassarsi e guardare dal basso verso l'alto per scorgerla) fa sì che la sua presenza sia di tipo simbolico: per molti, ma non per tutti…



Indizi sulla presenza templare


Lo studioso Domenico Rotundo, in un articolo intitolato "I Templari a Trevi, Frosinone, Alatri e al Giglio di Veroli" (pubblicato su "Teretum. Bollettino della Libera Accademia Ciociara – Accademia Teretina", Frosinone, 2007) afferma che la chiesa potrebbe essere "verosimilmente" appartenuta all'Ordine dei Cavalieri Templari. Egli basa le sue ipotesi su somiglianze strutturali, in particolare per quanto riguarda il campanile, con altre strutture del basso Lazio sicuramente appartenute all'Ordine. Anche se la sua ipotesi non è verificabile, è tuttavia impensabile che i Cavalieri non avessero un centro di rappresentanza nel capoluogo della potente contea ceccanese, avendo già possedimenti in altre città vicine come Ceprano, Veroli, Trevi nel Lazio, Anagni, Frosinone e Terracina. A favore della presenza Templare in Ceccano abbiamo tuttavia solamente prove di natura indiziaria: i simboli graffiti all'interno della Torre del Castello, recentemente scoperti, farebbero pensare ad una mano illustre ed erudita, così come le diverse croci patenti scolpite nelle pietre di costruzione, piuttosto insolite in una struttura di natura strategico-difensiva piuttosto che religiosa. Da parte nostra, durante una visita esplorativa della chiesa, abbiamo trovato che una delle finestre ricavate nel lato est, quella posta in corrispondenza del fonte battesimale, presenta una struttura a raggi con varie aperture a forma di Triquetra. L'elemento litico centrale, da cui dipartono i raggi di pietra, presenta una decorazione che ricorda molto da vicino una croce patente, il simbolo più frequentemente utilizzato (anche se in via non esclusiva) dai Cavalieri Templari. Dunque l'idea che la chiesa possa essere appartenuta o possa essere stata amministrata per qualche tempo dai cavalieri rossocrociati rimane solamente un'ipotesi senz'altro affascinante, ma indimostrabile.





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