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La Sagrada Familia


Barcellona



La Sagrada Familia



Per i Barcellonesi le impalcature e le gru che perennemente circondano la chiesa della Sagrada Familia sono diventate ormai familiari. Di fatto il progetto di questa cattedrale, il cui nome completo, in lingua catalana, è Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia), è cominciato nel 1881, e non è ancora terminato. Le stime attuali prevedono come presunta data di conclusione dei lavori l'anno 2040, ma di fatto per quest'epoca si dovranno cominciare a restaurare le parti originarie, e quindi i lavori saranno pressoché interminabili. L'architetto che sta dietro al progetto di questo tempio, Antoni Gaudí, da molti considerato un genio del suo tempo, fu anche un iniziato, e questa sua opera-testamento spirituale doveva essere la summa e la sublimazione di tutte le conoscenze del tempo.


Il progetto costruttivo venne avviato nel 1866, quando si costituì l'Associació Espiritual de Devots de Sant Josep (Associazione spirituale dei devoti di San Giuseppe) con lo scopo di promuovere la costruzione di un grande tempio dedicato alla Sacra Famiglia. Grazie alle donazioni raccolte, i devoti acquisirono il terreno e nel 1881 si diede inizio alla fabbricazione, affidandone il progetto all'architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano. A causa di alcuni dissapori, però, due anni dopo Villar venne esautorato dal progetto, e gli successe Gaudí, allora 31enne, che iniziò ad elaborare un progetto totalmente nuovo. Lavorò ad esso per più di 40 anni, dedicandovi completamente gli ultimi 15 anni della sua vita.


Quello che colpisce maggiormente oggi sono le altissime torri che si slanciano verso il cielo, dalla caratteristica forma affusolata e bucherellata che ricorda i castelli di sabbia dei bambini oppure, nel concetto originale, i termitai. Sono previste in tutto 18 torri, di cui 12 dedicate agli apostoli, 4 agli evangelisti, una alla Madonna ed infine l'ultima, che dovrebbe essere la più alta di tutte, a Gesù. Con la croce centrale che la sormonterà, essa sarà di un metro più bassa del Montjuïc, affinché, come aveva affermato lo stesso Gaudí, il suo lavoro non superasse quello di Dio.


Gaudí morì d'improvviso, ed in circostanze mai chiarite, nel 1926, investito da un tram mentre usciva dalla chiesa di San Filippo Neri (è stato affermato che in realtà sarebbe stato spinto da qualcuno che poi si è frettolosamente dileguato tra la folla). Parti dell'edificio ancora incomplete e il laboratorio di Gaudí andarono distrutti durante la Guerra Civile, e per un po' di tempo non disponendo di altre copie dei progetti originari, la costruzione subì un arresto. In seguito, grazie al recupero ed al restauro dei modellini originali, e basandosi su foto dell'epoca, è stato possibile ricostruire in gran parte il progetto iniziale. Dal 1940 i lavori sono stati seguiti dagli architetti Francesc Quintana, Isidre Puig i Boada, Lluís Bonet i Garí e Francesc Cardoner, che ne è divenuto direttore nel 1983.



La facciata della Natività



La Natività



L'edificio prevede tre grandi facciate, denominate, rispettivamente, della Natività, della Passione e della Gloria. Le decorazioni sono state realizzate dagli scultori Jaume Busquets e Josep Maria Subirachs, quest'ultimo noto per lo stile scarno e contorto ma espressivo. La facciata della Natività, rivolta ad Est, è stata riccamente decorata con temi religiosi e volute capricciose tipiche dell'arte neogotica. Se guardiamo attentamente le strutture delle finestre immediatamente al di sopra della rappresentazione scultorea della Natività, ci accorgiamo che esse richiamano figure simboliche classiche come la Triplice Cinta, il Centro Sacro, le Ruote Solari e persino un motivo simile al Nodo Lacy.


Qua e là lo scultore ha voluto inserire delle figure simboliche che si riferiscono alla tradizione ermetica ed al simbolismo massonico. Una di queste è il Pellicano, collocato alla base di un cipresso. Nella simbologia cristiana esso rappresenta l'Eucarestia. Questo animale, infatti, è noto per squarciarsi il petto e nutrire i figli con il suo stesso sangue, e per analogia viene accostato al Cristo che offre la sua carne ed il suo sangue ai fedeli per mezzo della transustanziazione. Nella simbologia massonica, però, esso ha tutt'altro significato, rappresentante il 18° grado della scala massonica, quello di "Principe Rosa Croce". Alla sommità dello stesso cipresso abbiamo invece il simbolo del Tau, le cui origini sono antichissime, e che venne utilizzato da un grande numero di ordini religiosi e cavallereschi: i Templari, i Cavalieri di Altopascio, i Francescani, gli Antoniani.


Nell'insieme delle canne al cui interno si trova una fontana ed una statua della Madonna, si trova la forma di una triangolo con l'occhio della Provvidenza al suo interno. Generalmente additato come simbolo divino, è ampiamente diffuso nella simbologia massonica, noto come Occhio-che-Tutto-Vede. Come tale lo troviamo, ad esempio, nella banconota americana da un dollaro e fu anche l'emblema di una particolare setta massonica estremista, gli Illuminati di Baviera di Adam Weishaupt.



La facciata della Passione



La Facciata della Passione

Particolare con la Veronica

La Facciata della Passione

Particolare con la Veronica



La facciata della Passione, rivolta ad Ovest, è caratterizzata da sculture inerenti il ciclo, appunto, della Passione di Cristo. Anche in questo caso Subirachs ha inserito in diversi punti degli elementi simbolici. Il portale d'ingresso, ad esempio, riporta alcune frasi della Bibbia in diverse lingue del mondo, ed è sovrastato da un gruppo scultoreo che rappresenta il Calvario. Nelle fattezze dell'uomo che sorregge la Veronica, sul lato sinistro, lo scultore ha voluto inserire un ritratto di Gaudí.



La Colonna della Flagellazione

L'Alfa e l'Omega

La Colonna della Flagellazione

Particolare dell'Alfa e dell'Omega



Poco al di sotto della rappresentazione della Veronica, troviamo un altro simbolo, costituito dalle lettere "Alfa e Omega", adattate alla forma triangolare e sovrapposte a formare una losanga. Le due lettere, la prima e l'ultima dell'alfabeto greco, stanno a rappresentare per i Cristiani il principio e la fine di tutte le cose. Disposte in questo modo singolare, però, esse richiamano un altro simbolo, presente, ad es., in una delle illustrazioni del "Dogma e rituale dell'Alta Magia" di Eliphas Levi. Questo simbolo, che di solito è rappresentato nei due colori duali bianco e nero, può essere facilmente riconducibile all'Esagramma, o Stella di Davide, semplicemente facendo "scivolare" le due metà una sopra l'altra. La stella a sua volta ci riporta al tempio di Salomone, costruito dall'architetto Hiram di Tiro, e da qui, ancora volta, ci si ricollega alla nutrita simbologia delle logge massoniche.



La Porta dei Getsemani

Il Quadrato Magico

La Porta dei Getsemani

Il Quadrato Magico di Subirachs



Sulla Porta dei Getsemani inserita nel Portico della Fede, dedicata alla preghiera di Gesù nell'Orto degli Ulivi è inserita la scena di Gesù che prega, tra i discepoli addormentati, sotto un cielo notturno con la luna piena. Più in basso, troviamo la raffigurazione di un enorme Quadrato Magico di ordine 4, chiaramente ispirato all'incisione di Albrecht Dürer, "Melencholia I". Tuttavia, se si guarda la raffigurazione con più attenzione, si scopre che ci sono delle significative differenze: la presenza doppia dei numeri 10 e 14, e l'assenza dei numeri 12 e 16. Analizzando il nuovo schema, che rimane, comunque, pandiagonale, ci si accorge che con la nuova conformazione la costante non è più pari a 34 ma a 33, un numero chiaramente simbolico, dalla duplice valenza: in ambito religioso, sta a significare gli anni di Cristo alla sua morte (ci troviamo, appunto, sulla facciata della Passione); in ambito esoterico, 33 è il numero dei gradi d'iniziazione della scala massonica nel Rito Scozzese.



Il Portale dell'Incoronazione di Spine

Il Portale dell'Incoronazione di Spine

Il Portale dell'Incoronazione di Spine

Il Portale dell'Incoronazione di Spine con il dettaglio di alcuni elementi simbolici



Ancora, uno dei tre portali presenti sulla facciata della Passione porta il nome di Portale dell'Incoronazione di Spine. Sui pannelli inferiori della mastodontica porta bronzea si trova inciso un ricco campionario di simboli di ogni tipo, tra i quali spicca per il suo colore dorato una copia in piccolo del quadrato pseudo-magico di Subirachs. In mezzo ad essi, un verso della Divina Commedia, estratto dal canto XXVIII del Paradiso: "Il mio disir dee aver fine in questo miro e angelico templo che solo amore e luce ha per confine".



La facciata della Gloria


La facciata della Gloria, rivolta a Sud, sarà l'ingresso principale della cattedrale, ed è anche la più moderna, essendo i lavori per la sua realizzazione cominciati nel 2002. Lo stesso Gaudí fornì della facciata soltanto un abbozzo, conscio del fatto che sarebbe stata l'ultima ad essere realizzata e volendo per questo lasciare libertà di espressione agli architetti che gli sarebbero succeduti. La facciata celebrerà la Gloria di Gesù, la culminazione del cammino di ascesa verso il cielo e il contatto finale con Dio.


Quello che sappiamo è che il grande portico che la caratterizzerà sarà fortemente basato sul numero sette, dai forti connotati simbolici. Avrà sette colonne dedicate ai sette doni dello Spirito Santo, indispensabili per compiere l'ascesa verso la gloria. La basi delle colonne rappresenteranno i sette vizi capitali mentre i capitelli le sette virtù teologali. Nel portico saranno inserite sette porte, ognuna dedicata ad uno dei sacramenti, e decorata con un frammento del Padre Nostro.


Quando la facciata sarà completata, verrà arricchita con una grande nuvola illuminata sulla quale saranno iscritte le prime parole del Credo latino (Credo in unum Deum Patrem Omnipotentem, creatorem coeli et terrae) in caratteri cubitali. Al disotto giaceranno sedici grandi lanterne disposte su due file: quella inferiore, da sette elementi, rappresenterà i sette giorni della creazione mentre le retanti, sulla fila superiore, simboleggeranno le nove schiere angeliche.


Completeranno la facciata quattro grandi torri, che supereranno in altezza quelle già realizzate sulle altre facciate, e saranno dedicate a San Pietro, San Paolo, Sant'Andrea e San Giacomo il Maggiore.



Antoni Gaudí


Antoni Gaudì (1878) L'autore di un tale capolavoro, il catalano Gaudí, è stato il massimo esponente del modernismo catalano ed è stato definito il più grande architetto in pietra del XX secolo. Antoni Gaudí y Cornet nacque a Reus, in Tarragona, il 25 giugno 1852. Compì i suoi studi a Barcellona, diplomandosi nel 1878 alla Scuola Superiore di Architettura, ma già ancora prima di laurearsi aveva cominciato a lavorare con i migliori architetti dell'epoca, imponendosi come uno dei giovani architetti più originali e innovativi del suo tempo.


Nel 1882, recatosi all'Esposizione Universale di Parigi, ebbe un incontro che si rivelerà fondamentale: quello con l'industriale catalano Eusebi Güell, che lo accolse come suo favorito e gli commissionò alcune di quelle opere che lo resero maggiormente famoso (Casa Güell, Parc Güell e la Colonia Güell). L'anno successivo, a soli 31 anni, venne incaricato della costruzione del tempio espiatorio della Sacra Famiglia, opera per la quale impiegherà tutto il resto della sua vita.


Il 7 giugno del 1926 ebbe l'incidente stradale che gli costò la vita; l'aspetto dimesso che aveva all'epoca dell'investimento non permisero ai suoi soccorritori di riconoscerlo subito, cosicché venne scambiato per un senzatetto e trasportato presso l'Ospedale di Santa Croce, un ospizio per mendicanti fondati da ricchi borghesi catalani. Morì tre giorni dopo e venne sepolto nella cripta della sua cattedrale. Le circostanze della sua morte non saranno mai chiarite; qualcuno, infatti, testimoniò di aver visto un uomo spingere l'architetto verso il tram e poi dileguarsi rapidamente tra la folla.


Nel 1998 venne avviato un processo di beatificazione che alla data in cui scriviamo (Maggio 2017) è ancora alla disamina della Santa Sede. In effetti, che Gaudí fosse un devoto cattolico praticante nessuno lo metterebbe in dubbio. Eppure, la sua opera è intrisa di conoscenze profonde, che trascendono la religione e pescano a piene mani nel mondo dell'ermetismo e dell'esoterismo.



Parc Güell

Una veduta di Parc Güell



Si conosce anche la sua affiliazione ad una singolare associazione di escursionismo le cui finalità sembra andassero oltre le semplici gite e picnic di montagna. Uno dei suoi biografi, lo scrittore anarchico Joan Llarch, scrive nel suo libro "Gaudí, una biografía mágica" che l'architetto, durante le sue gite montane, raccogliesse e facesse uso del fungo allucinogeno Amanita muscaria, che gli provocava stati alterati di coscienza e trasferimenti verso altre realtà. Questi suoi viaggi "fantastici" gli avrebbero permesso di ideare le celebrate forme avveniristiche che hanno caratterizzato la sua opera, e Gaudí stesso avrebbe riprodotto un esemplare di questo fungo nella struttura di una delle casette che si trovano all'ingresso di Parc Güell. Lo stesso parco, così come la chiesa della Sagrada Familia, pullula di simbolismo alchemico ed ermetico.


Secondo alcuni suoi biografi, Gaudí apparteneva ad una loggia massonica, anche se ciò non è stato mai provato. È noto, tuttavia, che egli amava frequentare alcuni gruppi socialisti di stampo utopico ed anarchico, i quali avevano rapporti con gli ambienti massonici. Alcuni dei suoi amici, specialmente negli anni giovanili, erano noti frequentatori delle logge massoniche, come il pittore uruguayano Joaquim Torres García. Se non fu propriamente addentro agli ambienti massonico, è innegabile che comunque abbia frequentato ambienti saturi di rappresentanti di ordini iniziatici e società segrete.



Dalla storia alla leggenda: il Santo Graal


Gli interessi esoterici di Gaudí ed il suo almeno parziale coinvolgimento con gruppi esoterici e ordini segreti ha, naturalmente, alimentato molte fantasticherie e leggende, sia attorno al personaggio, sia attorno alla sua opera.


Bérenger Saunière ed Emma Calvet Una di queste, che riportiamo per curiosità, afferma che ci sarebbe un collegamento tra Bérenger Saunière, il parroco di Rennes-le-Château, divenuto improvvisamente ricco per un non ben identificato ritrovamento nella piccola chiesa della Maddalena, e l'architetto catalano. Il punto di contatto tra i due sarebbe stata una conoscenza comune, quella della cantante lirica Emma Calvet (1858 – 1942), attorno alla quale è noto che gravitasse un nutrito gruppo di esoteristi tra cui spiccava Émile Hoffet. Sembra dunque che Saunière, venuto a conoscenza del grandioso progetto che Gaudí stava realizzando in Spagna, consegnò personalmente all'architetto un pacchetto contenente qualcosa che aveva ritrovato nei sotterranei della sua chiesa, da nascondere nelle fondamenta della cripta della Sagrada Familia, dove sarebbe stato al sicuro per secoli.


Ovviamente la fantasia ha preso il sopravvento, e tra le varie ipotesi sul contenuto di questo fantomatico pacchetto è compresa anche quella che si trattasse nientemeno che del Santo Graal, ovvero l'altrettanto chiacchierata prova della discendenza di Gesù cercata e protetta attraverso i secoli dal fantomatico ordine segreto del Priorato di Sion. La misteriosa morte dell'architetto sarebbe dunque spiegabile alla conoscenza di un potente segreto che qualcuno aveva interesse a non far diffondere. Ad aggiungere carne al fuoco ci sarebbe anche l'episodio (vero) della profanazione della sua tomba: il 20 luglio del 1936, cioè due giorni dopo la rivolta militare che causò l'inizio della Guerra Civile spagnola, un gruppo di anarchici anticlericali penetrò nella chiesa di Barcellona e incendiò la cripta e l'abside. La tomba dell'architetto venne scoperchiata e, secondo alcuni, vennero portati via alcuni documenti, forse i progetti originali della chiesa che non sono stati mai ritrovati. Forse Gaudí si era portato qualche oscuro segreto nella tomba? Forse aveva effettuato sostanziali modifiche alle strutture sotterranee per creare una cripta segreta?


Si tratta, ovviamente, di una serie di pure illazioni, giacché risalendo a catena il filo delle ipotesi, vacilla già la premessa inziale, cioè la conoscenza comune della Calvet. Infatti, non è mai stato provato che il parroco francese abbia frequentato i salotti della cantante lirica, né persino che abbia mai effettuato viaggi a Parigi. Lo stesso si può dire di Gaudí, che secondo le biografie ufficiali non abbandonò mai la terra di Spagna se non per recarsi, in un'occasione, a Majorca. Dunque si può ritenere che il coinvolgimento di Gaudí nell'affaire più contorto del XIX sec. debba considerarsi l'ennesimo elemento mitologico ideato per arricchire una saga già di per sé molto varia e pittoresca…






Il Cammino di Santiago di Compostela


BARCELLONA


Introduzione: la città iniziatica

La Cattedrale di Santa Eulalia

La Sagrada Familia






I luoghi simbolici della Spagna