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La Cattedrale di Norwich



La Cattedrale di Norwich



Per fare posto all’imponente cattedrale che vediamo oggi, sede del vescovo della diocesi di Norwich, nel 1092 vennero demoliti un precedente insediamento sassone ed altre due chiese, mentre il monastero benedettino che sorgeva nello stesso luogo venne inglobato nella costruzione. La Cattedrale è dedicata alla Santa ed Indivisibile Trinità (la denominazione ufficiale è "Cathedral Church of the Holy and Undivided Trinity") e i lavori per la sua edificazione durarono per circa cinquanta anni, terminando nel 1145, anno in cui venne elevata l’elegante torre normanna sormontata da un campanile.


Ciò che contraddistingue questa costruzione è però il vasto chiostro, uno dei più grandi e meglio conservati d’Inghilterra, che presenta oltre un migliaio di borchie decorative sul soffitto, diverse centinaia delle quali mirabilmente scolpite e dipinte in colori vivaci. La sua costruzione avvenne più tardi rispetto alla chiesa: 1297 – 1430, a causa di un’epidemia di peste che si diffuse nella città e che fece arrestare i lavori per molto tempo. Le volte, e le citate borchie decorative, completarono l’opera tra il 1416 e il 1472.



Simbologia



     

Due graffiti del Centro Sacro nel chiostro



Come per altre grandi e famose cattedrali d’Inghilterra, come quelle di Canterbury, Salisbury e Gloucester, i sedili che percorrono tutto il chiostro, nel lato interno, sono interessati dalle incisioni da un gran numero di schemi di gioco. In questo caso, specificatamente, troviamo un po’ ovunque le nove fossette dello schema del "Nine Men’s Morris", un gioco medievale simile al nostro "filetto", e lo schema quadrato del tris, che in questo contesto noi chiamiamo "Centro Sacro". Non manca, tuttavia, all’appello anche uno schema in forma di croce greca destinato al gioco del "Fox & Geese" (letteralmente, "volpe ed oche") e persino, per noi fondamentale, la Triplice Cinta.



     

Due schemi di gioco del Nine Men's Morris



Quest’ultima è particolarmente difficile da individuare, perché il tratto del graffito è molto fine e consumato, come se fosse uno dei primi ad essere stato tracciato (o come, azzarderemmo noi, se il suo uso per lo scopo ludico fosse del tutto indifferente). La Triplice Cinta di Norwich si presenta, inoltre, in una variante straordinaria e per il momento ancora unica: avente al centro una riproduzione del simbolo del Centro Sacro e sovrapposta ad uno schema a nove fossette del Nine Men’s Morris. Perché insistere, in quello specifico punto del chiostro, con la sovrapposizione di ben tre schemi di gioco diversi quando tutto intorno di spazio per "disegnare" e per giocare ve n’era a iosa?


Il triplice simbolo sovrapposto:
Triplice Cinta, Centro Sacro e Nine Men's Morris



Tra i graffiti che affollano le colonne, lasciati dai turisti o dai pellegrini nel corso dei secoli, compare un curioso Nodo di Salomone che abbiamo mostrato all'interno della galleria apposita.



I Green Men ed altre figure simboliche


Alzando lo sguardo al soffitto, in questo stesso punto, si nota che dal centro della volta fanno capolino i volti grevi e severi di un "doppio" Green Man, ossia un Green Man la cui barba diventa la capigliatura di un secondo Green Man al di sotto di esso. Non è ovviamente l’unico: in tutto il chiostro, tra le centinaia di sculture della volta, se ne trovano diversi, alcuni davvero molto belli e vivacemente colorati. La piccola galleria sottostante ne mostra alcuni esempi tra i più affascinanti.




Tra le altre figure, ne spiccano molte per originalità e simbolismo. La prima immagine nel gruppo sottostante, ad esempio, rappresenta un curioso moro nudo, che mostra le terga all’osservatore. Più avanti (immagine n. 2) troviamo un Cristo in Gloria, circondato da angeli e racchiuso all’interno di una classica "mandorla mistica". Ancora (figura n. 3), un gruppo di angeli e cavalieri che si affollano attorno ad una tomba aperta, che sembrerebbe risultare vuota. Sul coperchio della tomba è raffigurato un crocifisso la cui base è un triplice piedistallo e le cui appendici terminano con dei Fleur-de-Lys. Di chi è la tomba vuota raffigurata?



(1) Il moro ignudo

(2) Il Cristo in gloria

(3) La tomba vuota



Il labirinto



Una veduta del labirinto di Norwich dal chiostro


Nel 2002, in occasione del 50° anniversario del regno della regina Elisabetta II (il "Golden Jubilee"), il chiostro della cattedrale di Norwich è stato arricchito di un ulteriore simbolismo, non meno ricco di fascino: quello del labirinto. Mentre nelle cattedrali gotiche di Francia era abbastanza comune apporre un labirinto pavimentale al centro della navata (ne sono splendidi esempi il labirinto tuttora esistente di Chartres, quello – ricostruito – di Amiens e quello, andato perduto, di Reims), in Inghilterra l’usanza non si affermò ed anche l’unico labirinto pavimentale inglese, quello posto all’ingresso della Cattedrale di Ely, è in realtà una realizzazione molto più tarda rispetto all’edificazione della chiesa).




Il labirinto di Norwich è stato realizzato al centro del chiostro, sul tappeto erboso, e rappresenta un viaggio spirituale, quello dell’uomo all’interno di se stesso, per uscirne fuori rinnovato nello spirito e trasformato nell’essenza. Con un andamento monocursale assai simile a quello dei più celebri labirinti medievali, il labirinto di Norwich presenta sette spire, e ciò aggiunge un motivo simbolico in più: sette, infatti, sono i chakra nel corpo umano che l’energia cosmica, nella forma del mistico serpente Kundalini, deve risalire, attraverso la spina dorsale, per giungere dal basso verso l’altro alla ghiandola pineale, centro del risveglio e sede del cosiddetto "Terzo Occhio", quello della Conoscenza. Il labirinto, con le sue spire, richiama ovviamente l’idea del serpente, e quindi i due simbolismi, per quanto abbiano una genesi diversa, rispecchiano lo stesso indirizzo simbolico.



L’enigmatico affresco nel reliquiario


Un elemento simbolico molto interessante sul quale le guide non si soffermano, è un enigmatico affresco presente all’interno della cappella-reliquario, che oggi ospita l'esposizione del tesoro della cattedrale. Sono questi gli unici affreschi ancora presenti all’interno della chiesa, e risalgono al periodo tra il 1270 ed il 1330. "La loro ottima condizione – spiega la didascalia nel pannello esplicativo – dimostra quanto abile fosse il pittore e che egli usò delle costose pitture di alta qualità, chiamate pigmenti". Uno di questi dipinti mostra tre figure femminili, identificate con Santa Margherita, la Madonna con il Bambino e Santa Caterina, riconoscibile per la sua ruota. Ma osserviamo bene il dipinto, specialmente la figura della Madonna.



Affresco con S. Margherita, Maria con il Bambino e S. Caterina



A parte il colore scuro della pelle, visibile sia nel volto di Maria, sia in quelli del Bambino e di Santa Caterina, ma non in quello di Santa Margherita (se fosse un annerimento del pigmento, sarebbe uniforme su tutti i volti), che ricorda il simbolismo collegato alle Madonne Nere, c’è un altro particolare che fa riflettere. Maria regge tra le mani un uovo rosso, che non solo è un ben noto simbolo di fecondità, ma è anche legato, nella tradizione, alla figura di un’altra Maria, e cioè la Maddalena. Si tramanda, infatti, che Maria Maddalena, dopo la crocifissione e la resurrezione di Gesù, si recò dall’imperatore Tiberio, mostrandogli un uovo, a testimonianza della resurrezione di Cristo. L’imperatore rispose scettico che era impossibile per un uomo risorgere dai morti così come era impossibile per un uovo diventare rosso. Per tutta risposta, l’uovo in mano alla Maddalena divenne miracolosamente di questo colore.


Questo racconto, di chiara natura simbolica, sottintende in realtà un ben diverso messaggio, come fa notare Laurence Gardner nel libro "L’enigma del Graal". Il gesto della Maddalena stava a significare che il lignaggio di Gesù (il Sang Réal, o "Sangue Reale", che poi è divenuto il "Santo Graal") che discendeva dall’antica casa di Davide e che faceva di lui un vero Messia, re e sacerdote nello stesso tempo, non solo non era morto con lui ma si era addirittura perpetuato nella sua discendenza, attraverso i figli avuti con la Maddalena. Se l’uovo rosso identifica la Maddalena, è lecito chiedersi chi è il Bambino raffigurato in braccio a lei. Come in tanti altri casi, idee e concetti che ancora nel Medioevo erano noti e accettati da molti, sono stati successivamente cancellati e condannati dalla chiesa e dalla sua gerarchia come idee "pericolose", in quanto non in linea con l’idea di Successione Apostolica instaurato dai Pontefici a partire da Pietro che, come ben sappiamo dalle numerose testimonianze citate nei Vangeli Apocrifi, non aveva mai visto di buon occhio il rapporto tra Gesù e Maria Maddalena. Ma è sempre bene ricordare che trovare riferimenti iconografici e simbolici alla linea di sangue del Santo Graal non implica, naturalmente, che tale linea sia realmente esistita, ma piuttosto che alcuni artisti del tempo la ritessero vera.





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