<TESTO DA RIVEDERE>

Guardando a sinistra dello stipite della porta d’ingresso al Battistero di Pisa si nota una curiosa iscrizione che ancora oggi, rimasta indecifrata, suscita curiosità tra gli studiosi. La stessa scritta, che sul Battistero si trova incisa sulle pietre lungo un’unica riga orizzontale, compare in altri due punti della stessa città. Si trova, infatti, anche alla sinistra della porta della chiesa di San Frediano, ed una volta era presente anche nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, che oggi non esiste più, ma la pietra con l’iscrizione si trova tuttora conservata in un museo. La stessa scritta è presente anche in un’altra città toscana, Barga (LU), all’ingresso del Duomo, ma in questo caso la posizione è sulla destra e a differenza di quella pisana è disposta su tre righe separate anziché su una sola. Ancora, nel Duomo, ma nuovamente a sinistra, si ritrova la medesima incisione sullo stipite della porta laterale che dà sull’Arringo.
Chi e perché ha inciso queste frasi misteriose? Molti studiosi e uomini illustri, come Francesco Bertacchi, Rossellini, Torri e il professor Paganini hannno tentato di risolvere l’enigma proponendo diverse interpretazioni e suggerendo possibili translitterazioni. Una di queste prevede la sostituzione del segno a forma di croce patente con la lettera "C", del simbolo che rappresenta una sorta di sigma arricciata con il dittongo "OE", il delta rovesciato con una "t", una specie di "l" con appendice con la lettera "h" e la lambda maiuscola con una "s", ottenendo la seguente frase:
COEthtst COEthtst COEthtstC
che comunque non ne chiarisce il senso. Il problema è che, sia pure considerando la scritta come un crittogramma, il frammento è troppo breve per ipotizzare un qualsiasi tentativo di attacco, per cui la via simbolica rimane la più percorribile. Alcuni ipotizzarono che le lettere dell’iscrizione appartenessero all’antico alfabeto Sabeo (Arabia) Vi fu il Mons. Liverani che, nel 1882, ipotizzò che la scritta stesse a testimoniare la consacrazione da parte di un papa, e che questo papa non poteva che essere Alessandro II, nel 1068.
Un’altra opinione diffusa, invece, tira in ballo i Maestri Comacini, una ricca e famosa gilda di architetti e costruttori da cui, secondo molti, ebbero origine le primitive logge massoniche operative. Un marchio, dunque, in scrittura cifrata: un segnale per qualcuno o una testimonianza che doveva rimanere segreta? Ma perché allora iscriverle soltanto in quelle tre chiese di Pisa e nel Duomo di Barga, che poco hanno in comune e che tra l’altro vennero edificate anche in epoche differenti?
Si può osservare che le croci e i triangoli rovesciati sono i simboli che si ripetono più di ogni altro, e non sono lettere, mentre i restanti caratteri possono essere interpretati come lettere, sia pure deformate. Anticamente si suppose che le tre lettere corrispondessero a "M", "H" ed "A", e vennero fornite diverse spiegazioni al riguardo. L’ultima, nel 1909, fu" formulata dal filologo Augusto Mancini il quale, dopo aver considerato ciò che era stato affermato precedentemente dal canonico Magri e dal Targioni-Tozzetti, suggerì "Misterium Hoc Arcanum" («è questo un arcano mistero»), interpretando l’epigrafe come un omaggio alla Trinità da parte degli antichi costruttori.
Nel 19xx l’epigrafista Margherita Guarducci, in una nota scritta per l’Accademia dei Lincei, sostenne invece che i caratteri rappresentassero le tre lettere greche "mu", "eta" (rovesciato) e "lambda", e che nel loro insieme costituissero un’abbreviazione di "M(icha)EL", ovvero l’Arcangelo Michele, il quale viene invocato insieme alla Trinità in una formula di carattere apotropaico. Ma allora perché i triangoli, se veramente rappresentano la Trinità, sono stati rovesciati? A quanto pare la misteriosa iscrizione sfida ancora, beffarda, dopo secoli, le menti degli uomini…