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Pisa


Il Duomo dell'Assunta






Il Duomo dell'Assunta



La Cattedrale medievale, che ha il titolo di Primaziale (cioè sede di un primate, ovvero dell'arcivescovo di una città di grande rilevanza, come la capitale di uno stato), è dedicata a Santa Maria Assunta. La sua costruzione cominciò nel 1063 (ovvero, il 1064 secondo il Calendario Pisano allora vigente), sotto la direzione dell'architetto Buscheto, e fu una delle più importanti realizzazioni del romanico pisano. Fu, nell'ordine, la prima delle quattro imponenti opere che oggi rendono così armoniosa ed unica la Piazza dei Miracoli di Pisa, ad essere edificata. La scelta dell'area per la sua costruzione cadde su una zona che era stata già utilizzata durante il periodo longobardo come necropoli e dove era stata già parzialmente edificata, all'inizio dell'XI secolo, una chiesetta medievale dedicata a "Santa Maria" mai terminata.


La chiesa, inaugurata nel 1118 da papa Gelasio II, venne più volte ampliata e rimaneggiata, la prima già intorno alla metà del XII secolo, quando il maestro Rainaldo progettò l'attuale facciata. In seguito al catastrofico incendio del 1595, pesanti interventi di restauro si resero necessari; nel corso di questi venne rifatto completamente il tetto e si realizzarono i tre portali bronzei della facciata, da scultori della bottega di fra Domenico Portigiani, tra cui Gasparo Mola e Pietro Tacca. Il fuoco risparmiò il favoloso pergamo scolpito da Giovanni Pisano tra il 1301 e il 1310, che tuttavia in occasione del restauro venne smantellato e fu rimontato in sito soltanto nel 1926. Il pergamo aveva a sua volta sostituito il pulpito di Maestro Guglielmo, realizzato tra il 1159 e il 1162, e successivamente spostato nel Duomo di Cagliari, allora sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo di Pisa. Nel corso dell'Ottocento furono realizzate altre opere di restauro conservativo ed in quella occasione la maggior parte delle decorazioni, sia interne, sia esterne (come le varie statue poste in facciata) vennero sostituite con delle copie, mentre gli originali sono oggi in mostra presso il Museo dell'Opera del Duomo.



Simbolismo esterno


La facciata del Duomo è opera del maestro Rainaldo, ma venne completata da altre maestranze dirette dai maestri Guglielmo e Biduino. Tra le ricche decorazioni compaiono moltissimi altri elementi simbolici. Nelle immagini che seguono ne vediamo alcuni esempi.


Nella lunetta della foto a sinistra, si osserva il mosaico che raffigura Santa Reparata, giovane martire originaria di Cesarea il cui culto si diffuse particolarmente in alcune regioni italiane (Toscana, Abruzzo e Sardegna). Nella corona di contorno, oltre alle immagini di tre serafini (angeli dotati di tre paia d'ali, uno per volare, uno per coprirsi il volto, ed uno per coprirsi il capo) vediamo l'emblema della Croce Pisana e la sigla OPA (con la P tagliata da un trattino, abbreviazione del latino per, quindi il tutto si legge OPERA). Sulla lunetta, in un tondo decorato con un motivo geometrico formato da triangoli sovrapposti, si trova un Fiore della Vita.





La lunetta dell'immagine di sinistra rappresenta San Giovanni Battista, vestito di pelliccia, che mostra l'indice alzato verso l'alto, il gesto dell'indigitazione reso famoso dalle opere di Leonardo Da Vinci. Nella cornice decorata, compaiono nuovamente i serafini e la croce pomellata, ma al posto della sigla troviamo un altro tipico emblema pisano: l'aquila coronata. La cornice marmorea presenta una triplice decorazione tra cui riconosciamo nella fascia centrale una serie di dentelli cubici (simbolo della conoscenza superiore) e in quella superiore l'alternarsi del classico uovo e punta di lancia (simbolo di fertilità). Alla base, l'arco è sorretto da due buffi animali maculati che fanno la linguaccia all'osservatore. Nel tondo superiore troviamo un altro Fiore della Vita, più elaborato del precedente, mentre ancora più in alto, tra questo e l'archetto successivo, troviamo una lastra decorata con un Nodo dell'Apocalisse.


Numerosi frammenti e bassorilievi fanno capolino nella struttura muraria perimetrale, tra cui spicca materiale di reimpiego, insieme a croci patenti, marchi di tagliapietre ed iscrizioni varie. Tra queste ultime, ne segnaliamo una, posta alla base di uno dei pilastri sulla facciata laterale opposta al Cimitero Monumentale, che presenta delle "N" inverse non riscontrabili in altre iscrizioni simili sul resto dei pilastri.



Le "Orme del Diavolo"


Sul lato nord, prospiciente il Camposanto Monumentale, troviamo un altro piccolo "mistero" pisano, quello delle Orme del Diavolo. Una delle pietre incassate nel muro presenta da un lato, e per tutta la sua altezza, una strana fenditura con dei piccoli buchi su entrambi i margini. La tradizione locale vuole che essi siano le orme lasciate dal demonio, nel tentativo di arrampicarsi sopra la chiesa, prima di venire ricacciato a terra dagli angeli. Si dice, e si verifica, che il numero di queste "orme" vari ogni volta che le si conti, a riprova del fatto che è ancora l'influsso del diavolo, rimasto nella pietra, a confondere la mente.





Abbiamo provato, ed effettivamente è proprio così che avviene, ma basta un'occhiata d'insieme alla pietra per spiegare il motivo di tanta confusione: i buchini sono talmente numerosi e raggruppati fittamente attorno alla fenditura, che è estremamente facile confondersi e perdere il conto; sarebbe come, per fare un esempio, voler contare il numero di stelle intraviste attraverso uno spicchio di cielo da una finestra: quante volte la vista ci ingannerebbe? La pietra è, comunque, una simpatica curiosità locale che ci ricorda l'analogia con altri casi di pietre soggette ad influssi demoniaci, sempre in terra toscana; ricordiamo, ad esempio, i famosi "graffi del diavolo" sulla chiesa di San Pietro Somaldi a Lucca, e la "pietra indiavolata", sempre in quel di Lucca, posta come ripiano di una finestra, che continua sempre per misteriosi motivi ad incurvarsi nonostante ogni tentativo di ancoraggio (vedi l'articolo relativo).



Il marcatore equinoziale


Il Capodanno Pisano Il Duomo pisano è stato progettato accuratamente per poter evidenziare un evento astronomico fondamentale per la città: il Capodanno Pisano, che fissava l'inizio dell'anno al 25 Marzo, festività dell'Annunciazione, secondo il calendario toscano. L'anno pisano, dunque, cominciava a pochi giorni di distanza dall'Equinozio di Primavera (21 Aprile), che sancisce l'entrata del sole nella costellazione dell'Ariete, che abbiamo visto essere molto importante nel simbolismo dell'architettura della città.


L'evento così significativo veniva sancito ufficialmente quando a mezzogiorno del giorno stabilito un raggio di sole, penetrando da un foro praticato su una delle finestre del Duomo, detta "Aurea", andava ad illuminare una particolare zona situata in prossimità dell'altare principale. Dopo i pesanti rifacimenti attuati nel XVII sec., a seguito dei danneggiamenti subiti nel corso del disastroso incendio del 1595, l'orologio solare perse la sua funzionalità. In seguito, tra il XIX ed il XX secolo, il marcatore solare venne ripristinato, anche se esso sfruttava sia una diversa finestra, sia un nuovo bersaglio, costituito da una mensolina a forma di uovo collocata su un pilastro posto in prossimità del punto in cui ora si trova il pulpito trecentesco scolpito da Giovanni Pisano.



La Madonna "di sotto gli Organi"


All'interno del Duomo si conserva un'antica icona mariana da sempre molto venerata dai Pisani, chiamata confidenzialmente la Madonna "di sotto gli Organi" in quanto era stata collocata al di sotto dell'organo principale della cattedrale, all'ingresso del transetto settentrionale. La tavola di legno dipinto, che misura 93x55 cm, risale al più all'inizio del XIII secolo ed è stata attribuita a Berlinghiero Berlinghieri. Essa rappresenta una Madonna con Bambino nell'atteggiamento tipico dell'Odigitria, con una piccola variante: il Bambino poggia sul braccio destro della madre e regge con la mano sinistra anziché il classico rotolo un libro aperto, sul quale si leggono le parole del Vangelo di Giovanni (8, 12): "Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita". Il suo volto non ha lineamenti infantili ma presenta tratti da adulto, con la fronte molto alta a simbolo, nella tradizione della fisiognomica, di un'estrema saggezza.



Altare della Madonna di sotto gli Organi

La Madonna di sotto gli Organi



L'icona era originariamente custodita presso il Castello di Lombrici, presso Camaiore, di proprietà della famiglia dei Caetani di Pisa. Da lì essa venne poi prelevata per essere salvata, secondo alcuni, da un incendio, secondo altri, dall'assalto delle milizie lucchesi, e venne portata nel Duomo. La data tramandata di tale avvenimento è il 1226, da intendersi sempre in stile pisano, e quindi da leggersi come 1225. Già allora, dunque, l'icona era considerata miracolosa e ad essa era tributata una grande devozione.


Nonostante ciò, tuttavia, l'immagine rimase sempre abbastanza sconosciuta ai pisani, perché veniva tenuta costantemente coperta da un telo, anche nei (rari) casi in cui veniva portata in processione per scongiurare qualche pericolo. La strana "censura" fu mantenuta fino a tutto il XVIII secolo, quando finalmente, per volere del granduca Leopoldo, l'icona tornò visibile dal dicembre del 1789 al giugno dell'anno successivo. Durante questo periodo la tavola fu affidata al maestro pisano Giovan Battista Tempesti, che provvide al suo restauro ripassandola accuratamente ad olio. Oggi la troviamo esposta in una cappella collocata alla sinistra dell'altare maggiore, racchiusa in una grande cornice dorata ed ornata di bassorilievi.



Elementi simbolici


Una visita accurata della cattedrale rivela altri aspetti simbolici meno vistosi, ma non per questo meno importanti. Ne sottolineiamo nei punti che seguito alcuni di essi, che ci sono sembrati più rilevanti.



Particolare del Pergamo del Duomo di Pisa

La Lupa Capitolina in Piazza del Campo



1. Tra le statue del pergamo troviamo una raffigurazione di due gemelli allattati al seno da una donna. Essi vogliono probabilmente ricordare la tradizione toscana legata ai gemelli Ascanio e Senio, i figli di Remo, fondatore della città di Roma. Secondo questa tradizione, dopo l'uccisione del padre, i due fanciulli abbandonarono Roma per sfuggire alle ire dello zio, diretti verso nord. Giunti nella regione dell'Etruria, l'odierna Toscana, vi si stabilirono e fondarono una serie di fortificazioni su tre colli per difendersi dall'assedio degli emissari di Romolo: Montorio e Camelio. Attorno a questi insediamenti in seguito crebbe la città che da Senio prese il nome di Siena, mentre il fratello diede il toponimo alla vicina città di Asciano. I due fratelli portarono con sé anche il ricordo del simbolismo della lupa che aveva allattato i loro padri, la Lupa Capitolina, che in effetti ritroviamo nello stemma senese e rappresentata in vari punti della città. Anche a Pisa, in Piazza del Campo a fianco della Torre Pendente, troviamo una sottile colonna al di sopra della quale è presente una raffigurazione bronzea della lupa con i due gemelli che ne succhiano il latte.


2. Nel baldacchino che sovrasta il tabernacolo sul quale è esposta l'icona della Madonna "di sotto gli Organi", è collocata una grata formata dal motivo geometrico sovrapposto del Centro Sacro.



Rappresentazione della Cosmografia



3. Una delle vetrate del Duomo (lato nord, prima del transetto) rappresenta il Cristo che sorregge un enorme globo formato da 20 cerchi concentrici colorati. La vetrata quattrocentesca proviene dalla scuola dei della Scarperia: Goro di Bartolomeo, Leonardo di Bartolomeo e Bartolomeo d'Andrea "Banco", che la realizzarono tra il 1453 e il 1454. Per la particolare natura del tema rappresentato, non è difficile notare la stretta analogia con l'affresco presente sulla parete nord del Camposanto Monumentale, la grande Cosmografia teologica di Piero di Puccio (1389-1391) alla quale probabilmente è ispirato.





Contenuti del dossier



Pisa – Misteri pendenti… sotto la Torre


La Torre Pendente

Il Duomo dell'Assunta


Di prossima pubblicazione:


Il Battistero

Il Camposanto Monumentale

La Piazza dei Cavalieri

La Chiesa del Santo Sepolcro

La Chiesa di Santa Maria della Spina

La Chiesa di San Francesco de' Ferri