
Situata sul 45° parallelo, ovvero esattamente sulla metà del nostro emisfero, il capoluogo piemontese ha sempre mantenuto la sua fama di città magica, collocata al vertice di un "triangolo bianco", insieme con Lione e Praga, ma anche di un "triangolo nero", con Londra e San Francisco. Sarà perché sorge nel punto d’incontro di due fiumi, uno do caratteristiche "femminili", la Dora, ed uno di caratteristiche "maschili", il Po, e quindi si trova al di sopra di un importante nodo energetico, centro sacro di energie telluriche. O perché fu centro di potere della dinastia sabauda, i cui legami con l’esoterismo sono stati più volte individuati e sottolineati. Forse non a caso la città divenne meta di personaggi del calibro di Paracelso, Cagliostro, Fulcanelli ed il misterioso Conte di Saint-Germain, nonché di Nostradamus, che per un certo periodo fu invitato appositamente a Torino, dalla Francia, dalla regina Margherita di Valois. Torino diede inoltre i natali a Gustavo Rol, sensitivo e veggente contemporaneo, una delle figure esoteriche più discusse di questi ultimi tempi. Alla città di superficie, poi, si sviluppa quasi parallelamente una città sotterranea, universo parallelo di gallerie, cripte, cunicoli ed ambienti ipogei, tra i quali le leggendarie Grotte Alchemiche, luogo segreto di potere situato all’incrocio di importanti linee geomantiche [1], che si dice si trovino da qualche parte nei sotterranei di Palazzo Madama. Approfittando di un week-end nel capoluogo piemontese, e di una fortuita tregua del maltempo che, ancora a Giugno 2008, imperversava un po’ ovunque in tutto il Nord Italia, abbiamo seguito un personalissimo percorso di visita della città, scoprendone quei lati nascosti ed intriganti spesso sottovalutati, anche se da diversi anni ormai esistono appositi tour prenotabili, incentrati solo sugli aspetti esoterici della città.
Foto 1 - Piazza Statuto: la Fontana del Frejus
Come ogni Opera che si rispetti, anche il nostro cammino inizierà dalla nigredo, dal punto più "nero" di Torino, Piazza Statuto. Considerato sin dall’antichità come luogo negativo, era sede in epoca romana di una grande necropoli, quindi luogo consacrato alla morte. Al centro della piazza si trova la Fontana del Frejus (foto 1), un monumento in pietra nera che ricorda le vittime sul lavoro per la costruzione del traforo del Frejus. Le figure umane, in candida pietra che spicca su quella del monumento, appaiono adagiate e sofferenti; sulla cima, una figura alata reca in testa una stella a cinque punte. Si sostiene che il monumento presenti una doppia chiave di lettura e che in realtà sia un’allegoria della difficoltà della conquista da parte dell’uomo della Vera Conoscenza (l’angelo con la stella). Fatto sta, la presenza della stella, emblema simbolico e magico allo stesso tempo, dalla valenza positiva o negativa a seconda del contesto, è una caratteristica frequente di Torino, e la ritroveremo disseminata in altri contesti all’interno della città. Tornando alla fontana, secondo alcuni essa celerebbe nientemeno che la "Porta degli Inferi", e la figura alata sulla sommità non sarebbe altri che Lucifero, il “portatore di luce”, l’angelo caduto in seguito alla ribellione verso i Creatore. Leggenda o realtà, in Piazza Statuto è collocata la sala comando dell’intera rete fognaria nera della città, e quindi metaforico, se non altro, punto di accesso dell’inferno…
Foto 2 - Il Rondò della Forca |
Foto 3 - Piazza Savoia con l'obelisco |
Lasciamo Piazza Statuto per incamminarci lungo Corso Garibaldi, uno dei più estesi corsi interamente pedonali d’Italia, animato da centinaia di negozi, caffetterie, pasticcerie ed altre attività commerciali. Dopo aver percorso qualche centinaio di metri, ed aver imboccato la traversa di Corso Valdocco, si giunge in un grande spiazzo circolare, al centro del quale si trova un’aiuola incolta. È il Rondò della Forca (foto 2), che deve la sua nomea in quanto, in tempi passati, era il luogo designato per le esecuzioni capitali. Siamo ancora in zona "nera", quindi… E, d’altronde, il toponimo "Valdocco" richiama ancora una volta l’idea della morte: risulta, infatti, dalla contrazione dell’espressione latina "vallis occisorum", la «valle degli uccisi», che un tempo designava questa zona. Oggi è un punto anonimo e poco frequentato dai turisti, ma l’antica denominazione rimane, oltre che sulle cartine turistiche, nei nomi di alcuni locali che sorgono nei dintorni. Non lontano, lungo un’altra traversa, si trova Piazza Savoia, dove svetta un alto obelisco (foto 3). Oltre che richiamo alla civiltà egizia, l’obelisco è un potente simbolo occulto legato alla generazione ma anche al potere.
Foto 4 - Chiesa della Misericordia |
Foto 5 - Chiesa dei SS. Martiri |
Corso Garibaldi non è solo una bella passeggiata ed un’attrattiva per turisti inclini allo shopping: sotto la cortina patinata e scintillante, nasconde piccoli segreti sapientemente disseminati lungo il cammino, ad incoraggiamento della mente attenta a guardare oltre. Ci imbattiamo, quindi, nella Chiesa della Misericordia, che conserva al suo interno strumenti di esecuzione capitale. Troviamo a circa metà percorso l’antica farmacia "Tullio Bosco", la cui facciata adorna di simbologia richiama alla mente le famose "dimore alchemiche" descritte da Fulcanelli. Uno sguardo, infine, alla Chiesa dei SS. Martiri, dedicata a Solutore, Avventore ed Ottavio: sulla facciata chiara sono incastonate in quattro nicchie altrettante statue femminili, delle quali solo la prima, che raffigura Maria Maddalena, sembra legata al contesto religioso, mentre le altre tre raffigurano delle dee pagane, testimoni di quel culto che la Chiesa stessa, nei primi secoli della sua affermazione, faticò a reprimere o a rimpiazzare.
Foto 6 - Piazza Castello: l'ingresso di Palazzo Reale |
Foto 7 - Piazza Castello: Palazzo Madama (retro) |
Al termine del lungo corso, si giunge, finalmente, in Piazza Castello, enorme e splendida nella recente risistemazione effettuata in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006. Siamo giunti nel cuore "bianco" della città, il centro delle energie positive e benefiche. Su questa piazza affacciano il Palazzo Reale (foto 6), il Teatro Regio, l’Armeria Reale, il Palazzo del Governo, la Biblioteca Reale, l’Archivio di Stato e il Palazzo della Giunta Regionale. Nel centro, si trova il già citato Palazzo Madama, con l'annesso castello che dà il nome alla piazza (foto 7). Degne di nota, tra le altre cose, le statue dei due Dioscuri, i gemelli Castore e Polluce, nati dall’accoppiamento della bella Leda con un cigno, sotto le cui mentite spoglie si celava nientemeno che Zeus, il re degli dei. Ritroviamo sul capo di uno di essi la stessa stella a cinque punte che avevamo visto sulla testa nell’angelo nel monumento di Piazza Statuto; l’altro gemello, probabilmente, ne aveva una uguale che poi si è persa nel tempo.
Foto 8 - La cupola della Real Chiesa di San Lorenzo
Sulla stessa piazza si trova anche l’entrata laterale della Real Chiesa di San Lorenzo. Progettata dall’architetto Guarino Guarini, lo stesso che realizzò la Cappella della Sindone, nel vicino duomo, è stata la prima chiesa ad ospitare il prezioso telo dal momento del suo arrivo a Torino, prima della collocazione attuale nel duomo. Ricca di simbologia, la Real Chiesa affascina soprattutto per la sua cupola "metamorfica". Vista da una posizione non centrale, infatti, la decorazione della cupola la fa apparire come una serie di volti ghignanti, quasi mostruosi, che sembrano scrutare dall’alto il "malcapitato" osservatore. Se ci si pone al centro della volta, invece, si vede uno splendido fiore ad otto petali. Nel vestibolo della chiesa troviamo una piccola Scala Santa, ispirata a quella ufficiale che si trova nel Palazzo Lateranense, a Roma. Anche in questo caso la scala centrale va percorsa rigorosamente in ginocchio, per ottenere un'indulgenza, mentre le due scalinate laterali possono essere salite a piedi, per ammirare la cappella posta sulla sommità, dove si trova una statua della Pietà. Non sono queste le uniche caratteristiche d’attrazione di questa chiesa, ovviamente, ma per ulteriori approfondimenti si consiglia di visitare il link segnalato al termine dell’articolo.
Foto 9 - Il Duomo di San Giovanni
Attraverso una viuzza laterale, si giunge al cospetto del Duomo di San Giovanni, uno degli edifici religiosi più importanti di Torino, in quanto ospita al suo interno la reliquia della Sacra Sindone. È il telo che, secondo la Tradizione, ha avvolto il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla Croce, e sul quale, dopo la Resurrezione, è rimasta miracolosamente impressa la sua immagine. Si tratta di una delle più importanti reliquie della Cristianità, ma la sua storia è talmente ricca, complessa e controversa (persino gli immancabili Cavalieri Templari ne avrebbero avuto parte), da non poter essere liquidata qui con poche parole, ma sulla quale è in progetto, in un prossimo ma indeterminato futuro, un dossier a parte su questo sito.
Foto 10 - La Mole Antonelliana |
Foto 11 - La Chiesa della Gran Madre di Dio |
Torniamo in Piazza Castello e dirigiamoci, questa volta, all’estremità opposta. Imbocchiamo l’ampia Via Po e seguiamo la sua direzione. Per chi ha tempo, consigliamo una deviazione per la visita alla Mole Antonelliana, che vale tutto il prezzo del biglietto d’ingresso: dall’alto dei suoi 167,50 metri d’altitudine, infatti, si può godere della splendida vista panoramica di tutta la città. Proseguendo oltre, invece, si giunge alla Chiesa della Gran Madre di Dio, anch’essa ricca di simbologia occulta, più spesso ricordata per il più prosaico accostamento al mistero del Santo Graal. Tutto nasce dal calice che una delle due statue poste ai lati dell’edificio, quella della Fede, tiene elevato nella sua mano sinistra. Secondo la leggenda il suo sguardo indicherebbe il luogo in cui sarebbe sepolto il Sacro Calice… Peccato che la statua non abbia le pupille e pertanto risulta assai arbitrario attribuire una direzione al suo sguardo! Alla Chiesa della Gran Madre è stata dedicata su questo sito, già a suo tempo, una scheda apposita.
Foto 12 - Museo Egizio: il Libro dei Morti di Kha |
Foto 13 - Museo Egizio: la Mensa Isiaca |
Torniamo indietro sui nostri passi, e rechiamoci in Via Accademia delle Scienze, dove ha sede il prestigioso Museo Egizio, il secondo per importanza dopo quello del Cairo. Molte leggende attribuiscono alla città di Torino origini egizie: si tramanda che il primo mitico fondatore fu Fetonte, figlio di Iside, che scelse questo luogo per innalzare un centro di culto al dio Api, che gli Egizi raffiguravano con le sembianze di un toro. Che la leggenda abbia fondamento oppure no, è innegabile che furono i Savoia a sostenere ed a diffondere nella capitale del loro regno l’interesse per l’egittologia, così come quello per l’occultismo e l’esoterismo in genere. Il Museo venne fondato nel 1824 da Carlo Felice di Savoia, che acquisì per l’occasione alcune famose e ricche collezioni di reperti. Tra i circa 30000 pezzi esposti, i quali coprono il periodo dal paleolitico all’epoca copta, si distinguono per importanza la tomba intatta di Kha e Merit (foto 12), il tempio rupestre di Ellesija, il Canone Reale, conosciuto anche come Papiro di Torino, una delle più importanti fonti sulla successione dei re egizi ed infine la Mensa Isiaca (foto 13). Quest’ultima è una tavola in bronzo ageminato che i Savoia acquisirono dalla collezione Gonzaga e che fu ritrovata a Roma durante il sacco dei Lanzichenecchi. È una tavola illustrata ispirata alle tradizioni religiose dell’Antico Egitto, con al centro la raffigurazione della dea Iside. Secondo alcuni esoteristi la tavola in questione ispirò le forme dei Tarocchi, la cui ideazione viene tradizionalmente attribuita al dio egizio Thot. La tavola fu ampiamente studiata da eruditi d’ogni tempo, tra cui il gesuita Athanasius Kircher.
Foto 14 - Piazza Solferino: la Fontana Angelica
Giunti quasi al termine del nostro percorso, ci siamo lasciati per ultimo, come ciliegina sulla torta, uno dei luoghi più suggestivi ed affascinanti di questo tour dal "sapore magico": Piazza Solferino e la sua Fontana delle Quattro Stagioni, nota anche come Fontana Angelica (foto 14). L’opera, costruita secondo i dettami della Massoneria, venne commissionata al Comune dal Grande Ufficiale Pietro Bajnotti, che la dedicò ai propri genitori. Venne realizzata negli anni ’20 dallo scultore torinese Giovanni Riva. Si compone di quattro gruppi statuari, ciascuno rappresentante una diversa stagione dell’anno. Ai lati del monumento, siedono due figure femminili, allegorie della Primavera e dell’Estate, mentre al centro si trovano erette due figure maschili, l’Autunno e l’Inverno, che versano acqua da degli otri, e guardano uno ad oriente ed uno ad occidente. Lo spazio tra le due statue, in realtà, è ben delineato e sembra demarcare un immaginario portale. Secondo l’interpretazione esoterica, infatti, i due giganti rappresentano Jachin e Boaz, i sostenitori delle colonne d’Ercole, ma anche i nomi delle due colonne del tempio di Salomone e, per transizione nella simbologia massonica, i due principi fondamentali dell’uomo, le basi della Sapienza: Stabilità e Forza. Contrapposta alla Fontana del Frejus, che celerebbe la "Porta degli Inferi", come abbiamo detto, la Fontana Angelica sarebbe invece una porta verso l’Eternità e l’Illuminazione.
Foto 15 - Via Lascaris: i curiosi occhi sul marciapiede
È proprio qui, intorno a questa piazza, che si concentrano le più ardite curiosità "occulte" della città. Percorrendo la traversa denominata Via Lascaris, non sfuggano all’attenzione i curiosi "occhi" dal taglio maligno che si aprono ai piedi del palazzo d’angolo (foto 15). Antica sede di una Loggia Massonica, le feritoie sono in realtà delle prese d’aria e di luce per i locali sotterranei, dove si tenevano le segrete riunioni di Loggia. Non si può fare a meno di sentirsi come "osservati" da forze occulte e misteriose… La stessa sensazione che si ripete nei vicini edifici, come l’omonimo Palazzo Lascaris, la cui facciata è disseminata di volti, a volte grotteschi, che prospettano sulla strada. Questa caratteristica la ritroviamo in molti altri palazzi di città. Tra i volti raffigurati, destano maggiore attenzione le varie raffigurazioni di Hermes (il cui nome è legato da sempre alle scienze occulte o, appunto, "ermetiche") e quelle dei cosiddetti "Green Men", o «uomini verdi»: volti circondati da fogliame o altri vegetali che fuoriescono dalla bocca o da altri orifizi del viso, cui è legata una complessa simbologia.
Foto 16 - I curiosi demoni-lampada di Via Arsenale |
Foto 17 - Il Portone del Diavolo: particolare del battente |
Proseguendo ancora nei dintorni, prima o poi, si finisce per imbattersi anche nel Diavolo! Sono due figure demoniache, infatti, quelle che lungo Via Arsenale sorreggono le lampade ai lati del portone di un antico palazzo che oggi ospita una banca (foto 16). Si dice che furono messi lì per fronteggiare, irriverentemente, i due edifici ecclesiastici posti di fronte, il Palazzo della Curia e la Chiesa dell’Immacolata Concezione, in un’epoca (XIX-XX sec.) in cui l’ingerenza ecclesiastica nella vita comune era pesantemente avvertita dalla comunità laica. Sulla stessa strada, all’incrocio con Via dell’Arcivescovado, spicca un’altra "chicca occulta" della città: il Portone del Diavolo (foto 17). Questo palazzo, oggi sede di un istituto bancario, venne fatto costruire nel 1675 dal ministro delle Finanze di casa Savoia, Giovan Battista Trucchi di Levaldigi, per ospitare la Reale Fabbrica di Tarocchi. Il portone, istoriato di figure occulte ed ornato da un battente che riproduce una testa demoniaca, è ispirato alla carta n° 15, il "Diavolo", per l’appunto, ed è opera di un artista italiano, Pietro Danesi. La leggenda racconta che il ministro, esasperato dalle continue dicerie sul suo conto, alimentate dal fatto che aveva fatto costruire tanti palazzi in pochi anni, con denaro di dubbia provenienza, pensò di giocare un bello scherzo ai suoi concittadini, facendo giungere il portone già finito da Parigi, e facendolo installare a notte fonda. La mattina dopo, in molti asserirono che soltanto il diavolo poteva avere fatto un siffatto prodigio! Un tale concentrato di simboli e riferimenti suggerisce un curioso parallelo con il Victoria Embankment, nella City di Londra, centro economico e finanziario ma anche massonico ed occulto della città, ove è tutto un susseguirsi di banche, dragoni alati e simbologia occulta. Non per nulla, come dicevamo in apertura, Torino e Londra sono entrambi vertici di un presunto triangolo nero!!!
Foto 18 - Via Gioberti: il Quadrato Magico del SATOR
Tornando verso la stazione ferroviaria di Porta Susa, prima di lasciare l’enigmatica città, non dimentichiamo di fare un salto in Via Gioberti, dove, sulla facciata di un palazzo situato al civico n° 23, spiccano due rappresentazioni del Quadrato Magico del SATOR, volute, forse, dal proprietario appassionato di simbologia o particolarmente legato all’emblema in questione. Un modo simpatico e personale di dare l’arrivederci ad una città che ancora gelosamente custodisce il suo tesoro di saggezza, di cui le testimonianze di queste pagine non sono che alcune perle…
[1] Tra queste, la "linea di San Michele". Si tratta di una delle ley lines più potenti, che taglia l’Italia e l’Europa attraversando i più importanti luoghi di culto dedicati all’Arcangelo guerriero, tra cui, a non molta distanza da Torino, la Sacra di San Michele.
Il nostro personale percorso di visita è stato elaborato anche grazie ale preziose indicazioni della collaboratrice Marisa Uberti. Consigliamo, a chi volesse approfondire i temi di questa pagina, di visitare il suo sito "Due Passi nel Mistero", di cui si segnalano, in particolare, gli articoli relativi alla Torino Magica, alla Chiesa della Gran Madre di Dio, alla Basilica di Superga ed alla Real Chiesa di San Lorenzo, che approfondiscono i temi trattati in questo articolo.
La Chiesa della Gran Madre di Dio